Democrazia e partecipazione


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3610

Capitolo    DEMOCRAZIA E PARTECIPAZIONE

” […]
Sembra praticabile (come nell’antica Grecia ndr) riunire quaranta milioni di persone in piazza a discutere di una qualunque questione?
E se non lo è, possiamo ancora parlare di democrazia?
I partiti politici sono stati inventati proprio per questo scopo.
Nell’antica Grecia non esistevano partiti né se ne avvertiva il bisogno, perché tutti i cittadini erano attori politici.
I partiti servono a ricondurre le opinioni individuali all’interno di visioni più generali.
Noi non conosciamo personalmente tutti i politici che si presentano alle elezioni: conosciamo i partiti e i loro programmi, e su quella base decidiamo a chi assegnare il nostro voto.
I partiti sono le bussole, i punti di riferimento ideologici che orientano il nostro voto, spingendoci a scegliere una certa persona piuttosto che un’altra (ricordatevi che sta riferendosi alla Spagna; da noi sono già andati ‘oltre’ il concetto qui espresso ndr)

§

Attualmente abbiamo a disposizione molti più strumenti per conoscere i profili dei candidati.
Una volta c’erano solo i comizi nelle arene o nelle piazze dei paesi, a cui partecipavano cittadini con idee molto diverse tra loro.
Il politico di turno riusciva a convincerne alcuni mentre altri rimanevano della propria opinione.
Oggi le campagne elettorali si fanno su Internet e non ha più senso tenere comizi nelle piazze, anche se molti continuano a organizzarli: lo dimostra il numero di cittadini, sempre più basso, che vi assistono (da noi non è proprio così, anche se non per tutti i partiti, ovviamente, ndr).
Del resto sono tante le cose, nella prassi politica quotidiana, che si sono ormai svuotate di significato mantenendo solo un valore simbolico e rituale.
A cosa servono infatti i comizi se tutti quelli che vi assistono sono amici del candidato o militanti del partito accorsi per garantirgli la claque?
Per quel che i riguarda, certi riti potrebbero anche essere aboliti: si risparmierebbero un sacco di soldi che potremmo utilizzare altrimenti, e nel mentre si sfrutterebbero appieno le possibilità offerte da Internet sia dal punto di vista della comunicazione elettorale sia (perché no) come piattaforma di discussione delle singole leggi (esempio ? Rousseau, ndr).
Ma le ideologie sono solo degli stereotipi.
Non sarebbe più importante conoscere bene le persone chiamate a rappresentarci?
Gli stereotipi non sono sempre sbagliati, sono una forma di conoscenza sperimentale che sta a metà tra la comodità e la pigrizia mentale.
La maturità intellettuale si raggiunge mettendo in discussione tali stereotipi, spingendosi oltre essi, cercando di ricavarne strumenti di analisi più raffinati,
Poi è vero che la società di massa si presta all’abuso di stereotipi e luoghi comuni, ma è altrettanto vero che Internet ha aperto orizzonti di conoscenza (sia per quanto riguarda le cose sia per quanto riguarda le persone) straordinariamente ampi.
Sta a noi valutare come sfruttare al meglio il vantaggio che possiamo vantare rispetto ai nostri antenati.
Però i partiti politici, generalmente, non mirano all’interesse generale, ma solo al proprio, pensano solo ad accumulare potere, a ingannare la gente perché li voti…
Un po’ è vero, ma in democrazia c’è una soluzione per tutto.
Se ti si rompono le scarpe, te ne compri di nuove, giusto?
Bé, anche in democrazia ci sono cose che si guastano e vanno cambiate.

3740

C’è un aforisma attribuito a Gregorio Magno [per inciso, tale Bersani (quest’acquaqua) si è laureato in filosofia con una tesi su Gregorio Magno… proprio da non crederci, ndr]
*corruptio optimi pessima est*
che sembra scritto apposta per noi.
Il concetto è che quando una cosa buona si guasta può produrre effetti più dannosi che se a guastarsi fosse una cosa più cattiva.
Questo per dire che se i politici sono corrotti, bisogna cambiarli.
[…]
Ma se i politici ci ingannano, è ancora lecito parlare di democrazia?
I politici non ci ingannano.
Siamo noi che ci lasciamo ingannare da loro.
Siamo troppo ingenui, eppure da che mondo è mondo gli esseri umani non fanno altro che ingannarsi gli uni con gli altri.
La politica e le relazioni sociali si muovono costantemente sullo stretto crinale che separa il vero dal falso, la sincerità dalla menzogna.

3739

Ci sono politici che dicono più spesso la verità, altri che dicono più spesso bugie, ma il gioco non è mai completamente pulito.
Se nessuno è interessato a svelare le falsità che cercano di farci digerire, noi possiamo offrirci a dire la verità che nessuno vuole ascoltare.
Nel Medioevo, le giostre cavalleresche si disputavano in un luogo chiamato ‘campo dell’onore’.
Questo campo, adesso, dovrebbe essere lo spazio pubblico della politica, dove si gioca, si discute e si combatte [Il problema è che manca l’onore… quello cavalleresco, s’intende … ma in alcuni casi (le cronache lo dimostrano) non solo ‘quello’ … ndr].”

§

3741

E si ritorna al VIA, come in un enorme gioco dell’oca, e fintanto che la maggioranza delle persone non perverrà alla consapevolezza di quello che fa, di quello che succede, e dei perché accadono certe cose, il ‘gioco’ non cambierà… mai, e chi non avrà voluto, potuto, cercato di cambiare ‘senso’ a lui e alle cose, si ritroverà sempre alla casella del VIA.
Alé … un’altra corsa… lanciate i dadi gente !
(ndr)

Altro da aggiungere direi che non serve, il testo si commenta da se

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2 pensieri riguardo “Democrazia e partecipazione

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