Economia 2.0 – La Cultura


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La Cultura sta all’Economia come l’aria sta alla vita.

Senz’aria non c’è vita, almeno nelle forme a noi più note; così senza cultura non c’è economia, ergo vita o sopravvivenza.
Ma cos’è di fatto la cultura?
E’ il retaggio storico di tutte le esperienze, comportamenti, usi e scoperte fatte dall’Umanità che ci hanno permesso di sopravvivere, moltiplicarci e “progredire”.
Immaginativi solo per un momento che la ruota, la scrittura, gli attrezzi di ogni genere non siano mai stati ideati. In che condizioni vivremmo oggi? Saremmo forse ancora vestiti di pelle di animali, abiteremmo per lo più in caverne e ci esprimeremmo a gesti o con suoni disarticolati.
Qualcuno potrebbe dire: “Beh, l’uomo è andato avanti così per centinaia di migliaia di anni, cosa ci sarebbe di strano?”
Di strano nulla, ma provate a ritornare oggi come allora, ne vedremmo delle belle!
Comunque, tornando ad ora, se soltanto venisse a mancare per alcuni giorni l’energia elettrica saremmo costretti di colpo ad adottare comportamenti non molto lontani da quelli di epoche per noi assai remote. Come vedere al buio? Come conservare i cibi? Come informarsi su quello che accade nel mondo? Come prelevare soldi in banca? Come fare senza ascensori? E i trasporti? E gli ospedali? E gli acquedotti? E così via. Non funzionerebbe più quasi tutto quello che da tempo diamo per scontato e irreversibile.
Eppure di sfide da affrontare nei prossimi decenni ne abbiamo a iosa e di terribili: cambiamenti climatici, innalzamento del livello dei mari, desertificazione, sovrappopolazione, migrazioni bibliche, inquinamento ambientale, epidemie, carestie, ecc. ecc.
Quello che può accadere lo viviamo in diretta TV ogni giorno: città invivibili per lo smog, incendi catastrofici che uccidono centinaia di persone e migliaia di animali, tornado e uragani paurosi, innalzamento parossistico delle temperature, avanzamento inarrestabile dei deserti, ecc. ecc.
Ma noi di cosa ci preoccupiamo? “Al mercato hanno portato le ciligie cilene?”; “Ci sono le primizie di stagione provenienti dall’Estremo Oriente o dall’Africa?”; “Mi piacerebbe tanto andare in crociera ai Caraibi!”; “Perché non prendiamo il volo low cost e andiamo a cena a Parigi?”
Vorremmo un mondo perfetto, pulito, privo di migranti “rompiscatole”, fare tutto quello che ci passa per la testa, girare il globo da turisti senza mai riflettere se le azioni che poniamo in essere abbiano un senso o una coerenza con i nostri desideri che cozzano a 180° con la realtà dei fatti.
Qualcuno si è mai chiesto quanta energia è stata impiegata e quanta anidride carbonica e relativi altri gas serra e tossici sono stati immessi in atmosfera per farvi gustare un chilo di ciliegie cilene?
Quanti danni produce all’ambiente tenere accesa una lampadina da 60 Watt per un’ora?
Quanti materiali, energie e inquinamento ha prodotto la sola costruzione di una nave da crociera da 4.000 passeggeri?
Quanto ossigeno è stato sottratto all’atmosfera per permettermi di fare una cena a Parigi con un volo cosiddetto economico?
Viviamo nella società dei consumi, dello spreco e degli sciali; stiamo giocando a “rimpiattino” una partita mortale con Madre Natura fregandocene alla grande di tutte le leggi fisiche, chimiche e matematiche e soprattutto degli equilibri su cui si basa l’intero eco-sistema; ma non vedo diffondersi in modo adeguato né una cultura politica e tanto meno una scientifica, educativa e sociale in grado di trovare rimedi o proporre soluzioni accettabili ai dissesti in atto.
Quanti comportamenti virtuosi stiamo adottando?
Quante innovazioni tecnologiche o metodi produttivi o contenimento dei consumi di risorse primarie hanno preso piede su larga scala e non a mero titolo sperimentale o in ambiti ristretti e poco influenti sulle quantità globali?
La sfida socio-economica che i prossimi decenni ci sottopongono è proprio questa: la ricerca e l’attuazione di comportamenti culturali e sociali corretti che ci permettano quanto meno di sopravvivere (probabilmente a prezzo di una drastica riduzione della popolazione globale e di uno stile di vita assai più morigerato di quello attuale) in un mondo che noi stiamo facendo diventare sempre più ostile e inospitale proprio grazie alla nostra mancanza di una vera cultura di base “socio-sostenibile”.

Antonio Alei

(dal Web)

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Sulla sostanza direi che siamo concordi al 100% …
del “rimpiattino” con Madre Natura quante volte ne ho parlato ?
E la necessità di uno stile di vita assai più morigerato di quello attuale non significa (in soldoni) “decrescita felice” ?

E’ un bel testo che racconta senza mentire la realtà.

Cosa rara al giorno d’oggi, rarissima (o assente) se ci riferiamo alle esternazioni di politici e/o esperti (di solito al soldo dei politici).

Sarò pure un pessimista ma per avere un futuro l’uomo dovrà obbligatoriamente ridurre le sue aspettative future.

Immagino le controdeduzioni della quasi totalità delle persone che si nasconderebbero dietro ad un “prova tu a rinunciare a tutto quello che oggi hai”, senza analizzare “cosa” in realtà oggi abbiamo : non è pensabile che si metta sullo stesso piano tutto in quanto abbiamo cose vitali e (troppe) cose futili e siamo soltanto noi a far diventare le cose futili imprescindibili.

Questa è una assoluta mancanza di visione che l’uomo moderno purtroppo ha (forse anche su spinte ‘ben indirizzate’ in quella direzione), che di conseguenza diviene una mancanza di capacità di programmare e prevedere.

Mi viene in mente (non so perché) l’immagine del condannato a morte :
la sera precedente l’esecuzione gli forniscono una cena luculliana ma sa già che l’indomani mattina (presto) morirà.
Se gli dessero la possibilità di scegliere tra due opzioni e la seconda fosse di cenare tutte le sere in maniera molto più frugale ma per i prossimi 30 anni (rimandando così l’esecuzione) … cosa pensi che sceglierebbe ???

Nel nostro caso invece la fregatura sta nel fatto che i tempi della Natura e della vita umana non sono nello stesso ordine di grandezza: l’egoismo dell’uomo viene ‘premiato’ dal fatto che le conseguenze dei suoi atti scellerati le pagheranno sempre delle generazioni successive alla sua e quindi vige il “chi se ne frega” !!!

E questo pochi lo capiscono …   😦

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2 pensieri riguardo “Economia 2.0 – La Cultura

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