La Crisi – (parte prima)


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Dalla inesauribile fucina di buoni pensieri
PICCOLA BUSSOLA ETICA PER IL MONDO CHE VIENE
di Fernando Savater
Capitolo    SULLA CRISI

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3610

“Su alcuni aspetti legati alla crisi ritengo che le responsabilità siano da suddividere tra più soggetti.
Se tu chiedi un prestito alla banca e questa te lo concede senza avvisarti dei rischi che corri, di chi è la colpa?
Della banca che non ti ha informato, o tua che hai chiesto un prestito e non ti sei fatto consigliare prima?
Conosco il caso di un integerrimo impiegato di banca che, quando gli si presentavano davanti clienti con redditi normali che chiedevano prestiti esorbitanti, si metteva le mani nei capelli.
Lui cercava di dissuaderli, magari avevano già due ipoteche, ma adesso c’era da pagare la comunione della figlia e non volevano sentire ragioni.
Non so se ce ne siano tanti in giro di impiegati così, ma di sicuro ai tempi qualcuno c’era.
Chissà quanti di loro sono finiti in depressione o sono stati licenziati.
E’ un fatto che le banche, in quell’epoca dorata, erano disposte a rischiare di concedere il prestito e la gente era disposta a chiederlo.
Nessuno voleva rinunciare a nulla.
Non si può considerare un vero e proprio raggiro, perché quando si firma un contratto devi stare bene in campana.
[…]
Tutti i cittadini che criticano le banche e i politici, dovrebbero, loro per primi, cominciare a farsi un esame di coscienza.
Quello che tutti i cittadini hanno diritto di reclamare è più istruzione (con cui poi devi formarti una cultura ndr), perché l’unico modo per sapere se ti stanno truffando, per capire quanti soldi puoi chiedere in prestito alla banca e per valutare quanto tempo ti ci vorrà per restituirglieli è di ricevere un’istruzione di qualità, completa e a spese dello Stato.
Solo così il cittadino può impadronirsi degli strumenti che gli permettono di controllare che nessuno lo stia ingannando.
Dopodiché non credo che si possa addossare agli altri (politici, economisti, banchieri) tutta la responsabilità di quanto sta accadendo nel nostro Paese. (quando cesserete di strabuzzare gli occhi, ricordate che Savater è spagnolo e quindi si sta riferendo alla Spagna ndr).
Riacquisteremo mai i diritti che ci stanno togliendo?
Nelle località turistiche, appena comincia a fare bel tempo, salgono i prezzi di quasi tutti i prodotti.
Ogni volta ci garantiscono che si tratta di rincari temporanei e che una volta finite le ferie tutto tornerà come prima.
Invece arriva ottobre e i prezzi non si schiodano.
Questo esempio presenta molte analogie con la situazione attuale.
Supponiamo pure che la crisi imponga provvedimenti drastici, ma se adesso ci tagliano gli stipendi, chi ci assicura che li aumenteranno di nuovo quando la crisi sarà passata?
Vi pare forse che in tempi di vacche grasse gli stipendi aumentassero?
E’ chiaro che quei diritti non li riacquisteremo mai, anche se giureranno il contrario.
Fra vent’anni aumenteranno del 3% gli stipendi che adesso sono scesi del 7% e avranno anche il coraggio di dire che ci hanno fatto un favore.
Succederà se glielo lasceremo fare.
C’è una milonga (un tango ndr) argentina che recita:
*Molte volte la speranza è solo voglia di riposare*.
Io conosco due categorie di persone pigre.
Una è quella che dice:
*Non ti preoccupare, le cose si risolveranno da sole col tempo, bisogna solo avere pazienza*.
Il che non è vero, perché il tempo, così come lo spazio, notoriamente non aggiusta quasi nulla.
L’altra è la categoria dei pessimisti cosmici per la quale non vale la pena dannarsi perché tanto non c’è niente da fare.
Al che uno si aspetterebbe di vederli correre verso una finestra per buttarsi tutti di sotto, invece poco dopo li trovi al bar che si prendono una birra.
L’unico pessimista a cui credo è quello che, dopo averci edotti sui tragici destini del mondo, si mette a dare testate contro il muro.
Se non lo fa, mi spiace, ma non gli credo.”

FINE PRIMA PARTE

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Che lettura interessante (pur se deprimente);
mi ha fatto pensare alle analogie tra Spagna ed Italia su certi avvenimenti;
mi ha fatto pensare alo prezzo della benzina che appena sale il costo del petrolio aumenta, salvo poi mai calare quando il costo del barile diminuisce;
che dire poi dell’esempio della banca ?
Verisimo che gli impiegati (di banca e di posta) di una volta forse non esistono più e che oggi le ‘pressioni commerciali’ sono inaudite (e parlo con cognizione di causa);
vero altresì che si tende a ‘sbilanciarsi troppo’, a fare passi un po’ più lunghi della gamba per seguire le imposizioni del mondo che ci circonda.
E che dire dei diritti tolti a piccole dosi, in modo da non destare sospetti e rimostranze ? (vale per tutti tranne quelli un po’ più ‘svegli’)

mala tempora currunt …

ci risentiamo per la seconda parte …

§

 

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