vietato ??? … dovrebbe …


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La canzone parla di un bambino vittima di violenza domestica

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Quello che parla è il figlio di un padre che picchia lui e sua madre,
si rivolge a lei, ricorda la collana con la pietra magica che gli aveva regalato e la necessità di crescere in fretta per proteggerla.

La mamma dice al figlio : “Figlio mio ricorda: L’uomo che tu diventerai non sarà mai più grande dell’amore che dai“.
Insomma l’insegnamento è che la violenza ricevuta non cambia il fatto che solo l’amore conta e rende grande un uomo.

L’altro passaggio cardine del testo dice :
“Ricorda di disobbedire perché è vietato morire”.
Qui il significato lo ha spiegato lo stesso Ermal Meta in diverse interviste. Bisogna disobbedire alla violenza, ovvero rifiutarla anche se questo è l’insegnamento che si riceve dal proprio genitore, come in questo caso.

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Ricordo quegli occhi pieni di vita
E il tuo sorriso ferito dai pugni in faccia
Ricordo la notte con poche luci
Ma almeno là fuori non c’erano i lupi
Ricordo il primo giorno di scuola
ventinove bambini e la maestra Margherita
Tutti mi chiedevano in coro
Come mai avessi un occhio nero
La tua collana con la pietra magica
Io la stringevo per portarti via di là
E la paura frantumava i pensieri
Che alle ossa ci pensavano gli altri
E la fatica che hai dovuto fare
Da un libro di odio ad insegnarmi l’amore
Hai smesso di sognare per farmi sognare
Le tue parole sono adesso una canzone
Cambia le tue stelle, se ci provi riuscirai
E ricorda che l’amore non colpisce in faccia mai
Figlio mio ricorda
L’uomo che tu diventerai
Non sarà mai più grande dell’amore che dai
Non ho dimenticato l’istante
In cui mi sono fatto grande
Per difenderti da quelle mani
Anche se portavo i pantaloncini
La tua collana con la pietra magica
Io la stringevo per portarti via di là
Ma la magia era finita
Restava solo da prendere a morsi la vita
Cambia le tue stelle, se ci provi riuscirai
E ricorda che l’amore non colpisce in faccia mai
Figlio mio ricorda
L’uomo che tu diventerai
Non sarà mai più grande dell’amore che dai
Lo sai che una ferita si chiude e dentro non si vede
Che cosa ti aspettavi da grande, non è tardi per ricominciare
E scegli una strada diversa e ricorda che l’amore non è violenza
Ricorda di disobbedire e ricorda che è vietato morire, vietato morire
Cambia le tue stelle, se ci provi riuscirai
E ricorda che l’amore non ti spara in faccia mai
Figlio mio ricorda bene che
La vita che avrai
Non sarà mai distante dell’amore che dai.
Ricorda di disobbedire
Perché è vietato morire.

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Philosophical problem


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3610

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Da
PICCOLA BUSSOLA ETICA PER IL MONDO CHE VIENE
(2012) di Fernando Savater
Capitolo   CHE COS’E’ UN PROBLEMA FILOSOFICO?

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3718

“La filosofia tratta questioni che ci toccano come esseri umani.
Se qualcuno mi domandasse come si può riconoscere un problema filosofico, come distinguere una questione specificamente filosofica dalle altre che occupano la nostra vita quotidiana, risponderei che una questione filosofica tratta di temi che rivestono interesse per tutti gli esseri umani.
[…]
Gli interessi non filosofici sono strettamente connessi con le cose che vogliamo fare, hanno una dimensione pratica più o meno immediata.
La peculiarità della filosofia, invece, si interroga su quello che siamo in quanto esseri umani, non sui nostri interessi puntuali.
[…]
Ad esempio, se invece di chiedere l’ora, chiedessi che cos’è il tempo.
la domanda, così come la relativa risposta, non avrebbe riflessi immediato sulla mia vita.
Qualunque cosa sia il tempo, continuerò a mangiare, bere, passeggiare, conversare, come ho sempre fatto.
Sapere che cosa sia il tempo non mi cambierà la vita, perché la domanda non ha a che vedere con quello che faccio o che farò ma con quello che sono.
Domandarsi che cosa sia il tempo significa domandarsi che cosa significa vivere nel tempo sapendo che il tempo esiste, significa riflettere sull’alternarsi delle stagioni o del giorno e della notte, significa interrogarsi sulla morte. Domandarsi che cosa sia il tempo vuol dire, in ultima analisi, interrogarsi sulla nostra natura di esseri umani.

3721

Un filosofo tanto illustre quanto complesso come Hegel disse una volta che la grande missione dell’uomo è pensare la vita.
Tutti sappiamo molte cose della vita: sappiamo come ci nutriamo, come respiriamo, come ci riproduciamo.
Che cosa pensiamo però di tutti questi processi?
Che cosa pensiamo del fatto che ci è toccato vivere, che siamo fatti come siamo fatti, che abbiamo un apparato digerente, riproduttivo e respiratorio, che siamo dotati di cervello?
Che cosa pensiamo dell’amore, delle relazioni sociali, dello scorrere del tempo?
Che cosa significano queste cose, perché succedono?
Queste sono le domande che pone la filosofia e sono domande su questioni non materiali.
Quali sono le risposte a tali domande, continueremo a vivere nello stesso modo; qual è dunque il loro scopo?
Ogni volta che ci poniamo una domanda filosofica stiamo cercando di scoprire qualcosa in più a proposito di noi stessi.
Chi abbraccia la filosofia non si accontenta di vivere in modo routinario imitando le vite altrui, ma aspira a vivere deliberatamente.
In un certo senso, è come se ci mettessimo a camminare guardandosi i piedi senza sollevare lo sguardo, il che è complicato e rischioso perché esiste la possibilità di inciampare, ma la filosofia non è fatta per scacciare i dubbi, bensì per affrontarli.
Quelli che non dubitano non sono filosofi.
Sono persone serie incapaci di stupirsi.
Socrate, invece, che è considerato il padre fondatore della filosofia, passava le giornate a porre domande apparentemente stupide alla gente, come quelle che fanno i bambini.
In uno dei più famosi dialoghi di Platone, il GORGIA, Socrate si mette a discutere con Callicle, un giovane arrogante che fa sfoggio della propria spada e sostiene, tra le altre cose, che i forti hanno il diritto di imporre le proprie leggi ai più deboli.

3719

E’ una delle prime volte in cui Socrate viene accusato di essere un vecchio e di fare domande più proprie a un bambino che di un cittadino maturo.
Domande che secondo il suo interlocutore, non interessano a nessuno e non portano a nessun risultato.
Nelle intenzioni di Callicle, Socrate dovrebbe sentirsi insultato da queste accuse, che invece costituiscono una definizione molto azzeccata del compito del filosofo: un compito che consiste nel giocare a fare domande come quelle dei bambini, ma prendendole molto sul serio, con l’intenzione di uscire il prima possibile dallo stato di ignoranza in cui versiamo.
[…]
Le domande filosofiche non incidono sulle azioni future, ma forse incidono le risposte che diamo tali domande.
In linea di massima, i progetti per la prossima settimana non dovrebbero correre alcun pericolo sia che il tempo sia legato al movimento, come sosteneva Aristotele, sia che vari in funzione dello spazio, come affermava Einstein.
E anche le persone che non si sono mai interrogate sul concetto di tempo suppongo che continueranno a vivere nel tempo senza particolari problemi.
In qualche modo tutti sappiamo che cos’è il tempo, anche se non è facile definirlo a parole.

3720

Sant’Agostino, nelle sue CONFESSIONI, scrisse:
*Il tempo? Se non mi chiedono cosa sia, lo so; se me lo chiedono, non lo so*.
E’ un modo elegante per dire che sapere l’ora può essere utile per arrivare puntuali a un appuntamento, mentre sapere che cosa sia il tempo non serve a nulla.
Lo stesso discorso vale anche quando ci si interroga su altri concetti astratti come la bellezza, la verità, la giustizia, la natura, la bontà …
Sono domande che ci trasformano perché ci rendono più coscienti di cosa significa essere umani.
E perché dovremmo ambire a conoscere meglio la nostra natura?
Perché gli uomini, a volte, non si accontentano di ‘essere’, ma sentono il bisogno di sapere chi sono.”

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Mi vien da sorridere (molto amaramente però) al pensiero che l’ovvietà intelligente di questo testo, non verrebbe compresa dalla stra-grande maggioranza delle persone che potrebbero (ma non lo faranno mai) leggerlo.
Non penso, non vedo e non sento sono le parole d’ordine della nuova versione delle ‘tre scimmiette’, l’ormai evidente involuzione della razza umana, che, non a caso, viene allenata a vivere nelle Repubbliche delle Banane …        😉
perché farsi strane domande ?
Poi si corre il rischio di doversi dare delle risposte sgradevoli (per il proprio ego).
(ndr)

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Roma kaputt mundi


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3672

Eccovi un testo del 2009, che riguarda, come esempio, Roma, su cui si discute in questi giorni (in una maniera a dir poco sconcia) senza MAI prendere in carico i veri problemi di una città in cui si è distrutto, e da tempo, il suo pur precario tessuto sociale.

Da    SFAMIGLIA    di Paolo Crepet

Capitolo   ‘N’ COME NICHILISMO

“In una Roma lontana anni luce dal bianco e nero delle pellicole del neorealismo, la cronaca segnala quasi settimanalmente risse, spedizioni punitive, alterchi in scuole, strade e piazze anche del centro storico e dei quartieri alto-borghesi; coltelli spuntano dai jeans e finiscono nella carne di avversari o vittime individuate.
Non si tratta più di bande rivali, di regolamenti di conti tra la malavita periferica descritta da Pier Paolo Pasolini o più recentemente da Giancarlo Di Cataldo, ma di gruppi di ragazzi incensurati, spesso studenti, e anche di ragazze.
E’ proprio incolpando gli effetti imitativi dell’omonimo serial televisivo di successo tratto da Romanzo Criminale di De Cataldo (ascesa e fine dei componenti della famigerata banda della Magliana) che il sindaco di Roma Gianni Alemanno tenta di individuare un capro espiatorio per il cancro che morde la città da lui governata: cancro, né tipicamente né soltanto romano, ma che investe anche la politica amministrativa delle metropoli.

3712

Il fenomeno dell’imitazione degli atti violenti riportati da libri, giornali, radio, TV e cinema non è invenzione del sindaco romano: da decenni si studia l’- effetto Werther – (dall’epilogo di: I dolori del giovane Werther, il capolavoro di J.W. Goethe pubblicato nel 1774, che scatenò una serie di suicidi giovanili ispirati al gesto estremo del protagonista, tanto che il romanzo fu proibito per qualche anno).
Come ci ha insegnato Emile Durkheim, l’imitazione riguarda individui, non gruppi.
Mi sembra assolutamente fuorviante voler focalizzare l’analisi su esempi negativi fabbricati dai media, perché essi non spiegano come mai una violenza con le caratteristiche sopra descritte scoppi proprio adesso.
Rinunciando a facili semplificazioni, occorrerebbe che anche e soprattutto la politica si occupasse della complessità del fenomeno e non di una sua particolarità: se non si può teorizzare un rapporto causa-effetto tra i contenuti di certe trasmissioni e gli attuali comportamenti giovanili, ciò non significa che non si possono identificare e criticare responsabilità di contesti e scelte culturali.
Basterebbe accendere il televisore in qualsiasi pomeriggio per assistere a una programmazione deprimente, imperniata su ragazzi e ragazze il cui povero erotismo è veicolato da apparati muscolari o vestiti microscopici, trucchi da viado, tacchi da passeggiatrici di strade provinciali.
Questi giovani si sbranano per conquistare chi nemmeno conoscono, discutono per ore del nulla assoluto: volgarità, lingua disancorata da ogni minima intenzione o efficacia comunicativa.
L’ – esibizionismo isterico – denunciato da Montale già tanti anni fa.
[…]
E le innumerevoli fotografie di signorine che smontano dagli yacht e si tuffano nelle piscine dei potenti che cosa insegnano alle loro coetanee?
Che per contare nella vita bisogna alzarsi all’alba per andare all’Università, o che invece è consigliabile farsi bastare un sandalo tacco dodici e frequentare cene alla moda?
Perché i ragazzi e le ragazze che assistono a simili esempi non dovrebbero essere indotti a pensare che, per diventare qualcuno e non limitarsi a sopravvivere, bastano addominali, soldi, jeans di marca, disponibilità ad ogni compromesso?
Che non sono necessari cultura, merito, talento?
Temo che nell’assoluto cinismo nei confronti delle nuove generazioni convergano da un lato l’indisponibilità di amministratori e politici a creare per loro spazi reali, dall’altro l’interesse all’audience di autori televisivi e giornalisti.
Fossi il sindaco di Roma, impedirei che i locali pubblici restino aperti fino all’alba, che si possa bere a qualsiasi età (in un paese civile un minimo di regole c’è ed è fatto rispettare), che si urini impunemente sulla statua di Giordano Bruno filmandosi per You Tube, che si spacci cocaina nei vicoli del centro storico, che si venda qualsiasi cianfrusaglia e falsificazione senza ombra di licenza.
Me la prenderei più con gli esercenti che con gli scrittori.
Non sarebbe forse un modo per dire ai cittadini più giovani che esistono adulti che non sono piegati a interessi corporativi di gruppi di elettori?
Potrebbe un autore televisivo evitar di copiare l’ennesimo format importato e usare il proprio cervello per capire i nostri ragazzi, tra cui evidentemente ci sono anche i suoi figli, per indicare strade di creatività?
Insomma, pensare e far pensare?

3713

A me sembra che il nesso rintracciabile sia tra ciò che accade ai giovani e la cultura nichilista degli adulti, quella che faceva dire al giovane Werther di Goethe:
*Io esco senza speranza e senza uno scopo e torno a casa come ne sono uscito*.”

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Poi gli ipocriti benpensanti, i moralisti, le ‘anime belle’ non si stupiscano se nascono giovani cinici e scollati da ogni contesto civile e educativo, entrando di ‘diritto’ in quella schiera di sgomitanti che si definiscono, bontà loro, i VINCENTI.

Son trascorsi 8 anni e la situazione è sempre quella.
Anzi oggi se la attuale sindaca dice o fa qualcosa i media ed i politicanti di vecchio corso (e di vecchie abitudini) riescono (come sempre) a travisare i fatti.
Omettendo verità, inventando a volte, spostano l’attenzione su altro pur di non entrare nel merito dei provvedimenti o delle scelte.
Negli ultimissimi giorni ne avete avuto l’esempio riguardo ai campi Rom ed agli immigrati: di cosa avete sentito parlare in Tv o letto sui giornali dell’argomento ?
Di ‘svolta a destra del M5S’ oppure di ‘che strano che ne parli a cavallo dei ballottaggi visto che hanno perso alle amministrative’ o ancora ‘ma di che parla che a Roma i migranti sono pochi’ e così via.
Questa è ormai la prassi di come in questo Paese si trattino mediaticamente gli argomenti di interesse generale : sempre seguendo gli sporchi interessi di bottega !!!
E la gente ?
La gente ne è in parte complice ed in parte vittima.
Non è accettabile ne possibile che ci siano moltissime persone che sono state convinte (con l’inganno) che la Raggi dia le case ai Rom e non le dia agli italiani.
Troppo sconveniente (per i loro sporchi interessi) precisare che i soldi utilizzati sono provenienti dall’Europa e che si possono utilizzare solo e soltanto per quello scopo (altrimenti non arrivano proprio).
Ehh … ma a Roma ci sono i topi …

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