‘C’ come crisi


§

3672

testo estratto dal libro SFAMIGLIA

C COME CRISI (ECONOMICA)

“Un industriale di Modena mi domanda:
*Come faccio a dire a mio figlio che non possiamo più permetterci di cambiare una macchina all’anno ?*
Rispondo che conosco un unico modo:
*Caro ragazzo, non possiamo più permetterci di cambiare l’auto tutti gli anni*.
E lui serio:
*Se glielo porto, glielo potrebbe dire lei ?*
La questione non è banale.
Quell’industriale ha fatto crescere il figlio come il fatturato della propria azienda, come il PIL del Nord-Est: ogni anno con il segno + davanti.
Ora deve fronteggiare l’imprevisto, una crisi economica e finanziaria profonda e duratura, ed è emotivamente impreparato.
Anzi, pensa che è a causa sua se il figlio soffrirà, se improvvisamente vedrà il futuro incerto e fragile.
Per secoli, l’educazione non ha conosciuto i sensi di colpa o di incongruità da parte dei genitori, che oggi invece tendono a colpevolizzarsi per qualsiasi cosa: vogliono per i figli una strada in piano e senza curve, ma in questi modo preparano una generazione fragile e ricattabile.
Nella lingua cinese, la parola ‘crisi’ è composta da due ideogrammi: uno significa paura, l’altro opportunità.
L’attuale crisi economica è anche un’opportunità educativa, apre al dovere di dire ai figli che il livello della vita domestica muterà, rende necessario affrontare un discorso rimandato in tempo di benessere: che cos’è l’essenziale per una famiglia, che cos’è essenziale nel rapporto tra genitori e figli ?
Non certo cambiare l’automobile una volta all’anno.
Siamo sicuri che riducendo presenza e uso di beni materiali diventeranno tutti automaticamente più infelici ? (io penso proprio di no, ndr)
Basterebbe ricordare la profetica parte finale del discorso pronunciato da Robert Kennedy il 18 marzo1968 (poche settimane prima di essere assassinato) a proposito del significato etico di economia: (quanto amo quel discorso, ndr)
*Il Prodotto interno lordo non tiene conto della salute dei nostri figli, della qualità della loro istruzione né dell’allegria dei loro giochi.
Non misura la bellezza della nostra poesia o la solidità dei nostri matrimoni.
Non pensa a valutare la qualità dei nostri dibattiti politici o l’integrità dei nostri rappresentanti.
Non tiene conto del nostro coraggio, della nostra saggezza o della nostra cultura.
Non dice nulla sulla nostra pietà o dell’attaccamento al nostro Paese.
In breve, il PIL misura tutto, tranne quello che rende la vita degna di essere vissuta”.

3674

Dunque, il comunicare un cambiamento nel budget e nel tenore di vita familiare può diventare un’occasione irripetibile di crescita.
Permette ai giovani e adulti di non nascondersi più dietro le cose ma di affrontare, una volta tanto, l’aspetto emotivo e relazionale della vita.
Possiamo volerci bene anche senza comprare qualcosa ogni giorno ?
Può un genitore essere amato senza doversi trasformare in un bancomat ?
La crisi può farci riscoprire il senso della vita reale e allontanarci da quella dopata dei grandi magazzini e veline televisive ?
Il benessere ha confuso il quadro di riferimento educativo, ingombrandolo di superfluo.
La crisi economica obbliga ciascuno a ‘essenzializzarsi’, e forse temiamo di non sapere più farlo.
Senza sabati pomeriggio nei centri commerciali o davanti alle vetrine degli autosaloni, che ne sarà della relazione tra madre, padre e figli ?
Avranno ancora qualcosa da dirsi o la comunicazione inevitabilmente si inaridirà ?
La crisi può aiutarci a riflettere sulle scelte edicative.
E’ più importante la settimana bianca o un corso di teatro, l’acquisto di un’automobile o l’iscrizione a una università lontana da casa ?
Un’improvvisa ristrettezza finanziaria può imporci, duramente, una scelta di vita.
Se le entrate familiari diminuiscono, anche le ‘paghette’ dei più giovani verranno proporzionalmente decurtate.
Così s’imparano solidarietà e senso del sacrificio, ci si riconosce parte responsabile e attiva di quella comunità che una famiglia è quando affronta la vita sapendo che la strada non è liscia, ma presenta asperità e imprevisti, sfide cui rispondere insieme, consapevolmente”.

§

La domanda successiva viene spontanea ed è:
“ma è così complicato comprendere la vita così come dovrebbe o potrebbe essere ?”
Guardandosi intorno la risposta è : “pare proprio di sì”.
Quasi tutto sembrano più preoccupati a nutrire i loro ego super-espansi e le loro voglie di protagonismo in spettacolini di terz’ordine che si dimostrano tragedie sì, ma nulla a che fare con quelle greche che insegnavano a considerare la vita in ogni suo aspetto, piacevole o meno.
(ndr)

§

 

Poffarbacco che ingenuità … ‘peccatori’ senza ombra di dubbio !!!


Marco Travaglio – Peccati capitali

Siccome queste amministrative non se l’è filate nessuno finché non le han perse i 5Stelle (-10%) [*], e siccome gli altri sconfitti come il Pd (-6%) fingono di averle vinte, è forse il caso di aggiungere qualche peccato capitale pentastellato a quelli emersi da questi due giorni di appassionanti dibattiti in tv e sui giornaloni e da noi elencati nell’editoriale di ieri.
Grillo & C. hanno sbagliato a non partecipare alla lottizzazione della Rai, lasciando tutte e tre le reti ai Minzolini di Renzi, oltre a quelli di B. chez Mediaset. Se avessero occupato almeno una rete, potrebbero mostrare tutte le città sporche amministrate dal Pd (una a caso: Firenze) o dalla destra, così come Rai e Mediaset mostrano sempre e solo la Roma della Raggi, dipinta come sommersa dai rifiuti (balla sesquipedale) e assediata dai topi (che, per inciso, sono tutti maggiorenni o già in pensione). O potrebbero raccontare qualcosa sugli scandali Consip ed Etruria, molto cari alle famiglie Renzi e Boschi, dunque invisibili a reti unificate.
Grillo & C. hanno sbagliato a non candidare inquisiti, imputati e arrestati. Diversamente dal centrodestra di Trapani, che ha candidato il “civico” Mimmo Fazio, reduce dagli arresti domiciliari per corruzione, e il forzista Antonio D’Alì prescritto-assolto in appello per concorso esterno in mafia e in attesa della Cassazione dunque candidato sindaco più votato a Trapani (il primo è stato il più votato col 31,79% e oltre 10 mila voti, il secondo ha sfiorato il ballottaggio con 7800 voti). E diversamente dal centrodestra e dal centrosinistra di Catanzaro, che schieravano un indagato per ciascuno: Sergio Abramo, imputato per multe non pagate, e Vincenzo Antonio Ciconte, inquisito per Rimborsopoli, dunque entrambi al ballottaggio col 39,5 e il 30,9%, a scapito degli altri, colpevolmente incensurati.
Grillo & C. hanno sbagliato a restituire 48 milioni di finanziamenti pubblici e quasi 90 milioni fra diarie e rimborsi non rendicontati di parlamentari e consiglieri regionali. Se li avessero intascati, come fanno i partiti, avrebbero potuto spendere e spandere in campagne elettorali luculliane e magari comprare qualche bel pacchetto di voti.
Grillo & C. hanno sbagliato a presentarsi con le loro facce e il loro simbolo, anziché camuffarsi in un pulviscolo di liste civiche, anzi ciniche, come Pd e FI. O meglio ancora confluire in Ncd, come ha fatto il Pd a Palermo per non fare troppo schifo a Leoluca Orlando. O superarsi sull’esempio del Pd a Portici (Napoli), alleato di appena 13 liste.
Compresa quella che schierava la madre di Noemi Letizia e un ex candidato de La Destra, celebre per una gita a Predappio sulla tomba del Duce il 28 ottobre 2013, anniversario della marcia su Roma.
Grillo & C. hanno sbagliato a respingere gli ex iscritti ad altri partiti. Altrimenti avrebbero potuto assicurarsi peripatetici di sicuro consenso come, a Palermo, Fabrizio Ferrandelli, passato da Orlando, Di Pietro e Vendola a B., Micciché e Cuffaro (che fino a poco tempo fa definiva “limitrofo alla mafia”), ovviamente contro il suo ex beniamino e pigmalione Orlando.
Grillo & C. hanno sbagliato a correre da soli, anziché imbarcare chiunque e coalizzarsi con chicchessia. Altrimenti oggi potrebbero concorrere da protagonisti al posto del Pd nel ballottaggio di Verona con una prestigiosissima candidata sindaca: non una putribonda figura come la Appendino o la Raggi, ma un giglio di campo come la senatrice ereditaria Patrizia Bisinella, nientemeno che fidanzata di Flavio Tosi, condannato definitivamente in Cassazione per istigazione all’odio razziale contro i Rom.
Grillo & C. hanno sbagliato a darsi la regola “due mandati e poi basta”, che ha tenuto lontano dalle liste non solo gli amministratori al secondo incarico, ma anche i tanti consiglieri regionali e sindaci al primo che vogliono giocarsi il secondo e ultimo in Parlamento, candidandosi alle politiche. Nessun problema invece per i partiti, dove vige la regola ferrea dell’“acchiappa più poltrone che puoi, anche contemporaneamente”, e dove l’unica causa di ineleggibilità è il decesso, purché certificato dal medico legale.
Grillo & C. hanno sbagliato a non arruffianarsi i cosiddetti “editori”, assecondando i loro affari e malaffari come le Olimpiadi di Roma, i piani regolatori su misura, gli appalti senza gara, i derivati con le banche e altre marchette. Altrimenti i giornaloni ora nasconderebbero la sconfitta dei 5Stelle come fanno con quella del Pd, e non si inventerebbero un’inesistente “spaccatura” dei 5Stelle in base a due o tre frasi anonime.
Grillo & C. hanno sbagliato a non intrattenere rapporti con Giuseppe Graviano che dunque, nelle sue conversazioni in carcere, non li cita mai, a vantaggio di B. e di vari politici dei vecchi partiti. E quelle citazioni, opportunamente oscurate o incasinate da tg e giornaloni per non farle capire, portano voti: infatti, Salvini a parte, l’unico che non perde voti (anche perchè li aveva già persi) è proprio B., più volte evocato dal boss stragista Graviano per certe cortesie ricevute e non adeguatamente ricambiate.
Ps. Forse l’ultimo esempio è sbagliato: se Graviano avesse detto di Grillo le cose che ha detto di B.&C., tg e giornaloni avrebbero improvvisamente scoperto la trattativa Stato-mafia, raccontando di tutto e di più anche con apposite maratone quotidiane non-stop. Affinché gli elettori, una volta tanto, sapessero e capissero.

FQ 13.06.2017

§§§

[*] > vorrei capire questa percentuale di meno 10% da dove derivi.
Nelle stesse città, rispetto alle medesime consultazioni precedenti il M5S ha ovunque aumentato il numero di voti presi (anche percentualmente) mentre il PD li ha visti diminuire.
Confrontare i dati con quelli di altre città o con altri tipi di consultazioni è fuorviante.
Quanto abbiamo da domenica sera udito è la ulteriore (e non necessaria) riprova che l’informazione in questo Paese è molto ‘deviata’, parziale, non libera …
i loro “padroni”, purtroppo, ormai da tempo, non sono i lettori o gli ascoltatori …

§