Insegnare o Educare … la modernità ce lo pone come un triste “àut àut” (e la scelta fatta è pessima)


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Da   SFAMIGLIA  di Paolo Crepet

M COME MEDITAZIONE

“A forza di frequentare i giovani e le loro culture, mi convinco sempre più che ciò che manca principalmente è il pensiero: molti hanno paura di pensare.
In una provincia del Nord, alla fine di un bellissimo e difficile incontro con alcune centinaia di ragazzi e ragazze degli ultimi tre anni di scuola media superiore, sono quasi aggredito da tre insegnanti.
Si è parlato di amore e vita affettiva, soprattutto in rapporto all’uso delle nuove tecnologie; ne è emerso un dibattito acceso, non ce le siamo mandate a dire.
Adoro accalorarmi con i giovani.
Le tre insegnanti, premesso di essere tre mie attente lettrici, sbottano:
*Che delusione stamattina!
Pensare che le era un mito (?) per noi!
Eravamo venute con tanta speranza e invece …
Lei li ha eccitati si rende conto?
Adesso se ne va e noi dobbiamo rimanere qui, a calmarli*.
Cerco di spiegare che quando incontro ragazzi e ragazze di quell’età il mio obiettivo non è annoiarli.
Un educatore non dovrebbe mai essere soporifero, che già la vita e la quotidianità sono di per sé ripetitive.
Mi guardano con gli occhi di chi ritiene di avere a che fare con un illuso o un provocatore.

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Dico che chi educa deve soprattutto scuotere e svegliare, non carezzare nel verso del pelo; perché i ragazzi non si sentono guidati da persone che non li contraddicono mai; che l’importante non è evitare di litigare, ma fare in modo, per esempio, che ognuno finisca quella mattina con un pensiero proprio, sapendo di possedere un cervello attivo.
Che preferivo la loro furia verbale alle centinaia di Sms che in altre occasioni si saranno scambiati.
Non sono quelle tre insegnanti la causa del vuoto mentale dei loro allievi, ma se reagiscono così non contribuiscono certo a entusiasmarli, alla nascita di un pensiero critico.
Si comportano come molti genitori che mi dicono, visibilmente contenti, che a casa loro non si litiga mai: un padre e una madre felici di vivere in un reparto di rianimazione.
Litigare non significa spaccarsi la bottiglia sulla testa. ma non omettere le nostre diversità di pensiero e di visione delle e sulle cose.
Un buon progetto educativo dovrebbe quindi ricominciare proprio dalla costruzione del pensiero.
Non pensieri-pensierini: pensiero.
Continuo a proporre e a sperare che qualche preside mi ascolti e inauguri un’ora alla settimana di meditazione nella sua scuola media superiore.
Non sarebbe difficile: niente permessi ministeriali, niente costi aggiuntivi.
Una classe impegnata per cinquanta minuti a scoprire in silenzio il gusto di pensare sarebbe una conquista straordinaria: ragazzi e ragazze ricorderebbero quell’ora per sempre.
Oggi il fare prevale sul pensare; pensare significa essere liberi, e questo fa paura a chi sente minacciato il proprio potere di controllo.

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Allora si preferisce insegnare (ovvero mettere tra due segni: forche caudine pedagogiche), invece che educare (ovvero ex-ducere, tirare fuori il talento di ognuno, il suo grado di libertà, la strada per apprendere davvero).
Tentare di realizzare la mia modesta proposta comporterebbe affrontare una serie di domande preliminari, la prima delle quali è: chi potrebbe condurre l’ora di meditazione ?
Un monaco buddhista, un solitario, un poeta, un artista, un marinaio ?
Forse un eremita. Ne ho conosciuto uno, una volta.
Abita al limitare di un bosco di querce sulle colline che legano la Liguria alla Toscana.
Non parla, ovviamente, non si sa quanti anni abbia, vive di quel poco che coltiva e di qualche regalo che la gente gli porta dalla valle.
Conosce le vie del bosco come nessun altro, sa le mille differenze delle foglie che calpesta e ne parla senza parole, solo le accarezza con lo sguardo antico e prudente della saggezza.
Se quell’uomo potesse passare un’ora con i nostri figli, tra cinquant’anni tutto avrebbero scordato, compreso molte delle nostre parole e lusinghe, ma non il silenzio di un uomo senza tempo.
Che regalo straordinario sarebbe per i nostri giovani: un tempo per ascoltare il nascere del pensiero.
Imparerebbero ad esercitarlo è diritto universale e inalienabile, ricchezza, dignità, avventura, riserva di autonomia e libertà.
Ma siamo davvero sicuri di volerli crescere liberi ?
O ci fanno più comodo quelli che comprano lo stesso maglione, ascoltano lo stesso CD, votano lo stesso partito ?
Se i giovani crescessero davvero liberi e autonomi non si arrenderebbero all’arroganza volgare della mediocrità, alla coda davanti all’inaugurazione di un centro commerciale, alla fila dell’ultimo saldo (alla vendita di un nuovo rossetto… ndr).
Un eremita muto e molto più rivoluzionario di tanti sbandieratori di noiose e prevedibili parole d’ordine con cui si riempiono piazze e talk show; sarebbe l’augurabile guastatore di noia, la provocazione profonda di cui le giovani generazioni dovrebbero cibarsi quotidianamente”.

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Ora probabilmente mi risponderete che quanto appena letto è fuori dalla realtà e/o ha altri mille difetti o controindicazioni;
Sembra ‘romanzato’ invece è proprio una visione della realtà, quella che i più non vedono o non vogliono vedere, perché, nel caso, sarebbero tenuti a porvi rimedio.
Io invece vorrei che si leggesse tra le righe (come una benevola provocazione) e si cogliesse l’essenza di quanto è stato detto senza subito rapportarlo ed inquadrarlo nella situazione reale.
Probabilmente quell’eremita neppure scenderebbe a valle per fare una cosa del genere … ma è l’idea che dovete valutare.
La triste realtà del mondo di oggi è data proprio dalla scelta (impostaci) di abdicare alla funzione di educare per limitarsi ad insegnare (spesso un pensiero unico) e le conseguenze, generazione dopo generazione, si possono notare nel loro progressivo peggioramento;
inoltre tale processo riduce nel contempo la capacità stessa di ‘capirlo’ e di porvi rimedio e ne consegue che più passa il tempo e più diverrà irreversibile.

Il sistema educativo di cui ogni società civile dovrebbe dotarsi è quello che si prefigge di ‘preparare’ le nuove generazioni a fare le loro scelte, tenendosi il ‘meglio’ di quello che la precedente è riuscita a creare e buttando via tutto il resto.

Le future generazioni … svendute per un piatto di ‘lenticchie’ …

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4 pensieri riguardo “Insegnare o Educare … la modernità ce lo pone come un triste “àut àut” (e la scelta fatta è pessima)

  1. Quanto mi piace questo tuo articolo e quanto lo condivido. Ho cercato, per quanto mi è stato possibile e ho saputo farlo, di educare i miei figli alla libertà di pensiero il che presuppone anche la capacità e la volontà di andare controcorrente se lo ritengono giusto ma ne ho fatto anche dei disallineati con il resto dei loro coetanei. Fa nulla. La mia è infatti una famiglia scombinata, litighiamo, ce ne diciamo di tutti i colori ma siamo uniti. Ciao Claudio, continua così.

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    1. beh … ti ringrazio ma la farina viene dal sacco di Crepet … 😉

      ognuno nel suo piccolo cerca di educare i propri figli al meglio delle proprie capacità;
      Crepet allarga il discorso anche alla scuola che deve preparare alla vita … ma non dimentichiamo che dalla scuola di oggi escono anche gli insegnanti di domani …

      ciao 🙂

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      1. Comunque è una farina che mi piace. I commenti, gioco forza, sono riduttivi ed è difficile esprimere al meglio il proprio pensiero, gli insegnanti di domani sono quelli che scrivono un’asino con l’apostrofo e, se lo scrivi senza, ti correggono. Figurati se riescono a prepararti alla vita. Gli Insegnanti veri, che prendono a cuore i ragazzi e il loro futuro, sono perle rare. Ciao e buona giornata.

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      2. Ma guarda che il tuo commento non era riduttivo, anzi era molto bello … ho voluto soltanto ‘dividerne’ i meriti con l’autore della parte migliore del post … equamente, diciamo 98 a lui e 2 a me 😉

        il mondo di oggi è quella bruttura che tutti possiamo guardare (ma quasi nessuno riesce a ‘vedere’) anche a causa della mancanza di una scuola che insegni principalmente il pensiero critico … lo ripeto , oggi impera il pensiero unico (specialmente in economia) e questo sta rendendo la razza umana solo un immenso ‘gregge’ …

        buona giornata anche a te … ciao 🙂

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