I care


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Del secolo appena terminato è una delle donne più discusse.
Discussa perché capace di esprimere le proprie idee, argomentate, senza peli sulla lingua e senza quel ‘leccaculismo’ tipico dei più, che cercando di tenere il piede in cento scarpe, salendo SEMPRE sul carro del vincitore.
E’ chiaro che, rispetto a pensieri così ‘radicali’, si possa non essere d’accordo (ci sta), ma rimane sempre doveroso il rispetto nei confronti delle persone che si ‘spendono’ a favore di chi o non ha idee, o è confusa da un’informazione manipolatoria che rimbambisce e che non fornisce MAI gli elementi necessari per comprendere.
Allora leggiamo una strana storia; una di quelle che ci raccontano, e che come una favola che si conclude sempre con un ipotetico: e vissero tutti felici e contenti ! Si … come no … col cavolo !!!
(NdR)

3688

Da  LA RABBIA E L’OROGOGLIO
(del 2001) di Oriana Fallaci

“Naturalmente la mia patria, la mia Italia, non è l’Italia di oggi.
L’Italia godereccia, furbetta, volgare, degli italiani che (come gli altri europei, intendiamoci) pensano solo ad andare in pensione a cinquant’anni (allora anche prima ndr) e che si appassionano solo per la vacanze all’estero o le partite di calcio. L’Italia meschina, stupida, vigliacca, delle piccole iene che pur di stringere la mano a un divo o a una diva di Hollywood venderebbero la figlia a un bordello di Beirut, ma se i kamikaze di Osama Bin Laden riducono migliaia di newyorchesi a una montagna di cenere che sembra caffè macinato, sghignazzano, bene-agli-
americani-gli-sta-bene (oggi sappiamo che non è proprio così … che gli Usa hanno compiuto la ‘parte’ più importante di questo ‘autoattentato’ NdR).
L’Italia opportunista, doppiogiochista, imbelle, dei partiti corrotti e incapaci che non sanno né vincere né perdere, però sanno come incollare i grassi posteriori dei loro rappresentanti alla poltroncina di deputato o di sindaco o di ministro. L’Italia ancora ‘mussolinesca’ dei fascisti neri e rossi che ti inducono ad adottare la tremenda battuta di Ennio Flaiano:
*In Italia i fascisti si dividono in due categorie: i fascisti e gli antifascisti*.
L’Italia, infine, degli italiani che con lo stesso entusiasmo gridano Viva-il-Re e Viva-la-Repubblica, Viva-Mussolini e Viva-Stalin, Viva-il-Papa e Viva-chi-capita. Francia-o-Spagna-purché-se-magna.
Questi italiani che con la stessa disinvoltura passano da un partito all’altro, anzi si fanno eleggere da un partito e una volta onorevoli (onorevoli??? nda) passano al partito avversario.
Insomma l’Italia dei voltagabbana. Dio, quanto mi fanno schifo i voltagabbana!
Quanto li odio, quanto li disprezzo!
D’accordo i voltagabbana non sono una specialità solo dell’Italia.

 

3687

Il primato appartiene alla Francia dove li chiamano ‘Girouettes’, Giravolta, e dove dalla Rivoluzione in poi raggiungono vette insuperate anzi insuperabili.
[…] (Tralascio gli esempi che fa, basterebbe ricordare Petain e Vichy ndr).
Non dimentichiamo, però, che nel 1815 furono i francesi a compilare lo stupefacente ‘Dictionnaire des Girouettes’, testo che continuano a ristampare aggiornato sempre più zeppo di nomi contemporanei.
Ma ciò non mi consola.
Ciascuno piange le sue lacrime, nel voltagabbanismo il nostro paese eccelle quanto la Francia, e sapete qual è il particolare più doloroso?
E’ che, essendovi abituati, gli italiani non se ne scandalizzano affatto.
Anzi, si meravigliano se uno resta fedele alle sue idee.
Anni fa, mi capitò di parlarne con un celebre tuttologo e predicatore di democrazia, e parlandone gli raccontai che facendo una ricerca sulla mia famiglia avevo scoperto una cosa: sia nel ramo materno che in quello paterno, nessuno era stato iscritto al Partito Nazionale Fascista.
Gli spiegai pure che, sebbene conoscessi le storie del babbo malmenato, dello zio purgato, del nonno minacciato dalle Camicie Nere, quella conferma mi aveva resa ebbra di fierezza.
E sai che rispose quel predicatore di democrazia?
Rispose: *Si vede che vivevano sulla Luna!*
(parole a cui replicai: *No signore mio. Vivevano al Pronto Soccorso o in galera. Cioè nella loro coscienza*.)
Ma se mi metto ad elencare le Italie che non sono le mie Italie, le Italie che non amo, che mi fanno soffrire, non la finisco più.
Bé, voglio provarci lo stesso, nel modo più sbrigativo possibile, cioè scegliendone qualcuna e basta.
L’Italia, ad esempio, degli ex comunisti che per quarant’anni (ma dovrei dire cinquanta, visto che cominciarono quando io ero giovanissima), hanno riempito di lividi la mia anima.
Mi hanno offeso con la loro prepotenza, la loro boria, la loro presunzione, il loro terrorismo intellettuale, la loro abitudine a schernire e denigrare chi la pensa in modo diverso dal loro.
Sicché chiunque non sia ‘comunista’ lo trattano da cretino, da troglodita.
Lo definiscono reazionario nonché servo-degli-americani.

 

3689

L’Italia dei preti rossi, insomma, dei trinariciuti che caduto il Muro di Berlino, cambiarono tono.
Smarriti come pulcini che non possono più rifugiarsi sotto le ali della madre-chioccia cioè dell’unione Sovietica, finsero di effettuare un esame di coscienza,
Spaventati come parroci che temono di perdere la parrocchia e con la parrocchia i privilegi acquisiti, si misero a a fare i liberali anzi a dare lezioni di liberalismo e tolleranza e magnanimità.
Divennero buonisti ed oggi posano da virtuosi.
Per battezzare i loro partiti e le loro alleanze usano nomi di carattere vegetale o floreale, cioè querce e ulivi o margherite.
[…]
Incassano stipendi miliardari (in Lire ndr), frequentano salotti à la page. infine vengono a New York per comprare le camicie da Brooks Brothers e i lenzuoli da Bloomingdale’s, celebrano i loro congressi all’ombra di uno slogan ‘anglo-americano’ che sembra la réclame di un detersivo: *I care*.
E pazienza se gli operai che affogavano nei fiumi delle bandiere rosse, nei laghi delle bandiere rosse, l’inglese non lo sanno.
Pazienza se il mio falegname, vecchio e onesto comunista fiorentino, non capisce cos’è quell’I care.
Lo legge Icare, crede che si tratti di Icaro, e tutto confuso mi chiede: *Sora Fallaci, ma icché c’entra Icharo?*.
La sora Fallaci deve spiegargli che non c’entra, che I care non vuol dire Icaro, vuol dire ‘a-me-importa, e allora lui si arrabbia.
*Vorrei sapere chi l’è quel bischero che ha inventato questa coglionata!*.
Non mi danno neanche più di cretina, di troglodita, di reazionaria ecc, ora che celebrano i congressi all’ombra degli slogan in inglese.
E ch’io sappia il loro quotidiano (si riferisce all’Unità ndr) non mi aggredisce più (ma presto lo farà) con i vituperi, le perfidie gratuite, le vergonose calunnie che per oltre quarant’anni mi vomitò addosso nella fascistica rubrica ‘Il fesso del giorno’ poi divenuta ‘Il dito nell’occhio’.
I settimanali delle loro estinte parrocchie, idem.”

Cerchiamo di ricapitolare: Oriana Fallaci, piaccia o non piaccia, si condivida o meno le sue idee, è una delle giornaliste/scrittrici più lette al mondo.
Nel nostro paese di furbastri e voltagabbana, era considerata una serva degli Amerikani, semplicemente perché non si allineava al pensiero ‘unico’ di chi si sentiva detentore della verità e della moralità del popolo.
Sedici anni fa, per rabbia e per orgoglio, scrisse questo pamphlet, dando origine alle più svariate e squinternate, nonché biliose e rancorose, critiche, pur essendo, il suo libro, tra i più letti in ogni angolo di mondo!
Ora chiediamoci: passati sedici anni, è cambiato qualcosa rispetto a quanto letto sopra ?
E, come mai, questa donna che ha girato il mondo, e soprattutto nelle zone di guerra, avesse chiara questa opinione contro (quasi) tutto un sistema politically correct (americano, comunista o islamico)?
Fatevi la domanda, datevi la risposta !
Resta sempre valido il concetto che se si ‘pensa’ e se si pensa qualcosa di diverso dalla massa’ occorre avere o trovare il coraggio di esprimerlo, senza compromessi, che sono le ‘trappole’ che vengono poste subdolamente, da chi ha interesse non a far capire le cose, ma a manipolare !
(NdR)

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