Becco da schiaffi


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Adoro quest’uccellino incantato dal mistero, che osa.
Osa entrare in un nido da giganti dove tutto può schiacciarlo, ma lui ha un gran becco da culo, fischia e se ne infischia (di paura ne ha tanta, spasmodica, non credete, ma è più forte il suo spirito d’avventura).
Dovremmo avere tutti questa magica incoscienza, anche con facce da schiaffi, bussando o senza bussare, attraversando stati mentali a volo libero, perché solo volando senza rete puoi trasformare spazi di angoscia in estasi di gioia. Quest’uccellino è un mago, cinguetta e osa, ci può essere un assassino nascosto nel garage, un bambino con la fionda, un gatto; chissenefotte, vero uccellino ?
Entriamo.
Per una carezza o un po’ di miglio si fa questo e altro: una rivoluzione.
Bisogna fare irruzione in altri mondi, sfidarli con quel beccuccio da impunito, rischiando una fucilata o una porta in faccia.
Puoi restarci secco -ovvio- e ti ritrovi ombra.
Un po’ triste, ne convengo, ma anche le ombre volano, soltanto quelle, però, che hanno saputo fiduciose osare.
Poi viene primavera e riprendono corpo e piumaggio, ritornano come falchi o aquile reali, o bambini ribelli, o forme di pensiero, libertà, rivolte, amori, o come una semplice goccia splendente nell’oceano.
Grande uccellino col tuo becco da schiaffi, ti guarderei per ore e ore.
In questa mattinata di sole e d’ombra ti devo la vita.

Diego Cugia di Sant’Orsola

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2 pensieri riguardo “Becco da schiaffi

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