(chissà perché mi viene da pensare al nostro Parlamento …)


§

3698

[…] imparerebbe che questo Paese è speciale nel vivere alla grande ma con le pezze al culo, che i suoi vizi sono ciclici, si ripetono incarnati da uomini diversi con lo stesso cinismo, la medesima indifferenza per l’etica, con l’identica allergia alla coerenza, a una tensione morale.

§

 

ma voi siete sicuri di sapere che …


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3602

In SISTEMI DI POTERE (scritto in forma di ‘dialogo’) Noam Comsky risponde a una serie di domande che interessano una quantità di argomenti su come va il mondo, ci descrive un ‘pacchetto completo e preconfezionato’, una specie di ALL IN, a cui noi (secondo loro) dovremmo attenerci, senza porci domande, anzi, ringraziandoli per averci tolto l’incombenza di pensare alle necessità delle nostre esistenze.
Il problema è che i più sono super convinti che il ‘progresso’ sia quello che gli presentano, mentre, nella realtà, non è altro che un moltiplicatore di problemi ai quali (sempre loro) troveranno altre soluzioni alle quali succederanno, all’infinito, nuovi problemi e nuove ‘adeguate’ soluzioni.
per fare una battuta si potrebbe dire … ‘senza soluzione di continuità’ …

Non preoccupatevi se durante la lettura vi dovesse capitare di provare rabbia a causa delle descrizioni che troverete ‘conformi’ alla realtà che ben conoscete,
non preoccupatevi perché è più che normale          😉
(NdR)

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3696

DOMANDA: In diversi Stati, dalla Cina agli Usa, cresce la preoccupazione per Internet e i social media.
Si moltiplicano le richieste di controllo e di censura per Internet

CHOMSKY: sul tema, proprio in questo momento (2013, ricordiamolo ndr), è in corso una grande battaglia tra i colossi dell’industria su una nuova proposta di legge denominata ‘Stop Online Piracy Act’.
L’industria cinematografica, quella discografica e altri grossi operatori vogliono fermare la cosiddetta pirateria, ovvero che la gente prende i loro prodotti senza pagare o senza permesso.
Di contro, alcune multinazionali hanno preso le distanze da loro; Wikipedia ha chiuso per un giorno in forma di protesta, e anche Google ha protestato.
In tutti i paesi ricchi e sviluppati si pratica la pirateria.
Durante la loro rapida crescita, gli Stati Uniti hanno carpito la tecnologia più avanzata ed efficiente dagli inglesi.
La Gran Bretagna, a sua volta, ha fatto altrettanto con i paesi che sottometteva.
E’ la stessa accusa che oggi muoviamo alla Cina, la quale non fa altro che seguire le nostre orme.
Gli accordi commerciali imposti dai ricchi e dai potenti prevedono pesanti sanzioni contro la pirateria.
I cosiddetti diritti di proprietà intellettuale sono inseriti nelle norme dell’Organizzazione Mondiale per il Commercio e in vari accordi commerciali, con obblighi molti rigorosi.
Uno degli esempi più eclatanti è la tutela dell’Industria Farmaceutica.
Esistono, ad esempio, delle direttive volte a impedire all’industria farmaceutica di alcuni paesi, come l’India, di produrre farmaci a basso costo che, se venduti al pubblico, ridurrebbero i profitti delle maggiori multinazionali.
Le case farmaceutiche dicono che i profitti servono per investire nella ricerca e nello sviluppo (seeeee … come no …, ndr).
L’industria cinematografica e quella discografica affermano che gli ingenti introiti servono a sostenere gli artisti.
Motivazioni plausibili fino a quando non si esamina la questione più da vicino.

3694

L’economista Dean Baker ha dimostrato una volta per tutte che tali argomentazioni non reggono.
Rispetto alla ricerca e allo sviluppo in ambito farmaceutico, ad esempio, stando ai suoi calcoli (che a me paiono abbastanza ragionevoli) se le aziende farmaceutiche fossero costrette a stare sul mercato e l’intero costo della ricerca e dello sviluppo venisse sostenuto dal settore pubblico, si avrebbe un enorme risparmio per le persone, perché la gran parte del lavoro è comunque già finanziata da sovvenzioni pubbliche nelle università, negli Istituti nazionali di Sanità.
Le aziende farmaceutiche si accollano per così dire la coda del processo, fanno la sperimentazione, il ‘marketing’ e il confezionamento.
Quindi effettivamente danno un contributo, ma il grosso dei loro sforzi è rivolto alla produzione dei cosiddetti farmaci-copia: basta spostare una molecola e ottieni un prodotto da vendere (che è anche possibile pubblicizzare, oltretutto… ndr).
Anche per quanto riguarda gli artisti, Baker avanza delle proposte che mi paiono sensate.
A suo avviso dovrebbero ricevere finanziamenti pubblici.
E’ ciò che in pratica accade con la musica classica e con l’opera (da noi anche per teatro e cinema ndr).
Se si potesse estendere questo tipo di finanziamento, non ci sarebbe bisogno dei diritti di proprietà intellettuale e il problema della pirateria scomparirebbe.”

3695

Chomsky fa un’analisi ‘informata’ della realtà che, dialetticamente, cioè in sintesi, ha tutti i connotati di una gigantesca presa per il q.lo, con intenti truffaldini.
Chi ha la consapevolezza ‘reale’ della situazione ‘globale’, sa, e lo sa da molto (Chomsky docet), che è in atto una immane mistificazione della realtà come potrebbe essere (che è quello che cercano di far credere essere il ‘loro’ obiettivo) e quello che è fattualmente: una continua e sotterranea ‘rapina’ alle risorse dei singoli e degli Stati.
Alcuni ti diranno : ad opera di chi ? Azz … Allora significa che son proprio de coccio !!!
Eppure, nonostante le denunce che si fanno, nessuno ha la volontà di sottoporle a una discussione ‘dialettica’, come mai ?
Eccovi, allora, dimostrato ancora una volta che la ‘dialettica’ esisteva ed esiste ancora, solo che è tenuta volutamente ‘segregata’ in prigioni segrete.
Non vorrete mica che la gente se ne riappropri cominciando, magari, a rompere i “cosiddetti” ai manovratori ?
Daiii, un po’ di ‘buon senso’, su … (ed intanto, sollazziamoci pure con le puttanate che ci raccontano…
(NdR)

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Dialettica & Verità


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Da   PICCOLA BUSSOLA ETICA PER IL MONDO CHE VIENE
(sempre che ci sia … un mondo che ‘viene’)
di Fernando Savater
Capitolo   SUL CONCETTO DI VERITA’

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3610

“Avere opinioni diverse non è un problema.
Il problema è sapere quale opinione si avvicina di più alla verità.
Se io credo che due più due faccia cinque e tu mi dimostri che fa quattro, non ci sarà alcun conflitto, semplicemente mi avrai aiutato a ragionare meglio.
E se le mie opinioni entrano in conflitto con quelle di qualcun altro, e se nessuno dei due riesce a convincere il suo interlocutore ?
Non sempre le opinioni entrano in conflitto tra loro.

E’ vero che ci sono cose su cui ciascuno porta la sua verità, come nel caso dei gusti culinari o estetici.
Ma se parliamo della formula chimica dell’acqua, sappiamo che si tratta di una certa combinazione di idrogeno e ossigeno, e questo non dipende dai tuoi capricci, dalle tue opinioni o dai tuoi gusti.
E ci sono molti altri casi in cui la verità coincide con la realtà, con quello che si sa.
I gusti sono variabili, ma le conoscenze tendono ad essere abbastanza stabili.
Le montagne misurano una certa altezza e in quel caso non conta quello che pensiamo io e te: conta il calcolo dei metri.
D’altra parte non tutto nella vita si può misurare e confrontare in modo oggettivo. Emozioni, sentimenti e idee politiche possono variare ed essere discussi secondo molti punti di vista.
Ci sono anche altri modi di dare senso alla vita, e questo è bellissimo.
Anche l’arte appartiene alla categoria delle cose non misurabili su cui non si può pronunciare un giudizio definitivo, mentre la scienza funziona in modo tale che se qualcuno scopre qualcosa e lo dimostra, la comunità scientifica deve accettare i risultati
Se non vogliamo perdere tempo e correre il rischio di lasciarci imbrogliare, è importante che impariamo a distinguere una discussione in cui possiamo far valere le nostre opinioni da una che può essere risolta rimettendosi alla realtà.

3692

Il poeta Antonio Machado scriveva:
*La tua verità? NO: la verità, Vieni a cercarla con me. La tua tienitela*.
Molto spesso la verità non è quella che penso io o quella che pensi tu, ma quella imposta dalla realtà.
Se sono in gioco gusti, opinioni e interessi, è comunque bene scoprire quali sono quelli predominanti per adeguarci a essi o per provare a cambiarli.
In un mondo plurale le discussioni sono inevitabili.
Fortunatamente, nessuno ci obbliga a dire o a sostenere determinate cose in pubblico, ed è per questo che le opinioni e gli interessi entrano in conflitto.
La buona convivenza è fatta di transazioni: il lubrificante delle relazioni sociali è la capacità di ascoltare e di cedere.
[…]
Però, in una materia scolastica come la Storia, la verità può cambiare molto a seconda di come te la raccontano i diversi insegnanti.
Ovviamente le opinioni dell’insegnante hanno un loro peso, non esistono opinioni ‘pure’, ciascuno porta con sé le proprie credenze.
Se il Prof è di destra, ti racconterà la Storia da un certo punto di vista, se è di sinistra te la racconterà dal punto di vista opposto.
Ma il punto di vista incide fino a un certo punto; per esempio, nessuno potrà venire a raccontarti che Giulio Cesare era azteco.
A George Clemenceau, primo ministro francese di inizio Novecento, dissero una volta: *Chissà come interpreteranno i nostri discendenti la Prima Guerra mondiale*
E Clemenceau rispose: *Non so, ma di sicuro nessuno potrà sostenere che il Belgio abbi invaso la Germania*.
Ci sono aspetti della Storia che possono essere spiegati da diversi punti di vista e con diverse sfumature, ma esiste sempre una base fattuale oggettiva.
Per un altro verso, i giovani hanno la fortuna di vivere in un’epoca in cui si può (potenzialmente ndr) ricevere un’istruzione, ma non si impone un pensiero unico (ma ne siamo certi ? … ndr).

3693

Si deve ascoltare il Professore, ma si ha la libertà di non credere ciecamente a quello che dice.
Soprattutto ora che abbiamo accesso a una quantità di fonti e di informazioni impensabili per i nostri antenati”.

§

Non fa una grinza …
ovviamente fa a pugni con la realtà con cui ci dobbiamo confrontare quotidianamente;
ancor di più in questi ultimi giorni in cui abbiamo assistiro al festival dell’ipocrisia, della menzogna, dell’opportunismo, del doppiogiochismo, della ‘bronzaggine’ (delle ‘facce’) …
e mi riferisco alle discussioni sulla ‘ipotetica nuova’ legge elettorale.
Ma anche fuori Italia le cose non è che vadano meglio …

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ho ‘ritrovato’ … un po’ di tempo …


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3691

Il 30 Novembre 2015 scrissi un post che conteneve una parte di una delle ‘lettere’ di Seneca, la stessa ricordata anche dall’articolo che ho ribloggato ieri (con il titolo ‘abbiamo perso il tempo?’);
per integrarlo vi voglio copiaincollare il mio commento di allora …

l’aspetto più triste della faccenda è che possiamo constatare che è trascorso un anno e mezzo e la realtà è ancor più brutta di allora

” Sembra incredibile che questo SPETTACOLARE discorso abbia migliaia di anni,
contraddice in un certo qual modo la teoria dell’evoluzione, e nel campo della cultura in effetti stiamo vedendo che ultimamente i passi che l’Uomo sta facendo sono “da gigante” ma ALL’INDIETRO !!!
Nonostante il grandissimo miglioramento dei mezzi di comunicazione (dalla semplice scrittura fino a giungere ad Internet) il progresso culturale è andato in avanti fino ad un punto in cui si è clamorosamente arrestato ed ora (negli ultimi anni) “galoppa” all’indietro …
Quasi la totalità dei media moderni (TV e giornali), a causa del loro “asservimento” e la pubblicità (schiava del consumismo) hanno condizionato il cervello dell’Uomo (che si fa ancora chiamare ma non è …) “civilizzato”, rendendolo ormai solamente “Uomo consumatore lobotomizzato” !!!

Il tempo ed il Pianeta sono le cose più preziose che abbiamo, non lo è il denaro e tutto il resto …

ma a rendersene conto sono veramente in pochi.

Quando si usa dire che su questa Terra siamo “di passaggio” non si sbaglia,
si sbaglia solo nel considerare solo il “singolo” uomo che lascia il testimone ad un altro uomo, mentre di passaggio (andando avanti così) sarà a breve tutta la razza umana … “

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la Morte


mi è capitato ‘davanti’ per caso …
lo so, per qualcuno non è un argomento ‘piacevole’ cui pensare, ancor più di domenica …
spero mi perdonerete … 😉

Benvenuti nel rifugio di Claudio

By me

(argomento un po’ particolare, devo ammetterlo)

Chissà quante volte ognuno di noi ha pensato alla “morte”,
l’unica cosa certa della vita di ciascuno,
la propria che verrà o quella che ci ha già lambito
colpendo amici o parenti, quella che inesorabilmente
può reclamarti tra un secondo oppure cent’anni,
(sotto con tutti i gesti scaramantici a voi conosciuti …)

io voglio parlarvi della morte ma in una particolare ottica,
tralasciando la morte per vecchiaia e/o per malattia;
voglio fare una riflessione sulla morte per cause violente.

Ma quello che voglio fare è un confronto tra l’essere umano
e la Natura (di cui faremmo anche noi parte, anche se a volte
sembra proprio che si faccia di tutto per dimenticarlo).

Alcuni esseri umani provocano la morte di altri esseri viventi,
(tralascerò di considerare quelle dovute a cause involontarie,
un incidente non voluto ad esempio) e focalizzerò la mia
disanima solo…

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Becco da schiaffi


§

3690

Adoro quest’uccellino incantato dal mistero, che osa.
Osa entrare in un nido da giganti dove tutto può schiacciarlo, ma lui ha un gran becco da culo, fischia e se ne infischia (di paura ne ha tanta, spasmodica, non credete, ma è più forte il suo spirito d’avventura).
Dovremmo avere tutti questa magica incoscienza, anche con facce da schiaffi, bussando o senza bussare, attraversando stati mentali a volo libero, perché solo volando senza rete puoi trasformare spazi di angoscia in estasi di gioia. Quest’uccellino è un mago, cinguetta e osa, ci può essere un assassino nascosto nel garage, un bambino con la fionda, un gatto; chissenefotte, vero uccellino ?
Entriamo.
Per una carezza o un po’ di miglio si fa questo e altro: una rivoluzione.
Bisogna fare irruzione in altri mondi, sfidarli con quel beccuccio da impunito, rischiando una fucilata o una porta in faccia.
Puoi restarci secco -ovvio- e ti ritrovi ombra.
Un po’ triste, ne convengo, ma anche le ombre volano, soltanto quelle, però, che hanno saputo fiduciose osare.
Poi viene primavera e riprendono corpo e piumaggio, ritornano come falchi o aquile reali, o bambini ribelli, o forme di pensiero, libertà, rivolte, amori, o come una semplice goccia splendente nell’oceano.
Grande uccellino col tuo becco da schiaffi, ti guarderei per ore e ore.
In questa mattinata di sole e d’ombra ti devo la vita.

Diego Cugia di Sant’Orsola

§

 

I care


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Del secolo appena terminato è una delle donne più discusse.
Discussa perché capace di esprimere le proprie idee, argomentate, senza peli sulla lingua e senza quel ‘leccaculismo’ tipico dei più, che cercando di tenere il piede in cento scarpe, salendo SEMPRE sul carro del vincitore.
E’ chiaro che, rispetto a pensieri così ‘radicali’, si possa non essere d’accordo (ci sta), ma rimane sempre doveroso il rispetto nei confronti delle persone che si ‘spendono’ a favore di chi o non ha idee, o è confusa da un’informazione manipolatoria che rimbambisce e che non fornisce MAI gli elementi necessari per comprendere.
Allora leggiamo una strana storia; una di quelle che ci raccontano, e che come una favola che si conclude sempre con un ipotetico: e vissero tutti felici e contenti ! Si … come no … col cavolo !!!
(NdR)

3688

Da  LA RABBIA E L’OROGOGLIO
(del 2001) di Oriana Fallaci

“Naturalmente la mia patria, la mia Italia, non è l’Italia di oggi.
L’Italia godereccia, furbetta, volgare, degli italiani che (come gli altri europei, intendiamoci) pensano solo ad andare in pensione a cinquant’anni (allora anche prima ndr) e che si appassionano solo per la vacanze all’estero o le partite di calcio. L’Italia meschina, stupida, vigliacca, delle piccole iene che pur di stringere la mano a un divo o a una diva di Hollywood venderebbero la figlia a un bordello di Beirut, ma se i kamikaze di Osama Bin Laden riducono migliaia di newyorchesi a una montagna di cenere che sembra caffè macinato, sghignazzano, bene-agli-
americani-gli-sta-bene (oggi sappiamo che non è proprio così … che gli Usa hanno compiuto la ‘parte’ più importante di questo ‘autoattentato’ NdR).
L’Italia opportunista, doppiogiochista, imbelle, dei partiti corrotti e incapaci che non sanno né vincere né perdere, però sanno come incollare i grassi posteriori dei loro rappresentanti alla poltroncina di deputato o di sindaco o di ministro. L’Italia ancora ‘mussolinesca’ dei fascisti neri e rossi che ti inducono ad adottare la tremenda battuta di Ennio Flaiano:
*In Italia i fascisti si dividono in due categorie: i fascisti e gli antifascisti*.
L’Italia, infine, degli italiani che con lo stesso entusiasmo gridano Viva-il-Re e Viva-la-Repubblica, Viva-Mussolini e Viva-Stalin, Viva-il-Papa e Viva-chi-capita. Francia-o-Spagna-purché-se-magna.
Questi italiani che con la stessa disinvoltura passano da un partito all’altro, anzi si fanno eleggere da un partito e una volta onorevoli (onorevoli??? nda) passano al partito avversario.
Insomma l’Italia dei voltagabbana. Dio, quanto mi fanno schifo i voltagabbana!
Quanto li odio, quanto li disprezzo!
D’accordo i voltagabbana non sono una specialità solo dell’Italia.

 

3687

Il primato appartiene alla Francia dove li chiamano ‘Girouettes’, Giravolta, e dove dalla Rivoluzione in poi raggiungono vette insuperate anzi insuperabili.
[…] (Tralascio gli esempi che fa, basterebbe ricordare Petain e Vichy ndr).
Non dimentichiamo, però, che nel 1815 furono i francesi a compilare lo stupefacente ‘Dictionnaire des Girouettes’, testo che continuano a ristampare aggiornato sempre più zeppo di nomi contemporanei.
Ma ciò non mi consola.
Ciascuno piange le sue lacrime, nel voltagabbanismo il nostro paese eccelle quanto la Francia, e sapete qual è il particolare più doloroso?
E’ che, essendovi abituati, gli italiani non se ne scandalizzano affatto.
Anzi, si meravigliano se uno resta fedele alle sue idee.
Anni fa, mi capitò di parlarne con un celebre tuttologo e predicatore di democrazia, e parlandone gli raccontai che facendo una ricerca sulla mia famiglia avevo scoperto una cosa: sia nel ramo materno che in quello paterno, nessuno era stato iscritto al Partito Nazionale Fascista.
Gli spiegai pure che, sebbene conoscessi le storie del babbo malmenato, dello zio purgato, del nonno minacciato dalle Camicie Nere, quella conferma mi aveva resa ebbra di fierezza.
E sai che rispose quel predicatore di democrazia?
Rispose: *Si vede che vivevano sulla Luna!*
(parole a cui replicai: *No signore mio. Vivevano al Pronto Soccorso o in galera. Cioè nella loro coscienza*.)
Ma se mi metto ad elencare le Italie che non sono le mie Italie, le Italie che non amo, che mi fanno soffrire, non la finisco più.
Bé, voglio provarci lo stesso, nel modo più sbrigativo possibile, cioè scegliendone qualcuna e basta.
L’Italia, ad esempio, degli ex comunisti che per quarant’anni (ma dovrei dire cinquanta, visto che cominciarono quando io ero giovanissima), hanno riempito di lividi la mia anima.
Mi hanno offeso con la loro prepotenza, la loro boria, la loro presunzione, il loro terrorismo intellettuale, la loro abitudine a schernire e denigrare chi la pensa in modo diverso dal loro.
Sicché chiunque non sia ‘comunista’ lo trattano da cretino, da troglodita.
Lo definiscono reazionario nonché servo-degli-americani.

 

3689

L’Italia dei preti rossi, insomma, dei trinariciuti che caduto il Muro di Berlino, cambiarono tono.
Smarriti come pulcini che non possono più rifugiarsi sotto le ali della madre-chioccia cioè dell’unione Sovietica, finsero di effettuare un esame di coscienza,
Spaventati come parroci che temono di perdere la parrocchia e con la parrocchia i privilegi acquisiti, si misero a a fare i liberali anzi a dare lezioni di liberalismo e tolleranza e magnanimità.
Divennero buonisti ed oggi posano da virtuosi.
Per battezzare i loro partiti e le loro alleanze usano nomi di carattere vegetale o floreale, cioè querce e ulivi o margherite.
[…]
Incassano stipendi miliardari (in Lire ndr), frequentano salotti à la page. infine vengono a New York per comprare le camicie da Brooks Brothers e i lenzuoli da Bloomingdale’s, celebrano i loro congressi all’ombra di uno slogan ‘anglo-americano’ che sembra la réclame di un detersivo: *I care*.
E pazienza se gli operai che affogavano nei fiumi delle bandiere rosse, nei laghi delle bandiere rosse, l’inglese non lo sanno.
Pazienza se il mio falegname, vecchio e onesto comunista fiorentino, non capisce cos’è quell’I care.
Lo legge Icare, crede che si tratti di Icaro, e tutto confuso mi chiede: *Sora Fallaci, ma icché c’entra Icharo?*.
La sora Fallaci deve spiegargli che non c’entra, che I care non vuol dire Icaro, vuol dire ‘a-me-importa, e allora lui si arrabbia.
*Vorrei sapere chi l’è quel bischero che ha inventato questa coglionata!*.
Non mi danno neanche più di cretina, di troglodita, di reazionaria ecc, ora che celebrano i congressi all’ombra degli slogan in inglese.
E ch’io sappia il loro quotidiano (si riferisce all’Unità ndr) non mi aggredisce più (ma presto lo farà) con i vituperi, le perfidie gratuite, le vergonose calunnie che per oltre quarant’anni mi vomitò addosso nella fascistica rubrica ‘Il fesso del giorno’ poi divenuta ‘Il dito nell’occhio’.
I settimanali delle loro estinte parrocchie, idem.”

Cerchiamo di ricapitolare: Oriana Fallaci, piaccia o non piaccia, si condivida o meno le sue idee, è una delle giornaliste/scrittrici più lette al mondo.
Nel nostro paese di furbastri e voltagabbana, era considerata una serva degli Amerikani, semplicemente perché non si allineava al pensiero ‘unico’ di chi si sentiva detentore della verità e della moralità del popolo.
Sedici anni fa, per rabbia e per orgoglio, scrisse questo pamphlet, dando origine alle più svariate e squinternate, nonché biliose e rancorose, critiche, pur essendo, il suo libro, tra i più letti in ogni angolo di mondo!
Ora chiediamoci: passati sedici anni, è cambiato qualcosa rispetto a quanto letto sopra ?
E, come mai, questa donna che ha girato il mondo, e soprattutto nelle zone di guerra, avesse chiara questa opinione contro (quasi) tutto un sistema politically correct (americano, comunista o islamico)?
Fatevi la domanda, datevi la risposta !
Resta sempre valido il concetto che se si ‘pensa’ e se si pensa qualcosa di diverso dalla massa’ occorre avere o trovare il coraggio di esprimerlo, senza compromessi, che sono le ‘trappole’ che vengono poste subdolamente, da chi ha interesse non a far capire le cose, ma a manipolare !
(NdR)

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