la noia


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Da SFAMIGLIA un libro di Paolo Crepet vi propongo alcuni passi.

In alcune sue recenti apparizioni in TV ha esternato delle considerazioni con cui sono in profondo dissenso ma, senza problema alcuno, mi accingo alla lettura …
dopotutto, nessuno è perfetto …         😉

Mi dicono inoltre che, al di là appunto delle sue comparse pubbliche, sta facendo opera pedagogica sul territorio, e da anni.
Non si può garantire sui risultati, ma questo non dipende esclusivamente dal pedagogo ma dal ‘sistema’ che rema contro, e alla grande !
Perché ?
Dai, è facile rispondere … 🙂

Capitolo:  N COME NOIA

“Intere generazioni di un passato non troppo remoto, né forse così passato, sono cresciute soprattutto nelle periferie e nelle provincie: luoghi larghi, affondati nell’indistinto suburbano.
Generazioni costantemente al bivio tra l’accontentarsi di una vita grama, opaca e il raccogliere la sfida di qualche avventura, sogno, speranza, illusione.
Ai miei tempi, in quelle periferie la noia montava come la brina dai campi sudati, emanata da giorno in cui il calore omologava le sensazioni.
Tra i giovani, una sorta di rabbia marcava il confine tra modesti e audaci, rassegnati e aggressivi.
Improvviso un bivio appariva e consegnava una responsabilità: andare, creare o restare, tacere, subire.
A volte l’occasione era crudele come la vita di allora, la necessità di emigrare.

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La noia, indispensabile bene segreto, diceva Josif Brodskij, fondamentale soltanto per chi la sa riconoscere: crea anticorpi contro se stessa, contro il conformismo, la rassegnazione.
Chi non sa né vuole ammetterla, se ne nutre e legittima con essa il peggio di sé.
Ecco perché bisognerebbe educare i bambini a conoscere / riconoscere la noia, proprio come li si aiuta a distinguere il freddo dal caldo, proprio come bisognerebbe crescerli anche nella solitudine: è per abituarli alla sfida con se stessi e con il mondo, per non subire, per non abbassare la fronte.
Senza la noia della sua piccola Rimini provinciale, come sarebbe cresciuto Federico Fellini?
Senza la stretta Ferrara, cosa avrebbe potuto raccontare Michelangelo Antonioni?
La noia, se ascoltata, diventa un catalizzatore di ciò che siamo, per scoprirlo e farlo scoprire.
La noia, come una sostanza omeopatica, sviluppa la giusta reazione di corpo e anima contro chi si assopisce per farci rinunciare a pensare, a vivere.
Noia come possibilità di valutare colui che sta crescendo, come opportunità di conoscersi.
Ugo Foscolo sosteneva che essa proviene *o da debolissima coscienza dell’esistenza nostra, per cui non ci sentiamo capaci di agire, o da coscienza eccessiva, per cui vediamo di non poter agire quanto vorremmo*.
Dunque noia come sintomo depressivo di auto-svalutazione o esito possibile di maniacalità, come ‘down’ mentale che incupisce chi non ha saputo o non è stato aiutato a guadare la sfida.
Nella noia, come in qualsiasi altro sintomo psichico, dovremmo imparare a distinguere un segnale utile, una spia che si accende sul cruscotto mentre stiamo guidando.
Così come gli attacchi di panico ci avvertono che nel nostro corpo o nella nostra vita c’è qualcosa che non funziona (andiamo troppo veloci, abbiamo troppe paure, siamo troppo condizionati, non siamo liberi come vorremmo), la noia ci annuncia che la quotidianità è diventata scontata, che occorrerebbe un cambiamento, una boccata d’aria fresca.
Insomma, la noia annuncia il suo opposto.

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Oggi, molti ragazzi non sanno fare a meno della noia: la odiano a parole, ma ne temono la forza eversiva: come la nausea sartriana. essa induce a riconoscere ciò che ci tiene bassi e ci fa detestare l’obbedirvi.
Proprio come succedeva a qualcuno di noi quando da quella piazza, da quell’immutabile bar biliardo, da quei discorsi che si ripetevano come litanie, improvviso saliva in gola un senso di soffocamento.
E dovevi partire, senza sapere necessariamente per dove.
Partivi e ti salvavi la vita.
Oggi è più difficile distinguere periferia e provincia, perché è meno facile capire dov’è il centro in cui bisognerebbe andare.
Abbiamo oscurato le stelle.
I mezzi di comunicazione di massa, la tecnologia agevolano questa apparente equivalenza rendendo meno urgente, meno necessario l’andare, assuefacendo milioni di giovani alla noia.
Così, non più sostanza omeopatica ma ipnotico sociale, la noia si è acclimatata nell’anima di molti.
Non bussa più, non preme.
E il corpo non reagisce”.

§

Trovate che quanto appena letto trovi riscontro in alcune realtà del mondo di oggi ???

Ma se non scatta, in ognuno di noi, la scintilla, la capacità di ‘riconoscere’ cosa fa bene, e cosa al contrario no, saremo sempre più costretti ad assistere al decadimento mentale, fisico, di coscienza, di anima, di armate indistinte di esseri umani che sopravvivono a se stessi, con le ‘regole’ che gli vengono dettate da chi, del genere umano e dell’armonia del mondo/pianeta, non gliene frega una beata fava !

Già Nietzsche lo aveva intuito:
*una vogliuzza per il giorno, un per la notte, fermo restando la salute*.
(NdR)

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