Imparare a Scoprire


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Istruire ed educare le persone in modo libero e critico, che non vuol dire liberi tutti di fare quello che più aggrada, significa che in ogni società che si voglia considerare ‘libera’ occorre, prima, formare un patto sociale che stabilisca delle regole minime, che tutti saremmo tenuti a rispettare.
Qui, il ruolo dell’educatore si fa critico, perché è la figura che ti ‘impone’ il rispetto di queste regole e quindi si pone come un potenziale ‘nemico’ del libero arbitrio.
(NdR)

3602

Da    SISTEMI DI POTERE

Conversazioni sulle nuove sfide globali

di Noam Chomsky, che, vorrei ricordare, prima di essere un divulgatore di pensieri sociali e politici, è un grande studioso del linguaggio umano, come forma espressiva del pensiero, ed ‘inventore’ della grammatica generativa, nonché, lui sì, anarchico, nel senso più nobile della parola …
(NdR)

Capitolo  IMPARARE A SCOPRIRE

DOMANDA: Parliamo dell’istruzione nella società capitalistica. Lei insegna da tanti anni, Una delle figure che l’ha maggiormente influenzata è il pedagogista John Dewey, che lei ha definito *una delle reliquie della tradizione liberale classica dell’Illuminismo* (cfr. Democrazia e istruzione – 2003)

CHOMSKY: Uno dei veri successi degli Stati Uniti sta nell’aver aperto la strada dell’istruzione di massa, non semplicemente all’istruzione per una ristretta élite e alla formazione professionale per tutti gli altri.
[…]
Ma se si guarda indietro, le ragioni che portarono a questo risultato sono complesse.
Di una di esse parla Ralph Waldo Emerson.

Ralph Waldo Emerson and Romanticism

Egli era colpito dal fatto che le élite commerciali (anche se non utilizza questo termine) fossero interessate all’istruzione pubblica; a suo avviso la ragione stava nel fatto che occorre istruire le persone per tenerle lontane dalle nostre gole.
In altre parole, poiché la massa comincia ad avere più diritti, se non riceve una giusta istruzione verrà a darci la caccia per tagliarci la gola.
C’è un corollario: se ricevessero un’istruzione libera che genera creatività e indipendenza, le persone verrebbero a tagliarci la gola perché non vorrebbero essere governate.
E allora mettiamo su un sistema educativo di massa, ma di tipo particolare, un sistema in cui viene inculcata obbedienza, subordinazione, accettazione dell’autorità e della dottrina.
Un sistema che non susciti troppe domande.

3679

Il modello di Dewey è praticamente il contrario, è un modello libertario.
Le diatribe sull’istruzione risalgono all’Illuminismo.
Esistono due immagini molto efficaci che penso colgano l’essenza dello scontro.
La prima raffigura l’istruzione come l’atto di versare acqua in un secchio.
Come ognuno di noi sa per esperienza, il cervello è un colabrodo: per un esame studiamo un argomento verso cui nutriamo scarso interesse, magari riusciamo a imparare quel tanto che basta per superarlo, salvo una settimana dopo dimenticare tutto.
Ma questo approccio all’istruzione insegna a essere obbedienti e a eseguire gli ordini, tanto più gli ordini insensati.

3680

L’altro tipo di istruzione è descritto da uno dei fondatori del del moderno sistema scolastico superiore, Wilhelm von Humboldt, una figura di primo piano, nonché fondatore del liberalismo classico.
Humboldt afferma che l’istruzione dovrebbe essere come una corda tesa che lo studente deve imparare a seguire in maniera autonoma.
In altre parole si tratta di dare un impianto generale grazie al quale lo studente (che si tratti di un bambino o di un adulto) possa esplorare il mondo secondo la propria creatività, individualità e indipendenza.
Sviluppo e non solo acquisizione di conoscenze, insomma.
Imparare ad apprendere.
[…]
Recentemente si sono effettuati studi comparativi sul sistema scolastico finlandese, che risulta il migliore del mondo.
Si è dimostrato che una delle maggiori differenze sta nel fatto che gli insegnanti/educatori in Finlandia sono rispettati.
I docenti sono persone preparate, che mettono nel loro lavoro energia e spirito d’iniziativa.
Concedono molta libertà di esplorare, sperimentare, consentendo agli studenti di svolgere ricerche in autonomia.

3681

In ‘Science’, la rivista scientifica, sono stati pubblicati una serie di articoli sulla scienza dell’educazione a cura di Bruce Alberts, un biochimico.
Quello che emerge da da questi articoli è davvero interessante.
Alberts sostiene che la scienza dell’educazione è sempre più strutturata in modo da soffocare ogni interesse per la scienza.
Al college si imparano a memoria un sacco di nomi di enzimi e cose simili, alle elementari impari a memoria la tavola periodica.
Quando si studia la scoperta del DNA, non si fa che imparare quello che gli altri hanno scoperto: ad esempio, che il DNA possiede una doppia elica.
La scienza viene insegnata in modo da uccidere ogni piacere, di sottrarre ogni senso alla scoperta.

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E’ il contrario del punto di vista di Victor Weisskopf, al quale interessa ciò che si può scoprire e non le nozioni di una singola disciplina.
Alberts fornisce alcuni ottimi esempi di alternative che possono funzionare.
In un’aula, ad ogni bambino viene dato un piatto con ciottoli. conchiglie e semi, e gli viene chiesto:
*Come facciamo a sapere se c’è un seme?*, a quel punto in classe comincia una ‘conferenza scientifica’.
I bambini si riuniscono in gruppo e discutono dei vari modi in cui si può arrivare a capire quale sia il seme.
I bambini sono guidati dall’insegnante, che interviene se le cose prendono una brutta piega.
Si tratta fondamentalmente di tendere la corda di cui sopra.
E’ questo il compito, si deve arrivare a capire questo.
Col tempo i bambini ci arrivano: fanno esperimenti, testano nuove idee, interagiscono.

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Alla fine di questo progetto ogni bambino riceve una lente d’ingrandimento, taglia in due il seme e scopre cos’è l’embrione che da al seme la sua energia e che lo differenzia dai ciottoli.
Quei ragazzi hanno imparato qualcosa.
Non solo hanno imparato qualcosa sui semi, che tra l’altro non è poi così importante, ma hanno imparato cosa significa scoprire, che è divertente ed eccitante, che possono provarci con qualche altra cosa, che è importante incuriosirsi e porre domande (per questo è indispensabile che gli adulti sappiano, conoscano, altrimenti viene a cadere il ruolo educativo che passa per l’insegnamento ndr)”.

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Se ora provassimo a sovrapporre questo testo alla realtà che ci circonda, verrebbe immediatamente spontaneo chiederci: ma chi da la lente di ingrandimento ai giovani ?
Siamo sicuri che gli ‘adulti’ hanno ricevuto la lente di ingrandimento ?
Oppure usano il binocolo al contrario ?
Prima di porsi come ‘insegnante/educatore’ ci si dovrebbe (onestamente) domandare se si sia in possesso dei requisti necessari, poi (altrettanto onestamente) bisognerebbe darsi una risposta.
In molti, temo, potrebbero avere delle sorprese …

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