Occidentali’s arma


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Tratto dalla prefazione di un libro/dialogo fra Andre Vltchek (reporter di guerra russo/americano) e Noam Chomsky che si intitola TERRORISMO OCCIDENTALE, un punto di vista obiettivo su quanto accadeva, accade e, quasi sicuramente, accadrà nel mondo, ma che ci viene raccontato con evidenti mistificazioni, tali da farci vedere una realtà con lenti deformate.
Il gran fumo nasconde la visione del minuscolo ‘arrostino’ bruciato ed immangiabile … o forse è una ‘frittata’ (più adatta ad essere ‘rigirata’ 😉 )

Per principio non mi piace farlo ma devo ricordare che … ve lo avevo più volte detto …

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“L’uomo con cui ho avuto questa conversazione sulla situazione mondiale potrebbe essere definito ‘il più grande intellettuale del ventesimo secolo’, o ‘la persona più citata dell’epoca contemporanea’, o ancora un fiero avversario dell’ingiustizia e delle violenze inflitte a miliardi di uomini, donne e bambini indifesi in tutto il mondo ?
Ovviamente sì, ma lui non gradirebbe parole tronfie e lodi altisonanti.
Per me Noam Chomsky è uno che ama le rose, che apprezza il buon vino e che sa parlare con calore e tenerezza del passato, delle persone che ha incontrato lungo il suo cammino in tanti angoli del pianeta; uno che sa quali domande fare e che sa ascoltare le risposte; un uomo gentile, un uomo che si preoccupa per gli altri.

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Nell’ufficio di Noam, al MIT, è appesa una famosa foto di Bertrand Russell con una sua citazione: *Tre passioni semplici ma irresistibili, hanno governato la mia vita: la sete d’amore, la ricerca della conoscenza e una struggente compassione per le sofferenze dell’umanità*.
[…]
Fin dai primi istanti passati con lui, ho percepito simpatia e cameratismo; mi sono sentito a mio agio, come se la differenza di età non esistesse, come se stessi incontrando un vecchio amico, non uno dei più grandi pensatori contemporanei.
[…]
Noam e io ci siamo raccontati molte cose, non solo legate al lavoro, per me lui è come un familiare, la figura paterna di cui sentivo tanto la mancanza.
Ma è anche un esempio di coraggio, di intelligenza, e di integrità morale.
Mentre Noam continuava a viaggiare senza sosta, visitando luoghi e persone che avevano bisogno della sua attenzione e del suo sostegno, a un certo punto decisi di tornare a lavorare nelle zone di guerra, nelle aree di conflitto dove da decenni, da secoli si consumava ininterrottamente lo sterminio di milioni di esseri umani.
La gente moriva (e muore) in nome della democrazia, della libertà e di altre parole altisonanti: ma pur sempre di massacri si tratta.
Ho testimoniato, con articoli, documentari e foto, tanti di quegli orrori e di quelle vite spezzate; vicende non di rado troppo dure e dolorose da narrare.
Ma sentivo di doverlo fare, per conoscere, per capire, per dare voce a tutti quei ‘luoghi ai margini’.

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Testimonianze che è sempre più raro trovare in questa nostra epoca.
La stragrande maggioranza di questi eventi, che causano la sofferenza di innumerevoli esseri umani in tutto il mondo era e è provocata dall’avidità e dalla sete di dominio ascrivibili quasi esclusivamente al ‘vecchio continente’ e alla sua potente e spietata progenie sulla sponda opposta dell’Atlantico.
Si possono attribuire diverse etichette alla causa (colonialismo, neocolonialismo, imperialismo o avidità delle multinazionali), ma il nome in fondo conta poco, perché è solo sofferenza quella che produce.
Ho sempre nutrito profondo rispetto e ammirazione per il lavoro di Noam, ma non ho mai voluto replicare ciò che faceva lui.
Ho sempre provato, invece, a integrare la sua opera.
Mentre lui era impegnato sul fronte intellettuale e su quello della militanza, io cercavo di acquisire quante più prove possibili dalle zone di guerra, dalla ‘scena del crimine’, prove verbali e visive.
[…]
Dopo aver testimoniato e analizzato tanti atroci conflitti, invasioni e guerre, mi sono convinto che quasi tutti sono stati architettati o innescati dagli interessi geopolitici ed economici dell’Occidente.
Per di più ‘l’informazione’ su quelle sanguinose vicende e sul destino di tanti esseri umani, sterminati e sacrificati senza troppe remore dagli imperi ‘coloniali’, è ridicolmente esigua e manipolata.

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L’espressione ‘non persone’, coniata da George Orwell, definisce alla perfezione coloro che vivono al di fuori dall’Europa, degli Stati Uniti e di un piccolo gruppo di paesi asiatici privilegiati; un’espressione che che piace molto a Noam, e che lui pronuncia in tono sarcastico.
Se ci si sofferma a riflettere, quei miliardi di ‘non persone’ costituiscono la maggioranza della razza umana.
C’è sempre stata una discrepanza tra ciò che leggevo sulla stampa occidentale e ciò che andavo documentando in giro per il mondo.
Stati falliti e feudali venivano osannati come ‘democrazie dinamiche’, oppressivi regimi religiosi erano definiti ‘tolleranti’ e ‘moderati’; allo stesso tempo si demonizzavano i paesi nazionalisti e di stampo socialista, e i loro modelli sociali e di sviluppo alternativi venivano diffamati e dipinti nelle tinte più fosche.
Gli abili propagandisti di Londra e Washington non hanno fatto altro in realtà che ‘proteggere’ le società di tutto il mondo dalle ‘verità scomode’.
L’opinione, l’ideologia e la percezioni del pubblico sono state fabbricate a tavolino e, al pari di automobili e telefonini prodotti in serie, vendute sul mercato mediante la pubblicità e la propaganda.
Noam ha scritto diversi libri sull’influenza della propaganda dei mass media, testi che sono fondamentali per capire il controllo e il dominio esercitati sull’intero pianeta.
Anch’io ho scritto una infinità di articoli per portare esempi concreti della manipolazione ideologica delle potenze occidentali e delle loro istituzioni.
[…]

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Paura e nichilismo hanno contagiato tutto il mondo: paura di essere presi di mira, di essere ‘puniti’ dai padroni del mondo, a quanto pare onnipotenti; paura di essere bollati, marchiati, messi ai margini.
Anche il nichilismo, però, è stato progettato dai guru della propaganda, trincerati nei media e nel mondo accademico occidentali, e propagato mediante i loro ‘apparati’, assoldati per impallinare tutte le idee e gli ideali progressisti e indipendenti provenienti da ogni angolo del pianeta.
L’ottimismo, il fervore e tutti i sogni di costruire un mondo migliore sono stati aggrediti, intossicati, screditati o quanto meno ridicolizzati”.

Il testo di Andre Vltchek è del 26.03.2013

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C’è una canzone di De Gregori che recita:
*La storia siamo noi, nessuno si senta escluso… *.

Direi che è il caso di riflettere su questa verità celata o scordata …

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