DISCORSO SUL METODO di Cartesio Seconda Parte


§

qui trovi la Prima Parte

§

3646

“La mia terza massima era di cercare di vincere sempre me stesso piuttosto che la fortuna e di cambiare i miei desideri piuttosto che l’ordine del mondo, e, in generale, di abituarmi a credere che non c’è niente interamente in nostro potere, se non i nostri pensieri, cosicché, dopo aver fatto del nostro meglio riguardo alle cose esterne a noi, tutto quel che non si riesce è, per quanto ci concerne, assolutamente impossibile.
E solo questo mi sembrava sufficiente a impedirmi di desiderare per l’avvenire qualcosa che non potessi ottenere, e quindi a rendermi contento.
Infatti, poiché la nostra volontà è portata naturalmente a desiderare solo le cose che il nostro intelletto le rappresenta come possibili, è certo che, se consideriamo tutti i beni al di fuori di noi come ugualmente distanti dal nostro potere, non proveremo maggior rimpianto per la mancanza di qui beni che sembrano dovuti alla nostra nascita, qualora ne fossimo privati senza nostra colpa.
[…]
Ammetto però che sono necessari un lungo esercizio e reiterate meditazioni per abituarsi a guardare da una simile prospettiva tutte le cose; e credo che consistesse principalmente in questo il segreto di quei filosofi (gli stoici ndr) che in passato hanno potuto sottrarsi al dominio della fortuna e, nonostante i dolori e la povertà, rivaleggiare con i loro dèi nella conquista della felicità.
Infatti, non smettendo mai di considerare i limiti imposti dalla natura, essi si convincevano così fermamente che niente fosse in loro potere, se non i loro pensieri, che questo solo era sufficiente a esimerli dal provare alcun attaccamento per le altre cose; e disponevano dei loro pensieri in maniera così assoluta che avevano in qualche modo ragione di ritenersi più ricchi, più potenti, più liberi e più felici di tutti gli altri uomini, i quali, non professando tale filosofia, per quanto possano essere favoriti dalla natura e dalla fortuna, finiscono così per non disporre mai di tutto ciò che vogliono.
A conclusione di questa morale, mi proposi di fare una rassegna delle diverse occupazioni che impegnano gli uomini in questa vita, per tentare di compiere la scelta migliore; e senza dire nulla di quella degli altri, pensai di non poter far meglio che continuare nella mia, ovvero impiegare tutta la mia vita a coltivare la ragione e, per quanto mi fosse possibile, avanzare nella conoscenza della verità, seguendo il metodo che mi ero prescritto.
Da quando avevo iniziato a servirmene, avevo provato soddisfazioni così piene da non credere di poterne ricevere di più dolci, né di più innocenti, in questa vita; e scoprendo tutti i giorno, grazie ad esso, verità che mi sembravano molto importanti e comunemente ignorate dagli altri uomini, la soddisfazione che ne traevo riempiva talmente il mio animo che tutto il resto mi lasciava indifferente.
D’altra parte, anche le tre massime precedenti erano unicamente fondate sul mio progetto di continuare a istruirmi: poiché Dio ha dato a ciascuno di noi un qualche lume per discernere il vero dal falso, io non avrei creduto di dovermi mai accontentare delle opinioni altrui neanche per un solo istante, se non mi fossi proposto di impiegare il mio personale giudizio per esaminarle al momento opportuno; e non avrei potuto esentarmi da scrupoli nel seguire tali opinioni, se non avessi sperato di non perdere, per questo, alcuna occasione di trovarne di migliori, qualora ve ne fossero state.
Infine, non avrei potuto limitare i miei desideri, né essere contento, se non avessi seguito una strada che pensavo mi assicurasse l’acquisizione di tutte le conoscenze di cui sarei stato capace e nello stesso modo anche l’acquisizione di tutti i veri beni che mai averi potuto possedere; tanto più che, siccome la nostra volontà è portata a seguire o a rifuggire ogni cosa, solo in quanto il nostro intelletto gliela rappresenta come buona o come cattiva, è sufficiente giudicare bene per agire bene e giudicare quanto meglio possibile per fare anche del proprio meglio, ovvero per acquisire tutte le virtù e, con esse, tutti gli altri beni che è possibile acquisire; e quando si è certi che ciò accade, allora davvero non si può non essere contenti.
Dopo essermi assicurato così di queste massime e averle messe da parte, giudicai che, per quanto riguardava il resto delle mie opinioni, potevo liberamente cominciare a disfarmene.
Siccome speravo di poterci riuscire meglio conversando con gli uomini, piuttosto che rimanendo ancora rinchiuso al caldo di una stanza, immerso in questi pensieri, mi misi a viaggiare quando l’inverno non era finito.
[…]”

FINE SECONDA PARTE

§

Annunci

2 pensieri riguardo “DISCORSO SUL METODO di Cartesio Seconda Parte

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...