“Blue whale” ma non solo …


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Premessa : Philip Budeikin va messo in una cella e murata la porta !!!
Immondizia biologica ? … Lui ne fa parte ed è anche la più putrescente …

Però è troppo comodo dare a lui tutta la colpa !!!

La tecnologia piace a tutti, nessuno sa più farne a meno;
come tutte le cose uso ed abuso non producono gli stessi effetti.

Se dovessi parlar male delle innovazioni tecnologiche sarei immediatamente tacciato di oscurantismo e di volontà di ritorno al Medio Evo ma come si fa ad accettare cose come questa senza ribellarsi ?

Il mondo è governato ormai da esseri ricchissimi, potenti e senza scrupoli che hanno un solo esclusivo obiettivo ed interesse : avere il massimo profitto ed il massimo potere !
Ma la gran parte del loro potere gli viene concesso dalla gran massa di ignavi, servi, ignoranti che accetta tutto e partecipa al ‘banchetto’ (sepppur dovendosi accontentare delle briciole che cadono dalla tavola …) senza mai riflettere.

Il mondo potrà salvarsi solo grazie ad una massiccia e corposa rivoluzione culturale delle coscienze ma dubito che questo accadrà mai …

Nella fattispecie Internet è un mezzo dalle potenzialità immense (per nulla regolamentato): positive ma anche estremamente negative, può essere utilissimo ma può anche uccidere …
sperare che si autocontrolli e si limiti è impensabile, allora qualcuno dovrà pur assumersi l’onere di vigilare ed impedire che l’uso tracimi nell’abuso.
Ma di certo non si può assegnare questo compito ai politici perché il loro intervento sarebbe peggiorativo ed allora sono le famiglie che devono vigilare sui propri figli, controllarli di più, aiutarli … non si può permettere che crescano con degli ‘educatori’ che sono la TV, i Social, i Videogiochi violenti !
Occorre limitare l’ingerenza di questi ‘potenziali demoni’ nella loro crescita e nel loro sviluppo e si può fare solo attraverso delle ‘regole’ magari un po’ rigide ma assolutamente necessarie !

Una volta i bimbi giocavano (e socializzavano) all’aria aperta e sviluppavano la loro fantasia (avrete tutti costruito una capanna per gicare, no?) … oggi vedete un po’ voi …

I genitori sono tranquilli perché i loro figli son muniti di cellulare, così possono avvisare in caso di necessità … ormai li hanno già a 4/5 anni di età !
Follia !

Vorrei chiedere a questi genitori se è il lor medico che ha ordinato smartphone, iphone, tablet, etc etc

ma io mi domando … possibile non esistano più dei telefonini che servano solo per … telefonare da regalare ai nostri figli ???

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… pensate che questo io devo ancora averlo buttato in un cassetto …

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DISCORSO SUL METODO di Cartesio Considerazioni finali


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I più, certi ‘discorsi’ o non li conoscono, o non vogliono conoscerli, o non li capiscono.
Il risultato?
Guardatevi in giro …

Certo dalla lettura si nota evidente uno stile letterario non attualissimo, ma non è difficile intuirne la minuziosità tipica dell’epoca a cui risale (XVII° secolo) anche se ci potrà sembrare un po’ ‘pesante’; periodi molto lunghi ed un grande uso di vocaboli che oggi non è più di moda;
riflettiamo sul fatto che oggi la maggioranza delle persone ha un lessico ormai ridotto ad un centinaio di parole o poco più con le quali si esprimono concetti sempre più ‘approssimati’ e privi di ‘fondamenta’;
se poi pensiamo a coloro che in siffatta maniera discutono dei ‘massimi sistemi’ e sono chiamati a governare i popoli lo scoramento si palesa in modo inevitabile.
Questa lettura potrebbe sembrare quindi ‘difficile’ oppure ‘impegnativa’ ed oggi queste non sono virtù ma difetti per chi preferisce ‘sembrare’ agli occhi di chi, a sua volta, ‘sembra’, ma non è.
Se ci si dà un ‘metodo’ (questo o simili) questi ‘ologrammi umani’ si riveleranno per quello che sono, in tempi brevissimi.
Ed è proprio in ‘quei’ momenti che inizia una ‘lotta’ che, metaforicamente, è simile a quella di Don Chisciotte, contro i mulini a vento.
Ma come dicevano gli Hidalgos spagnoli, cioè gli haristoi:
L’eroe più puro è quello che combatte sapendo di perdere.
Mai abdicare a se stessi quindi …
Oggi ci propinano (ad arte e con … ‘metodo’) troppe distrazioni per impedirci di ‘pensare’ (e mi viene in mente l’ultimissima, il ‘giochino’ del momento per l’acquisto del quale genitori e figli fanno la fila … l’inutile cosa si chiama “fidget spinner”), a ‘loro’ occorre distrarci per impedire di domandarci chi siamo e cosa ci facciamo in ‘sto caxxo di mondo, oppure (se preferite e forse è più appropriato) in questo mondo del caxxo.

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DISCORSO SUL METODO di Cartesio Terza Parte


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Tutto il mio progetto mirava unicamente a rendermi più sicuro e a rimuovere il terreno instabile e la sabbia per trovare la roccia e l’argilla.
E ci riuscivo abbastanza bene, mi sembra, tanto che, nel tentativo di scoprire la falsità o l’incertezza delle proposizioni che esaminavo, non secondo deboli congetture, ma mediante ragionamenti chiari e fondati, non ne incontravo di tante dubbie da non riuscire a trarne sempre qualche conclusione abbastanza certa, se non altro proprio questa: che non conteneva nulla di certo.
E come abbattendo una vecchia casa se ne conservano di solito i materiali demoliti per servirsene nella costruzione di una nuova, così, distruggendo tutto quelle opinioni che ritenevi mal fondate, facevo diverse osservazioni e acquisivo parecchie esperienze, le quali, in seguito, mi sono servite a stabilire opinioni più certe.
Inoltre, continuavo a esercitarmi nel metodo che mi ero prescritto, perché, oltre ad aver cura di svolgere in generale tutti i miei pensieri secondo le regole stabilite, mi riservavo di tanto in tanto qualche ora per applicarlo in particolare ad alcuni problemi di matematica, o perfino ad altri che potevo assimilare a quelli delle matematiche (si riferisce alla ricerca di ottica, come Spinoza… ndr), separandoli da tutti i principi delle altre scienze che non reputavo abbastanza solidi.
[…]
Così, senza vivere apparentemente in modo diverso da quanti, non avendo altra occupazione se non quella di trascorrere una vita dolce e innocente, si impegnano a separare i piaceri dai vizi e, per godere del loro ozio senza annoiarsi, si concedono tutti i divertimenti onesti, io non smettevo di perseverare nel mio progetto e di progredire nella conoscenza della verità. forse di più di quanto avrei fatto se mi fossi limitato a leggere libri o a frequentare persone colte.
[…]
L’esempio di molti eccelsi ingegni che in passato si erano proposti lo stesso progetto, mi pare senza riuscirvi, mi fava supporre che vi fossero in esso tali difficoltà per cui, forse, non avrei osato intraprenderlo così presto, se non avessi sentito che già circolava la voce che ne ero venuto a capo.
Non saprei dire su cosa fondassero tale opinione: e, se io stesso vi ho apportato qualche contributo mediante i miei discorsi, deve essere stato perché confessavo ciò che ignoravo più ingenuamente di quanto siano soliti fare coloro che hanno studiato un poco, e anche, forse, perché, piuttosto che vantarmi di una qualche dottrina, mostravo le ragioni che avevo di dubitare di molte cose considerate certe dagli altri.
Ma avendo un animo sufficientemente fiero da non sopportare di essere preso per quel che non ero, ritenni necessario cercare con ogni mezzo di rendermi degno della reputazione che mi attribuivano; e sono passati anni da quando questo desiderio mi ha convinto ad allontanarmi da tutti i luoghi in cui potevo avere delle conoscenze e a ritirarmi qui, in un paese dove la lunga durata della guerra ha instaurato un ordine tale per cui le truppe ivi stanziate sembrano servire solo a far godere con maggior sicurezza i frutti della pace (si riferisce all’Olanda delle Province Unite ndr), e dove, tra la folla, di un grande popolo molto attivo e più sollecito nei propri affari che curioso di quelli altrui, senza mancare di nessuna di quelle comodità presenti nelle città più frequentate, ho potuto vivere solitario e ritirato come nei deserti più remoti”.

“Quel autre pays ou l’on puisse jouir d’une liberté si entiére”
(Quale altro paese dove si possa gioire di una libertà così intera)
– Elogio della libertà olandese (1631) – Cartesio –

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DISCORSO SUL METODO di Cartesio Seconda Parte


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“La mia terza massima era di cercare di vincere sempre me stesso piuttosto che la fortuna e di cambiare i miei desideri piuttosto che l’ordine del mondo, e, in generale, di abituarmi a credere che non c’è niente interamente in nostro potere, se non i nostri pensieri, cosicché, dopo aver fatto del nostro meglio riguardo alle cose esterne a noi, tutto quel che non si riesce è, per quanto ci concerne, assolutamente impossibile.
E solo questo mi sembrava sufficiente a impedirmi di desiderare per l’avvenire qualcosa che non potessi ottenere, e quindi a rendermi contento.
Infatti, poiché la nostra volontà è portata naturalmente a desiderare solo le cose che il nostro intelletto le rappresenta come possibili, è certo che, se consideriamo tutti i beni al di fuori di noi come ugualmente distanti dal nostro potere, non proveremo maggior rimpianto per la mancanza di qui beni che sembrano dovuti alla nostra nascita, qualora ne fossimo privati senza nostra colpa.
[…]
Ammetto però che sono necessari un lungo esercizio e reiterate meditazioni per abituarsi a guardare da una simile prospettiva tutte le cose; e credo che consistesse principalmente in questo il segreto di quei filosofi (gli stoici ndr) che in passato hanno potuto sottrarsi al dominio della fortuna e, nonostante i dolori e la povertà, rivaleggiare con i loro dèi nella conquista della felicità.
Infatti, non smettendo mai di considerare i limiti imposti dalla natura, essi si convincevano così fermamente che niente fosse in loro potere, se non i loro pensieri, che questo solo era sufficiente a esimerli dal provare alcun attaccamento per le altre cose; e disponevano dei loro pensieri in maniera così assoluta che avevano in qualche modo ragione di ritenersi più ricchi, più potenti, più liberi e più felici di tutti gli altri uomini, i quali, non professando tale filosofia, per quanto possano essere favoriti dalla natura e dalla fortuna, finiscono così per non disporre mai di tutto ciò che vogliono.
A conclusione di questa morale, mi proposi di fare una rassegna delle diverse occupazioni che impegnano gli uomini in questa vita, per tentare di compiere la scelta migliore; e senza dire nulla di quella degli altri, pensai di non poter far meglio che continuare nella mia, ovvero impiegare tutta la mia vita a coltivare la ragione e, per quanto mi fosse possibile, avanzare nella conoscenza della verità, seguendo il metodo che mi ero prescritto.
Da quando avevo iniziato a servirmene, avevo provato soddisfazioni così piene da non credere di poterne ricevere di più dolci, né di più innocenti, in questa vita; e scoprendo tutti i giorno, grazie ad esso, verità che mi sembravano molto importanti e comunemente ignorate dagli altri uomini, la soddisfazione che ne traevo riempiva talmente il mio animo che tutto il resto mi lasciava indifferente.
D’altra parte, anche le tre massime precedenti erano unicamente fondate sul mio progetto di continuare a istruirmi: poiché Dio ha dato a ciascuno di noi un qualche lume per discernere il vero dal falso, io non avrei creduto di dovermi mai accontentare delle opinioni altrui neanche per un solo istante, se non mi fossi proposto di impiegare il mio personale giudizio per esaminarle al momento opportuno; e non avrei potuto esentarmi da scrupoli nel seguire tali opinioni, se non avessi sperato di non perdere, per questo, alcuna occasione di trovarne di migliori, qualora ve ne fossero state.
Infine, non avrei potuto limitare i miei desideri, né essere contento, se non avessi seguito una strada che pensavo mi assicurasse l’acquisizione di tutte le conoscenze di cui sarei stato capace e nello stesso modo anche l’acquisizione di tutti i veri beni che mai averi potuto possedere; tanto più che, siccome la nostra volontà è portata a seguire o a rifuggire ogni cosa, solo in quanto il nostro intelletto gliela rappresenta come buona o come cattiva, è sufficiente giudicare bene per agire bene e giudicare quanto meglio possibile per fare anche del proprio meglio, ovvero per acquisire tutte le virtù e, con esse, tutti gli altri beni che è possibile acquisire; e quando si è certi che ciò accade, allora davvero non si può non essere contenti.
Dopo essermi assicurato così di queste massime e averle messe da parte, giudicai che, per quanto riguardava il resto delle mie opinioni, potevo liberamente cominciare a disfarmene.
Siccome speravo di poterci riuscire meglio conversando con gli uomini, piuttosto che rimanendo ancora rinchiuso al caldo di una stanza, immerso in questi pensieri, mi misi a viaggiare quando l’inverno non era finito.
[…]”

FINE SECONDA PARTE

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DISCORSO SUL METODO di Cartesio Prima Parte


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3646

“Prima di iniziare a ricostruire la casa in cui si risiede, non basta abbatterla e procurarsi materiali e architetti, o dedicarsi personalmente all’architettura, e averne inoltre accuratamente tracciato i disegni, ma poiché è anche necessario aver trovato un altro alloggio in cui abitare comodamente durante il periodo dei lavori, così io, per non restare irrisoluto nelle mie azioni, mentre la ragione mi avrebbe obbligato a esserlo nei miei giudizi, e per non smettere da quel momento di vivere quanto più felicemente mi fosse possibile, mi procurai una morale provvisoria composta solo da tre quattro massime.
[…]
Essendo stato educato fin dall’infanzia, e comportandomi, in ogni altra cosa, in base alle opinioni più moderate e più lontane dall’eccesso che fossero comunemente messe in pratica dalle persone più assennate con le quali avrei dovuto vivere.
Infatti, iniziando fin d’allora, in quanto volevo metterle tutte sotto esame, a non tener in nessun conto le mie opinioni, ero sicuro di non poter fare nulla di meglio che seguire quelle dei più assennati.
E sebbene tra persiani e cinesi vi siano forse persone altrettanto ben sensate che tra noi, mi sembrava più utile regolarmi su quelle con cui avrei dovuto vivere; e mi sembrava che, per sapere quali fossero le loro vere opinioni, dovessi fare più attenzione a come si comportavano che a quel che dicevano; non solo perché, per via della corruzione dei nostri costumi, ci sono poche persone che vogliono dire tutto quello che credono, ma anche perché molti lo ignorano essi stessi, essendo l’atto del pensiero con il quale si crede una cosa diverso da quello per cui si sa di crederla, e spesso l’una si compie senza l’altro.
E tra le molte opinioni ugualmente accolte sceglievo solo le più moderate, sia perché sono sempre le più facili da mettere in pratica, e verosimilmente le migliori, essendo ogni eccesso di solito negativo, sia anche perché, nel caso in cui mi fossi sbagliato, mi sarei distanziato meno dal retti cammino di quanto avrei fatto se, avendo scelto uno degli estremi, fosse stato l’altro quello da seguire.
E in particolare mettevo tra gli eccessi tutte le promesse che sottraggono qualcosa alla propria libertà.
Non che disapprovassi le leggi che, per rimediare all’incostanza dei deboli, qualora si abbia un altro progetto o anche un progetto qualunque per garantire le negoziazioni tra gli uomini, permettono che si facciano voti o contratti ai quali si resta vincolati nel tempo; ma poiché non vedevo alcuna cosa al mondo che rimanesse sempre nello stesso stato, e poiché, da parte mia, mi ripromettevo di perfezionare sempre di più i miei giudizi e non già di renderli peggiori, avrei ritenuto di commettere un grave errore contro il buon senso se, avendo allora approvato qualcosa, mi fossi obbligato a stimarla buona anche in un momento successivo, quando essa forse avrebbe smesso di esserla e io avrei smesso di considerarla tale.
La mia seconda massima consisteva nell’essere quanto più possibile fermo e risoluto nelle mie azioni e nel seguire, una volta che mi fossi determinato a farlo, le opinioni più dubbie con non meno costanza di quanto ne avrei usata nel caso fossero state del tutto fondate.
Imitavo in questo i viaggiatori che, essendosi smarriti in qualche foresta, non devono vagare girando ora in un senso ora nell’altro, né ancor meno fermarsi in un posto, ma procedere sempre, quanto più possibile, in modo rettilineo verso uno stessa direzione senza cambiarla per ragioni di poco conto, per quanto all’inizio sia stato magari unicamente il caso che li ha guidati nella scelta; infatti, così facendo, se non vanno esattamente dove desiderano, almeno arriveranno in qualche luogo, dove verosimilmente si troveranno meglio che nel mezzo di una foresta.
E così, poiché spesso le azioni della vita non consentono alcun indugio, è una verità molto certa che, quando non sia in nostro potere discernere le opinioni maggiormente vere, dobbiamo seguire le più probabili, e anche se non trovassimo le une più probabili delle altre. dobbiamo nondimeno optare per alcune di esse senza poi considerarle dubbie, riguardo alla loro messa in pratica, bensì verissime e certissime, perché verissima e certissima è la ragione che ci ha indotti a sceglierle. E ciò mi permise fin d’allora di liberarmi da tutti i pentimenti e i rimorsi che solitamente agitano le coscienze di quegli animi deboli e tentennanti che, privi di costanza, finiscono per praticare come buone cose che poi giudicano cattive.

FINE PRIMA PARTE

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Fastidiosi rumori


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3604

Stavo facendo una riflessione ispirata dall’ascolto di alcuni rumori provenienti dalla Tv e la riporto;
li definisco ‘rumori’ perché è troppo considerarli ‘discorsi’.
Senti il ‘fastidio’ montarti dentro e non trovi un modo per lenirlo che non sia lo spegnere l’elettrodomestico.
Sentir sproloquiare coloro che hanno distrutto il tessuto sociale di un Paese (sotto dettatura di una maledetta élite finanziaria), che hanno compiuto azioni contrarie alla logica ed al buon senso oltre che all’equità, che si sono macchiati delle peggiori onte … non riesco più a sopportarlo.
Di questi tempi va molto di moda l’uso del termine ‘populista’ e non avete idea di quanto sia ‘irritante’ sentirlo uscire dalle ‘loro’ bocche a cui consiglierei un abbondante uso di sapone per il ‘risciacquo’.
Ora che si parla di ‘elezioni’ (e sarebbe anche ora) e di ‘manovre ed accordi’ elettorali riescono a toccare vertici di vacuità inimmaginabili;
non ce la faccio ad ascoltare chi ha permesso che la casa crollasse ergersi ora ad ‘eleggendo’ architetto, unico in grado di attuarne la ricostruzione !
Io sono stanco di udire i ‘giochetti semantici’, le solite stantie promesse che hanno il sapore delle menzogne, è troppo evidente che sono tali eppure gli pseudo giornalai (definirli giornalisti è una offesa ai ‘veri’ pochi giornalisti che questo Paese ha avuto) senza battere ciglio ce le veicolano.
Ora promettono di risolvere i nostri (grandi) problemi mentre fino a ieri stando nei palazzi non hanno fatto altro che crearli ed ingigantirli !
Io sono stanco di assistere a tanta meschinità !
Io sono stanco di dovermi domandare : “ma ce state a pijà pe q.lo ?”
Io sono soprattutto stanco del fatto di conoscere la risposta …

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