l’Educazione


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Savater fa un bel sunto, espresso con una scrittura molto leggibile, dei tanti ‘temi’ della modernizzazione rispetto alle acquisizioni e ai comportamenti (sociali e non) derivanti dall’impianto culturale che ha preceduto lo tsunami tecnologico, sociale e valoriale che ha investito la fine del secolo breve e che prosegue, inarrestabile, nel secolo nuovo.
La destabilizzazione che ha investito, ormai, tanti è sotto gli occhi di tutti, comunque dei più attenti, e necessita di profonde riflessioni che riprendano in carico certi concetti ‘fondamentali’ che sono necessari per la formazione dell’uomo, e del suo essere sociale in un mondo che vuole considerarsi civile (nel senso che ha superato i ‘fantasmi’ del passato ed è capace di contribuire alla costruzione di un mondo più armonioso, rispettoso ed equilibrato).
Sta a dire che le dichiarazioni di intento, i proclami, le ipocrisie che esprimono i tanti ‘capataz’ che continuano imperterriti a recitare il loro copione senza ritegno e vergogna, devono essere sottoposti a un esame critico e ragionato (neanche tanto impegnativo sempreché si sia in possesso di informazioni, non di opinioni soltanto, che oggi sono di facile reperibilità; ma, anche qui, è necessario saper distinguere fra il ‘sostenibile’ e il ‘mistificante’).
E’ quindi necessario che si ripristini, di nostra sponte, il concetto e la figura di chi si occupa di ‘educare’ la gente a riflettere, giudicare con cognizione di causa, criticare, argomentare.
(NdR)

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Da   PICCOLA BUSSOLA ETICA PER IL MONDO CHE VIENE
di Fernando Savater

Capitolo L’EDUCAZIONE (un sunto)

“Chi studia o lavora in università sa che le nuove tecnologie hanno rivoluzionato soprattutto le attività di documentazione, permettendo di reperire su Internet bibliografie relative a qualunque argomento.
Naturalmente le nuove tecnologie hanno rivoluzionato anche la pratica didattica, con la possibilità di tenere lezioni a distanza.
Ma il vero problema, oggi, non sono tanto gli strumenti, quanto la difficoltà di mantenere vivo lo spirito di ricerca che è l’obiettivo primario della formazione accademica.
Di sicuro, sono i bambini a subire le maggiori conseguenze di tale trasformazione.
Un tempo si andava a scuola per imparare nozioni su materie (geografia, grammatica, storia, letteratura, musica) che a casa nessuno conosceva.
Si può dire anzi che tutte le conoscenze arrivavano dalla scuola e che l’insegnamento consisteva proprio in quello: nel trasmettere ai bambini informazioni a loro sconosciute.

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Oggi, invece, grazie alla TV e a Internet, la priorità della scuola non è più quella di informare, bensì quella di orientare l’alunno nel labirinto di informazioni in cui rischia di perdersi.
In altre parole, chi educa non può più limitarsi a trasmettere conoscenze, ma deve svolgere un lavoro di orientamento.
Da questo punto di vista, l’educatore diventa una sorta di bussola nel ginepraio di informazioni di cui siamo prigionieri, un ginepraio in cui è difficile distinguere la verità dalla menzogna e la serietà dalla frivolezza.
I bambini (ma non solo ndr) di oggi vanno educati a distinguere la qualità della informazione a cui hanno acceso, perché Internet (non c’è alternativa possibile, indietro non si torna) è destinato a invadere sempre più le loro vite e non ha senso cercare di proteggerli dal loro habitat e convincerli ad ascoltare i consigli della nonna.
Dobbiamo insomma sforzarci per sfruttare al meglio questi strumenti in funzione educativa e nell’interesse del cittadino.
[…]
L’educatore non può negare la realtà, e la realtà è che esiste un flusso di informazioni costante che mette insieme in un tutto indistinto elementi veri ed elementi falsi, elementi necessari ed elementi accessori, elementi rilevanti ed elementi irrilevanti.
Quello che dobbiamo fare è imparare a insegnare loro a navigare in questo mare.
Non si tratta più di scoprire cose, ma di dare una gerarchia e un ordine alle informazioni che trovano.
[…]
Il cambiamento è un riflesso di ciò che accade all’interno della società.

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Martha Nussbaum (filosofa ndr) insiste molto sul fatto che abbiamo smesso di utilizzare, nell’insegnamento, il metodo socratico di implicazione personale: un metodo che si basa sull’argomentazione.
Secondo questo metodo, non importa che uno sappia che Aristotele è nato a Stagira; importa sapere che cosa pensa delle riflessioni di Aristotele e quali riflessioni suscita.
[…]
Si dice che non pensiamo perché è la società che ce lo impedisce, siamo convinti che l’educazione che riceviamo ci impedirà di decidere per conto nostro e di sviluppare un nostro pensiero autonomo.
Però, se fosse vero che il contesto in cui viviamo ci obbliga a pensare in un certo modo, non ce ne renderemmo conto.
Tu, invece, a quanto pare te ne rendi conto, e se te ne rendi conto tu, perché non dovrebbero rendersene conto anche gli altri ?
Se è vero che la famigerata società ci condiziona tutti, perché ci sono opinioni discordanti?
[…]

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Chi detiene il potere (politica, banche, imprese) è probabile che abbia interesse a farti credere determinate cose e che cerchi di condizionarti.
Ma se sei capace di resistere a questo tipo di condizionamenti, se te ne rendi conto e riesci a ribaltare i loro argomenti, anche gli altri saranno capaci di farlo.
Ciascuno di noi (magari non tutti eh … ndr) è dotato di intelligenza e di risorse sufficienti per influire sulle persone che lo circondano.
Se vuoi cambiare le cose, è preferibile che ti circondi di persone dotate di una mente flessibile, capaci di riconoscere le buone argomentazioni e che non si lascino dominare dalla paura.

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Io non dico che l’educazione possa risolvere tutti i problemi, ma nella soluzione di ogni problema c’è un ingrediente che la buona educazione può fornire.
L’educazione è l’unico meccanismo capace di garantire una rivoluzione pacifica. L’educazione è l’antidoto contro il fato.
L’educazione è la cosa più sovversiva che c’è al mondo.
Però bisogna anche tenere presente che per pensare in modo autonomo bisogna possedere una serie di conoscenze su cui costruire il nostro pensiero.

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Pensare è un po’ come mettere in ordine una stanza.
La si può mettere in ordine in molti modi, ma non si può mettere in ordine una stanza vuota.
Gli oggetti che occupano la stanza possono essere ammucchiati, disordinati, disposti senza senso; può mancare qualcosa o esserci qualcosa di troppo; ma se dentro non c’è nulla, scordati di poterla mette in ordine.
L’educazione serve per stimolarti a pensare, ma anche a fornirti contenuti che poi dovrai essere tu a mettere in ordine.
Un’educazione che pretende di darti tutte le conoscenze già in ordine per impedirti di pensare sarà certamente una cattiva educazione; ma un’educazione che non offre conoscenza, che crede che il pensiero possa nascere spontaneamente dal nulla, lo sarà altrettanto.
Per quanta volontà e determinazione tu abbia, il pensiero senza contenuti né cose su cui ragionare non ti porterà da nessuna parte.
Per discutere non basta avere il coraggio di esprimere le proprie idee, bisogna anche conoscere i fatti su cui siamo chiamati a formulare le nostre opinioni.
Per questo il compito dell’educatore è così importante: perché è a lui che spetta fornire i contenuti.
L’apprendimento viene sempre da luoghi o persone che non appartengono al nostro mondo interiore e tutti ciò che viene da fuori deve essere messo in ordine.”

§

“Pensare è un po’ come mettere in ordine una stanza.
La si può mettere in ordine in molti modi, ma non si può mettere in ordine una stanza vuota”

Una riflessione che tutti dovrebbero fare … perché troppe sono le ‘stanze vuote’ …

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3 pensieri riguardo “l’Educazione

  1. Secondo me, sarebbe basilare recuperare il valore della vita. Di tutto ciò che la compone.
    Educarci ed educare ad apprezzare quel che vale, quel che è sano e che rilancia il desiderio e la progettualità della persona.
    Educare, significa trarre fuori. Che cosa? Cosa riuscire a portare alla luce? L’ unicità, la specificità. Tratti che ci fan distinguere dalla massa.
    Che non risiedono nel lato esteriore, ormai messo dalla società al primo posto. Ma nella parte interna.
    Ma spesso, i genitori, primi educatori dei figli, sono più attenti proprio al primo aspetto.
    L’apparire, supera di gran lunga il desiderio di comprendere l’altro.
    L’egoismo, surclassa l’altruismo.
    Io sono catechista. Quest’anno degli adolescenti.
    Ma vedo i colleghi alle prese con i bimbi più piccoli. C’è da mettersi le mani nei capelli.
    Un conto è la vivacità, un altro l’educazione.
    Rispondono male, sputano, ti sfidano.
    Non viene insegnato loro la parola” No”. Tutto è permesso.
    È un disastro……
    Grazie della riflessione.
    Buona domenica.

    Liked by 1 persona

    1. Beh cosa io penso (se segui il mio blog) è inutile ribadirlo;
      l’educazione è una cosa importante ed ultimamente peggiorata in qualità, su questo non ci sono dubbi;
      gli input esterni sono parimenti peggiorati (una volta i bimbi giocavano tra loro, all’aria aperta, utilizzando molto la fantasia … oggi stanno in camera con un videogioco e/o con la TV);
      tutto il mondo è peggiorato !!!
      L’Essere è stato abbandonato e sovrastato dall’Avere e dall’Apparire … ringraziamo modernità e globalizzazione e tutto il ‘contorno’ …

      tu dici : ” … la specificità. Tratti che ci fan distinguere dalla massa.”
      questo presuppone che un certo numero possa distinguersi ma che un gran numero è destinato a far parte del gregge … d’altro canto è sempre stato così …
      oggi però si assottiglia sempre più quella minuscola minoranza di coloro che dimostrano onestà intellettuale e capacità di analisi … ed anche per questo sappiamo chi ringraziare …

      buona domenica anche a te 🙂

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    2. comunque vorrei aggiungere una cosa su di te (ed in parte su di me):
      io ti ammiro molto e per tanti motivi anche se, non essendo credente, ritengo la catechesi una attività non positiva.
      E’ bello leggere quello che scrivi (e sapere che lo vivi) perché è un condensato di ottimi sentimenti, di ottimi pensieri, di ottime azioni, di pure ‘emozioni’ (appunto eheheheheh 😉 );
      io non sono certo un soggetto ‘ottimo’ come sei tu ma ci tengo a precisare che ritengo possibile (ed auspicabile) che anche in un ‘ateo’ alberghino l’altruismo, la generosità, la gratuità, l’empatia, l’onestà etc etc …
      questo per me è il ‘divino’ che dovrebbe esprimersi in ognuno perché ‘é dentro’ ognuno … basta riuscire a farlo venire fuori …

      Grazie per quello che sei (in primis) e per quello che trasmetti … 🙂

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