Realtà … reale o virtuale ???


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Dal libro di Savater eccovi alcuni brani che riguardano un aspetto importante delle nostre vite, che via via ha perso d’importanza e di senso, travolto da questa caotica modernità che (a ben vedere) non ha per niente l’aspetto del progresso, se con questo termine si intende un ‘progresso’ dell’umanità, dunque non meramente tecnologico.
Il tema in questione è l’educazione : il significato da assegnare alla parola è nel senso del concetto latino: ‘educere’ (tirar fuori ciò che sta dentro), quindi, esattamente come il termine greco di maieutica, di socratica memoria.
Sia chiaro che e-du-ca-re, non è lo stesso di in-se-gna-re.
Prima, però, come introduzione al ‘tema’, è necessario tracciare lo scenario attuale, che abbiamo accettato entusiasticamente, ma acriticamente, anche perché NESSUNO si è preso la briga di ‘educare’ giovani e vecchi all’uso di uno strumento tecnologico che, se ben interpretato, può aprire tante porte della conoscenza e della consapevolezza, ma può anche diventare un’arma micidiale per distruggere identità e personalità che avevano la volontà di crescere, ma che vengono distratte da ‘altro’, quasi mai significativo per le loro vite.
Che è poi la tanto citata ‘distrazione di massa’.
(NdR)

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Da    PICCOLA BUSSOLA ETICA PER IL MONDO CHE VIENE
di Fernando Savater

Capitolo    INTERNET E REALTA’

“Non sono così convinto che Internet abbia atrofizzato la nostra sensibilità.
Se un bambino rischia di morire sotto i nostri occhi, siamo ancora capaci di commuoverci e di stabilire un vincolo affettivo con lui.
Non credo che gli esseri umani siano improvvisamente diventati indifferenti alla realtà che li circonda.
Il problema è che oggi ci sono due realtà, una reale e l’altra virtuale, e spesso la realtà virtuale, che è anch’essa reale perché sta accadendo in qualche luogo, ancorché lontano, ci porta ad osservare la realtà come se fosse uno spettacolo.
[…]
Non è che i sentimenti si siano inariditi o che siamo diventati più freddi: è solo diventato più complicato identificare ciò che è reale e distinguerlo da ciò che è virtuale.
Platone, in uno dei suoi dialoghi, scrive: *Nessuno applica la morale ai sogni*.
Mentre dormiamo non ci comportiamo in modo morale né immorale perché quella dei sogni non è realtà ma un mondo creato da noi in cui nulla di ciò che facciamo avrà conseguenze.
[…]
Be’, la morale agisce in diversi ambiti.
Tutto ciò che accresce il nostro potere ridisegna il perimetro della nostra moralità.
Aristotele dedicò molte pagine e profonde riflessioni all’etica, ma non si pose mai una sola domanda sulla biogenetica, per il semplice motivo che ai suoi tempi non si sapeva che cosa fosse.
La biogenetica ci ha aperto molte possibilità e ci ha messo di fronte a problemi morali inediti.
Dobbiamo riflettere sulle nostre responsabilità morali.
Il primo problema che pone Internet è quello della veridicità.
Distinguere il vero dal falso è diventata una questione più complessa rispetto al passato.
Oggi da casa possiamo mandare messaggi falsi, erronei o addirittura nocivi a conoscenti e sconosciuti.
E’ una possibilità nuova che lancia una nuova sfida morale, perché spesso si tratta semplicemente di decidere se schiacciare o meno un tasto, il tutto senza uscire di casa, senza poter essere accusati e senza dover rendere conto a nessuno.
Il nostro potere è aumentato e, se prendiamo la vita sul serio, anche la nostra responsabilità aumenta.
Da questo punti di vista, siccome il potere implica sempre una assunzione di responsabilità, quando concediamo a qualcuno, in maniera democratica, il potere di fare cose che a noi non sono permesse, dobbiamo pretendere molto da chi lo esercita.
E’ per questo che ci indigniamo quando qualcuno, dall’alto di una posizione di comando, agisce in modo scorretto: perché sta abusando della nostra fiducia.
Con Internet, il potere di agire impunemente si è esteso, ciascuno di noi può generare la propria porzione di male senza quasi subirne conseguenze.
Le nuove tecnologie ci permettono di sapere più cose, di stare in più posti, di fare del male a più persone (quantunque non in maniera irreparabile, fortunatamente) rispetto a quanto concesso ai ‘prìncipi’ dei secoli passati, Internet rappresenta una enorme sfida morale per tutti i suoi utenti.
[…]
In questo senso Internet è una città enorme, con quartieri immensi e amorfi, in cui puoi cambiare costantemente identità.
Questa vertigine ti apre un ampio ventaglio di possibilità, ma comporta anche molti più rischi rispetto al fatto di accontentarsi di una vita serena, in cui i ruoli sono chiari e ben delimitati e tu sai chi sei e che cosa ci si aspetta da te.
Pima avevamo poche identità ma sicure, adesso ne abbiamo molte di più ma più precarie e vulnerabili”.

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E’ solo un sunto ma rappresenta bene lo scenario attuale.
La domanda è ora: ‘chi educa chi’ a non cadere nelle trappole che le nuove tecnologie (che, ricordiamolo, sono al servizio delle new economy) nascondono in ogni dove, fuori dalla vista dei ‘tanti’ dis-attenti o dis-educati?
Ed ecco che siamo ritornati ai vecchi, soliti, immarcescibili argomenti ed è per questo che il pensiero è circolare, piaccia o non piaccia.
Il catalizzatore di tutto, ma proprio tutto quello che serve all’essere umano per emanciparsi è sempre stato, è e sempre sarà uno e solo uno: la CULTURA  (dal verbo latino ‘colere’, coltivare), se stessi, in primis, e poi il ‘campo’ in cui si vive.
Per fare un’allegoria, potremmo poi dire che il campo in cui viviamo è costantemente irrorato dal Round Up (il tanto citato glifosato) che, però, pare proprio che stia distruggendo le piante più belle, lasciando crescere solo le ‘erbacce’, se mi passate la metafora…
(NdR)

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