Schiavitù mentale


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Un argomento semplice e complesso allo stesso tempo :
semplice per chi possiede integra la propria onestà intellettuale e una adeguata capacità di analisi,
complesso per tutti gli altri, gli indottrinati, gli ‘schiavi’ che ritengono di essere liberi ma che non lo sono.

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3602

Da    SISTEMI DI POTERE   (2013)
Conversazione sulle nuove sfide globali
di     Noam Chomsky

Capitolo    SCHIAVITU’ MENTALE

DOMANDA: Bob Marley, il famoso cantante reggae giamaicano, cantava un celebre verso: *Emancipati dalla schiavitù mentale*.
E’ un tema, questo, che ritorna spesso nelle sue opere.

N.C.: Conosco quella canzone. Sì è vero.
Quando gli individui hanno cominciato a reclamare maggiore libertà per non essere asserviti o uccisi o repressi, si sono sviluppate spontaneamente nuove modalità di controllo per imporre una forma di schiavitù mentale che le inducesse ad accettare un sistema di indottrinamento senza fare domande.

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Se si possono ingabbiare gli individui in modo che non si accorgano delle dottrine fondamentali né tanto meno le mettano in discussione, allora essi sono asserviti.
Non fanno che eseguire gli ordini, come se avessero una pistola puntata alla tempia.

DOMANDA: In alcuni dei suoi seminari, a chi le chiede come reagire ai problemi che tratta, lei ribatte che si deve cominciare con lo spegnere il televisore.

N.C.: La televisione inculca schemi di pensiero rigidi, che senz’altro ottundono le menti.

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Le dottrine non vengono formulate in maniera esplicita. E’ solo insinuato. Si insinua un sistema, e alla fine le persone lo fanno proprio.
Un valido sistema di propaganda non esplicita i propri principi o le proprie intenzioni.
E’ una della cause dell’inefficienza del vecchio regime sovietico, per quanto ne sappiamo.
Se si dice alle persone: ‘Dovete pensare così’, allora capiscono che è quello che il potere vuole che pensino, quindi escogitano un modo per sottrarsi a tale costrizione.

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E’ più difficile liberarsi da un sistema di presupposti non dichiarati che non da una dottrina esplicitamente enunciata.
E’ così che funziona una buona propaganda.
Il nostro apparato propagandistico è molto sofisticato, I fautori di questo sistema danno l’impressione di sapere perfettamente cosa fanno.
[…]

DOMANDA: Mi chiedo quale sarà il futuro dei libri in una cultura dominata dall’immagine. E lo chiedo a Lei, che è un lettore vorace.
Le sue abitudini in questo senso sono leggendarie, Siamo seduti nel suo ufficio, circondati da pile di libri. Come riesce a finirli tutti ?

N.C.: Non ci riesco, purtroppo.
Questa è la pila di libri urgenti. Ce ne sono molti altri accatastati altrove. Una delle esperienze più dolorose che cerco di evitare, nei limiti del possibile, è calcolare quanto tempo ci vorrebbe per finirli tutti, se leggessi con costanza.

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Leggere un libro non significa solo sfogliare le pagine.
Significa riflettere, individuare le parti su cui tornare, interrogarsi su come inserirle in un contesto più ampio, sviluppare le idee.
Non serve a niente leggere un libro se ci si limita a far scorrere le parole davanti agli occhi dimenticandosene dieci minuti dopo.
Leggere un libro è un esercizio intellettuale, che stimola il pensiero, le domande, l’immaginazione.
Temo che tutto ciò scomparirà.
Se ne vedono già le avvisaglie.
Negli ultimi dieci-vent’anni qualcosa è cambiato nei miei corsi: un tempo quando facevo dei riferimenti letterari, gli studenti sapevano più o meno di cosa stavo parlando, ma ora questo accade sempre più raramente, me ne accorgo dalle lettere in cui mi pongono di continuo domande su You Tube e mai su un libro o un articolo.
Spessissimo capita che giustamente mi chiedano: *Lei sostiene questo, ma su quali prove si fonda?*.
E magari in un articolo scritto nella stessa settimana in cui ho tenuto quella conferenza c’erano note ed analisi, ma a loro non è neanche venuto in mente di cercarle.

stacked books with a tablet on top

DOMANDA: Che significato ha tutto questo per la cultura intellettuale?

N.C.: La cultura intellettuale va deteriorandosi, è inevitabile.
E’ una questione che presenta aspetto contraddittori.
Prendiamo ad esempio gli ebook.
Sicuramente hanno dei vantaggi: puoi portarti mezza dozzina di libri da leggere durante un volo.
D’altro canto, se leggo un libro che mi interessa voglio poter scrivere dei commenti a margine, sottolineare delle parti, poter appuntare delle annotazioni sui ris-guardi.
Altrimenti non so neanche su cosa tornare.
Con un ebook non lo posso fare.
Le parole ti scorrono semplicemente davanti agli occhi, probabilmente non si fissano neanche nel cervello.
Lo stesso vale per Internet, L’accesso a Internet è una cosa grandiosa.
Vi è un’immensa quantità di dati a disposizione.
D’altra parte, però, è evanescente, a meno che non si sappia cosa cercare, non lo si memorizzi adeguatamente e non lo si inserisca in un contesto (!!! ndr), è come non averlo mai visto.
Non serve a nulla avere tante informazioni se non si riesce a estrapolarne un senso.
E questa operazione richiede pensiero, riflessione, ricerca.
Credo che tali facoltà si stiano in una certa misura perdendo.
Non è possibile verificarlo, ma sento che è così.”

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Uno dei principali problemi della moderna società è proprio l’ignoranza (in entrambe le sue accezioni) :
la mancanza di informazioni,
l’incapacità di elaborarle una volta avutele;

averle è sempre più difficile perché ci vengono negate da chi ci comanda ma quando si riesce comunque ad arrivare ad esse non si è più capaci di elaborarle.
Siamo diventati una umanità sempre più approssimata, sempre in debito con il tempo ma stra occupata in mille inutili e superflue incombenze, il tutto coltivato e fertilizzato da una propaganda che trova terreno fertilissimo dove attecchire :
propaganda, false informazioni, pubblicità … tutto cospira contro di noi.

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Va da sé che se si coltiva l’ignoranza si producono i frutti dell’ignoranza, apparentemente sono dolci, ma in effetti sono tossici per il tessuto sociale e connettivo di un Paese che, al di là dei proclami, vorrebbe considerarsi civile ed evoluto (quale non è, e se non cambia registri, mai sarà).

Tutto ciò spiega anche perché da anni ormai gli ‘uomini migliori’ in questo paese di pulcinella, o muoiono (per mano di … diciamo ‘ignoti’ ma che tali non sono), o vengono tenuti ai margini; la meritocrazia è morta e sepolta proprio perché non funzionale al sistema, perché ‘rischiosa’ (per loro ovviamente).

Non sia mai che l’intelligenza si faccia strada nelle teste della gente …

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