Lettera della Lesmo al Corriere : le vaccinazioni di massa non sono innocue – Medicina a piccole dosi


Risposta della Dr. Lesmo ad un articolo apparso sul Corriere ad Ottobre. Chiara, semplice ed efficace. Non a priori contro le vaccinazioni!

Sorgente:    Lettera della Lesmo al Corriere : le vaccinazioni di massa non sono innocue – Medicina a piccole dosi

Ora vi domando : chi può avere più credibilità tra questa laureata in medicina e la nostra ‘maestrina‘ ministra ???  Beh … Mieli pensa la ministra …

E ancora vi domandate perché siete disinformati ???

Comprensione e luoghi comuni


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In relazione alla manifestazione di ieri a Milano, evidenziato il senso di sconforto che non possiamo spendere ormai quotidianamente per una massa di rimbambiti e decerebrati, ci è partita una riflessione intorno al tema delle ‘immigrazioni’ su cui tutti cazzeggiano, ma con nessuno che prende in seria considerazione il principio di causalità…
Come mai questa situazione ha assunto delle dimensioni bibliche ?
Noi pensiamo di saperlo, ma noi non contiamo.
Abbiamo i ‘professionisti’ dell’aria fritta che, attraverso i megafoni dei media, disquisiscono, litigano, si stracciano le vesti, fanno riferimento alla ‘civiltà’ (che di certo non è una loro virtù), allo spirito cristiano (che per loro è pura e semplice ipocrisia), al motto della rivoluzione francese (che non conoscono, perché se la conoscessero, certe stronzate eviterebbero di dirle) ma che comunque riconducono con lo slogan: liberté, egalité, e soprattutto fraternité … da piegarsi dal ridere per non piangere !

Facciamo un piccolo esempio, apparentemente di poca significanza, che riguarda l’escalation delle partenze dalla Libia.
Sappiamo (noi almeno lo sappiamo) che in Cina stanno producendo gommoni extra size che sono poi quelli utilizzati dai cosiddetti ‘scafisti’.
Allora ci domandiamo: con gli attuali mezzi, ma ‘ste cavolo di ‘Intelligence’ quanto ci metterebbero a scoprire chi acquista questi gommoni (se davvero lo volessero fare) ?
E, fatto questo, risalire la filiera di chi sta guadagnando cifre enormi in questo esodo di derelitti umani (con qualche figlio di puttana incorporato).
Inoltre, se devono pagare un viaggio migliaia di dollari, non mi si può neppure continuamente venire a dire che chi parte è figlio della povertà più brutale.
La domanda successiva vien da se: ma allora perché non la fanno questa indagine ?
Forse perché ci sono degli interessi in campo che non si possono ostacolare ?
E che interessi sono ?
Fatelo anche voi un ragionamento, e senza aver paura di arrivare a certe conclusioni che, è vero che non si potranno mai provare (cfr. Pasolini), ma che non si discosteranno molto dalla realtà, senza dietrologie fanatiche, e senza parvenze di ‘complotti’.
Ad essere sincero io che sarei sicuramente tacciato di essere un complottista (per le mie idee) ritengo che la situazione sarebbe da rovesciare diametralmente;
il vero complottista è colui che rifiuta la versione ufficiale o tutti coloro che l’hanno ‘costruita’ per mistificare la verità ?
Kennedy per me l’ha ucciso la Cia, tra me e la Cia chi è che ha ordito un complotto ?
Idem per Moro, idem per le Torri gemelle e via discorrendo …
I complotti ci sono, e tanti, ma non è la gente ‘comune’ e, perché no, onesta che li crea, piuttosto chi, con questo immane casino ci vive e ci sguazza, sia facendo il ‘buonista’, sia facendo gli affaracci suoi.
Come dice il ‘bonario’ emiliano che, pur non avendo capito un piffero del mondo e dell’uomo, continua indefesso a sparare i suoi aforismi demenziali, spacciandosi per un ‘saggio’ de noantri:
*E’ quest’acqua qua* …

A proposito di ‘aforismi’, proviamo invece a rivolgerci a chi, queste cose le sapeva fare, e pure bene.
A chi mi riferisco?
Ma ad Arthur Schopenhauer no!?

(commento scritto a 4 mani)

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Da    AFORISMI SULLA SAGGEZZA DEL VIVERE

Capitolo    CONSIGLI E MASSIME

“La maggior parte della gente è così soggettiva che in fondo non prova interesse per altro che per se stessa.
Ne consegue che gli uomini, in tutto quello che viene detto, pensano subito a se stessi, e ogni casuale riferimento anche lontanamente attinente a qualcosa di personale attira e occupa tutta la loro attenzione, sicché essi non sono minimamente in grado di afferrare il contenuto oggettivo del discorso; ne deriva anche che per loro nessun argomento conta quando gli si contrappongono il loro interesse o la loro vanità.
Perciò si distraggono tanto facilmente, ed è così facile ferirli, offenderli, mortificarli che quando si parla con loro, anche nel modo più obiettivo, di qualunque cosa, non si sta mai abbastanza in guardia per evitare possibili riferimenti che potrebbero risultare urtanti per il loro prezioso e delicato ‘io’;
perché questo solo importa loro, e nient’altro; e mentre essi non comprendono e non gustano nel discorso altrui quanto c’è di vero, di bello, di raffinato, di spiritoso hanno la più delicata sensibilità per tutto ciò che, anche alla lontana e indirettamente, potrebbe ferire la loro meschina vanità, o che potrebbe riflettersi in qualche modo negativamente sulla loro preziosissima persona; nella loro suscettibilità essi somigliano a quei cuccioli a cui è così facile montare inavvertitamente sulle zampe, sicché poi siamo costretti ad ascoltarne i guaiti; oppure anche a un inferno pieno di piaghe e bubboni, col quale si deve prendere ogni precauzione per evitare ogni possibile contatto.
In qualche caso si arriva al punto che costoro considerino un’offesa il fatto che durante una conversazione con loro si mostri, o non si nasconda abbastanza, spirito e intelligenza, anche se al momento riescono a dissimularlo; ma poi quell’interlocutore ignaro si lambiccherà invano il cervello sul perché si sia attirato il loro rancore e il loro odio.
Persone simili però è altrettanto facile lusingarle e conquistarle.
Pertanto il loro giudizio è per lo più opportunistico, ed equivale a una dichiarazione in favore del loro partito o della loro classe, non è un’affermazione obiettiva e giusta.
La ragione di tutto questo è che in essi la volontà prevale di gran lunga sulla conoscenza, e il loro mediocre intelletto è completamente al servizio della stessa volontà, da cui non riesce a liberarsi neppure per un attimo.
[…]
Per ogni assurdità detta in pubblico o in privato, o comparsa in un’opera letteraria e accolta con consenso, o quanto meno non confutata, non si deve disperare e ritenere che ormai non ci sia più niente da fare; ma si deve essere consapevoli e confidare che col passar del tempo la cosa sarà rimuginata, chiarita, meditata, considerata, discussa, e nella maggior parte dei casi infine rettamente giudicata; sicché dopo un intervallo di tempo proporzionato alla sua difficoltà, alla fine pressoché tutti comprenderanno quello che la mente illuminata aveva visto subito (per i più, è necessario che si trovino nella merda fino al collo ndr).
Nel frattempo, naturalmente, bisogna pazientare.
Infatti chi ha giuste intuizioni in mezzo a cervelli confusi si trova come uno che abbia un orologio che funziona in una città dove tutti i campanili hanno orologi che vanno male.
Lui solo conosce l’ora esatta, ma a che gli giova ?
Tutti si regolano secondo gli orologi della città che indicano l’ora sbagliata, persino chi è al corrente che solo il suo orologio segna l’ora giusta”.

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Saranno ora chiari i perché di certe dinamiche sociali, perché certa politica sia fatta in un certo modo, perché certa gente ‘partecipi’ (in maniera acritica) ad happening, spacciati per ‘battaglie’ di civiltà, senza nessuna contezza della cause e dei motivi che danno origine a sommovimenti di interi popoli, in fuga o spinti a lasciare il loro paese per un incerto futuro altrove, dove troveranno (come sempre è stato) chi è disposto ad accoglierli, per poterli poi sfruttare.
In ‘soldoni’ gli interessi in piazza ieri, erano questi e solo questi, anche per gli ‘eventuali’ ignari che sfilavano (fermo restando che la stra grande maggioranza era probabilmente composta da ‘stranieri’ cioè gli ‘accolti’ e non gli ‘accoglienti’ …).
Il ‘viaggio’ che abbiamo fatto (con tanti post precedenti) nelle pieghe della cosiddetta ‘economia’, ci permetterà di ‘incastrare’ questo ‘nuovo’argomento’, perché (piaccia o non piaccia) nel puzzle che è la nostra vita, sono aumentati, e di molto, i tasselli …
Sempre più difficile e complesso, ‘siore e siori’, ma non impossibile, sempre che ci stia a cuore conoscere e comprendere, non fosse altro per non farsi prendere per il q.lo …       🙂
(ri-citazione)

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la strada che …


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LA STRADA CHE NON PRESI

Due strade divergevano in un bosco giallo
e mi dispiaceva non poterle percorrere entrambe
ed essendo un solo viaggiatore, rimasi a lungo
a guardarne una fino a che potei.
Poi presi l’altra, perché era altrettanto bella,
e aveva forse l’ aspetto migliore,
perché era erbosa e meno consumata,
sebbene il passaggio le avesse rese quasi simili.
Ed entrambe quella mattina erano lì uguali,
con foglie che nessun passo aveva annerito.
Oh, misi da parte la prima per un altro giorno!
Pur sapendo come una strada porti ad un’altra,
dubitavo se mai sarei tornato indietro.
Lo racconterò con un sospiro
da qualche parte tra anni e anni:
due strade divergevano in un bosco, e io,
io presi la meno percorsa,
e quello ha fatto tutta la differenza.

Robert Frost

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la ‘Crescita’ che impoverisce


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e non è un calembour  … (per nostra sfortuna)

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Andiamo a leggere, ancora una volta, alcune pagine de

L’ANTIMANUALE

perché contiene, in ogni pagina, spunti di riflessione arguti, critici, argomentati e storicamente ineccepibili.
Veramente una chicca !

Capitolo   DALLA PARTE DEI PAESI POVERI

“L’assenza di protezione delle industrie nascenti e, ancora, il famoso fenomeno dei rendimenti crescenti spiegano la catastrofe del Sud del mondo, incapace di formare una mano d’opera qualificata, costretto a specializzarsi nella vendita dei prodotti primari (materie prime o frutta o legumi), e preso dall’ingranaggio che l’economista Jadig Baghwati ha denominato *la crescita che impoverisce*: quanto più il mio tasso do crescita sale, tanto più mi impoverisco.

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Per esempio, supponiamo che io voglia a ogni costo favorire le industrie esportatrici del mio paese, per farvi affluire valuta estera con cui sviluppare il settore esportatore dell’economia, accresce ulteriormente i proventi in valuta e così via.
Provocando artificialmente la crescita di questo settore, che beneficia certamente di un vantaggio strategico sulla concorrenza estera (la Francia metropolitana non lotterà per andare a produrre, poniamo, banane in Costa d’Avorio), metto in difficoltà gli altro settori della mia economia, in quanto provoco un forte rialzo dei prezzi delle risorse interne che si ripercuote anche sugli altri settori nazionali (inflazione).
Così o prezzi della benzina, del pane, del lavoro s’impennano.
Gli altri settori (pensiamo all’industria tessile in India o all’artigianato del ferro in Africa) vanno in rovina ed eccomi obbligato a importare prodotti alimentari a basso prezzo, inferiore al costo di produzione dell’agricoltura locale.

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I contadini abbandonano i campi e per nutrire questa popolazione, che va a ingrossare le bidonville, devo indebitarmi.
Le esportazioni del mio famoso settore esportatore non bastano più a coprire gli interessi del debito, quindi devo contrarre altri debiti.
La splendida scelta di promuovere un’industria esportatrice ha rovinato il paese.
I super-profitti del settore esportatore nascondono la rovina di altri settori, della quale nessuno si accorge, perché il settore autarchico dell’economia non è rilevato dalla contabilità nazionale, mentre le esportazioni lo sono.
Fino al giorno in cui l’industria esportatrice si ferma a sua volta, per l’impossibilità di rimborsare i debiti.
La storia diviene ancor più assurda quando i banchieri dei paesi del Nord del mondo, dopo la triplicazione del prezzo del petrolio nel 1973 corteggiano i paesi del Sud e li incitano a indebitarsi dicendo: ‘Forza, ecco i prestiti! Viva la produttività!’
A volte le cose sono ancora più brutali.

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L’Inghilterra ha annientato l’industria tessile indiana.
Quando non imponeva di comprare prodotti tessili inglesi, vietava di produrne in India.
L’Inghilterra ha rovinato un continente per mettere le mani su un’industria, quella tessile, che gli ha restituito cent’anni dopo, quando non presentava più alcun interesse (però diede origine alla prima rivoluzione industriale europea ndr).
Perché l’Inghilterra ha agito in questo modo?
Perché obbediva alle decisioni della lobby tessile.
[…]
Oggi l’Europa e gli Stati Uniti parlano per conto delle loro lobby agricole, ingozzate di sovvenzioni, che stanno dando il colpo di grazia alle economie dell’Africa e di altre regioni.
Ma sempre in nome della ‘libertà di commercio’.
Non si può concludere questo breve ‘giro di pista’ del commercio internazionale senza parlare del Tour de France.
Il Tour offre una bella metafora della concorrenza.
Supponiamo che un corridore faccia ricorso al doping.
Che cosa fanno gli altri? Si dopano anch’essi, altrimenti la vera gerarchia dei valori risulterebbe alterata.
Che cosa si può fare per evitare che il Tour diventi la corsa dei dopati?
Ci vuole una legge per tutti, una protezione che garantisca l’assenza di doping, invece di lasciare il mercato libero di fornirlo.

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Sul piano della concorrenza internazionale la ricerca di costi bassi, di manodopera a buon mercato, le ragazzine che in Cina lavorano 70 o più ore alla settimana sono l’equivalente del Tour dei dopati.
Si potrebbe immaginare una competizione leale. dove le leggi sul lavoro sono uguali per tutti, dove i fanciulli sono protetti, dove la qualificazione del lavoro e non soltanto il suo sfruttamento, generi crescita.
Va in questo senso il commercio ‘equo’, dove si scambiano soltanto beni prodotti in modo da riflettere un minimo accettabile di diritti sociali e di rispetto dell’ambiente.
Il commercio internazionale ha arricchito il pianeta?
Il mondo è diventato più ricco?
Ecco una bella domanda da esame di filosofia!
Gli economisti da parte loro non esitano a rispondere di sì, il mondo, l’umanità si sono arricchiti dal tempo della grotta di Lescaux, risalente a circa 150.000 anni fa. I nomadi cacciatori- raccoglitori, che vivevano come parassiti di branchi di bisonti e di cavalli selvatici, si sono sedentarizzati.
Hanno creato la religione, lo Stato, la moneta e poi il capitalismo.
La popolazione del mondo è aumentata di molto, proprio come la sua speranza di vita.
Non so se l’ora passata da Ulisse a contemplare un tramonto a Itaca valesse più o meno dell’ora del turista obeso che scende dal suo pullman per scattare fotografie.

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E forse il piacere provato da Blaise Pascal nel cercare di risolvere un problema di gioco d’azzardo posti dal suo amico De Méré, grande giocatore, non è diverso da quello del ricercatore del CNRS (Centro Nazionale per la Ricerca Scientifica) che si sforza di scoprire una nuova molecola.
Ma so di sicuro che in Francia gli uomini vivono più a lungo, in condizioni di vita (per quanto concerne l’accesso all’acqua, per esempio o ai farmaci) migliore di quelle dei non lontani antenati del XVIII secolo.
Sono anche più felici?
Questo è un altro paio di maniche.
Un economista direbbe di sì, poiché lui misura il benessere per mezzo della quantità: un individuo che ha due automobili, secondo l’economista, è necessariamente più felice di un individuo che ne ha una sola.
Può darsi che il nostro proprietario di vetture non provi alcun piacere nel contemplare un cielo stellato o un roseto in fiore, nell’annusare un profumo che non sia quello della benzina, ma si tratta di ‘effetti esterni negativi’, di danni collaterali, di prodotti congiunti qualitativi inseparabili dal prodotto principale, l’automobile, fattori non misurabili (mentre l’automobile dà una felicità misurata dal suo prezzo) quindi fuori dall’economia.
L’economia vi dirà:
‘Guardate la Cina! Che tasso di crescita! Che aumento del reddito pro capite!
Il miracolo del capitalismo si sta compiendo!’

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Ma forse il benessere non è la felicità e il nostro economista, divenuto improvvisamente pensoso, vi proporrà la favola del ciabattino e del banchiere di La Fontaine, con una riflessione sulla grande felicità che, secondo lui, alberga nel cuore del ‘primitivo’, dell’aborigeno, dell’indiano, dell’africano che ha potuto conoscere grazie alla sua agenzia di viaggi e turismo.
‘Eh sì, lui sì che sa vivere, sa che un tramonto vale più di un conto in banca’ mormora l’economista aprendo il frigorifero.
Ma ecco come stanno le cose: oggi, per molti paesi del Sud, non soltanto il tramonto è fuori questione, in quanto le bidonville e l’inquinamento impediscono di vedere qualsiasi cosa, ma la speranza di vita non cresce più, dato che le epidemie devastano le popolazioni.
E all’orizzonte si profilano nuove minacce, come gli ostacoli all’accesso all’acqua.
Si può pensare, senza ridere, che un giorno tutta la popolazione del mondo potrà fare questa scelta incredibile: aprire un rubinetto e utilizzare l’acqua che esce per… berla?”

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Ricordiamo che la pubblicazione è del 2003, quindi quattordici anni fa,
si può valutare come le ‘situazioni’ si sono andate evolvendo o involvendo.
Circa il rubinetto e l’acqua, una testimonianza di Exodus che aveva persone impegnate in una bidonville a Nairobi, riportava la notizia che un litro di Coca Cola, costava meno che procurarsi un litro d’acqua.
Da non credere ma era così (speriamo non lo sia più, ma sussistono seri e motivati dubbi) !
Pertanto, il consiglio è, al primo cosiddetto ‘politico’ che spara la solita cavolata/slogan ‘aiutiamoli a casa loro’, di mandarlo serenamente a quel paese (sappiamo come li ‘hanno aiutati’ fino ad oggi).

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E, per quanto riguarda il ‘mortadella’ (riesumato in video ed audio nei giorni scorsi) sapete che, attualmente, è incaricato dall’ONU per ‘risolvere’ (come? as usual !) alcuni problemi dell’Africa sub-sahariana e del Sael ?
Una farsa !
La ‘solita’ farsa !
Perché, piaccia o non piaccia, stiamo vivendo in un mondo-farsa, in attesa della tragedia finale …
Auguri neh…           😉
(citazione)

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E di mio cosa posso aggiungere ?
E’ stato già detto tutto, ora occorrerebbe passare alle azioni ma, considerando quelle che sono state intraprese fino ad ora, non si capisce se questa è una ‘speranza’ oppure una ‘previsione funesta’ …                   😦

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