la Legge Vs il Profitto


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Il testo che segue è tratto sempre da

SOCRATE AL CAFFE’    di Marc Sautet

Capitolo    VITTORIA DELLA LEGGE DEL PROFITTO ?

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“A tutti coloro che da qualche tempo deplorano la sconfitta del pensiero sembra sfuggire una riflessione, e cioè che il pensiero a cui fanno riferimento proviene dalla vittoria dell’economia commerciale sui rapporti feudali tra uomo e uomo.
I Lumi non misero in gioco solo la vittoria della ragione sulle credenze e sulla superstizione.
La loro fu anche una vittoria sulla penuria, sulla miseria, sulla precarietà dell’esistenza della stragrande maggioranza degli uomini.
Se vinciamo, promettevano gli spiriti illuminati, toglieremo la maledizione che pesa sul destino del genere umano.
E’ soltanto grazie a questa premessa che la scienza moderna ha potuto prevalere sulla Rivelazione Cristiana.
Che si interessino al movimento dei corpi celesti o alla circolazione delle merci, dal Rinascimento in poi tutti i pensatori che contano attingono l’ispirazione dallo sconvolgimento dei rapporti sociali provocato dalla rivoluzione commerciale: non è più il possesso della terra che conta, ma quello dell’oro.
Prima di essere la vittoria di un pensiero nuovo, l’evento dei Lumi deriva da una pratica nuova, lo scambio di merci, che va a sostituire quello dei servizi.
[…]
Due secoli dopo le promesse fatte da Adam Smith, che proclamava la buona novella della prosperità per tutto sotto il regno della legge del profitto, possiamo rimanere ottimisti?
La rivoluzione commerciale ha seguito il suo corso: ha diffuso, così come era stato previsto, i propri benefici sulla superficie del pianeta ?
Alcuni lo affermano senza batter ciglio, ostentando una fiducia incrollabile nell’evoluzione del commercio mondiale,
Alla fine di questo ventesimo Secolo (ricordiamoci di contestualizzare: il
libro è del 1998 ndr) il bilancio è ai loro occhi ‘globalmente positivo’.
La specie umana raggiunge uno stadio di sviluppo ineguagliato nella storia: mai la produttività del lavoro umano è stata così elevata, la vita umana così lunga, l’istruzione così generale e l’igiene così diffusa.
In breve, mai il genere umano è stato così bene.
Come non rallegrarsi di un tale progresso ?
Senza contare tutte le innovazioni che nasconde e che vediamo spuntare all’alba del terzo millennio nell’utilizzo delle fonti di energia, la trasformazione dei materiali, i trasporti delle merci e la trasmissione delle informazioni a beneficio di un’umanità sempre più omogenea e ingegnosa.
Certo, ammettono costoro, esistono ancora alcune disparità !
Dei sei miliardi (all’epoca ndr) che popolano ormai il pianeta, la maggior parte vive nella miseria…
[…]
Ma da allora, non è forse evidente che le disparità sono scomparse, e che tutti gli strati e della società e le nazioni d’Europa (!!!) hanno superato questa prova ?
Che il peggio è passato ?
E perciò, non conviene considerare alla luce di questa esperienza ciò che oggi osserviamo su scala planetaria ?
Esisterebbe sicuramente una soluzione molto semplice: poiché i paesi ricchi hanno troppe merci e capitali e i paesi poveri non hanno abbastanza, basterebbe che gli uni dessero agli altri ciò che hanno di troppo, affinché tutto si sistemi.
Ma va da sé che se l’umanità potrebbe momentaneamente trarre vantaggio da questa operazione, la cosa non sarebbe valida a lungo termine, perché andrebbe a scapito della legge del profitto personale, vale a dire dello sforzo richiesto per innovare.
Così è preferibile prestare capitali ai paesi poveri affinché questi ultimi acquistino dai paesi ricchi la sovrapproduzione, e diminuire la quantità di merci che producono questi ultimi, almeno finché il potere d’acquisto dei primi non basti ad assorbire tutto.
Non vi è nulla di ideale in tutto ciò, nessun effetto magico, ma almeno esistono un realismo e una logica in linea con i rimedi che hanno permesso ai paesi ricchi di riuscire a colmare l’abisso che si era creato tra loro e in seno a loro.
Alcuni ragionano così, nelle alte sfere, esistono ancora fedeli di Adam Smith ai posti di comando, persone che, senza chiudere gli occhi sulla realtà, non perdono il sangue freddo e, contrariamente al buon numero di intellettuali sconvolti dai sintomi di decadenza della loro cultura, guardano in faccia le vere calamità del nostro tempo rimanendo comunque ottimisti.
Che il ‘regime’ che preconizzano conduca a un inasprimento della concorrenza tra ‘paesi ricchi’, che ciò provochi all’interno di questi uno sviluppo irreversibile della disoccupazione, del debito pubblico e della consumazione di droga, che esacerbi la tensione tra il Nord e il Sud del pianeta, che il rimborso del loro debito e l’esplosione demografica costringano i paesi poveri a produrre quantità sempre maggiori di narcotici e a distruggere il manto vegetale del pianeta, tutto ciò non scompone minimamente questa gente, poiché basta che volgano lo sguardo indietro per assicurarsi che il capitalismo ha sempre saputo trovare i mezzi per superare le sue crisi.
Non sappiamo però se si rendono conto di quello che dicono.
Il pessimismo dei profeti della barbarie si fonda su un punto di vista geocentrico secondo cui i lumi della mente, come l’astro solare, seguono una curva nel cielo della civiltà: dopo l’alba, l’aurora, il pieno giorno, il crepuscolo e infine la notte.
Impossibile farsi garanti di tali geremiadi poiché poggiano sulle apparenze e non sulla realtà.
Ma l’ottimismo di coloro che hanno ancora fiducia nel modello inaugurato dalla civiltà occidentale è più affidabile ?
Certo questi signori non sono vittime delle apparenze: sanno che non è nella sfera della mente ma in quella dei rapporti commerciali che si gioca il futuro, come il passato.
Ma ciò non significa che per questo dobbiamo avere fiducia in loro,poiché essi non vedono dove li porta il modello giusto.
Infatti, non è perché il movimento del Sole è illusorio che la Terra non si muove; al contrario, è proprio perché essa si muove che il Sole sembra sorgere, descrivere la sua curva diurna sopra le nostre teste e infine tramontare; perciò sarebbe del tutto impossibile che la rivoluzione commerciale abbia fatto il suo tempo e che il mondo moderno, continuando a girare sul suo asse, sprofondi inesorabilmente nella notte.
Direte forse che se ci chiedessimo a che punto è questa rotazione, la risposta non competerebbe certo alla filosofia, definitivamente fuori gioco, tanto la situazione è divenuta complessa.
Che se si tratta di capire verso quale mondo andiamo, è meglio puntare su scienze nuove, come la futurologia, che comincia a farsi un nome.
Che se le scienze umane vengono colte in fallo, è perché ognuna pretende di fornire la giusta analisi, mentre dovrebbe collaborare, tenuto conto delle novità delle regole del gioco.
Che l’interdisciplinarietà si impone in tutti i sensi, che bisogna farla finita con l’abisso che separa le scienze dette ‘umane’ dalle scienze della natura, che esiste già una teoria recente, la teoria del caos, capace di stabilire un ponte molto efficace tra il mondo delle particelle elementari della fisica e quello dei protagonisti economici.
Ecco il giusto approccio al futuro !
Un approccio molto più indicato del ritorno alla filosofia, il cui esercizio, nel migliore dei casi, ci farebbe tornare duemilacinquecento anni indietro…
Quanto buon senso !
Ma abbiamo visto quello che valeva il buon senso nella comprensione del passato…
Vedremo ora che, per capire cosa ci aspetta, avremmo tutto da guadagnare ritornando, precisamente, duemilacinquecento anni indietro, per assurdo che possa sembrare…”.

§

Considerato che Sautet non era un preveggente, ma un ‘semplice’ filosofo, con una forte propensione a condividere i suoi pensieri con tutte le persone di ‘buona volontà’, che dire di questo suo intervento?
Certamente fa riflettere.
Fa riflettere sui difetti delle scelte e e delle azioni umane che non sono regolate da un disegno organico e soprattutto onnicomprensivo ma solo da parametri di convenienza (più o meno vicina nel tempo);
fa riflettere sul fatto che occorre capire le logiche anche economiche (quelle vere però) prima di recarsi alle urne: così come capita per la politica anche l’economia è un qualcosa di cui ci si può anche non occupare ma (statene certi) ‘lei’ di voi si ‘occuperà’ di sicuro (presto e non con garbo) !
Ognuno potrà dare la sua opinione su come va il mondo; io personalmente penso che vada molto male, nell’attuale e, peggio ancora, in prospettiva.
Pare però che ci sono milioni di persone (ignavi a dir poco) che si disinteressano del problema e così facendo lo ingigantiscono (perché non si oppongono a scelte ed azioni palesemente nefaste, perché supportano con l’assenza della loro critica, coloro che queste scelte compiono).
Si … l’unica spiaggia dove cercare riparo da questo ‘mare burrascoso’ è laggiù … duemilacinquecento anni indietro …

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