L’Economista e l’opinione pubblica


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Il buon Maris, nel suo famoso  ANTIMANUALE, trattò questo scottante argomento da par suo, così… :

Capitolo   L’ECONOMISTA E L’OPINIONE PUBBLICA

“L’economia è un racconto di fate, una ‘finzione immaginaria’?
Due grandi economisti americani, molto ortodossi, rispondono di sì:
*La teoria contemporanea traccia un quadro della vita economica che, lungi dall’essere nitido, è ‘diafano’ e ‘irreale’*
(cfr. ‘L’economie devient-elle une science dure?’ di Robert Clower e Peter Howitt).
L’economista continua a elaborare i suoi modelli all’ombra del potere, in un linguaggio complicato quanto basta per impedire di guardare troppo da vicino.
E ora, in nome del potere, si rivolge direttamente all’opinione pubblica.
Quando l’economista parla a fianco del Principe , parla anche in veste di ‘esperto’ e si rivolge a un’opinione pubblica che non ne capisce nulla.
‘Lei è un economista? Ah, per me l’economia… è un mistero’.
‘Meno male’ pensa l’esperto, che a questo punto può esternare alcune idee di ‘immediata evidenza’ per l’opinione pubblica: la funzione è inefficiente, la salute costa cara, i funzionari godono di posizioni di rendita (contrariamente agli imprenditori che creano ricchezza), e così via.
Senonché la scienza, contrariamente al giudizio dell’esperto, rifiuta l’opinione:
*La scienza, sia per un’esigenza di compiutezza sia per principio, si oppone assolutamente all’opinione.
Se le accade di legittimare l’opinione su un punto particolare, è per ragioni diverse da quelle che fondano l’opinione stessa; cosicché, per principio, l’opinione ha sempre torto.

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Non si può fondare nulla sull’opinione, bisogna innanzitutto distruggerla* ha affermato Gaston Bachelard (filosofo della scienza ndr).
Allora occhio!
Il nostro scienziato, che si è camuffato da esperto e si rivolge all’opinione pubblica, non ha più alcuna legittimità e si ha il diritto di chiedere, a lui come all’uomo politico al cui fianco si esibisce proficuamente, da dove provenga la sua ‘ideologia’ (in senso letterale. a quale schieramento si allineano le idee che ci propina).
Per esempio su ‘Libération’ tutti i lunedì un esperto tratta temi economici: si alternano un professore del FMI, un docente di Ginevra, un professore del Politecnico e il direttore dell’Ufficio studi della Caisse des depots et consignations, che spesso compare anche su Le Figaro, Le Monde, Les Echos e altrove.
Non è il peggiore, ma in quanto esperto no sa nulla: qualche tempo fa, nel gennaio 2000, proclamava a gran voce che l’indice di Borsa CAC 40 sarebbe giunto presto a 10000, non vedeva altra ipotesi possibile.
Tre anni dopo l’indice è a 2500.
Il che dimostra che in economia non si può prevedere nulla (stante le regolamentazioni attuali ndr).
L’esperto può parlare egregiamente della recessione giapponese o di quella tedesca, insomma di fatti, della congiuntura.
Ma non può prevedere nulla.
Una volta decifrati, i discorsi degli esperti si riducono a sintesi molto semplici. Cose del genere: ‘viva il mercato, viva l’efficienza e la fiducia, viva il commercio e la flessibilità’, oppure: ‘oggi non si può dire molto e domani è un altro giorno’.
Quando si passa alle raffinatezze di una retorica più complicata, destinata a far colpo sui creduloni, si resta sbalorditi dall’incredibile banalità apologetica del discorso dell’esperto, che maschera a malapena un’ignoranza sovente crassa, ma sempre consustanziale: ‘la dura giusta legge dei mercati’; ‘i mercati si interrogano’; ‘la Borsa è inquieta’; ‘la Borsa è euforica’; ‘i mercati risentono della mancanza di visibilità’; ‘ la schiarita è provvisoria?’; ‘l’aspettativa dei mercati’; ‘la crescita sembra consolidarsi’; ‘c’è sempre da sperare in un probabile rimbalzo’; ‘la fiducia, la fiducia, presto tutto andrà meglio, sempre che non vada peggio, o viceversa’ (sintetizzando: la famosa luce in fondo al tunnel ndr).
L’esperto naviga nella retorica dell’incertezza.
Svolge un’onesta funzione sociale, come il prete o lo psicanalista ?
E’ lo stregone che placa e scaccia le forze maligne del futuro e del tempo ?
E’ piuttosto un indovino, un oracolo di Delfi, Il tempo è un grande nemico dell’economia, giacché non si sa mai come sarà il domani.
Dunque l’esperto fabbrica concetti.
Come, per esempio, la new economy.
In realtà la new economy non è altro che l’economia, così come i ‘nuovi’ economisti non sono altro che i vecchi economisti, soltanto più ridicoli e reazionari, i più petulanti che la professione abbia mai prodotto.
[…]
Qual’è la tolleranza concessa agli esperti ?
Sembra essere infinita, com’è infinito il bisogno di esorcisti che scaccino la mala sorte e promettano un avvenire radioso, con la Borsa che sale in eterno !
Al di là dell’esperto troviamo l’oracolo.
Greenspan, il presidente della Federal Reserve americana, è l’oracolo da cui ci si aspetta ‘il segno’ come si diceva a Delfi…
*Non appena la guerra contro l’Irak sarà finita, vedremo tanto più chiaro si diceva nella primavera 2003.
Fantastico vero ?
L’opinione pubblica è inquieta, come rassicurarla ?
C’è l’esperto con la sua acqua santa liberista.
Venuto da Harvard, è stato lui, con la sua falsa bonomia, e il suo prontuario di ricette liberiste a sprofondare la Russia in una recessione incredibile, dalla quale il paese si sta appena riprendendo, colpito in pieno dal crollo della speranza di vita e, per giunta, dall’emergere di una mafia che si è spartita il patrimonio pubblico e ha fatto arrivare qualche sostanziosa briciola ai consiglieri (come in Italia… ndr).

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E’ stato ancora lui, con la sua stupidità e loquela, guidato da un mistico esaltato posto alla testa del FMI (Horst Kohler dal 2000 al 2004, con la partecipazione entusiasta di PierPiero Padoan ndr) , ad aggravare i mali del terzo mondo in nome degli ‘aggiustamenti strutturali’ e di altri tiri mancini destinati a tenere con la testa sott’acqua quelli che stavano affogando.
Lui, sempre impunito (anche quando ha attinto, avidamente e sfrontatamente, alla cassa insieme al gruppo dei ‘consiglieri’ americani a Mosca), responsabile, ma mai chiamato a rispondere, di carestie, recessioni, distruzioni ambientali, in breve della sofferenza di tanti esseri umani.
Fortunatamente il petulante esperto del Nord è meno dannoso quando bela in patria; lì ha meno potere e il suo ruolo è quello di agitare il turibolo e cantare la liturgia del mercato e della flessibilità.
Non è sempre così: numerosi esperti sono studiosi onesti, equilibrati e rigorosi: ne è un buon attestato il rapporto Charpin (dell’equivalente ISTAT, in Francia ndr) sulle pensioni.
Invece il rapporto di Davos, utilizzato dal governo nel 2002 per dimostrare che la Francia non attira investimenti, è un esempio calzante di rapporto raffazzonato, indecente, menzognero, fatto apposta per imbonire qualunquisti e masochisti dicendo loro quello che desiderano sentirsi dire: francesi, siete dei mediocri!”

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Da questo testo la ‘lezione’ è che per parlare di ‘economia’ con un ‘esperto’, non è necessario conoscere solo e a fondo la materia di cui si tratta, peraltro una ‘scienza’ che scienza non è, altrimenti sarebbe un dialogo tra ‘scienziati’. E’ necessario però, avere una visione ‘olistica’ e verificare se le teorie corrispondono ai fatti.
Maris, qui, si è limitato a fare una ricostruzione ‘storica’, che non è ‘falsificabile’ perché è evidente.
Quindi, anche con riferimento ad altri argomenti che si discutono in questi giorni, non è necessario o obbligatorio portare ‘prove’. La prova provata è nei fatti, e i fatti sono facilmente ricostruibili, in ogni loro passaggio, perché lasciano tracce.
Se non lo si capisce, i cosiddetti ‘esperti’ porteranno sempre nel campo delle cento pertiche, e lì intorterrano come più gli conviene, esattamente come quei ‘giornalettai’ che dall’alto del loro nulla. sparano cavolate a raffica, ricavando in cambio un posto di lavoro, che peraltro paghiamo noi.
Pensate in che razza di sistema viviamo !
(citazione)

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