l’altra Economia


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Dopo la scorpacciata di bandiere rosse bianche e blu, di ‘la Marsigliese’, di Macron (occhio alla pronuncia … molto nasale) di qui, Macron di la, della miliardata di chiacchiere in libertà, il contributo di oggi, non può essere che francese, di quella parte di francesi che però non hanno ancora abdicato a se stessi, (cioè la minoranza).

BERNARD MARIS

Bernard Maris era un ‘anti’, cioè ‘contro’, un ribelle insomma, e ha insegnato (inascoltato) molto a pochi.

Capitolo    L’ALTRA ECONOMIA

“Quindi l’umanità lascerebbe la certezza della vita per l’incertezza del capitale, l’essere per l’avere…

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E’ vero, come pensavano Horkheimer e Adorno, che l’umanità schiacciata dalla massa di beni materiali, sprofonderà in un’altra forma di barbarie e abbrutimento generalizzato, alimentato dalla droga quotidiana, fornita dalla televisione col suo ‘entertainement’; i reality show, la spazzatura hllywwodiana, le sit-com con i forzati della risata, la guerra del Golfo vista dalle veline dello stato maggiore americano e le altre meravigliose trasmissioni sfornate a getto continuo dalla fabbrica della demenza.
Esiste un’altra economia ?
Un’alternativa all’economia di mercato votata all’accumulazione perenne ?

Prof. Bertolami Salvatore.

Da quando esiste la scienza economica, vi sono stati filosofi (Marx), autodidatti (Fourier), ingegneri o uomini d’affari (Saint-Simon, Gesell) che hanno cercato un altra economia (ci possiamo aggiungere anche Olivetti ndr).
A volte hanno cercato di creare falansteri o SEL (sistemi di scambio locale).
‘Il mondo non è una merce’, lo slogan dei no global riuniti a Seattle o a Genova è già un programma: rifiutare di sottomettere la vita al diktat dei mercanti e, in particolare, delle multinazionali che trivellano il mondo per estrarne un valore illusorio, a costo di distruggere la vita stessa.

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L’unica alternativa economica al liberalismo è durata settant’anni, dal 1917, Rivoluzione d’Ottobre, al 1989, caduta del muro di Berlino, ed è implosa in un ultraliberismo selvaggio e mafioso…
E’ un ritorno a zero, non un punto di partenza.
Finché si resta sul piano delle idee, quello dei sostenitori, di un’altra globalizzazione o di un’altra economia sono meravigliose.
Così, ‘riconoscere la natura diversificata delle attività umane’ significa accettare che vi sono altre attività oltre al lavoro e che questo non è più l’essenza di qualsiasi attività, il fondamento di qualsiasi modo di vivere.
Per esempio, i pensionati sono mantenuti dagli attivi, dai lavoratori.
La loro vita vale soltanto il tempo di lavoro che gli attivi accettano di cedere loro.

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*La vita è azione, non produzione* dice Dominique Meda citando Aristotele, e aggiunge, ispirandosi a Hannah Arendt e a Jurgen Habermas:
*Vi sono quattro tipi di attività: quelle basate sull’amicizia, sulla famiglia, sull’amore; quelle produttive che rendono possibile la riproduzione allargata delle condizioni di vita individuali e sociali; le attività culturali, la formazione personale gratuita, l’apprendimento; e le attività politiche*.
Perché non mettere sullo stesso piano utilizzazioni differenti del tempo della vita ?
L’accettazione di attività differenti, tutte egualmente degne, si basa sul presupposto che non vi sia un’unica razionalità dominante, onnipresente, la razionalità economica calcolatrice, e che il ragionevole venga prima del razionale.

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Se la nobiltà e il clero sono stati eliminati dalla rivoluzione borghese è perché erano considerati parassiti.
Oggi coloro che non vogliono sottostare alla razionalità economica (i funzionari, i poliziotti, i magistrati, gli insegnanti, la cui remunerazione dipende ancora dalla status anziché dal mercato) non sono forse considerarti ‘i nuovi parassiti’?
Probabilmente questo iper-individualismo calcolatore a cui ci assoggetta la razionalità mercantile è il contrario della pienezza dell’individuo, è la morte di ogni libertà, di ogni azzardo, lo stordimento provocato dall’incessante coro dei prezzi, dei marchi, degli slogan dei venditori, mentre giriamo come criceti nella piccola ruota della nostra ‘vita activa’, intenti a uccidere il tempo trasformandolo in una merce.
L’economia non è che una forma di divertissement pascaliano, un modo per dimenticare la morte ?

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L’11 settembre, prima di morire, le vittime non trasmettevano ordini di vendita, ma telefonavano ai loro cari per esprimere il loro amore.
‘Di fronte alla morte le due passioni più potenti non sono la ricchezza e il potere, bensì la ricerca del senso (e la conoscenza) e l’amore (o la riconoscenza)…
Allora prova dei fatti, è il dono che esprime nel modo migliore la solidarietà fra esseri umani’.
Sembra che la funzione dell’economia sia quella di eliminare il dono, di erodere incessantemente quest’idea fondamentale dell’antropologia.
L’altra economia è l’economia solidale.
Può coesistere con l’economia di mercato (ciò che avviene oggi, per esempio nelle associazioni come i SEL…), ma la sua vocazione è soppiantarla, nella misura in cui il desiderio di essere si sostituirà al desiderio di avere.

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In compenso l’economia solidale vive molto bene accanto all’economia pubblica,
Può, per riprendere la formula di Polanyi (noto per la sua critica all’economia di mercato, e per la sua filosofia di condivisione ndr) che si ritrova molto spesso nei sostenitori di un’ ‘altra’ economia, cercare di rimettere l’economia al suo posto, di inglobarla nel sociale.
Il commercio equo, per esempio, rispetta le leggi sul lavoro in tutti i paesi. Rifiuta le banane prodotte nelle piantagioni in cui si irrorano di insetticidi i lavoratori come gli alberi, oppure i tessili prodotti dai bambini.
Si sforza, su una base collettiva e mutualistica, di incoraggiare gli artigiani, le associazioni, le cooperative, i servizi sociali (cure sanitarie, assistenza agli anziani etc).
Ma l’altra economia deve attaccare la moneta, la ripartizione del reddito e la proprietà.”

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Se, come sembra, il pensiero umano sia in grado di ‘produrre’ soluzioni alternative, o grandi cambiamenti, come è stato nel passato, rimane, in ultima analisi, il problema degli ‘attori’, protagonisti, caratteristi e comparse. E qui, volenti o nolenti, ognuno si deve fare il suo bel esame di coscienza, ammesso che ne abbia ancora una, e finirla, una buona volta, di tenere due parti in commedia, il buono e il cattivo, dimenticandosi del brutto che è
poi il risultato di questa nostra società, dimentica di tutto quello che
è stato, che è, e che sarà, preoccupato solo del proprio tornaconto.
Ed ecco, forse, spiegato come può un carneade qualsiasi, coinvolto nei grandi giochi finanziari, ministro delle finanze in un governo inefficiente, detentore di un conto e di una società nelle isolette di Saint Kitts & Nevis (paradiso fiscale, provato da ‘No Edge” associazione privata USA di informazione), assurgere alla carica più alta in un paese che, per secoli, è stato una delle culle della civiltà e della cultura.
Poi, e come sempre, spero di sbagliarmi, anche se ho serissimi dubbi…
(citazione)

3488

Da parte mia una standing ovation per tutto ciò che avete letto fin qui !!!
Dirvi che lo condivido completamente è superfluo.
Dirvi che queste considerazioni sono fra quelle che contribuiscono a farmi essere molto pessimista per il futuro del mondo è superfluo.
Dirvi che … “l’11 settembre, prima di morire, le vittime non trasmettevano ordini di vendita, ma telefonavano ai loro cari per esprimere il loro amore …” mi sembra il più grande e saggio pensiero che si possa avere sull’argomento …
ma considerato il Q.I. della ‘massa’ … è superfluo …

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