Storia della Rivoluzione Commerciale


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Cerchiamo un ulteriore ‘punto di vista’ che riguarda la ricostruzione storica (quindi il principio di causalità) di fenomeni, nati in un contesto sociale preciso e trasformatisi, nel tempo, in ‘altre’ faccende, con il tacito assenso di gran parte del ‘popolo’ che ha pensato solo a riempirsi la pancia, anziché la mente.
Ed è sempre Marc Sautet che ci lascia la traccia su cui riflettere, e lo fa, senza enfatizzare, senza prendere le parti, ma soltanto con un’analisi retrospettiva, e puntuale.
L’argomento riguarda il fenomeno del ‘commercio’, la sua nascita e la sua crescita;
davanti agli occhi di tutti (moltissimi dei quali ben foderati di fette di salame) abbiamo oggi la sua mutazione genetica, una sorta di cancro, una aberrazione che l’ha mutata in una diabolica macchina di distruzione di massa, una realtà che da positiva diventa qualcosa degna del peggior film dell’orrore;
e non mancano i ‘vampiri’ che succhiano il sangue a popoli interi …

Capitolo LA RIVOLUZIONE COMMERCIALE

“Strano!
Per prima cosa, il modo abituale di intendere la vittoria dei Lumi sull’oscurantismo medievale non prende in considerazione il fatto che questa passa attraverso la collocazione del Sole al posto giusto, cioè al centro del mondo, trascurando così il ruolo determinante di Newton nella conferma della pertinenza del modello eliocentrico elaborato da Copernico.
[…]
Va da sé che la vittoria dell’eliocentrismo coincida con l’egemonia delle relazioni commerciali nella vita delle nazioni.
In pochi secoli, inesorabilmente, la borghesia commerciante d’Europa si è affermata come classe più importante della società: la protezione che la nobiltà offriva ai servi che lavoravano nei campi dei signori ha finito per diventare irrisoria e scomparire in quel movimento che, con il commercio su scala mondiale, ha dato nuovo impulso alla vita degli uomini.
Il lavoro paziente e ostinato, l’audacia e la risolutezza dei mercanti, degli imprenditori e dei banchieri hanno finito per essere vantaggiosi: essi hanno saputo trasformare la loro posizione mediana e subalterna in posizione di potere.
La sorte delle nazioni ormai dipende da loro, poiché forniscono agli Stati i mezzi necessari alla politica e presto gli Stati dovranno obbedire loro…
Dobbiamo proprio parlare di rivoluzione, poiché il commercio, l’industria e la banca non hanno sempre dominato i rapporti sociali.
In Occidente hanno dovuto imporsi al potere dei signori feudali, compito non facile.
I signori sono predatori.
Se ambiscono a un bene se ne impossessano, o almeno cercano di impossessarsene.
Il metodo di appropriazione che preferiscono è la guerra, non lo scambio.
Essi scambiamo soprattutto servizi (o servigi ndr): mantenimento contro protezione.
Questo scambio, o contratto, risale ai tempi delle grandi invasioni, all’insediamento dei conquistatori germanici che si erano divisi i feudi e avevano permesso alle popolazioni contadine, stanche di essere preda di tutti i barbari, di lavorare o campi senza temere di vedersi continuamente saccheggiate.
Sebbene annessi alla gleba e sottoposti a un lavoro ingrato, i contadini avevano i loro vantaggi a sacrificare la libertà e a cedere una parte del tempo lavorativo al signore: accettare il giogo di un padrone equivaleva a essere difesi contro gli altri; cedere una parte del raccolto al signore equivaleva a nutrire il proprio protettore, la sua cavalcatura ed eventualmente i suoi sicari; a elevare bastioni attorno alla sua dimora, scavare fossati, edificare torri: equivaleva ad avere, al momento debito, la possibilità di rifugiarvisi.
Essi forgiavano volentieri le sue armi e si occupavano del suo cavallo.
Non gli ‘vendevano’ il tempo impiegato per lavorare, ma glielo donavano in cambio di protezione.
Il signore, dal canto suo, non acquistava, ma prendeva.
Così egli si impegnava a mettere forza, cavallo, armi e bastioni a disposizione dei servi: per salvare loro la vita, rischiava la propria.
Simile era il rapporto con il proprio sovrano, a cui per genealogia e vicende storiche il signore era subordinato: al sovrano, un signore, di norma, non acquistava né vendeva niente.
Gli doveva un servizio, soprattutto militare, e lo adempiva pagando di persona.
Sia l’acquisto che la vendita, nel sistema feudale, erano attività subalterne, e non certamente il centro di gravità dell’esistenza.
Insomma, nell’Europa del Rinascimento, il fiorire e la crescente egemonia del commercio costituiscono una vera e propria rivoluzione.
Perciò il predatore deve cedere il passo al mercante.
Non si ruba più, si acquista; non si regala più, si vende.
Non sono più i servizi, dal valore incalcolabile, che vengono scambiati, ma le merci, dal prezzo conosciuto.
Perché nessuno sia svantaggiato, si usa un mezzo equo, il cui valore è riconosciuto da tutti: la moneta (di conio eh ndr).
Chi possiede abbastanza moneta può acquistare tutti ciò che desidera, se è disponibile sul mercato.
Essa è il corrispettivo generale di tutte le transazioni necessarie.
Prima, tutt’al più si acquistavano qua e là merci venute da fuori, con qualche moneta coniata a casaccio con l’effige del signore locale.
Ora, la maggior parte dei beni si acquista: la terra, gli animali, e il lavoro altrui; e per lavorare si deve vendere ciò che si è prodotto o, semplicemente, il tempo di lavoro (si diventa allora salariati); non avendone le opportunità (se non vi è nessuno sul mercato interessato ad acquistare il tempo lavoro), o non volendo lavorare, qualcuno potrà vendere la propria vita, guadagnandone il ‘soldo’ (da qui il nome di soldato): chissà se al rientro da una guerra potrà acquistare un po’ di terra o di tempo lavoro ?
Persino la predazione viene dunque assorbita dal circuito mercantile.
Il ‘non plus ultra’ del mercato è che si può guadagnare molto senza scambiare nessuna merce.
Poiché sono molti i mercanti che si lanciano in imprese che esigono sempre più denaro: che essi partano per l’India o per l’America, che costruiscano manifatture o vie di comunicazione, che edifichino castelli o ville, il denaro manca sempre, e sempre devono chiederne in prestito.
La banche nascono allora come funghi, al ritmo delle ‘compagnie’ di ogni genere che percorrevano in lungo e in largo il pianeta.
Maggiori sono i benefici richiesti, più alti sono i redditi di coloro che anticipano i fondi.
Da qui a speculare, il passo è breve, ed è certamente il gioco preferito di una nuova razza di avventurieri.
Accanto agli avventurieri del commercio e della fabbrica, ecco gli avventurieri del denaro.”

Qui c’è tutto quello che è necessario conoscere per comprendere.
Il ‘progresso’ (quello vero che c’è stato) è passato grazie e attraverso il commercio e l’intrapresa.
Come, negli ultimi lustri, sia poi stato interpretato dai ‘senza vergogna’ (nel testo chiamati avventurieri del denaro) e dalla ‘ignoranza’ e ‘ignavia’ di gran parte del popolo, pasciuto (se non obeso) e distratto da mille ‘distrazioni’, è altro fatto che non è giustificato da nessun filosofo, men che meno da Sautet che, e lo ripeto, pende in carico la Storia e la sua realtà.
Poi, si può anche non essere d’accordo ma, nel caso, si dovrebbe argomentarne il motivo …
(citazione)

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Così l’Italia ha lasciato annegare 60 bambini: in esclusiva le telefonate del naufragio


Sorgente:    Così l’Italia ha lasciato annegare 60 bambini: in esclusiva le telefonate del naufragio – Video l’Espresso

Ed hanno anche il coraggio di criticare Di Maio perché ha parlato (riportando parole altrui) di ‘taxi’ del mare ???

di ‘questo’ hanno mai parlato ???

Informazione di servizio


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Rifiuti Roma, alcuni impianti nel Lazio non vanno a pieno regime , mancano le autorizzazioni della Regione a guida PD…e così tutto va in sofferenza e il sistema rallenta per qualche giorno e si incolpa la Raggi.
L’immondizia in strada in qualche quartiere la vedi, la firma che manca in Regione a guida PD no…
P.s. La Regione PD vorrebbe però una discarica ‘di servizio’.
Di chi sono tutti i terreni opzionali su Roma ?
Di Cerroni …

Matteo Incerti

E guardate un po’ chi ‘cavalcando l’onda’ della propria stupidità (per non dire altro) propone di andare a ‘ripulire Roma’ con la ramazza e le magliette gialle dimenticandosi che a Firenze (ben più piccola e complicata di Roma) la situazione è analoga … forse perché lì il sindaco (prima era lui) è un ‘amico’ ???

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i Rifiuti vanno raccolti … ma poi vanno smaltiti !!! … Ed i mezzi per la raccolta non vanno ‘sabotati’ (possibilmente) …

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Ridi Pagliaccio


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Marco Travaglio – Ridi Pagliaccio

Magari è superfluo, ma forse è il caso di precisarlo, visto il precipitoso arrampicarsi dei Macron de noantri sulla Tour Eiffel del vincitore: ragazzi, si è votato in Francia, mica in Italia. Per carità, è comprensibile e umano lo sforzo dei più noti perditori della storia di appropriarsi del successo altrui, però sarebbe il caso di calmarsi. E di riflettere su qualche elementare differenza.

1) Viste le sue performance alle Comunali e al referendum, Renzi non è il Macron italiano, semmai l’Hamon: il leader del Ps (nel Pse col Pd) alle primarie aveva raccolto 1,2 milioni di voti, tanti quanti Matteo due domeniche fa.

2) Macron, dopo 5 anni di governo, ha preso atto del fallimento del Ps che aveva vinto nel 2012 e ha fondato un nuovo movimento. Renzi ha preso in mano il Pd che non aveva vinto nel 2013, l’ha svuotato imponendogli un programma alternativo, è andato al governo senza passare per le urne, ha fallito su quasi tutti i fronti e s’è ripresentato come nuovo, fischiettando. E ha sostituito la doverosa autocritica per i rovesci dell’ultimo anno con le solite scuse puerili.
Domenica è riuscito a scrivere che “rosica” perché “Macron è al ballottaggio col 23% e noi stiamo a casa col 41%” (scambiando il referendum rovinosamente perduto per un’elezione politica e il 41% dei Sì per un voto a lui). Ha detto che non abbiamo una legge elettorale per “colpa di chi ha votato No” (confondendo la sua riforma costituzionale bocciata dagli elettori con il suo Italicum bocciato dalla Consulta). E ha aggiunto che invidia la legge elettorale francese: e perché allora non approvò quella, al posto dell’orrido Italicum?

3) Macron è un ex banchiere, cioè un tecnico e un tecnocrate di 39 anni che ha potuto presentarsi come uomo nuovo con un gran colpo di marketing e maquillage che ha cancellato il suo fallimentare quadriennio di consigliere e ministro di Hollande, perché ha lanciato il nuovo marchio En Marche! contro tutti i partiti, compreso il suo.
Renzi è un politico di professione senza un mestiere ed era un uomo nuovo di 39 anni quattro anni fa, quando vinse le primarie, andò al governo e trionfò alle Europee col 40,8%; ora è il commissario liquidatore di un partito vecchio di 10 anni che ne cumula due vecchi di decenni.

4) Macron ha stravinto il ballottaggio, ma per dire che ha “sconfitto il populismo” è un po’ presto: è stato votato da due terzi dei due terzi degli aventi diritto al voto; mezza Francia, quella arrabbiata e sfiduciata delle banlieue, dei giovani e degli esclusi, è tutta all’opposizione.

Ha regalato a una come la Le Pen il record dei voti (il doppio di quelli di suo padre contro Chirac) o non ha partecipato (primato di astensioni e schede bianche dal 1969). E da oggi è pronta ad allargarsi se lui fallirà: o perché non avrà i numeri per governare da solo (senza partito e senza la sua faccia da copertina, sarà più difficile raccogliere voti alle Legislative di giugno); o perché persevererà diabolicamente nelle politiche di flessibilità che hanno già dannato la falsa sinistra di Hollande.

5) Macron s’è posto al centro e ha cannibalizzato i vecchi partiti che avevano sempre governato, il socialista e il gollista, approfittando dell’estinzione del primo e degli scandali che hanno impallinato il leader del secondo, Fillon; e soprattutto si è giovato della divisione del fronte nemico di questa Europa, che al primo turno ha sfiorato il 50% dei votanti ma era spaccato a metà tra la destra lepenista (21,3) e la sinistra di Mélenchon (19,6), più una serie di partiti minori (intorno al 7%).
L’Italia è tutta un’altra storia. Anche qui gli avversari di questa Ue rappresentano circa la metà dei votanti, ma scelgono in gran parte un movimento trasversale e non demonizzabile con accuse di fascismo come i 5Stelle (30% nei sondaggi) e solo in minoranza Salvini&Meloni (15%) e le varie sinistre (5-6%).

6) In Francia il sentimento anti-Ue è meno vasto che in Italia, perché questa Europa si regge sull’asse franco-tedesco. I francesi ne fanno parte, noi no. Perciò Macron ha potuto promettere la massima continuità col sistema attuale e vincere. In Italia chi vuole lasciare le cose come stanno, e cioè Renzi e B., che infatti non hanno mai fatto nulla per modificare lo status quo dei trattati, si travestono da populisti anti-Ue e anti-Merkel, per non perdere milioni di voti, salvo accreditarsi come argini contro il populismo e l’antieuropeismo.
A Parigi chi non voleva tra i piedi la bandiera europea era la Le Pen; a Roma, è Renzi. Che si camuffa da Macron, ma non si sognerebbe mai di far suonare l’Inno alla Gioia prima di quello di Mameli, come ha fatto l’altra sera il neopresidente francese, anteponendolo alla Marsigliese. Agli interessi dell’Italia e di tutti gli altri Paesi esclusi dall’asse franco-tedesco, soprattutto dopo l’uscita della Gran Bretagna che fungeva da contrappeso, sarebbe convenuta la vittoria di un nemico degli attuali assetti europei (meglio Mélenchon della Le Pen, naturalmente): per spaccare il fronte Berlino-Parigi e incunearvisi con nuovi rapporti di forze nel segno della discontinuità. Invece ha vinto l’enfant gâté dell’establishment e delle banche d’affari, che fa esultare i piani alti di Bruxelles, Francoforte, Berlino e ora corre a baciare gli stivali della Merkel per rinsaldare l’Europa a due, con gli Stati del Sud relegati nel ruolo di comparse. Italia compresa. E allora che avranno da ridere e da esultare i Renzi, i Gentiloni, i Mattarella, i Letta, i Prodi, gli Alfano e i B.?
Se ne accorgeranno quando torneranno a Bruxelles col cappello in mano a mendicare “flessibilità”, e ne riceveranno le solite pernacchie franco-tedesche. Allora, forse, smetteranno di ridere.

FQ 09.05.2017

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l’altra Economia


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Dopo la scorpacciata di bandiere rosse bianche e blu, di ‘la Marsigliese’, di Macron (occhio alla pronuncia … molto nasale) di qui, Macron di la, della miliardata di chiacchiere in libertà, il contributo di oggi, non può essere che francese, di quella parte di francesi che però non hanno ancora abdicato a se stessi, (cioè la minoranza).

BERNARD MARIS

Bernard Maris era un ‘anti’, cioè ‘contro’, un ribelle insomma, e ha insegnato (inascoltato) molto a pochi.

Capitolo    L’ALTRA ECONOMIA

“Quindi l’umanità lascerebbe la certezza della vita per l’incertezza del capitale, l’essere per l’avere…

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E’ vero, come pensavano Horkheimer e Adorno, che l’umanità schiacciata dalla massa di beni materiali, sprofonderà in un’altra forma di barbarie e abbrutimento generalizzato, alimentato dalla droga quotidiana, fornita dalla televisione col suo ‘entertainement’; i reality show, la spazzatura hllywwodiana, le sit-com con i forzati della risata, la guerra del Golfo vista dalle veline dello stato maggiore americano e le altre meravigliose trasmissioni sfornate a getto continuo dalla fabbrica della demenza.
Esiste un’altra economia ?
Un’alternativa all’economia di mercato votata all’accumulazione perenne ?

Prof. Bertolami Salvatore.

Da quando esiste la scienza economica, vi sono stati filosofi (Marx), autodidatti (Fourier), ingegneri o uomini d’affari (Saint-Simon, Gesell) che hanno cercato un altra economia (ci possiamo aggiungere anche Olivetti ndr).
A volte hanno cercato di creare falansteri o SEL (sistemi di scambio locale).
‘Il mondo non è una merce’, lo slogan dei no global riuniti a Seattle o a Genova è già un programma: rifiutare di sottomettere la vita al diktat dei mercanti e, in particolare, delle multinazionali che trivellano il mondo per estrarne un valore illusorio, a costo di distruggere la vita stessa.

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L’unica alternativa economica al liberalismo è durata settant’anni, dal 1917, Rivoluzione d’Ottobre, al 1989, caduta del muro di Berlino, ed è implosa in un ultraliberismo selvaggio e mafioso…
E’ un ritorno a zero, non un punto di partenza.
Finché si resta sul piano delle idee, quello dei sostenitori, di un’altra globalizzazione o di un’altra economia sono meravigliose.
Così, ‘riconoscere la natura diversificata delle attività umane’ significa accettare che vi sono altre attività oltre al lavoro e che questo non è più l’essenza di qualsiasi attività, il fondamento di qualsiasi modo di vivere.
Per esempio, i pensionati sono mantenuti dagli attivi, dai lavoratori.
La loro vita vale soltanto il tempo di lavoro che gli attivi accettano di cedere loro.

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*La vita è azione, non produzione* dice Dominique Meda citando Aristotele, e aggiunge, ispirandosi a Hannah Arendt e a Jurgen Habermas:
*Vi sono quattro tipi di attività: quelle basate sull’amicizia, sulla famiglia, sull’amore; quelle produttive che rendono possibile la riproduzione allargata delle condizioni di vita individuali e sociali; le attività culturali, la formazione personale gratuita, l’apprendimento; e le attività politiche*.
Perché non mettere sullo stesso piano utilizzazioni differenti del tempo della vita ?
L’accettazione di attività differenti, tutte egualmente degne, si basa sul presupposto che non vi sia un’unica razionalità dominante, onnipresente, la razionalità economica calcolatrice, e che il ragionevole venga prima del razionale.

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Se la nobiltà e il clero sono stati eliminati dalla rivoluzione borghese è perché erano considerati parassiti.
Oggi coloro che non vogliono sottostare alla razionalità economica (i funzionari, i poliziotti, i magistrati, gli insegnanti, la cui remunerazione dipende ancora dalla status anziché dal mercato) non sono forse considerarti ‘i nuovi parassiti’?
Probabilmente questo iper-individualismo calcolatore a cui ci assoggetta la razionalità mercantile è il contrario della pienezza dell’individuo, è la morte di ogni libertà, di ogni azzardo, lo stordimento provocato dall’incessante coro dei prezzi, dei marchi, degli slogan dei venditori, mentre giriamo come criceti nella piccola ruota della nostra ‘vita activa’, intenti a uccidere il tempo trasformandolo in una merce.
L’economia non è che una forma di divertissement pascaliano, un modo per dimenticare la morte ?

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L’11 settembre, prima di morire, le vittime non trasmettevano ordini di vendita, ma telefonavano ai loro cari per esprimere il loro amore.
‘Di fronte alla morte le due passioni più potenti non sono la ricchezza e il potere, bensì la ricerca del senso (e la conoscenza) e l’amore (o la riconoscenza)…
Allora prova dei fatti, è il dono che esprime nel modo migliore la solidarietà fra esseri umani’.
Sembra che la funzione dell’economia sia quella di eliminare il dono, di erodere incessantemente quest’idea fondamentale dell’antropologia.
L’altra economia è l’economia solidale.
Può coesistere con l’economia di mercato (ciò che avviene oggi, per esempio nelle associazioni come i SEL…), ma la sua vocazione è soppiantarla, nella misura in cui il desiderio di essere si sostituirà al desiderio di avere.

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In compenso l’economia solidale vive molto bene accanto all’economia pubblica,
Può, per riprendere la formula di Polanyi (noto per la sua critica all’economia di mercato, e per la sua filosofia di condivisione ndr) che si ritrova molto spesso nei sostenitori di un’ ‘altra’ economia, cercare di rimettere l’economia al suo posto, di inglobarla nel sociale.
Il commercio equo, per esempio, rispetta le leggi sul lavoro in tutti i paesi. Rifiuta le banane prodotte nelle piantagioni in cui si irrorano di insetticidi i lavoratori come gli alberi, oppure i tessili prodotti dai bambini.
Si sforza, su una base collettiva e mutualistica, di incoraggiare gli artigiani, le associazioni, le cooperative, i servizi sociali (cure sanitarie, assistenza agli anziani etc).
Ma l’altra economia deve attaccare la moneta, la ripartizione del reddito e la proprietà.”

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Se, come sembra, il pensiero umano sia in grado di ‘produrre’ soluzioni alternative, o grandi cambiamenti, come è stato nel passato, rimane, in ultima analisi, il problema degli ‘attori’, protagonisti, caratteristi e comparse. E qui, volenti o nolenti, ognuno si deve fare il suo bel esame di coscienza, ammesso che ne abbia ancora una, e finirla, una buona volta, di tenere due parti in commedia, il buono e il cattivo, dimenticandosi del brutto che è
poi il risultato di questa nostra società, dimentica di tutto quello che
è stato, che è, e che sarà, preoccupato solo del proprio tornaconto.
Ed ecco, forse, spiegato come può un carneade qualsiasi, coinvolto nei grandi giochi finanziari, ministro delle finanze in un governo inefficiente, detentore di un conto e di una società nelle isolette di Saint Kitts & Nevis (paradiso fiscale, provato da ‘No Edge” associazione privata USA di informazione), assurgere alla carica più alta in un paese che, per secoli, è stato una delle culle della civiltà e della cultura.
Poi, e come sempre, spero di sbagliarmi, anche se ho serissimi dubbi…
(citazione)

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Da parte mia una standing ovation per tutto ciò che avete letto fin qui !!!
Dirvi che lo condivido completamente è superfluo.
Dirvi che queste considerazioni sono fra quelle che contribuiscono a farmi essere molto pessimista per il futuro del mondo è superfluo.
Dirvi che … “l’11 settembre, prima di morire, le vittime non trasmettevano ordini di vendita, ma telefonavano ai loro cari per esprimere il loro amore …” mi sembra il più grande e saggio pensiero che si possa avere sull’argomento …
ma considerato il Q.I. della ‘massa’ … è superfluo …

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