Eccovi un ‘vero’ sindacalista …


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Io non sono, non ho mai preteso, né pretendo di essere un uomo rappresentativo della cultura.
Io credo di essere rappresentativo di quegli strati profondi delle masse popolari più umili e più povere che aspirano alla cultura, che si sforzano di studiare e cercano di raggiungere quel grado del sapere che permetta loro non solo di assicurare la propria elevazione come persone singole, di sviluppare la propria personalità, ma di conquistarsi quella condizione che conferisce alle masse popolari un senso più elevato della propria funzione sociale, della propria dignità nazionale e umana.
La cultura non soltanto libera queste masse dai pregiudizi che derivano dall’ignoranza, dai limiti che questa pone all’orizzonte degli uomini: la cultura è anche uno strumento per andare avanti e far andare avanti, progredire e innalzare tutta la società nazionale.

Giuseppe Di Vittorio
(bracciante agricolo – sindacalista – deputato) morto 60 anni fa

Cgil, Cisl, Uil ???
Cgil, ma non quella di questi anni in cui la triplice ha portato benefici (e grossi) solo ai propri vertici …

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Profusione & Planopia


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E mi direte …    3472

A seguito del post precedente, chi se non un ‘folle’ (in senso buono) come Jean Baudrillard potrebbe meglio compendiare (esponendo i fattori negativi di una crescita acefala) il testo di Maris ?
E chi oggi, pur dichiarandosi e schierandosi a favore di un mondo più pulito, sano, rispettato, poi, NEI FATTI, fa esattamente il contrario di quello che dovrebbe fare, per coerenza ?
E chi, mi domando, conosce il genuino concetto di ‘rispetto’, del mondo, degli altri, ma soprattutto di se stesso ?
E chi si sottopone, ogni tanto (non dico tutti i giorni) a un esame autocritico, che sia però ‘inflessibile’ e non ‘accomodante’ ?
Un amico mi ha detto ciò (parlando dell’argomento) :
“Piove governo ladro, e va bene (comunque non sbagli, perlomeno non nel nostro ameno paese) ma porcazozza, non è che a troppa gente piaccia farsi pisciare in testa ?
Ah, già… ma quale testa ?”

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Da    LA SOCIETA’ DEI CONSUMI
(del 1976 ricordiamolo) di Jean Baudrillard

LA PROFUSIONE E LA PANOPLIA
(qui intesa come: sfoggio, vanteria)

“L’accumulo, la profusione sono evidentemente i tratti descrittivi più stupefacenti.
I grandi magazzini con la loro abbondanza di scatolame, di abiti, di prodotti alimentari e di confezioni, sono come il luogo primario e il luogo geometrico dell’abbondanza.

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Ma tutte le strade con le loro vetrine ingombre, sfavillanti (la luce, senza la quale le merci non sarebbero quel che sono, è infatti il bene più diffuso) con la loro ostentazione di salumi, con tutta la festa alimentare e di abiti che mettono in mostra, tutte stimolano la salivazione fiabesca.
Nell’accumulo vi è qualcosa di più della semplice somma dei prodotti: e cioè l’evidenza del surplus, la negazione magica e definitiva della penuria, la presunzione materna e lussuosa del paese di Bengodi.

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I nostri mercati, le arterie commerciali, i nostri Superprisunic, mimano così una natura ritrovata, prodigiosamente feconda, sono le nostre vallate di Canaan dove, invece di latte e miele, scorrono le onde del neon sul ketchup e sulla plastica, ma che importa!
V’è qui la violenta speranza che ce ne sia non solo a sufficienza, ma troppo, troppo per tutti: voi portate via la piramide pericolante di ostriche, carni, pere o asparagi in scatola, comprandone una piccola porzione.
Comprate la parte per il tutto.
E questo discorso metonimico (allusivo, metaforico ndr), ripetitivo della materia consumabile, della ‘merce’, ridiviene, mediante una grande metafora collettiva, l’immagine del ‘dono’, della prodigalità inesauribile e spettacolare tipica della ‘festa’.”

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Una mente, sicuramente ‘originale’ ed eclettica, ha ‘spiegato’ ormai quarant’anni fa, la piega che avrebbero preso gli eventi.
Detto che io no ce l’ho, e ci mancherebbe, con chi NON ha letto Baudrillard, purtuttavia mi interrogo sul fatto che, oltre lui, parecchi altri e da vari punti di vista, hanno messo sull’avviso politici, categorie, popolazioni, media (un caso per tutti Slow Food, con il suo Terra Madre), e mi domando: dov’era la gggente quando qualcuno si impegnava (a favore di tutti) studiando, viaggiando, comunicando con altre culture, comprendendo per poi spiegare cos’è realmente il ‘mondo’?
L’unica risposta che riesco a darmi è che erano a qualche ‘festa’ e non hanno sentito…      🙂
(citazione)

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Io vi confesso che Baudrillard neppure sapevo che fosse mai esistito e lo sto imparando a conoscere insieme a voi, eppure certi concetti e certi ragionamenti dovrebbero nascere spontanei in ognuno di noi, in ogni uomo con una coscienza (pulita) ed in particolar modo in ogni governante, invece …
Egoismo e denaro … che pessimo connubio …

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« Con la modernità, in cui non smettiamo di accumulare, di aggiungere, di rilanciare, abbiamo disimparato che è la sottrazione a dare la forza, che dall’assenza nasce la potenza.
E per il fatto di non essere più capaci di affrontare la padronanza simbolica dell’assenza, oggi siamo immersi nell’illusione inversa, quella, disincantata, della proliferazione degli schermi e delle immagini »

(J. Baudrillard, Il delitto perfetto. La televisione ha ucciso la realtà)

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la CRESCITA … (mi direte … ancora ? … eh si …)


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Tranquilli … non vi voglio parlare della crescita del collo delle giraffe …
oggi vi propongo solo un testo di Bernard Maris dal suo (ormai noto)  Antimanuale

Capitolo    LA CRESCITA

*Si direbbe che l’uomo sia destinato a sterminarsi da se stesso, dopo aver reso la Terra inabitabile*
Jean-Baptiste de Lamarck
(1744-1829 naturalista, zoologo, botanico e enciclopedista ndr)

“Molte delle cose che sono scambiate nella società sono estranee sia all’economia sia al mercato, eppure hanno delle ricadute sulla crescita e sugli esseri umani, i quali se ne appropriano senza vergogna.
Gli uomini scambiano fra loro tempo, idee, parole, invenzioni.
Praticano ‘l’apprendimento’.
Osservano le attività altrui.
Parlano molto.
Gli idiomi sono un mezzo fondamentale, gratuito, collettivo.

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Un fenomeno di massa come il linguaggio dimostra molto bene che una società non esiste senza istituzioni collettive indivisibili, e il linguaggio ne fa parte per sempre.
Per sempre, ne siamo sicuri?
Non può darsi che un giorno si dovrà pagare per usare le parole?
Questo immenso dominio dello scambio umano gratuito ha conseguenze notevoli per l’economia mercantile, che non ha nulla di gratuito.
Esamineremo queste conseguenze, facendo riferimento alle nozioni di ‘crescita’ e ‘sviluppo’.

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Ne LO SVILUPPO SOSTENIBILE: Jean-Baptiste Say (1767-1832 economista, famoso per la ‘legge di Say’ o degli sbocchi ndr) ha affermato: *Le ricchezze naturali sono inesauribili!*
Oggi nessuno oserebbe più affermare una cosa del genere, poiché sappiamo che persino il sole si spegnerà fra circa 5 miliardi di anni.
Ma si può dire che gli uomini si comportano come se le risorse fossero inesauribili: fanno pagare alla Terra, esaurendola, il prezzo della loro ‘crescita’.

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Nel 1992, nell’ambito del vertice di Rio, è comparso il concetto di sviluppo sostenibile, definito dal rapporto Bruntland (1987):
*un processo di cambiamento per l’effetto del quale lo sfruttamento delle risorse, l’orientamento degli investimenti, i cambiamenti tecnici e istituzionali si trovano fra loro in armonia e rafforzano la possibilità di soddisfare, oggi e in futuro, i bisogni degli uomini.
Si tratta di soddisfare i bisogni presenti senza compromettere la la possibilità che le generazioni future soddisfino i loro*.
Si presume che lo sviluppo sostenibile non rimetta in discussione in benessere delle generazioni future.
Noi abbiamo un’obbligazione verso i nostri figli: lasciare in eredità la Terra tale e quale l’abbiamo trovata (come de dovessimo semplicemente passarci, in punta di piedi).

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L’ipotesi di ‘sostenibilità forte‘ suppone che si lasci intatta la ricchezza naturale che abbiano ereditato.
E’ chiaro che un simile vincolo è troppo forte per gli economisti e i mercanti di automobili che preferiscono parlare di ‘sostenibilità debole‘, puntando sul ‘progresso tecnico’ che col tempo finirà per migliorare il benessere delle generazioni.
Nell’ipotesi della sostenibilità debole si calcola la ‘rendita di sfruttamento’ della Terra: la differenza fra il prezzo di vendita delle risorse naturali e il loro sfruttamento.
E si può considerare che questa rendita sia semplicemente il prezzo di vendita della risorsa.
Per esempio la ‘rendita’ petrolifera, intesa come equivalente al prezzo del petrolio, è il valore che la generazione attuale preleva dalla Terra.
L’insieme di questa rendita deve essere sistematicamente reinvestito in capitale di sostituzione: nella ricerca che consente, in particolare, di economizzare e di attivare nuove fonti di energia”.

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Ennesima dimostrazione di cosa dovrebbe pensare (e fare) l’essere definito umano;
ma è tale anche nei fatti o solo nella definizione ?
I comportamenti che adotta da molti decenni testimoniano a suo sfavore, indubbiamente;
e le colpe sono divise tra tutte le classi sociali : chi decide ed ‘agisce’ e chi non lo fa e ‘subisce’ (in pratica chi governa e chi lascia ‘fare’    😉    );
visione del futuro ?
Zero assoluto !
Miopia, egoismo, stupidità ?
Assai …

A conferma di ciò vorrei chiedervi di riflettere nuovamente sull’incipit di questo post … pensate che Jean-Baptiste de Lamarck questa ‘assoluta verità’ (almeno per me) l’ha pronunciata e scritta 250 anni fa !!!
Oggi pensate che direbbe qualcosa di diverso ???
Pensate che userebbe ancora … ‘si direbbe’ ???
Oramai la ‘cosa’ è certa, assolutamente, … al 101% …

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BESTIARIO ROMANO: LE BUFALE DEL TG5


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BESTIARIO ROMANO: LE BUFALE DEL TG5

Al TG5 delle 20:00 è andato in onda un servizio sui “MALI DELLA CAPITALE”.
Il tema era la fauna romana e, per completare in bellezza il servizio, hanno pensato bene di inserire un po’ di bufale.
Il video con il topo che, secondo il TG5 pasteggiava a Fiumicino (città amministrata dal PD), è stato girato in realtà all’interno del centro commerciale CRETÉIL SOLEIL DI PARIGI, più precisamente nel punto di ristorazione Paul.
Lo trovate su Dailymotion caricato dal canale Quoidenews il 20 Aprile 2017.
Uno dei due video con i cinghiali inseriti nel servizio è stato girato a Genova.
A Roma i cinghiali ci sono e sono un problema, ma vorrei ricordare al direttore del TG5 che le competenze e le responsabilità dei parchi, da dove sconfinano nell’abitato urbano, è della Regione Lazio, a guida PD.

Carla Ruocco

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Devo aggiungere altri commenti ???

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