ancora un po di Montaigne


§

3417

§

Aggiungiamo un’altra pagina per integrare quanto abbiamo già letto nei post precedenti con i pensieri di un uomo fuori dalla norma …

§

Quello che i più non vogliono o non riescono a capire che, arrivati a un certo punto della propria esistenza, è necessario sottoporre (proprio a livello metafisico) le proprie esperienze a una analisi retrospettiva e introspettiva, puntuale e autocritica, senza scorciatoie che cercano di ‘giustificare’ quello, che pur essendo comprensibile, giustificabile non è.
La presa di coscienza del proprio ‘stare al mondo’ è la prima, anche se non la sola, condizione per augurarsi un mondo migliore di quello che stiamo vivendo.
(citazione)

§

“I signori di Bordeaux mi elessero sindaco della loro città, mentre ero lontano dalla Francia e ancor più lontano da tale pensiero.
Me ne schermii, ma mi si fece capire che avevo torto, interponendovi anche il comando del re (Enrico II gli impose di accettare la carica e di rientrare in patria ndr).
E’ una carica che deve sembrare tanto più bella in quanto non c’è altro compenso né guadagno che l’onore di esercitarla. (meglio non pensare ai giorni nostri … ndr)
[…]
Al mio arrivo mi dichiarai fedelmente e in coscienza tal quale mi sento di essere: senza memoria, senza attenzione, senza esperienza e senza vigore; altresì senza odio, senza ambizione, senza cupidigia e senza violenza; affinché essi fossero informati e istruiti di ciò che dovevano aspettarsi dal mio servigio.
E poiché soltanto la conoscenza del mio defunto padre mio e l’onore della sua memoria li aveva spinti a ciò, aggiunsi loro molto chiaramente che sarei stato molto dispiaciuto se una cosa qualsiasi avesse preso tanta importanza nella mia volontà quanta ne avevano presa un tempo nella sua, i loro affari e la loro città, mentre egli ne aveva il governo, in quello stesso posto al quale essi mi avevano chiamato.
Mi ricordavo di averlo visto vecchio, nella mia infanzia, con l’animo crudelmente agitato da quel pubblico travaglio, dimentico della dolce aria della sua casa, a cui la debolezza degli anni lo aveva legato molto tempo prima, e delle sue cure domestiche e della sua salute, e, non tenendo certo in alcun conto la propria vita che rischiò di perdere impegnato per loro in lunghi e faticosi viaggi.
Egli era così; e questo atteggiamento gli derivava da una grande bontà naturale; non vi fu mai anima più caritatevole e dedita al popolo.
Questo modo di procedere che lodo in altri, non mi piace seguirlo, e non sono senza giustificazione.
Egli aveva sentito dire che bisognava dimenticare se stessi per il prossimo, che il particolare non aveva nessun pregio in confronto al generale.
La maggior parte delle regole e dei precetti del mondo sono intesi a spingerci fuori da noi e gettarci sulla piazza, per l’utile della società.
Hanno pensato di fare una bella cosa distogliendoci e distraendoci da noi stessi, presupponendo che fossimo eccessivamente attaccati a noi e con un legame troppo naturale; e non hanno tralasciato a dir nulla a questo fine.
Di fatto non è nuovo per i saggi predicare le cose secondo ciò a cui servono, non secondo quello che sono.
La verità ha le sue difficoltà, o suoi svantaggi e le sue incompatibilità nei nostri riguardi.
Spesso bisogna ingannarci perché non ci inganniamo, e cucirci gli occhi e stordire il nostro intelletto per educarli e correggerli.
*Imperiti enim iudicant. et qui frequenter in hoc ipsum fallendi sunt, ne errent*
(Sono degli ignoranti che giudicano, e bisogna spesso ingannarli per impedir loro di sbagliare)
Institutio oratoria II, XVII – Quintilliano.
Quando essi ci ordinano di amare più di noi stessi tre, quattro e cinquanta specie di cose, imitano l’arte degli arcieri che, per raggiungere il bersaglio, vanno prendendo la mira un bel tratto al di sopra del segno. Per raddrizzare un legno curvo lo si curva all’incontrario.
Io ritengo che nel tempio di Pallade, come vediamo in tutte le altre religioni, vi fossero dei misteri comprensibili da rivelare al popolo, e altri misteri più segreti e più alti di rivelare soltanto a quelli che vi fossero iniziati.
E’ verosimile che in questi ultimi si trovi il vero grado dell’affetto che ognuno deve a se stesso.
Non un affetto falso che ci fa abbracciare la gloria, la scienza, la ricchezza e cose simili con un amore dominante e smodato, come membra della nostra persona, né un affetto sviscerato e indiscreto nel quale accade ciò che si vede dell’edera, che corrompe e rovina la parete a cui si attacca; ma un affetto salutare e moderato, utile quanto piacevole.
Chi ne conosce i doveri e li adempie, ha raggiunto il culmine della saggezza umana e della nostra felicità.
Costui, sapendo esattamente ciò che deve a se stesso. trova che rientra nella sua parte il dover trarre vantaggio dagli altri uomini e dal mondo e, per far ciò, tributare alla società i doveri e gli uffici che gli appartengono.
Chi non vive in qualche nodo per gli altri, non vive in alcun modo per sé.
*Qui sibi amicus est, scito hunc amicum omnibus*
(Sappiate che chi è amico di se stesso è amico di tutti)
Epistole, 6 – Seneca
Il compito principale che abbiamo è per ognuno la propria condotta; ed è per questo che siamo qui.
Come chi dimenticasse di vivere bene e correttamente, e pensasse di essere esentato dai propri doveri indirizzandovi e educandovi gli altri, sarebbe uno sciocco; così chi abbandona per quanto lo riguarda il vivere sano e lieto per procacciarlo agli altri, prende a mio parere una decisione cattiva e contro natura.
Io non voglio che si rifiutino agli incarichi che si assumono l’attenzione, le cure, le parole, e il sudore e il sangue dove sia necessario.
Ma si diano in prestito e accidentalmente, mentre lo spirito si mantiene sempre tranquillo e sano, non senza azione, ma senza tormento, senza passione.
L’agire semplicemente gli costa così poco, che agisce perfino dormendo.
Ma bisogna dargli lo slancio con misura; di fatto il corpo riceve i carichi che gli si mettono addosso proprio quali sono; lo spirito li estende e li aggrava spesso a proprie spese, dando loro la misura che gli pare.
Si fanno cose uguali con sforzi diversi e con diversa applicazione di volontà.”

§

Montaigne rimetta al centro di ogni ragionamento l’essere umano.
Migliore è l’uomo, rispetto a se stesso, non nella finzione con gli altri, migliore sarà il mondo che vivremo, non dimenticandoci mai che, vivere in un società, comporta diritti e doveri, che non si devono mi sbilanciare uno a discapito dell’altro.
Nella tua vita, potrai spendere il tuo ‘capitale’ con giudizio e proficuamente, e quel capitale sei TU, non le azioni di qualcun altro…
(citazione)

§

Leggere le parole della prima parte di questo testo istiga prepotentemente ad un confronto, non riesco ad impedirlo … ad ogni riga mi si piazza dinnanzi agli occhi la ‘pletora’ di uomini politici odierni, ne vedo le facce …
ovviamente il confronto è per loro un ‘massacro’ …

Ma quanto letto non va inteso solo nei riguardi di una attività politica, è da estendere alla vita sociale;
Se ogni uomo dovesse migliorare, migliorerebbe tutta la Società Umana …
ma quello che nel corso del tempo è successo è esattamente il contrario.
Ci sono motivazioni e spiegazioni (ma non alibi o giustificazioni).
Io ritengo che si possa riassumere in un modo di dire stra abusato ma assolutamente rispondente alla realtà delle cose : esiste una reale correlazione tra il peggioramento della condizione umana ed il predominio dell’Avere sull’Essere ! L’aumento dell’uno automaticamente innalza l’altro …

§

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...