la violenza


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Riprendiamo in considerazione un libro che in un non recentissimo passato vi ho già sottoposto e che riguarda un esperimento messo in atto da un filosofo a ‘favore’ di una platea variegata, nella quasi totalità digiuna di filosofia.

SOCRATE AL CAFFE’

– 1998 – (in questi caso il Café des Phares di Parigi) narra di questa esperienza, ed è stato scritto da Marc Sautet, prematuramente scomparso nell’anno di pubblicazione del libro.

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“Traccio nell’aria una curva e domando, se col dorso della mano, ho fatto male all’aria.
Incredulità dei presenti…
Parto perciò all’offensiva, perché non riusciranno a farmi ammettere che la violenza è la legge che presiede ai destini della specie umana.
Non dubito che questa idea goda di grande favore: essa ha dalla sua parte l’evidenza che che deriva da una rapida rassegna del passato dell’umanità: una successione ininterrotta di guerre, conquiste, massacri.
E chi non vuole farsi ingannare dalle più sottili forme di oppressione (passate e presenti) non può proprio resistere al fascino di quest’idea, altrimenti rischierebbe di passare per ingenuo o per complice.
Temo però che quest’idea poggi su un’illusione.

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Che la violenza sia universale, che la troviamo in tutta la storia dell’umanità, che la ritroviamo all’interno del mondo animale, che sia all’opera durante le eruzioni vulcaniche e i movimenti delle lastre tettoniche che hanno dato forma e rilievo al nostro pianeta, che sia nascosta al centro dell’attività solare, che sia all’origine del nostro sistema galattico e perfino all’origine del cosmo sotto il nome di ‘big bang’, tutto ciò lo posso concedere.
Ma che la violenza sia ‘dappertutto’ non implica che sia ‘sempre’.
Perché il cosmo diventi cosmo, la violenza deve cedere il passo al suo contrario: kòsmos, in greco, significa ‘ordine’, ovvero uscita dal ‘chàos’.
La nascita del cosmo è la riorganizzazione di elementi caotici.

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Il nostro sistema solare è il risultato di una pacificazione localizzata del caos: alcuni pianeti vanno a descrivere un’orbita regolare intorno al Sole, ed è questa regolarità che permette alla Terra di raffreddarsi e in seguito di dare origine alla vita.
E’ dunque per il fatto che la violenza naturale in un certo senso diminuisce o cessa, che il nostro pianeta e la biosfera hanno preso forma.
Lo stesso accade per la storia dell’umanità.
Ben inteso, noi non siamo che una specie animale tra tante, e tutta la nostra preistoria è segnata dalla lotta contro le avversità della natura, tra cui le specie rivali.
Ma non per questo la violenza è legge che regola la storia fino ad oggi.
Si possono anche annoverare sotto la categoria della violenza le invasione barbariche che hanno preceduto l’età feudale, così come il comportamento da predatori dei signori.

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Ma è impossibile definire in questo il motore della civiltà moderna: il fondamento del progresso degli ultimi secoli non è la predazione, ma il commercio, che poggia esattamente sul contrario della violenza: commerciare è scambiare merci equivalenti, tramite il baratto o in cambio di denaro o di oro. Questo presuppone di non farsi violenza l’un l’altro.
Diversamente da ciò che sembra (oggi, soprattutto ndr), il capitalismo non si fonda sulla violenza.
Anzi, ha dovuto combattere i comportamenti dei signori e dei briganti, per imporre a tutti le leggi del mercato (quello libero e trasparente ndr).
Se per questo fine si è servito di mezzi aggressivi, la questione non cambia: esso programmava un ordine il cui la violenza doveva cedere il passo al commercio, che implica la trattativa.

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Che poi la società di (cosiddetto ndr) libero mercato non sia in grado di realizzare questo programma, e che le negoziazioni commerciali, invece di raggiungere la pace assoluta auspicata da Kant abbiano un po’ troppo spesso la tendenza a trasformarsi in guerre micidiali, non è cosa da poco, ma prova solo che questo sistema ha dei limiti sui quali dovremmo riflettere.
Il trucco sta nel non farsi ingannare!
Se sono i limiti del sistema dominante a generare violenza, non bisogna fare di quest’ultima il vero motore della storia umana, né considerarla una fatalità.
Ecco quel che ci interessa: se l’attrazione e la repulsione dei corpi celesti e delle particelle di materia regola il passaggio dal chàos al kòsmos, è lecito pensare che i rapporti sociali si disporranno un giorno intorno all’oro.
Come hanno fatto i pianeti intorno al Sole.
E la loro sarà come una curva dolce e regolare, armoniosa e generosa come le carezze degli amanti.”

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Trascorsi quasi vent’anni dobbiamo purtroppo rilevare che siamo precipitati nel chàos più totale, sia sociale che commerciale, e nel chàos anche tanti partecipanti la vita che, per molti, è il trascorrere del tempo inconsapevole.
Circa l’oro (inteso come metafora del bene più prezioso) non si è trasformato in un sole che tutti scalda, ma in un abbacinante faro che tutti acceca.
(citazione)

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E’ un bel discorso, molto lineare nella sua logicità;
è certo però che il passar del tempo muta le situazioni;
è sconcertante dover rilevare quanto breve sia il periodo che è stato necessario per stravolgere tutti i discorsi validi fino a pochi anni fa;
su abbiamo letto che il capitalismo non era violento ma oggi ci dobbiamo ricredere, in attesa dell’era della pacificazione (se mai ci sarà) oggi siamo nella fase più virulenta di questa ‘malattia’ sociale che predilige i numeri, i mercati, la finanza a scapito degli esseri viventi (tutti gli esseri viventi, flora e fauna) !!!
Per ora siamo ancora nella fase dove predominano le ‘crisi finanziare’ e le guerre, anche se gli hanno dato altri nomi …

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Harry Potter all’Eliseo: ormai i partiti (ed i cittadini) non servono più !!!


Un articolo su cui concordo pienamente e che mi ispira una considerazione: guardate come l’oligarchia finanziaria è riuscita a trasformare (come esattamente voleva) il mondo attraverso lo schema più antico e di successo che si conosca … il ‘Divide et Impera‘ !!!

Destra /Sinistra non vi sembrano oggi soltanto una presa per i fondelli ???

Ma lo stesso vale per Repubblicani/Democratici … Laburisti/Conservatori …

Eppure la ‘gente‘ non riesce a ‘vederlo’ …

Sorgente:      Harry Potter all’Eliseo: partiti (e cittadini) non servono più | LIBRE

ancora un po di Montaigne


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Aggiungiamo un’altra pagina per integrare quanto abbiamo già letto nei post precedenti con i pensieri di un uomo fuori dalla norma …

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Quello che i più non vogliono o non riescono a capire che, arrivati a un certo punto della propria esistenza, è necessario sottoporre (proprio a livello metafisico) le proprie esperienze a una analisi retrospettiva e introspettiva, puntuale e autocritica, senza scorciatoie che cercano di ‘giustificare’ quello, che pur essendo comprensibile, giustificabile non è.
La presa di coscienza del proprio ‘stare al mondo’ è la prima, anche se non la sola, condizione per augurarsi un mondo migliore di quello che stiamo vivendo.
(citazione)

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“I signori di Bordeaux mi elessero sindaco della loro città, mentre ero lontano dalla Francia e ancor più lontano da tale pensiero.
Me ne schermii, ma mi si fece capire che avevo torto, interponendovi anche il comando del re (Enrico II gli impose di accettare la carica e di rientrare in patria ndr).
E’ una carica che deve sembrare tanto più bella in quanto non c’è altro compenso né guadagno che l’onore di esercitarla. (meglio non pensare ai giorni nostri … ndr)
[…]
Al mio arrivo mi dichiarai fedelmente e in coscienza tal quale mi sento di essere: senza memoria, senza attenzione, senza esperienza e senza vigore; altresì senza odio, senza ambizione, senza cupidigia e senza violenza; affinché essi fossero informati e istruiti di ciò che dovevano aspettarsi dal mio servigio.
E poiché soltanto la conoscenza del mio defunto padre mio e l’onore della sua memoria li aveva spinti a ciò, aggiunsi loro molto chiaramente che sarei stato molto dispiaciuto se una cosa qualsiasi avesse preso tanta importanza nella mia volontà quanta ne avevano presa un tempo nella sua, i loro affari e la loro città, mentre egli ne aveva il governo, in quello stesso posto al quale essi mi avevano chiamato.
Mi ricordavo di averlo visto vecchio, nella mia infanzia, con l’animo crudelmente agitato da quel pubblico travaglio, dimentico della dolce aria della sua casa, a cui la debolezza degli anni lo aveva legato molto tempo prima, e delle sue cure domestiche e della sua salute, e, non tenendo certo in alcun conto la propria vita che rischiò di perdere impegnato per loro in lunghi e faticosi viaggi.
Egli era così; e questo atteggiamento gli derivava da una grande bontà naturale; non vi fu mai anima più caritatevole e dedita al popolo.
Questo modo di procedere che lodo in altri, non mi piace seguirlo, e non sono senza giustificazione.
Egli aveva sentito dire che bisognava dimenticare se stessi per il prossimo, che il particolare non aveva nessun pregio in confronto al generale.
La maggior parte delle regole e dei precetti del mondo sono intesi a spingerci fuori da noi e gettarci sulla piazza, per l’utile della società.
Hanno pensato di fare una bella cosa distogliendoci e distraendoci da noi stessi, presupponendo che fossimo eccessivamente attaccati a noi e con un legame troppo naturale; e non hanno tralasciato a dir nulla a questo fine.
Di fatto non è nuovo per i saggi predicare le cose secondo ciò a cui servono, non secondo quello che sono.
La verità ha le sue difficoltà, o suoi svantaggi e le sue incompatibilità nei nostri riguardi.
Spesso bisogna ingannarci perché non ci inganniamo, e cucirci gli occhi e stordire il nostro intelletto per educarli e correggerli.
*Imperiti enim iudicant. et qui frequenter in hoc ipsum fallendi sunt, ne errent*
(Sono degli ignoranti che giudicano, e bisogna spesso ingannarli per impedir loro di sbagliare)
Institutio oratoria II, XVII – Quintilliano.
Quando essi ci ordinano di amare più di noi stessi tre, quattro e cinquanta specie di cose, imitano l’arte degli arcieri che, per raggiungere il bersaglio, vanno prendendo la mira un bel tratto al di sopra del segno. Per raddrizzare un legno curvo lo si curva all’incontrario.
Io ritengo che nel tempio di Pallade, come vediamo in tutte le altre religioni, vi fossero dei misteri comprensibili da rivelare al popolo, e altri misteri più segreti e più alti di rivelare soltanto a quelli che vi fossero iniziati.
E’ verosimile che in questi ultimi si trovi il vero grado dell’affetto che ognuno deve a se stesso.
Non un affetto falso che ci fa abbracciare la gloria, la scienza, la ricchezza e cose simili con un amore dominante e smodato, come membra della nostra persona, né un affetto sviscerato e indiscreto nel quale accade ciò che si vede dell’edera, che corrompe e rovina la parete a cui si attacca; ma un affetto salutare e moderato, utile quanto piacevole.
Chi ne conosce i doveri e li adempie, ha raggiunto il culmine della saggezza umana e della nostra felicità.
Costui, sapendo esattamente ciò che deve a se stesso. trova che rientra nella sua parte il dover trarre vantaggio dagli altri uomini e dal mondo e, per far ciò, tributare alla società i doveri e gli uffici che gli appartengono.
Chi non vive in qualche nodo per gli altri, non vive in alcun modo per sé.
*Qui sibi amicus est, scito hunc amicum omnibus*
(Sappiate che chi è amico di se stesso è amico di tutti)
Epistole, 6 – Seneca
Il compito principale che abbiamo è per ognuno la propria condotta; ed è per questo che siamo qui.
Come chi dimenticasse di vivere bene e correttamente, e pensasse di essere esentato dai propri doveri indirizzandovi e educandovi gli altri, sarebbe uno sciocco; così chi abbandona per quanto lo riguarda il vivere sano e lieto per procacciarlo agli altri, prende a mio parere una decisione cattiva e contro natura.
Io non voglio che si rifiutino agli incarichi che si assumono l’attenzione, le cure, le parole, e il sudore e il sangue dove sia necessario.
Ma si diano in prestito e accidentalmente, mentre lo spirito si mantiene sempre tranquillo e sano, non senza azione, ma senza tormento, senza passione.
L’agire semplicemente gli costa così poco, che agisce perfino dormendo.
Ma bisogna dargli lo slancio con misura; di fatto il corpo riceve i carichi che gli si mettono addosso proprio quali sono; lo spirito li estende e li aggrava spesso a proprie spese, dando loro la misura che gli pare.
Si fanno cose uguali con sforzi diversi e con diversa applicazione di volontà.”

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Montaigne rimetta al centro di ogni ragionamento l’essere umano.
Migliore è l’uomo, rispetto a se stesso, non nella finzione con gli altri, migliore sarà il mondo che vivremo, non dimenticandoci mai che, vivere in un società, comporta diritti e doveri, che non si devono mi sbilanciare uno a discapito dell’altro.
Nella tua vita, potrai spendere il tuo ‘capitale’ con giudizio e proficuamente, e quel capitale sei TU, non le azioni di qualcun altro…
(citazione)

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Leggere le parole della prima parte di questo testo istiga prepotentemente ad un confronto, non riesco ad impedirlo … ad ogni riga mi si piazza dinnanzi agli occhi la ‘pletora’ di uomini politici odierni, ne vedo le facce …
ovviamente il confronto è per loro un ‘massacro’ …

Ma quanto letto non va inteso solo nei riguardi di una attività politica, è da estendere alla vita sociale;
Se ogni uomo dovesse migliorare, migliorerebbe tutta la Società Umana …
ma quello che nel corso del tempo è successo è esattamente il contrario.
Ci sono motivazioni e spiegazioni (ma non alibi o giustificazioni).
Io ritengo che si possa riassumere in un modo di dire stra abusato ma assolutamente rispondente alla realtà delle cose : esiste una reale correlazione tra il peggioramento della condizione umana ed il predominio dell’Avere sull’Essere ! L’aumento dell’uno automaticamente innalza l’altro …

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