il Lavoro, una scelta o …


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da    NOUS QUE DESIRONS SANS FIN
– 1996 – di Raoul Vaneigem

“Il lavoro e stato quanto di meglio l’uomo ha trovato per non fare nulla della propria vita.
Ha meccanizzato là dove si trattava di esercitare la fantasia e l’inventiva.
Ha privilegiato la specie a scapito dell’individuo, quasi si dovesse, per perpetuare il genere umano, rinunciare al godimento di sé e del mondo e disumanizzarsi.
Lo stato di degrado planetario, causato dalla trasformazione della natura in materia morta, servirebbe egregiamente a illustrare, nei futuri musei della barbarie arcaica, l’avviso salutare: ‘Imparate a creare, non lavorate mai!’.
L’aristocrazia dell’ancien regime considerava ignobile l’attività lavorativa. Coglieva nel segno, ma per ragioni sbagliate.
Grazie alla pletora di titoli signorili attribuiti a qualche mandato celeste, re, principi, sacerdoti e signorotti si difendevano dalla sensazione di essere né più né meno che proprietari impegnati a far fruttare le loro terre, a gestire laboriosamente i corpi per mezzo dello spirito, semplici pedine disposte sulla scacchiera dell’ordine e del disordine economico, nel ruolo privilegiato di lavori intellettuali.
La borghesia, affrancata dall’avvilente disprezzo con cui era vista dalla cosiddetta nobiltà, conferì al lavoro un alone di gloria che il proletariato – o quanto meno i suoi rappresentanti – si affrettò a rivendicare, mentre ne era la vittima più sventurata
Un simile equivoco fu senz’altro meno estraneo di quanto si creda alla lunga rassegnazione dei lavoratori.”

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Ed il punto è sempre quello.
Ognuno dovrebbe imparare ad essere se stesso (autenticamente), non quello che gli converrebbe essere né tanto meno quello altri vorrebbero che sia (utilizzando ogni espediente, anche economico).

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VACCINI: LA RETE NON PERDONA


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VACCINI: LA RETE NON PERDONA
Ovvero quando era La Repubblica a dare spazio a chi chiedeva massima precauzione sulle vaccinazioni.
Dopo il lancio della bufala del New York Times sui vaccini, i media nostrani hanno immediatamente cavalcato l’onda della ridicola fake news rilanciando accuse false e ridicole verso il M5S.
Come al solito, in questo si è distinta La Repubblica.
Peccato che nel passato, l’organo di stampa del Gruppo De Benedetti, ha più volte dato spazio e diffuso dubbi verso le metodologie di vaccinazione, ma ora che c’è da attaccare il M5S i redattori se ne dimenticano.
Glielo vogliamo ricordare noi condividendo questo video?

Carla Ruocco

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ma … quello che dice questo ‘luminare’ non è uguale a quello che dice il M5S tanto ‘criticato’ ??? 

al rogo … al rogo …       😉

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ART.160  della COSTITUZIONE (purtroppo del Portogallo)


 

Sorgente:      ART.160 – COSTITUZIONE DEL PORTOGALLO: Perdono il mandato i Deputati assenteisti, che cambiano casacca, condannati, razzisti e fascisti!! Da noi in Parlamento ne resterebbero in 3 o 4 – Dite a Renzi che è questa la riforma alla Costituzione che gli Italiani avrebbero voluto! | Il Fastidioso

Del governare la propria volontà


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Da   ESSAIS

estratto dal
CAPITOLO X
Del governare la propria volontà

“In confronto alla maggior parte degli uomini, poche cose mi toccano o, per meglio dire, mi tengono in loro potere; infatti è giusto che ci tocchino, purché non ci possiedano.
Io ho gran cura di aumentare con lo studio e con la riflessione questo privilegio di insensibilità che è per natura molto sviluppato in me.
Mi attacco, e per conseguenza mi appassiono a poche cose.
Ho la vista chiara, ma l’applico a pochi oggetti: la sensibilità delicata e tenera.
Ma la comprensione e l’applicazione l’ho dura e tarda: m’impegno difficilmente.
Per quanto posso, mi occupo tutto di me stesso; ed anche in questo frenerei e tratterrei volentieri il mio sentimento perché non vi si immerga troppo interamente, dato che è una cosa che io possiedo per grazia d’altri e sulla quale la fortuna ha più diritto di quanta ne abbia io.
Di modo che, perfino la salute che apprezzo tanto, mi occorrerebbe non desiderarla e non attaccarmici con tanto ardore da trovare insopportabili le malattie.
Ci si deve equilibrare fra l’odio del dolore e l’amore del piacere; e Platone indica una via mediana fra i due.
Ma alle passioni che mi distraggono da me e mi volgono altrove, a queste certo mi oppongo con tutte le mie forze.
La mia opinione è che bisogna prestarsi agli altri e darsi soltanto a se stessi.
Se la mia volontà fosse facile a ipotecarsi e applicarsi, non ci resisterei: sono troppo delicato per natura e per abitudini.
*fugas rerum, securaque in otia natus*
(nemico delle preoccupazioni, nato per l’ozio tranquillo)
Ovidio – Tristia III, 9 –
Le discussioni contrastate e ostinate che infine dessero vantaggio al mio avversario, l’esito che rendesse vergognoso il mio sforzo appassionato mi roderebbero forse molto crudelmente.
Se mi buttassi senz’altro, come fanno gli altri, la mia anima non avrebbe mai la forza di sopportare gli allarmi e le emozioni che colgono quelli che se la prendono tanto a cuore; sarebbe immediatamente sconvolta da questa agitazione interiore.
Se talvolta sono stato spinto a occuparmi di affari estranei, ho promesso di prenderli in mano, non nel polmone o nel fegato; d’incaricarmene, non di incorporarli in me: di curarmene, sì, ma non certo di appassionarmi: li guardo, ma non li covo.
Ho abbastanza da fare a disporre e sistemare la folla delle preoccupazioni personali che ho nelle viscere e nelle vene, senza aggiungervi una sola estranea e farmene schiacciare; e sono abbastanza preso dai miei affari essenziali, propri e naturali, senza attirarmene altri esterni.
Quelli che sanno quanto si devono e di quanti servigi sono obbligati verso se stessi, trovano che natura ha dato loro un incarico piuttosto pesante e non certo ozioso.
Hai già abbastanza da fare a casa tua, non allontanartene.
Gli uomini si danno in affitto.
Le loro facoltà non sono per loro, ma per quelli a cui essi si asserviscono; sono i loro locatari che abitano in loro, non loro.
Questa tendenza comune non mi piace: bisogna amministrare la libertà della nostra anima e ipotecarla solo nelle occasioni giuste; e queste sono in piccolissimo numero, se giudichiamo con senno.
Guardate le persone abituate a lasciarsi trascinare e possedere, fanno così sempre, nelle piccole cose come nelle grandi, per ciò che non le riguarda, s’inseriscono indifferentemente dove c’è da darsi da fare e da impegnarsi, e sono senza vita quando sono senza agitazione affannosa.
*In negotiis sunt negotiis causa*
(Essi cercano un’occupazione soltanto per occuparsi)
Seneca – EPISTOLE, 22
Non tanto vogliono andare quanto non possono stare fermi, né più né meno di una pietra lanciata nella sua caduta, che non si ferma finché non si posa. L’occupazione è, per un certo tipo di persone, segno di abilità e di dignità.
Il loro spirito cerca riposo nel movimento, come i bambini nella culla.
Essi possono dirsi tanto servizievoli per i loro amici quanto importuni a se stessi.
Nessuno distribuisce il proprio denaro ad altri, ognuno distribuisce il proprio tempo e la propria vita; non c’è nulla di cui siamo tanto prodighi quanto di queste cose, delle quali sole l’avarizia sarebbe per noi utile e lodevole.
Io prendo un atteggiamento assolutamente diverso.
Mi racchiudo in me stesso e generalmente desidero blandamente quello che desidero, e desidero poco; mi occupo e mi adopero allo steso modo: di rado e con calma.
Tutto ciò che essi vogliono e compiono, lo fanno con tutta la loro volontà e il loro slancio.
Tanti sono i brutti frangenti che, per maggior sicurezza, bisogna passare questa vita terrena con un po’ di leggerezza e superficialità.
Bisogna scivolarvi, non immergervisi.
La voluttà stessa è dolorosa nel suo profondo, […]”

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Siamo nel XVI secolo e un uomo, sicuramente divenuto saggio, dopo aver percorso il mondo in tutte le situazioni accettate o create, inizia le sue riflessioni, anche alla luce delle sue esperienze, riviste retrospettivamente, concludendole con pensieri TUTTI in contro-tendenza rispetto alla cronaca dei suoi tempi, ma che – se ci fermassimo a pensarci bene – non si discostano – mutatis mutandi – poi molto dalle nostre.
Quindi ???
Girare la prua, sempre, che seguendo l’onda, sempre lì vai a finire: nei liquami, prodotti da una società che si è specializzata nel produrli…
(citazione)

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Voglio dare una mia interpretazione di questo passo;
non si tratta di un elogio all’egoismo (come superficialmente potrebbe sembrare) ma il suggerimento di voler porre il giusto distacco tra la propria vita ed il mondo che ci circonda;
un distacco che faciliti una sana introspezione con la conseguente ricerca anche di quelle cose appaganti per l’anima e lo spirito; un distacco dalla schiavitù di una vita ritmata da tempi a noi alieni; un distacco dalle troppe gabbie mentali e fisiche che ci circondano; un distacco dal mondo che privilegia l’Avere e trascura l’Essere.
“Tanti sono i brutti frangenti che, per maggior sicurezza, bisogna passare questa vita terrena con un po’ di leggerezza e superficialità.
Bisogna scivolarvi, non immergervisi” … più chiaro di così …

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