Paradossale Paese


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Riecco i tormentoni di un paese tormentato (dagli imbecilli e dai ‘figli e’ ndrocchia’).
Dunque, l’attuale farsa riguarda un magistrato ‘inquirente’ (e qui il termine è importante) che sta indagando, con ottimi motivi, su un possibile (più che probabile) traffico di esseri umani che coinvolgerebbe anche ‘strutture’ che, comunemente, ‘si considerano al di sopra di ogni sospetto.
Intorno a ciò, girano i soliti miliardi di €uro.
Ovvio o comunque ‘logico’ che, vista la dimensione del fenomeno, tutti quelli che ‘devono’ sapere, sanno.
E che succede?
Che il magistrato inquirente viene inquisisto … ma daiiii …
veramente questo assurdo Paese è capace di qualsiasi paradosso possibile e immaginabile, partendo (e non può essere altrimenti) dal fatto che la gente ‘comune’, ormai, si beve tutto quello che gli si propina o gli si vuol far credere.

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Va da sé, in queste condizioni, che la mente rivada al bel libro già sottoposto in alcune pagine, ad opera di una personaggio tanto intelligente e acculturato (nel senso che è assoluto padrone di ciò che dice e scrive) che non ha neanche bisogno di apparire ‘simpatico’ a un vasto pubblico che, nella pratica, o lo giudica saccente, insomma: il ‘ma chi si crede di essere’ …
Si parla, evidentemente, di Piergiorgio Odifreddi, e, riprendendo in mano il suo libro, troviamo che nell’Introduzione ‘paradossale’ dell’opera, ci siano alcuni ‘passi’ significativi, incrociandoli poi con un pensiero ‘antico’, di un altro grande personaggio del passato che, con parole diverse. esprime gli stessi ‘concetti’.
Inutile sottolineare che il ‘pensiero’ (quando è limpido e libero) non può essere che circolare; tenetene conto, altrimenti ci si perde in migliaia o milioni di sentieri che non portano da nessuna parte !
(citazione free mind)

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“Enunciare paradossi, nel senso di andare contro l’opinione comune, su medesime questioni equivarrebbe a dichiarare guerra ai mulini a vento.
E scatenerebbe la reazione della potente armata di politici, preti, pubblicitari e giornalisti al soldo dei vari dipartimenti del Ministero della Propaganda.
Il nostro tempo e il nostro spazio saranno, dunque, meglio investiti se ci interesseremo di paradossi più istituzionali.
I quali, lungi dal distruggere l’universo, si limitano a imbarazzare il pensiero con la loro caratteristica essenziale: di essere ‘argomenti sorprendenti, perché poco probabili ma molto credibili, o molto probabili ma poco credibili’.
Poiché un argomento come Dio (o logica) comanda si compone di premesse, ragionamento e conclusione, questa definizione permette un’immediata classificazione in tre tipi:

1) Un paradosso è ‘logico’, o ‘negativo’. se riduce all’assurdo le premesse su cui si basa.
L’attributo ‘negativo’ non è da intendersi in senso denigratorio.
Significa soltanto che l’argomento mostra l’inaccettabilità di assunzioni apparentemente innocue, e spesso implicite.
E stimola una rifondazione delle aree del sapere che su di esse, consciamente o inconsciamente, si fondano.

2) Un paradosso è ‘retorico’, o ‘nullo’, se si limita a esibire la sottigliezza di un ragionamento, o a esaltare l’abilità di chi lo produce.
Usato didatticamente o letterariamente, l’artificio può anche essere efficace.
Ma come metodo filosofico rischia di ridurre la cultura al sofismo, e per questo fu severamente criticato da Platone nel GORGIA.

3) Un paradosso è ‘ontologico’, o ‘positivo’, se attraverso un ragionamento inusuale rafforza le conclusioni a cui arriva.
A questo si riferiva Schopenhauer. quando diceva che
*la verità nasce come paradosso e muore come ovvietà*.
O Willard Quine (filosofo analitico e logico ndr), quando notava che
*quello che per uno è contraddittorio, per un altro diventa paradossale, e per un altro ancora banale*.

Quanto ai modi, sono anch’essi molteplici.
Oltre al ragionamento formale, nudo e crudo, alcuni paludamenti e figure letterarie si prestano particolarmente bene all’esposizione di argomenti paradossali.
Ad esempio, l’enfasi di un’iperbole (usatissima ndr), quale: ‘Tutto è un paradosso’.
O la concisione dell’ellissi, la cui forma più pura e: ‘0 = 1’.
O la trasposizione della ‘parabola’, che presenta un paradosso come metafora di un problema.
O l’inversione del ‘chiasma’ (incrocio immaginario tra due coppie di parole ndr), che rivolta affermazioni come ‘il reale è paradossale’ in ‘il paradossale è reale’.
O la contrapposizione dell’ossimoro, il miglior esempio del quale è ‘ossimoro’ da oxis (furbo), e moron (scemo), cioè, letteralmente un ‘idiot savant’.
O ‘l’antifrasi’, tipica dei discorsi che dicono una cosa intendendo il contrario.
O ‘l’ironia’, sempre implicita e spesso esplicita, in argomenti sorprendenti.
E così via.
Una volta classificati i tipi e i modo dei paradossi, ci si può domandare che farne.
Tutto dipende dall’atteggiamento con cui essi sono considerati, che può andare dal tragico all’umoristico, dal rifiuto all’accettazione.
Fra gli estremi appena accennati è possibile inserire un’intera tassonomia (disciplina della classificazione ndr).
Aristotele e Russell li hanno temuti come la natura aborrisce il vuoto, cercando di proporre soluzioni più o meno soddisfacenti e utili.
Pirrone e Hegel hanno abbracciato la contraddizione come i ‘kamikaze’ andavano incontro alla morte, basando su di esse il loro rifiuto della conoscenza e della realtà.
Kant ha brandito le antinomie come il cacciatore un fucile a quattro canne, sparando pallettoni sui merli che credono di credere e invece si illudono soltanto di pensare.
Kierkegaard ha usato i paradossi come le spinte che si ricevono sul trampolino, per favorire un salto nel vuoto oltre il bordo della ragione.
Carroll, Kafka e Borges hanno costruito le loro opere letterarie su girandole di situazioni paradossali, al limite e oltre.
Bateson e Watzlavick (entrambi psicologi e sociologi ndr) sono arrivati a considerare paradossale ogni forma di comunicazione umana, fondando su questa visione una singolare terapia psichiatrica.
Insomma, la storia dei paradossi è letteralmente uno sterminato spettacolo di varietà, con scene che vanno dalla tragedia all’operetta (o all’opera buffa… ndr).”

In questo ‘gradevole’ testo c’è TUTTO quello che, oggi, conosciuto e NON divulgato (cioè reso comprensibile a tutti), attiene alla ‘comunicazione’ che, gestita da un ‘media’, cioè da un ‘mediatore’ si trasforma in ‘propaganda’ che ha, come unica finalità, farci credere la ‘LORO’ verità, che è, appunto, paradossale… 🙂
Facciamola una riflessione, che male non fa, anzi…

un esempio classico ? … Eccovelo …

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