Democrazia e schiavitù … insieme ???


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Democrazia e schiavitù, un binomio oggi apparentemente impossibile anche solo da pensare …
apparentemente …
nella realtà c’è chi pensa che siano le 2 facce della stessa medaglia coniata dalla ‘zecca del capitalismo globalizzato’;
un paradosso che diviene realtà grazie all’azione di una esigua ma ricchissima e potente èlite di uomini di affari e delle loro banche e multinazionali.
Vediamo chi ci spiega questa malefica associazione

dall’Introduzione del libro del 2008

Economia canaglia
Il lato oscuro del nuovo ordine mondiale

di Loretta Napoleoni

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“Gli anni novanta sono segnati dalla diffusione di un virus globale: la democrazia. Il batterio micidiale, una sorta di freedom bug, un baco della libertà, viene messo in circolazione dalla caduta dell’Unione Sovietica e nello spazio di un decennio il numero delle nazioni democratiche nel mondo cresce da 69 a 118. Milioni di persone, che per anni erano state vaccinate contro i rischi del virus democratico, festeggiano la libertà ritrovata nel momento in cui i sistemi di autoprotezione delle dittature si disintegrano. Tutti coloro che fino a quel momento erano stati tenuti al riparo dall’epidemia democratica di tipo occidentale vengono infettati.
Nel momento in cui il muro di Berlino crolla, un fiume di giovani dell’Est attraversa la cortina di ferro, fino a quel momento la linea di divisione simbolica tra il mondo libero e il totalitarismo. La gente in strada si abbraccia, balla e ride mentre una carovana infinita di Trabant, Lada e altre improbabili automobili di stampo sovietico si riversa sulle strade
occidentali.
Ma l’infezione non termina qui. Il contagio provocato dal baco della libertà si diffonde
subdolamente nel globo. Anche negli angoli più remoti. Dal Sudest asiatico all’America Latina, finanche alla Cina, lasciando dietro di sé la traccia indelebile del suo passaggio. E con la democrazia, si diffonde la schiavitù.
Entro la fine del decennio, quasi 27 milioni di persone vengono ridotte in schiavitù in molte parti del pianeta, perfino in alcuni paesi dell’Europa occidentale. Nei primi anni novanta, le schiave del sesso provenienti dai paesi dell’ex Blocco sovietico invadono i mercati occidentali.
Queste donne hanno alcune caratteristiche essenziali: sono belle, poco costose e, soprattutto, disperate. Ma il mercato del sesso è solo la punta dell’iceberg.
La globalizzazione favorisce lo sfruttamento del lavoro degli schiavi su scala industriale,
raggiungendo cifre e volumi del tutto nuovi, che superano persino quelli dell’epoca del mercato degli schiavi attraverso l’Atlantico. Pare sorprendente, o addirittura esagerato. Ma ci sono i numeri, le prove, le storie che ho incontrato in questi anni di ricerca. Dalle piantagioni di cacao dell’Africa occidentale ai frutteti della California, dalla fiorente industria illegale del pesce alle fabbriche di oggetti falsi, gli schiavi sono diventati parte integrante del capitalismo globale.
E questo è il paradosso.
La democrazia e la schiavitù non solo coesistono, ma sono tenute insieme da quella che gli economisti definiscono una forte correlazione diretta.
In altre parole, non solo i due fenomeni mostrano tendenze di sviluppo assolutamente simili, ma l’evoluzione dell’uno condiziona quella dell’altro. E gli anni novanta confermano quella tendenza apparentemente surreale che si era già manifestata negli anni cinquanta nel processo di decolonizzazione. Nel momento in cui gli stati coloniali conquistano l’indipendenza, il numero degli schiavi cresce mentre il loro prezzo si abbassa. Così oggi il prezzo di uno schiavo è circa un decimo di quello che era nella Roma antica e, non a caso, quella era un’epoca in cui il concetto di democrazia era praticamente inesistente. Per gli antichi romani gli schiavi erano un bene raro e una comodità preziosa da pagare a caro prezzo. Al contrario, oggi ce ne sono in grande quantità, il loro valore è minimo e vengono considerati semplicemente un «costo
obbligato per il business internazionale».
Eppure a noi, illuminati cittadini del «mondo democratico», associare democrazia e schiavitù pare semplicemente assurdo visto che continuiamo a coltivare l’illusione che l’esistenza della prima sia proprio la garanzia principale contro il ritorno della seconda. Il citatissimo esempio della Guerra civile americana, che la lettura consueta vuole combattuta per liberare il Sud dalla schiavitù, rafforza questo falso convincimento Chiunque infatti è in grado di verificare che la discriminazione più feroce dei bianchi nei confronti dei neri scoppiò negli stati del Sud proprio alla fine della guerra. Allo stesso modo oggi si tende a pensare che il fenomeno della schiavitù sia da associare allo sfruttamento delle nazioni ricche nei confronti delle nazioni povere, ma i
fatti dimostrano esattamente l’opposto. La maggior parte delle vittime è resa schiava, comprata e venduta, non da approfittatori stranieri ma dai propri connazionali. E questo insospettabile, perverso legame tra democrazia e schiavitù è la diretta conseguenza di quella che d’ora in poi chiamerò «economia canaglia.

[…]”

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6 pensieri riguardo “Democrazia e schiavitù … insieme ???

    1. beh … in effetti la Napoleoni li cita espressamente ma non credo che gli altri paesi (che sono succubi in un modo o nell’altro) siano messi meglio … ad esempio noi e l’Europa (quasi) tutta (in quanto ‘servi’ della Nato) …
      la vera e grande realtà attuale è che i governi e media sono dei burattini in mano a dei burattinai molto cattivi (altro che Mangiafuoco), senza scrupoli, avidi e privi di qualsivoglia forma di etica …

      buona settimana Viki 🙂

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