Quando il Vivente non creerà altro che Vita …


§

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Da    NOUS QUI DESIRONS SANS FIN
(Noi che desideriamo senza fine)

– 1996 – di Raoul Veneigem

QUANDO IL VIVENTE NON CREERA’ ALTRO CHE VITA …

“Generata dall’accoppiamento di un consumo esagerato di prodotti insussistenti con l’esigenza ufficiosa di acquistarli, la fecondazione del settore terziario ha partorito una burocrazia che vive da parassita sulla società attiva, tartassandola con i suoi prelievi finanziari.
Una reazione a questa tendenza prescrive di ritornare al settore primario, tradizionalmente destinato a gestire la sopravvivenza e ora in via di smantellamento a causa degli interessi di un capitalismo usuraio.

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L’essenziale, tuttavia, non basta più all’esistenza.
Non solo il comfort e gli agi, grazie ai quali si contava di ingannare la noia della sopravvivenza, hanno deluso le speranze, ma dalla ricchezza fittizia con cui si paludava la quotidianità è nato un sentimento di povertà vissuta che nulla potrà cancellare, se non la vita riscoperta e ricreata.
Ormai il minimo vitale non si limita più ai mezzi necessari per abitare, nutrirsi, vestirsi, spostarsi, istruirsi, incontrarsi.
Rientra fra le incombenze del neocapitalismo soddisfare bisogni secondari, accessori.

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Il neocapitalismo sostituirà le colture chimiche con la freschezza di legumi e frutti genuini, il sapore del manzo brado prenderà il posto di bovini martirizzati negli allevamenti concentrazionari che servono da modello per le strutture delle banlieus (periferie) e delle scuole; estirperà dai paesaggi i cancri di cemento prodotti dagli interessi immobiliari e reinventerà l’arte di abitare; depurerà l’aria dagli inquinanti chimici e nucleari; raccoglierà intorno a sé quelli che non intendono morire con un mondo che muore.

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Ma di tutti questi benefici resterà soltanto un’immensa delusione, se non impariamo sin d’ora ad affinare incessantemente, ispirandoci a ciò che l’economia ci tramanda di più piacevole e di più rischioso, i nostri desideri di una vita più umana.
Fino a raggiungere quello stato di grazia in cui il vivente non crea altro che vita.”

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Se questo era un auspicio (20 anni fa) e, oggettivamente, anche la possibilità che ‘avevamo’ (forse un po’ prima), beh … troppi hanno TRADITO …
Tradito l’uomo come specie vivente !!!

Ed i traditori, ancora oggi, vanno avanti a discutere delle rava e della fava, senza idee e senza (cito) “lo ‘sturm und drang’ che tradotto indica la tempesta o l’impeto interiore, che da origine all’Aufklarung, al rischiaramento e all’illuminazione, e che ha e dovrebbe contraddistinguere l’essere umano, dalla pallida fotocopia che è diventato, sempre più simile a un robottino…”

E la immane massa di ‘robottini’ belanti ed ubbidienti dorme il sonno dei (non) giusti …

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