L’Homo Oeconomicus è un Idiota


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*L’emozione abolisce la catena causale*
– Michel Houllebecq –

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Da:    ANTIMANUALE DI ECONOMIA

Capitolo:  L’HOMO OECONOMICUS E’ UN IDIOTA

“Gli uomini non sono razionali.
In effetti si comportano in modo irragionevole non appena avvertono qualche incertezza.
Le loro possibilità di calcolo sono limitate.
In breve, riconosciamo che il modello dell’homo oeconomicus è alquanto insensato.

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Negli anni cinquanta, Maurice Allais (fisico ed economista ndr), premio Nobel 1988, aveva messo in ridicolo l’homo oeconomicus nel famoso ‘paradosso d’Allais’, con cui si dimostrava che non appena prevale l’incertezza le scelte non si fanno più in funzione dell’utilità stessa.

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Conclusione di Edmond Malinvaud (economista ndr):
*Come molti altri economisti, preferisco vedervi la prova che gli individui possono mancare di razionalità nelle loro scelte e che questa mancanza ha un aspetto sistematico*.
Ed ecco il seguito: *Ma non per questo le teorie basate sulla razionalità vanno considerate caduche, giacché conservano un ampio campo di validità e danno risultati molto più specifici di quelli che si otterrebbero se si rinunciasse a presupporre la razionalità*.
E così è detto chiaro e tondo: gli individui non sono razionali, ma chiudiamo gli occhi e facciamo come se lo fossero, perché tutto sommato per un economista è meglio formulare ipotesi prive di senso che fare fagotto.

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Robert Lucas, da parte sua, è più franco:
*Se dovessi abbandonare l’ipotesi di razionalità, abbandonerei l’economia!*
E sia, abbandoniamola questa economia, senza perdere altro tempo!

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Vernon Smith e Daniel Kahneman, premi Nobel 2002, hanno confermato cinquant’anni dopo, quello che tutti sapevano da sempre.
La dimostrazione che a volte nella vita gli individui non sono seri né onniscenti meritava davvero il premio Nobel per l’economia.
A questo proposito ascoltiamo di nuovo Murice Allais: *Questi ultimi quarantacinque anni (siamo alla fine del secolo scorso ndr) sono stati dominati da una successione di teorie dogmatiche, sostenute sempre con la stessa sicurezza ma assolutamente contraddittorie fra loro, tutte altrettanto irrealistiche e abbandonate le une dopo le altre di fronte all’evidenza dei fatti.

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Si è stati troppo propensi a sostituire lo studio della storia, l’analisi approfondita degli errori del passato, con affermazioni semplicistiche, troppo spesso fondate su puri sofismi, su modelli matematici irrealistici e su analisi superficiali delle circostanze del momento*.
(cfr. Le desarroi – il disordine – de la pensée économique in Le Monde 1989).

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Però!
Tutti i grandi economisti, fra cui von Hayek e Keynes, hanno dileggiato gli ‘economisti matematici’.

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John Hicks, premio Nobel e in gioventù grande ayatollah dell’economia ‘tecnica’, verso la fine della vita ha avuto un ripensamento e ha vuotato il sacco: no, non c’è un’economia positiva, così come non esistono leggi economiche.
Di conseguenza, l’economista deve accontentarsi modestamente di osservare la storia reale.
Sembra che dopo Allais, ingegnere, matematico, anche Edmond Malinvaud, ingegnere, matematico, si stia avvicinando alla ‘confessione’.
Sant’Edmond l’Apostata!”

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In estrema sintesi: una persona che abbia una ‘discreta’ conoscenza ‘olistica’ del mondo, della storia, della vita nel suo complesso, di fronte alle continue dichiarazioni, dispute, teorie, leggi, dichiarate ‘economiche’ (ma nella migliore delle ipotesi, para-economiche) quasi sempre in contraddizione ‘ideologica’ l’un con l’altra, non può far altro, attivando il suo senso critico, che prendere le distanze da queste ennesime mistificazioni.
Certo è che, se tutti si allineano (per convenienza, per piaggeria o, peggio ancora, per fini non dichiarati) la tua voce rimane un suono indistinto e incomprensibile, schiacciato da un conformismo che vorrebbe il solo ‘accademismo’ capace di spiegare una pseudo-scienza, costruita su misura per i vari ‘potentati’ che, piaccia o non piaccia, ci stanno governando e sfruttando.
Per dirla in altre parole, nello stato attuale delle cose, gli economisti de ‘noantri’, si potrebbero benissimo sostituire con dei ‘bravi’ ragionieri; se poi quest’ultimi fossero anche ‘uomini di mondo’ (nella accezione positiva del termine) le sorti economiche e finanziarie del nostro sminkiatissimo paese, cambierebbero come il giorno con la notte.
Ma si sa, queste sono utopie…, finché dura l’ignoranza dei più …

(citazione)

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che dire ? … Viva i Ragionieri …

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