L’Esperanto Economico


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Da    ANTIMANUALE DI ECONOMIA

Capitolo:    IL LINGUAGGIO DEL POTERE

*Perché gli squali non attaccano gli economisti?
‘Cortesia professionale’*
– Jacques Sapir –

“L’ESPERANTO ECONOMICO. E’ dunque meglio parlare la stessa lingua.
La CN (contabilità nazionale) ci offre una sorta di ‘esperanto’ economico.
E’ nata fra le due guerre mondiali, con i primi sforzi sistematici di rappresentare le economie nazionali in un quadro contabile complessivo, dettagliato e numerico.
Un quadro contabile è logico, articolato e consente di verificare l’equilibrio dei conti secondo il sistema della partita doppia: ogni operazione è registrata a debito in un conto e a credito in un altro (per esempio, il consumo delle famiglie è un credito per le imprese).
L’economia è rappresentata come un circuito chiuso.
La CN ha in comune con la contabilità privata il principio della doppia registrazione e il fatto di lottare contro l’incertezza in un senso preciso: disciplinare l’attività umana.
Disciplinare i mercanti e anche (mediante l’organizzazione del lavoro e la contabilità basata sul tempo di lavoro) i lavoratori, allo scopo di assoggettarli alla produzione (la storia appassionante e lentissima della trasformazione dei contadini proletari in operai, coincide con quella del cronometro nda).
Il principio fondamentale della partita doppia è stato inventato nel Medioevo dai mercanti, come strumento di auto-disciplina e di sorveglianza.
Serviva cioè a disciplinare gli stessi mercanti e i loro agenti e clienti, ai quali si richiedeva una tenuta contabile.
Il bilancio è uno strumento di controllo, una sorta di cruscotto dell’organizzazione.
Anche qui, la sintassi è indispensabile: che cosa si deve contabilizzare come perdita o come investimento?
La spesa per una campagna di lobbyng è una perdita o un investimento?
Che cosa si può detrarre dall’utile?
Come dimostrano i recenti scandali, più che la falsificazione della contabilità sono l’indeterminatezza e la complessità dei concetti che consentono di mascherare i risultati e il reale stato di salute dell’azienda.
Prendiamo le stock-option, queste promesse di plusvalenze patrimoniali cedute a credito dalle aziende ai loro dirigenti per evitare di pagare stipendi e, con questi, i contributi sociali e le imposte sulle retribuzioni.
Ma ecco che una nuova legge americana (2003) impone di considerare queste opzioni costi, oneri, in sostanza restituisce loro una dimensione di retribuzione che avevano perduto! (E da noi? No, da noi no! )
‘Sapere è potere’, la massima di Michel Foucault (filosofo ndr), è particolarmente appropriata al caso della contabilità.
Persino la COB (l’equivalente francese della nostra CONSOB ndr), il gendarme delle Borsa, ha finito per stancarsi ed esige termini chiari.
Per esempio, le imprese non dicono più ‘profitto’ ma EBITDA, che sta per: Earnings before interest, taxes, depreciation and amortization.
Usare questa espressione fa più professionale che non ‘profitto’, termine dai connotati più vaghi.
Mentre la contabilità aziendale fondata su un insieme di riflessi egoistici, rappresenta l’impresa in una situazione di concorrenza aperta vero l’esterno, la CN ha per oggetto il prodotto di un’ampia collettività, la nazione.
Si deve rispettare la CN, malgrado il suo aspetto un po’ meccanico, e al tempo stesso diffidarne.
Rispettarla, perché non parla di individui.
In prima istanza parla di gruppi: le imprese, le famiglie, le amministrazioni pubbliche, le ‘istituzioni senza fine di lucro al servizio delle famiglie’, di entità trascurabile, le società finanziarie (banche, compagnie di assicurazione, SICAV, fondi comuni di investimento…) e infine, il ‘resto del mondo’ , una sorta di comodo ripostiglio che permette di misurare gli scambi internazionali del paese.
La contabilità nazionale è alla base delle politiche economiche pubbliche.
Quando il signor Mer (politico francese ndr), nel luglio del 2002, incontra la stampa e dice *la crescita sarà del 2,5 percento*, mentre i servizi del dell’Istituto nazionale di statistica e della Direzione previsioni, che elaborano i conti trimestrali o poi annuali dell’economia francese, gli hanno detto *1 percento al massimo*, sta mentendo spudoratamente per rassicurare i francesi.
Ma quel ‘2,5 percento’ gli consente di far quadrare i conti della Francia, di pareggiare le entrate e le spese pubbliche, che rappresentano il 50 percento circa del PIL interno lordo, erroneamente definito la ‘ricchezza’ prodotta dai francesi nel corso di un anno.
La CN ha l’anno come periodo di riferimento.
E’ una contabilità di flussi, non (o molto poco) di stock.
Il salario, il reddito, la produzione, il consumo sono flussi: misurano le grandezze economiche fra due date (nel caso del vostro stipendio il periodo di riferimento è il mese, le due date sarebbero l’1 e il 31 del mese) e non in un dato istante.
Il capitale, la ricchezza, il patrimonio, il portafoglio titoli sono stock (fondi): misurano valori istantanei.
Uno stock è un accumulo di flussi.
E un flusso è la variazione di uno stock.
La vostra ricchezza e il vostro reddito cumulato fino a una certa data.
E il vostro reddito è la variazione della vostra ricchezza fra due date.
Ecco perché, economisti e assicuratori possono calcolare quanto valete: voi valete la somma attualizzata di quello che guadagnate.
Quando si è capito che cosa è uno stock e cosa è un flusso, si è capita metà dell’economia.
Ecco perché dire: ‘il PIL è la ricchezza della Francia’ è un (piccolo) errore, Per l’esattezza il PIL è l’incremento di ricchezza della Francia verificatosi nel corso di un anno, una ‘ricchezza’ calcolata in modo molto politico, molto ideologico, molto particolare.
Infatti, qual’è la vera ricchezza delle Francia?
E’ un patrimonio.
Ora, un patrimonio consta di molte cose, gran parte delle quali sono imponderabili. La CN non si interessa del patrimonio e meno ancora delle cose imponderabili (non è suo compito).
Il che spiega perché ha qualche piccolo problema con l’ambiente: non contabilizza l’inquinamento, La CN sostiene il mito dell’economia nazionale in una economia globalizzata dominata dalle multinazionali senza patria (o sedicenti tali, soprattutto quelle USA ndr).
Il capitale non ama le nazioni: preferisce tenersi al di fuori delle frontiere, negli ‘off-shore’, nei ‘territori fuori giurisdizione’ , come i paradisi fiscali.
E’ per questo che la CN resta la base della politica.
Con la statistica lo Stato inquadra, forma, informa, misura.
La misura è un fattore d’ordine in un duplice senso: innanzi tutto perché mette in gabbie, in caselle, in categorie quello che non lo era (gli indigenti diventano ‘poveri’ o ‘disoccupati’ a seconda che siano indigenti buoni o cattivi), poi perché la misura è un segno di moderazione.
E lo Stato ha bisogno di calma, di tranquillità.
Esiste per rassicurare e far rispettare l’ordine.
Con la statistica, la legittimità dell’autorità statale viene integrata e rafforzata da quella della scienza.”

Questa è la ‘situazione’ in cui si muovono i governi, meglio o peggio, ma tutti con le stesse carte ‘truccabili’.
Il leit-motiv è trattare le persone ‘il popolo’ come se non avesse ‘identità’ propria (che in moltissimi casi non esiste), sostituendo alla identità, le categorie, dove in tanti si sentono rassicurati.
(citazione)

… ma la realtà non è per nulla ‘rassicurante’ …

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