Vogliamo scherzare ???


§

3062

Vogliamo scherzare?
E scherziamo, allora.
Oggi, (sai la novità ahahahah   🙂   ) lo facciamo con quel ‘satanasso’ che è Piergiorgio Odifreddi che, veramente, ne sa una più del diavolo …

Da:  C’ERA UNA VOLTA IL PARADOSSO

Capitolo: VOGLIAMO SCHERZARE ?

“Poiché, sostanzialmente, lo ‘zen’ è un gioco di parole, non può stupire che anche in Occidente siano stato sviluppati degli equivalenti, più o meno blandi, dei ‘koan’ (affermazioni paradossali usate per aiutare la meditazione a raggiungere la consapevolezza ndr).

3189

C’è, anzitutto, una tradizione di umorismo paradossale, un bell’esempio del quale è la risposta dei John Maynard Keynes (ancora lui ! ndr) a un intervistatore che gli chiedeva una previsione economica a lungo termine:
*Alla lunga, saremo tutti morti*.
Lo stile ricorda quello del maestro zen che risolse il problema teologico di che cosa succede dopo la morte, dicendo:
*Si sta sotto mezzo metro di terra, a pancia in su*.
Già i sofisti (quelli greci eh, non quelli di oggi… che fanno ca..re ndr)
venivano considerati degli umoristi.

O dei retori, come Erasmo da Rotterdam, che nel 1511 scrisse un ‘Elogio della follia’, e del suo seguace Ortensio Lando, che nel 1544 pubblicò una serie di trenta ‘Paradossi’ in cui prese le assurde difese di povertà, ignoranza, guerra, prigionia e morte.
Cosa, peraltro, anticipata dagli apprezzamenti dell’Ecclesiaste (VII, 1-6) per mugugni, mestizia, pianto, lutto e morte.
Il ‘nonsense’ inglese è certamente una reincarnazione del koan.

Il suo esponente più significativo è stato Lewis Carroll, che guarda caso, era un prete e un matematico.
Le sue opere letterarie, da ‘Alice nel paese delle meraviglie’ e ‘Silvia e Bruno’, sono delle vere antologie di ciò che Alice chiama *indovinelli senza riposta*, osservando che *sono certamente nella mia lingua, ma non li capisco*.
Eccone alcuni esempi:
Che cosa esattamente non ricordi?
Chi, precisamente, non hai preso in giro?
Vuoi un regalo di non-compleanno?
Con l’esercizio, puoi abituarti a credere anche le cose impossibili,
Se un senso non c’è, non dobbiamo cercare di trovarlo.

3194

Le più tipiche immagini ‘zen’ di Carroll sono sicuramente il sorriso del gatto del Cheshire, che rimane dopo che tutto il resto è svanito, e la fiamma della candela, che rimane dopo che questa si è completamente consumata.
[…]
Un’altra reincarnazione occidentale del koan è, ovviamente, il ‘surrealismo’.

§

Questo slideshow richiede JavaScript.

Basti pensare, ad esempio, agli aforismi che compaiono nel saggio ‘L’immacolata concezione’ di André Breton e Paul Eluard, del 1930, che non sfigurerebbero in una raccolta zen:
*Assegna un valore sconosciuto ai tuoi sogni dimenticati.
Scrivi imperituramente sulla sabbia.
Non stare mai ad aspettare te stesso.
Lascia che sia il cuscino a svegliarti.
Bussa, dì: ‘Avanti!’, e non entrare.*
Una delle innovazioni più significative del surrealismo è stata l’allargamento del mezzo espressivo del ‘koan’ dalle parole alle immagini.
Le arti ch’an e zen, peraltro ben sviluppate, non si proponevano infatti di illustrare visivamente i koan.

Se non, forse, nella famosa (per chi ? ndr) immagine della trascendenza di Kyoto Tomikichiro Tokuriri per i ‘Dieci tori di Kakuan’.
Immagine, peraltro, simile al ‘Ritratto di Sua Immanenza l’Assoluto’ posto in copertina dalla rivista ‘Mind’ sul numero di Natale del 1901 (praticamente una pagina bianca con le seguenti istruzioni per l’uso: *rivolgi con passione ma anche con fermezza, l’occhio della fede al centro della pagina; strizza l’altro; osserva attentamente finché Lo vedi* ndr)

Questo slideshow richiede JavaScript.

I paradossali quadri di Salvador Dalì, Max Ernst e René Magritte, così come gli altrettanto paradossali film di Luis Bunuel, crearono invece una nuova forma visiva di ‘koan’, aprendo le porte dell’arte all’irrazionale e all’inconscio.”

Anche in questo caso, come suggerisce il titolo del capitolo, si può anche scherzare, però, si può ‘anche’ riflettere: per esempio sulle differenze di impostazione e di atteggiamento mentale che abbiamo noi occidentali, rispetto agli orientali.

§

Mai giudicare secondo pregiudizio …


§

§

Ad un ragazzo cadono dei soldi dalla tasca.
Quante di quelle “rispettabili” persone glieli restituiranno?
Solo una.
Quella che meno ci si aspetta.
Mai giudicare dalle apparenze.
Ma soprattutto riflettere su cosa è l’Uomo moderno :
civilizzato (sicuri ???)

§

la ‘crescita’ … (ancora ??? … eh si …)


§

La ‘magia’ (e non per tutti i libri e di conseguenza ‘autori’) accade quando li si rilegge, magari a distanza di anni, accorgendosi che essi avevano una capacità premonitrice che non è frutto di doti sciamaniche, ma di ragionamenti e processi mentali assolutamente ‘onesti’ (nel senso che non dovevano ‘servire’ niente e nessuno).

3176

§

In questo senso il filosofo André Gluscksmann ha detto e scritto:
“Ho spesso il torto di avere ragione troppo presto*
(quindi in anticipo rispetto ai tempi).

§

2843

Per dare un senso a quanto sopra, un libro che può provocare tale ‘magia’ è sicuramente:

ANTIMANUALE DI ECONOMIA

scritto da Bernard Maris, che è fonte quasi inesauribile di spunti e analisi che, oggi, appaiano di una chiarezza ed una ‘ambientazione’ temporale a dir poco sfolgoranti.
Questo argomento poi mi è particolarmente caro …

Capitolo:   LA CRESCITA

§

Questo slideshow richiede JavaScript.

“Rifiutare la crescita?
Alcuni economisti/filosofi (per esempio Serge Latouche) nel filone della ‘crescita zero’ propugnata nel rapporto Meadows e dal rapporto del Club di Roma degli anni settanta, rifiutano la crescita, considerata un fattore di degrado delle condizioni dell’esistenza.
Come migliorare le condizioni di vita?
Rifiutando la crescita del PIL, sostituendo la ‘quantità’ con la ‘qualità’.

3178

John Kenneth Galbraight condivideva grosso modo questo punto di vista.
Dominique Meda (filosofa e sociologa ndr) segnala qualche costo ‘occulto’ della crescita, al di là del danno collaterale provocato all’ambiente: per esempio, il costo della flessibilizzazione.
La rinascita del mercato del lavoro, l’intensificazione del lavoro, l’aumento dello stress e del malessere provocati dal lavoro, l’angoscia dovuta ai costanti mutamenti e al rischio di disoccupazione, l’investimento in formazioni professionali inutili, le qualificazioni a obsolescenza rapida, il lavoro ‘usa e getta’ rappresentano costi sociali cospicui, la cui misura viene per altro data dalla consistente spesa pubblica destinata a sostenere i disoccupati e gli esclusi (sta descrivendo la Francia, ricordiamolo ndr).
Il presidente della Repubblica ha svolto una campagna sul tema:
*Un disoccupato costa quanto un salario minimo*.
E’ giusto.

3179

Si potrebbe rispondere che ciò che perde il lavoratore lo guadagna il consumatore, che può beneficiare di prodotti a basso costo grazie alla produzione ‘just-in-time’, alla scorta zero e al degrado ambientale.
Come l’operaio proprietario di azioni della sua azienda si licenzia nel nome del valore del capitale, così il consumatore-lavoratore si rallegra di trovare i prezzi bassi in supermercati stracolmi di merci di qualità inferiore, in cambio dello stress spaventoso che subisce nella sua attività.
A questo povero schizofrenico la ‘crescita’ propone prodotti ‘innovativi’ la cui vita commerciale è sempre più breve, prodotti precotti surgelati che assomigliano a cibi per gatti e il cui prezzo copre per due terzi inutili spese di pubblicità e di marketing.
*Non ci si innamora mai di un tasso di crescita* diceva uno slogan dei giovani tedeschi.
Ahimè è vero.
Questa crescita libera forse gli uomini dal bisogno?
No.
Fra l’altro, oggi si chiede loro di lavorare più a lungo.
Allora, si deve rifiutare la crescita?
Sostituirla con una crescita qualitativa?

3180

John Stuart Mill, ‘il vecchio saggio’, propendeva per lo stato stazionario, pensava che l’umanità, non più costretta a lottare per la sopravvivenza, affrancata dal vincolo dei bisogni materiali, avrebbe potuto finalmente dedicarsi al vero progresso, il progresso morale e culturale.
Posizione di un sognatore colto, alla Rousseau?
Forse.
Mill sosteneva che la rendita era un *unearned increment*, un sovrappiù non guadagnato, e che lo Stato doveva confiscare le rendite fondiarie.
Auspicava una severe limitazione dei diritti ereditari.

3181

In breve, Mill si opponeva all’accumulazione e prevedeva anche la generalizzazione del lavoro dipendente e del sistema delle cooperative… (cfr: Principi di economia politica – 1848) non era tanto lontano dalla ‘altra-economia’.
[…]
Che cosa determina la crescita?
Risposta degli economisti: il lavoro, il capitale e il progresso tecnico.
Quest’ultimo, in sostanza, è costituito dall’organizzazione del lavoro e delle macchine.
Per organizzarle si punta su alcune straordinarie invenzioni umane, che vanno dalla contabilità e dalla moneta scritturale, nota già agli antichi babilonesi, passando per Internet e gli acceleratori di particelle.
Gli economisti sono a disagio nel trattare il progresso tecnico.
Da dove viene?
Piove dal cielo, come si diceva nei modelli di crescita degli anni sessanta, assimilandolo alla ‘manna celeste’?

3182

Recentemente si è cercato di attribuirne l’origine alla stessa crescita, immaginando una sorta di processo circolare in cui la crescita produce il progresso che produce la crescita.
Prima di occuparci di questa interessante ‘crescita endogena’, che in qualche
modo si auto-genera, è necessario ritornare, per ribadirle, alle premesse dell’economia e della teoria del valore: l’economia esiste soltanto perché vi sono cose scarse, e quindi prezzi.
E la crescita è innanzitutto una lotta contro la scarsità, che si affronta mobilitando i fattori della produzione: il lavoro, il capitale, la terra (la natura), la tecnologia.”

Fine PRIMA PARTE

la successiva verterà su : IL PROGRESSO TECNICO CONTRO LA SCARSITA’

§

The Pythian Priestess on the Tripod

in attesa della seconda parte possiamo comunque trarre qualche riflessione;
questo testo se fosse firmato dalla ‘Pizia’ non ci sarebbe da meravigliarsi;
Se gli uomini fossero retti e saggi (cosa che da tempo non è più) si prodigherebbero nel valutare tutte le possibili teorie e scuole di pensiero; nella realtà (volutamente e coattamente) circola invece il pensiero ‘unico’ !
Cosa insegnano le Università economiche in materia ?
Con quale cognizione è stato scelto ed imposto questo modello di economia iper capitalistica ?
Domande retoriche, ovviamente … sappiamo bene le risposte …

§

una verità assoluta … che fa male …


§

3184

§

( tratto dalla pagina  FB  di   Tra Luce & Oscurità )

§

Sono profondamente d’accordo …
e sapete il motivo per cui questo accade ?
Semplicememnte perchè gli animali hanno l’animo puro …
alla faccia di tutti coloro che li considerano esseri inferiori rispetto all’uomo e privi di anima !
la verità è che rispetto all’Uomo hanno solo delle doti cerebrali inferiori (ma ne hanno altre infinitamente maggiori !!!).
Nell’Uomo la ragione prevale sull’istinto (e neppure sempre) ma spesso i comportamenti sono comunque pessimi perché la ragione viene ‘inquinata’ da mille veleni … quello che negli animali non succede mai !!!
L’Uomo purtroppo ormai raramente ha l’animo ‘puro’ ed è in costante competizione e/o lotta con se stesso …
ed i motivi ???
I più futili che possano esistere, oppure soldi e potere …

§

quando si dice la combinazione (assolutamente si tratta di un caso) …
ho appena guardato FB e guardate cosa ha postato una mia cara amica :

… anche gli esseri umani appartengono al regno animale …
ma, vista l’involuzione costante e molto preoccupante,
l’animale ‘homo sapiens’ appare sempre più un ANI-MALE
di contro, gli Animali, dimostrano di essere sempre un po di più ANIMA-LI
piùconoscogliuominipiùamoglianimali

beh … chissà ‘perché’ è amica mia … eheheheheh                  😉           

§