Vi va di trattare argomenti ‘spinosi’ ? Prima parte


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Questo post è una scommessa …
Vi va di trattare di argomenti che hanno sempre dato origine a ‘polemiche’ senza fine ?
Se la cosa non vi spaventa potremmo provarci.
Dicevo delle polemiche, e non potrebbe essere diversamente discutendo di metafisica esoterica o meno, di magia, di ermetismo, di alchimia e/o qabbalah, di tarocchi … specialmente se a parlarne sono personaggi senza (o comunque con pochissima) conoscenza di tali materie: della loro storia, di coloro che nel tempo si sono dedicati allo studio o, perlomeno, a cercare di capirne i fenomeni, sempre con la capacità di ‘contestualizzare’ le epoche, le società e le conoscenze che c’erano al momento.
Alla fine si potrebbe dire che, con gli esseri umani, va a finire quasi sempre con le solite polemiche fini a se stesse, o con i rigurgiti di protagonismi di ego smisurati che, però, scarseggiano di un adeguato supporto culturale.
Personalmente non sono particolarmente appassionato a certe materie.
Penso però che (volenti o nolenti) queste materie agiscano più o meno inconsciamente nella psiche e, di conseguenza, nella vita di tutti giorni di moltissime persone (con le quali, comunque,prima o poi, ci tocca interagire).
Quindi, non fosse altro che per una questione sociologica, questi temi sono interessanti; il che non vuol dire però che abbia intenzione di difendere o avallare certe conclusioni.
Conscio della mia inadeguatezza sia culturale che storica generale ma ancor più manifesta su tali argomenti mi tocca farmi aiutare da chi ha una cultura ben superiore alla mia, ma vi svelerò di chi si tratta solo alla fine (chissà se qualcuno lo intuirà … 😉 ).

Allora eccovi un’analisi veramente ‘olistica’: per cercare di fare capire, per l’ennesima volta, cosa voglia dire comporre quest’enorme puzzle che è la vita ‘odierna’… in ultima analisi si tratta del famoso ‘unire i puntini’ …

Vi chiedo venia per la lunghezza per la quale lo divido in 2 parti.

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“Il legame del surrealismo con Freud e la psicanalisi è esplicito, e lo fu fin dall’inizio.
Quello con la religione diventa plausibile non appena si noti che la psicanalisi costituisce una versione secolarizzata del Cristianesimo, in cui il Paradiso Terrestre è lo stato pre-nevrotico, la Caduta il trauma dell’infanzia, il Peccato la nevrosi, il Messia lo psicanalista, e la Grazia l’analisi.
O che è surrealista l’atteggiamento delle tre religioni rivelate, di scambiare il linguaggio mitologico dei propri libri sacri per un linguaggio logico, assegnando valenza metafisica a pagine letterarie che ne possiedono tanta quanto i poemi omerici.
Dalla plausibilità si passa alla necessità quando si ricordi che la religione, sfrondata da ciò che Keynes chiamava *tradizione, convenzione e circonvenzione*, si può appunto ridurre all’identificazione di Dio con l’Inconscio, e della salvezza con la Sua scoperta.

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Questa identificazione è ben nota a tutti coloro che hanno occhi per vedere e orecchie per intendere.
Ad esempio, in Occidente, a William James (1842-1910), che nel classico LE VARIE FORME DELL’ESPERIENZA RELIGIOSA, del 1902, ipotizzava:
*Ciò con cui ci sentiamo connessi nell’esperienza religiosa è il prolungamento inconscio della nostra vita conscia*.

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In Oriente, possiamo citare Daisetz Suzuki (1869-1966), che nell’altrettanto classivo L’ESERCIZIO KOAN COME MEZZO PER REALIZZARE IL SATORI, del 1933, definiva:
*L’illuminazione zen è la realizzazione dell’Inconscio*.
Per ottenere questa realizzazione lo zen, la psicanalisi e il surrealismo propongono di seguire la stessa via, già anticipata dal taoismo: ‘Agire senza agire’, cioè adattarsi al naturale fluire delle cose senza interferirvi artificialmente.
A seconda dei casi si parla di ‘vuoto mentale’, di ‘associazioni libere’ o di ‘automatismo’.
Benché i nomi cambino, in tutto il discorso precedente la sostanza rimane comunque la stessa: svincolare il pensiero dalle corazze della ragione e permettergli di seguire la sua vocazione paradossale.
[…]
Simili situazioni, disorientano e possono anche scatenare la schizofrenia, se troppo ripetute.
Lo zen e la terapia hanno dunque come comune scopo la soluzione paradossale di problematiche simili e apparentemente insolubili, con una conseguente illuminazione o guarigione.

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Naturalmente, schizofrenia e terapia paradossale sono un male estremo e un estremo rimedio.
Più diffuso è invece il disagio causato dalla deumanizzazione della vita occidentale, per il quale un’arte paradossale di consumo può forse svolgere un’analoga funzione terapeutica.

Questo spiegherebbe, almeno in parte, il successo di Franz Kafka e Harold Pinter, che descrivono ‘l’assurdo’ che permea ogni aspetto della quotidianità.
O di George Orwell e Aldous Huxley, che espongono le demenziali costrizioni imposte dal totalitarismo.
I circoli viziosi e tragici sembrano, infatti, esprimere le condizioni del Novecento europeo meglio dei circoli virtuosi e comici da cui siamo partiti, forse più adatti ad altri tempi e luoghi.”

segue    ./.

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