OGNI LIMITAZIONE PORTA FELICITA’


§

3092

Ecco alcune righe da AFORISMI SULLA SAGGEZZA DEL VIVERE di Arthur Schopenhauer che ricordo, fu fatto passare per un misantropo e pessimista, anziché per un uomo saggio e disincantato.
Lascio a voi le eventuali riflessioni e meditazioni, ed anche le possibili similitudini con personaggi contemporanei.

Capitolo: OGNI LIMITAZIONE PORTA FELICITA’

“[…]
La società, per sostituire l’autentica superiorità spirituale (che essa non tollera, e che del resto si trova difficilmente) ha adottato una superiorità falsa, convenzionale, basata su codici arbitrari, trasmessa per tradizione dai ceti più elevati, e come la sua parola d’ordine mutevole: è ciò che viene chiamato etichetta, bon ton, fashionableness.
Quando tuttavia viene in collisione con quella autentica, questa superiorità mostra la sua debolezza.
E poi: ‘Quand le bon ton arrive, le bon sens se retire’.
In generale ognuno può essere in ‘perfetta armonia’ soltanto con se stesso; non con il suo amico, non con la sua amante, perché le differenze di personalità e di temperamento comportano sempre una sia pur leggera dissonanza.
Per questo la vera, profonda pace del cuore e la perfetta tranquillità dell’animo, questo supremo bene terreno, accanto alla salute, si trovano soltanto nella solitudine, e come condizione psicologica durevole solo nella vita più appartata.
Se allora il proprio Io è ricco di grandi qualità, è possibile godere la condizione più felice concessa su questa misera terra.
Anzi, diciamolo chiaro: per quanto l’amicizia, l’amore e il matrimonio possano legare strettamente gli uomini. ognuno in fondo è completamente schietto solo con se stesso, e tutt’al più con il proprio figlio.
Quanto meno uno è costretto, da circostanze oggettive o soggettive, a venire in contato con gli altri tanto migliore è la sua condizione.
[…]

3093

Chi peraltro ama la compagnia può trarre, dal nostro scritto, la regola per cui ciò che scarseggia in qualità nelle persone della sua cerchia, dev’essere in qualche modo rimpiazzato dalla quantità.
Egli può accontentarsi di frequentare un’unica persona intelligente; ma se non si trova altro che qualità ordinaria, sarà bene averne molti campioni, affinché dall’assortimento e dalla cooperazione sortisca qualcosa, e che il cielo gli conceda la pazienza necessaria.
Al vuoto interiore e alla meschinità della gente si deve anche attribuire il fatto che se talora, in vista di un nobile ideale, gli uomini migliori si raccolgono in una associazione, l’esito è quasi sempre il seguente: anche là si insinuano e si intrufolano alcuni rappresentanti di quella sottospecie umana la quale, come una sterminata orda di parassiti che tutto riempie e ricopre, è sempre pronta a dare addosso a chiunque, senza distinzione, per dare sollievo alla propria noia come, in altre circostanze, alle proprie carenze; allora quelli o mandano in malora l’intero progetto, o lo modificano in modo che ne risulti qualcosa di diametralmente opposto alle primitive intenzioni.
Del resto si può anche considerare la socievolezza come un modo adottato dagli uomini per scaldarsi l’un l’altro spiritualmente, come avviene quando c’è un freddo tale che gli uni si addossino agli altri per riscaldare il corpo.
Ma chi possiede in proprio un grande calore spirituale non ha bisogno di un tale raggruppamento.
[…]
Considerato tutto ciò, si può affermare che la socievolezza di ognuno è più o meno in rapporto inversamente proporzionale al suo valore intellettuale: e che quando si dice *quello è assai poco socievole* si dice pressapoco *quello è un uomo di grandi qualità*.
All’uomo di spiccate doti intellettuali la solitudine offre un duplice vantaggio: primo, stare con se stesso, e secondo, non stare con gli altri.
A quest’ultimo si attribuisce un alto valore quando si consideri quanta costrizione, quanti inconvenienti e persino quanti rischi comporta ogni relazione umana.

3094
Dice La Bruyere (scrittore francese del XVII secolo ndr):
*Tout notre mal vient de ne pouvoir etre seul*.
[…]
Per conseguire la felicità che vine da un animo tranquillo, i cinici (qui intesi come aderenti a una filosofia ndr) rinunciavano a ogni possesso materiale: chi per il medesimo scopo, rinuncia alla società, ha scelto la via più saggia.
Giuste e belle sono a riguarda le parole di Bernardin de Saint Pierre:
*La diète des aliments nous rends la santé du corps, et celle des hommes la tranquillité des l’ame*
(la dieta degli alimenti ci da la salute dei corpi, quella degli uomini la tranquillità dell’anima).
[…]
In ogni caso, negli individui, l’intensificarsi della propensione all’isolamento e alla solitudine è una conseguenza del loro valore intellettuale.
Infatti, come abbiamo detto, quella non è una tendenza naturale, sorta direttamente dai bisogni, ma solo un effetto di esperienze vissute e di riflessioni sulle stesse, in particolare un effetto della raggiunta consapevolezza della scadente qualità morale e intellettuale della maggior parte degli uomini; il peggio di tale umanità è che, nell’individuo, le imperfezioni morali e intellettuali cospirano per potenziarsi a vicenda, dal che risulta tutta una serie di fenomeni assai antipatici che rendono incresciosi, anzi intollerabili i rapporti con la maggior parte degli uomini.
Così accade che, con tutto quello che c’è al mondo di cattivo, la cosa peggiore è la società: tanto che lo stesso Voltaire, un francese e uomo socievole quant’altri mai, è stato costretto a dire:
*La terre est couvert de gens qui ne méritent pas qu’on leur parle*
(La terra è piena di persone che non meritano che si parli loro).
Il medesimo motivo è addotto dal dolce Petrarca per spiegare il suo intenso e costante amore della solitudine:
*Cercat’ho sempre solitaria via
(le rive il sanno, e le campagne, e i boschi)
per fuggir quest’ingegni storti e loschi
che la strada del ciel hanno smarrita* “

§

Ora, la domanda viene da sé: queste pagine non vi ricordano qualcuno o qualcosa?

3095E, nell’insieme, un mondo che si rappresenta sventolando la parte peggiore dell’essere umano che, ipocritamente, si nasconde dietro una maschera di apparente ‘perbenismo’ che, i più attenti, cioè gli ‘Anti’, hanno capito, e da tempo, essere come la mela della strega di Biancaneve: avvelenata, di un veleno che sta ‘uccidendo’ l’umanità, nei suoi aspetti più nobili: generosità, solidarietà, gratuità, coraggio, ideali.
(citazione)

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