L’IDEOLOGIA CREA REALTA’


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Utilizziamo ancora Maris e il suo libro, per visionare un interessante capitolo, da leggersi però con attenzione estrema, perché veicola concetti non propriamente ‘popolari’ (nel senso del ‘politically correct’, o forse meglio ‘del così fan tutti’) quindi, assiomaticamente, molto prossimi al ‘giusto’, proprio perchè ‘Anti’… (eheheheheheh)

Capitolo: LE PROFEZIE CHE SI AUTOREALIZZANO, OVVERO COME L’IDEOLOGIA CREA REALTA’

“Nel corso di divertenti esperimenti si sono fatti giocare individui con due diversi tipi di mentalità, ‘competitiva’ e ‘cooperativa’.

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In un libro appassionante, Bruno Ventelou propone un gioco al quale hanno partecipato individui molto diversi.
Quelli del primo tipo sono allievi dell’Ecole de commerce, formati secondo i principi della concorrenza e del ‘ciascuno per sé’, razionali ed egoisti, dediti a massimizzare la propria utilità individuale; gli altri, giovani giocatori di una squadra di pallacanestro di periferia, sono maggiormente portati alla solidarietà. Li chiameremo i ‘gestori‘ e i ‘cestisti‘.
I primi non si fidano gli uni degli altri, contrariamente ai secondi.
Si gioca a soldi.
I giocatori sono otto in ciascun gruppo.
[…]
Dilemma: si deve giocare in modo competitivo o cooperativo?
Il risultato è sorprendente.
Gli allievi dell’Ecole giocano in modo competitivo, i cestisti in modo cooperativo, E, beninteso, i cestisti vincono.
Ma il gioco si ripete molte volte e certi cestisti cominciano a giocare in modo competitivo, dicendosi: io gioco per me, ma siccome gli altri saranno abbastanza ingenui da giocare in modo cooperativo, intascherò di più (tralascio di trascrivere di che tipo di gioco di carte si tratti ndr).
(Il paragone, concettuale è, e cito Maris:
*Qui si tocca con mano l’orrore del liberalismo: giocare per se stessi scommettendo che gli altri giochino per la collettività.
E’ come scaricare i miei rifiuti nell’ambiente, che tanto è collettivo!*)
Ma purtroppo il tradimento ha delle conseguenze terribili.
Gli altri si rendono conto di come ha giocato.
Che cosa fanno nella mano successiva?
Tradiscono anch’essi.
E a poco a poco ci si ritrova nella situazione della concorrenza.
Poco a poco, l’idea della concorrenza, la ‘selfishness’, inquina il gioco.
Fino a quando ci si ritrova nella stessa situazione dei ‘gestori’, egoisti, razionali, calcolatori, che guadagnano poco.

L’economia contemporanea ha questa idea chiave: l’aspettativa razionale, che sfocia in un cattivo equilibrio.
Io mi aspetto che gli altri si comportino in modo egoistico; e gli altri si aspettano la stessa cosa.
Quindi giocheremo tutti in modo egoistico e perderemo tutti.
[…]
E così la prospettiva della concorrenza, che per i ‘cestisti’ non esisteva, diviene una realtà.
Così la mia profezia si auto-realizza: prevedo che la concorrenza prevarrà, ne decanto la virtù, metto alcuni giocatori in concorrenza fra loro e la concorrenza finisce davvero per prevalere.
L’economia è piena di queste ‘profezie’ che si auto-realizzano, in seguito ai dibattiti e alle previsioni dei profeti e dei guru dell’economia.
*Il lavoro deve essere flessibile*,
(purtroppo una profezia ampiamente realizzata in questi anni ndr)
*Viva la Borsa!*
E tutti corrono a comperare in Borsa.
*Viva la crescita, viva il piano che crea crescita!*
Profezia auto-realizzata del periodo post bellico, che ci ha dato il Trentennio glorioso.
La conclusione è evidente: tutte o quasi le decisioni economiche sono decisioni ‘strategiche’, prese in un universo dove ciò che fanno gli altri influisce su ciò che faccio io.
Una catena televisiva lancia un volgare programma di massa?
Tutte le altre emittenti la seguono e il livello complessivo delle trasmissioni televisive si abbassa.
La concorrenza porta sempre all’esito cattivo.
La concorrenza è inefficiente
[…]
Di fronte all’impossibilità di desumere una logica economica collettiva delle scelte individuali, tocca la politico decidere.
Su tutte le questioni sociali, dal libero gioco dell’economia non è possibile dedurre alcunché di coerente: l’economia deve dunque passare in secondo piano, lasciando la Politica al primo posto.

Si è data molta importanza al teorema dell’impossibilità di Arrow.
Il risultato più devastante, per quanto concerne la politica economica, è meno noto: si tratta del ‘paradosso di Lipsey-Lancaster’, elaborato nel 1956 dai due economisti inglesi.
Il problema è che siamo in una situazione di inefficienza.
Ci si deve dunque porre una domanda di fondo: la concorrenza può portarci, poco a poco, verso l’efficienza?
Con questa domanda si viene a mettere in discussione tutta la politica di Bruxelles, tutta la politica economica del Nord del mondo (e anche del Sud, grazie all’intervento dei pompieri-piromani del FMI).
Spero sia chiaro che questa domanda è essenziale.
Un altro modo di porla sarebbe, per esempio: si deve decentrare in nome dell’efficienza?
Certamente no.
La risposta è no.
E’ impossibile, poiché nessuna teoria economica consente di affermare che una politica di liberalizzazione graduale porti a poco a poco verso una maggiore efficienza: la teoria liberale (dico proprio la ‘teoria liberale’, non sto parlando dei contestatori di Seattle e di Genova) afferma esattamente il contrario.
Immaginiamo, dicono Lipsey e Lancaster, che un mercato perfetto esista e che si voglia approssimarvisi.
Si può sperare di liberalizzare gradualmente i mercati, quelli del lavoro e dei capitali, quindi privatizzare, flessibilizzare, sopprimere i monopoli, far pagare per servizi che erano gratuiti; insomma si può sperare di fare più o meno come l’Europa, ma rimangono pur sempre delle isole senza concorrenza, per esempio i monopoli pubblici.
Dunque non siamo completamente in regime di concorrenza e, di conseguenza, la nostra economia non è del tutto efficiente.
Che fare?
In quanto commissario europeo della Concorrenza constato che il monopolio delle poste, dei trasporti aerei, del tabacco, degli alcolici, l’esclusività dei servizi pubblici nei campi scolastico e sanitario, rappresentano altrettanti ostacoli alla concorrenza.
Allora smantelliamoli.
Che cosa succede?
Il buonsenso vorrebbe che quanto più ci si approssima alla concorrenza, tanto più efficiente divenga il sistema.
Se in un paese ci sono tre mercati, due dei quali controllati da un monopolio e il terzo in regime di concorrenza, l’evidenza, il buonsenso, la quintessenza del pensiero degli economisti, tutto vorrebbe che questo sia più ‘efficiente’ di uno in cui sono presenti tre mercati controllati da tre monopoli.
E che il paese che ha soltanto un monopolio sia ancora più efficiente.
Eppure non è così…
[…]
Il paradosso di Lipsey-Lancaster (se si intacca un qualsiasi aspetto anti-concorrenziale di un’economia, ci si ritrova automaticamente in una situazione peggiore di quella di partenza) ha una grandissima importanza filosofica e politica.
La ‘liberalizzazione progressiva’ è un’utopia, pura volontà ideologica, un sogno di burocrati e fanatici, il fine economico dei potenti, il calcolo della libera volpe nel libero pollaio, e in quanto tale non ha alcun interesse per l’efficienza economica.
Ma allora la politica di Bruxelles?
E’ un’idiozia, perché sopprimere a uno a uno i monopoli pubblici porta a situazioni globalmente peggiori.
Avete ‘razionalizzato’ la Posta?
Non vi sono più uffici postali nei piccoli paesi perché costano troppo?
Avete aperto la porta dell’emigrazione verso le città, alla violenza, alla perdita d’efficienza.
Avete soppresso le piccole linee ferroviarie della cintura urbana, deficitarie, per conservare soltanto i treni ad alta velocità, redditizi, una scelta obbligata dalla concorrenza del trasporto aereo?
Avete aperto la porta alla rovina delle economie locali, all’emigrazione, all’intasamento, all’utilizzazione eccessiva dell’automobile, dell’inquinamento e via dicendo.
Il teorema o paradosso di Lipsey-Lancaster dice soltanto che *tutto è connesso, e se tagliate un filo della trama sociale, tutto rischia di peggiorare, se non addirittura di disfarsi*.
Non passeremo il tempo a demolire la concorrenza, che da un pezzo non interessa più gli economisti degni di questo nome (quindi pochi… ndr), mentre affascina i fanatici e gli ideologi.

Ma si può aggiungere a questo museo degli orrori un ultimo risultato negativo fra mille: il teorema (o paradosso) di Grossman – Stiglitz (1980), il quale afferma in sostanza che un meccanismo di mercato non può mai migliorare il funzionamento del mercato.
Spontaneamente, il mercato non produce MAI ‘più mercato’.
Vi è un’altra maniera, più politica, di leggere questo risultato: il mercato non nasce mai spontaneamente è sempre una costruzione extra-economica.

Chiedetelo al signor Balladur (ministro francese ndr) che nel 1987 ha creato dal nulla il mercato delle opzioni su titoli azionari o al signor Nixon, che nel 1969 ha ricreato il mercato dei cambi.
Eppure nonostante tutto, ‘l’equilibrio’ e ‘l’armonia sociale’ (sempre meno eh ndr) esistono.
Perché?
Perché evidentemente sussistono altri legami, non economici, dato che quelli economici, abbandonati a se stessi, sono puramente distruttivi.
Fra questi legami non economici si trovano i rapporti sociali, l’affezione, l’amicizia, il legame feudale, la sottomissione, l’altruismo, la cooperazione, il dono, la fiducia, la gratuità, la convenzione, l’usanza, la legge, il furto.
Ma soprattutto, nelle azioni umane vie è un’enorme quantità di gratuità pura.”

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Il buon Maris si spende, eccome !
Tenete presente, comunque, che i suoi ragionamenti sono parametrati con la realtà francese, proiettata internazionalmente.
Da noi, avrebbe scritto cose ancora più critiche e avrebbe sicuramente tirato in ballo le ‘banane’ … 😉
Poi, se ci fosse qualcuno che obbiettasse circa le critiche facili ‘con il senno di poi’, ricordo che questo testo è del 2003!
Dove erano i politici (in minuscolo)?
Ai loro convegni, dove il bla bla bla…
Al mondo non servono i ‘politici’ serve la ‘Politica’ (quella con la ‘P’ maiuscola).
(citazione)

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Non so voi, ma io trovo questo testo semplicemente ‘entusiasmante’ …
per le grandi verità che contiene,
per l’assenza di quelle mistificazioni a cui i politici ci hanno abituato,
per una analisi lucida e corretta che tiene conto dei limiti dell’essere umano,
per aver capito quale è la via che consentirebbe all’Uomo la sopravvivenza …

§

Quindi giocando tutti in modo egoistico perderemo … tutti

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2 pensieri riguardo “L’IDEOLOGIA CREA REALTA’

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