l’eternità


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2987

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Dal libro  INTERVISTA SULL’IDENTITA’  di Zygmunt Bauman, ecco dei passi che ci aiutano nel tentativo di comprendere la capacità di attivare pensieri ‘trascendenti’, e perciò non legati al ‘terreno;
quelli che servono nei momenti ‘difficili’ in cui si verificano degli eventi negativi ‘inaspettati’ ed ‘angoscianti’ ;

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“…Quando considero la breve durata della mia vita, assorbita dall’eternità che la precede e da quella che la segue […] il piccolo spazio che occupo e che vedo inabissato nell’infinita immensità di spazi che ignoro e che mi ignorano, mi spavento e mi stupisco di vedermi qui piuttosto che là […] ora piuttosto che un tempo.”
Blaise Pascal

2977

“E’ un universo che sfugge a ogni comprensione.
Le sue intenzioni sono sconosciute, i suoi ‘prossimi passi’ sono imprevedibili.
Se c’è un piano o una logica premeditata nella sua azione, essa sfugge di certo alla capacità di comprensione umana (per il potere della mente umana di riuscire a immaginare una condizione ‘prima dell’universo’, il big bang non sembra molto più comprensibile della creazione in sei giorni).
E la ‘paura cosmica’ è dunque anche l’orrore dell’ignoto, il terrore dell’incertezza.

2978

E’ anche un terrore più profondo, il terrore dell’impotenza, di cui l’incertezza non è altro che uno dei fattori costitutivi.
L’impossibilità di difendersi diventa evidente quando la ridicolmente breve vita mortale è comparata all’eternità, e il minuscolo appezzamento di terreno che il genere umano occupa è comparato all’infinito dell’universo.
*Possiamo dire che il sacro è un riflesso di questa esperienza di impotenza*
Michail Batchin (filosofo russo ndr)

Il sacro è ciò che trascende i nostri poteri di comprensione, comunicazione, azione.
Batchin sostiene che la paura cosmica viene utilizzata (riprocessata, riciclata) da tutti i sistemi religiosi.
L’immagine di Dio, il supremo reggitore dell’Universo e dei suoi abitanti, è plasmata sul modello della familiare emozione di paura, di vulnerabilità e tremore che si prova di fronte a un’incertezza impenetrabile e irreparabile.

2979

Leszek Kolakowski spiega la religione come la convinzione dell’insufficienza delle risorse del genere umano.
La mentalità moderna non è stata necessariamente atea.
La guerra contro Dio, la frenetica ricerca di prove che ‘Dio non esiste’ o che ‘Dio è morto’ è stata lasciata alle frange radicali.
Ciò che la mentalità moderna ha fatto, però, è stato rendere Dio irrilevante per gli affari umani sulla terra.
La scienza moderna è emersa quando è stato costruito un linguaggio che consentiva di narrare tutto ciò che si era appreso sul mondo, in termini non teologici, ossia senza riferimenti a uno ‘scopo’ o un’intenzione divina.
Se la mente di Dio è imperscrutabile, smettiamola di perdere tempo a cercare di leggere l’illeggibile e concentriamoci su quello che noi, esseri umani, possiamo comprendere e fare.
Questa strategia ha condotto a trionfi spettacolari della scienza e del suo braccio tecnologico.

2980

Ma ha anche avuto conseguenze di grande portata, e non necessariamente benigne e benefiche, sul modo di stare al mondo degli esseri umani.
L’autorità del sacro, e più in generale l’interesse per l’eternità e i valori eterni, sono stati le sue prime e più eminenti vittime.
La strategia moderna consiste nello sminuzzare le grandi questioni che trascendono il potere umano in compiti più piccoli alla portata dell’uomo (per esempio, la sostituzione della battaglia senza speranza contro ‘l’inevitabile’ morte con l’efficace cura di molte malattie evitabili e curabili).

2981

Le ‘grandi questioni’ non vengono risolte, ma lasciate in sospeso, messe da parte, tolte dall’agenda: non tanto dimenticate, quanto raramente evocate.
La preoccupazione per il momento presente non lascia spazio né tempo per riflettere sull’eterno.
In un ambiente fluido e in costante cambiamento, l’idea di eternità, durata perpetua o valore duraturi immune dallo scorrere del tempo, non trova fondamento nell’esperienza umana.
La velocità del cambiamento assesta un colpo mortale al valore della durevolezza: ‘vecchio’ o ‘durevole’ diventano sinonimi di ‘superato’, ‘fuori moda’, qualcosa che ‘resiste pur avendo perso la sua utilità’ e perciò destinato entro breve a finire nel bidone della spazzatura.
[…]

2983

La regola del ‘rinvio della gratificazione’ non sembra più un consiglio assennato come ancora appariva ai tempi di Max Weber.
Le inquietudini registrate da Pascal hanno preso una piega diversa e inaspettata: chiunque abbia interesse per cose di lunga durata, farà meglio a investire nel prolungamento della propria vita corporale che in ‘cause eterne’.
Noi, soldati delle unità più avanzate dell’esercito della modernità liquida, non riusciamo più a comprendere gli attentatori suicidi che sacrificano la propria vita, con tutti i piaceri che essa potrebbe avere in serbo, in nome di una causa immortale o della beatitudine eterna.
Palesemente fragili e transitorie, tutte le cose diverse dalla sopravvivenza individuale appaiono investimenti di scarso valore.
L’unico loro uso sensato è al servizio della sopravvivenza individuale.
E’ meglio assaporare e consumare subito, qui sul posto, il loro potenziale di gratificazione e piacere, prima che esso cominci a svanire come di sicuro farà ben presto.
[…]

2984

Il cristianesimo ha caricato di un tremendo significato il nostro ridicolmente breve soggiorno sulla terra come unica ‘chance’ per decidere la qualità dell’esistenza spirituale eterna.
Baudelaire vedeva la missione dell’artista nell’estrarre il nocciolo immortale dal guscio dell’attimo fuggente.

2985

Da Seneca a Emile Durkheim, i saggi non hanno fatto altro che ricordare, a tutti coloro avveduti abbastanza da ascoltare, che la vera felicità (a differenza dagli inafferrabili e momentanei piaceri) si può ottenere soltanto legandosi a cose che durano più a lungo della vita corporale di un essere umano.
Per il lettore medio contemporaneo, queste affermazioni sono incomprensibili e suonano ridondanti.
I ponti che collegano la vita mortale all’eternità, laboriosamente costruiti nel corso dei millenni, sono stati banditi dall’uso.

2986

Gli uomini non sono ancora mai stati in un mondo privo di questi ponti.
E’ troppo presto per dire cosa potrebbero scoprire, o in quale condizione potrebbero trovarsi vivendo in una terra siffatta.”

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Bello tosto eh… (almeno Bauman lo è per me …)!!!
Circa l’ultima considerazione del ‘maestro’, sul ‘troppo presto’ (il libro è del 2003), in poco più di due lustri, molta ‘gente’ si è portata avanti con il lavoro…
I risultati sono sotto gli occhi di tutti noi, quotidianamente, e non è un bel vedere … eh proprio no …

2982

In un’opera teatrale del ‘grande’ Dario Fo: L’APOCALISSE RIMANDATA, BENVENUTA CATASTROFE, si recitava:
“Quando sentiremo l’ultimo avviso del ‘si chiude’, solo allora il terrore, come molla, ci butterà in piedi al grido di ‘vogliamo campare’…
Eh no è troppo tardi, coglioni !”

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