conosciamo il ‘sincretismo’


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Vediamo cosa è il Sincretismo (nell’accezione latina Sincretismsus).
Erasmo da Rotterdam, nel Cinquecento, lo definiva come la ‘fusione’ tra le tendenze eclettiche di scuole di pensiero diverse (fonte Wikipedia).
Oggi, potremmo definirlo come un effettivo impegno nella ‘ricerca interiore’, all’interno di una ‘cornice’ nella quale ci si è stabiliti per scelta o cultura.
Quello che prosaicamente si potrebbe definire come: ‘unire i puntini’.
Se si riesce ad assumere il concetto come guida dei ragionamenti e successive scelte, non ci si stupirà più di fronte a qualsiasi manifestazione umana che sia, evidentemente, frutto della succitata ‘ricerca’.

Tutto ciò porta diritto diritto verso Spinoza, che è un’impervia montagna, (clicca) dura, faticosa, ma leale, che si presenta per quella che è, senza artifici e senza adulazioni.
Detto questo, per perseguire il sincretismo, è necessario ‘aprirsi’ a tante teorie, apparentemente contraddittorie, per poi ottenere una ‘sintesi’ che, quasi sempre, rimanda alla natura, quella che noi stiamo violentando e cercando di distruggere (anche se sarà più probabile il contrario), proprio perché manchiamo di un senso ‘sincretico’.
Vediamo, per ignoranza, per convenienza, per pigrizia, solo una parte del tutto, e ci illudiamo di trovare le soluzioni, dimenticandoci di tutto il resto.
Eppure, oltre duemila anni fa, il buon Platone ci metteva sull’avviso, scrivendo: *Chi vede l’intero è filosofo, chi no, no !*

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Il Tao (materia ‘complicata’ perché distante dal modello culturale ‘mediterraneo’ e perciò ostico nei suoi ‘paradigmi’ e ‘connessioni’ di pensieri, ma, se affrontato con la dovuta ‘calma’ e ‘serietà’ (come in fin dei conti si dovrebbe affrontare una montagna), è foriero di rischiaramenti e confluenze con i nostri modelli (giusti o sbagliati) che, nella contemporaneità, ci stanno allontanando dalla retta ‘Via’ o ‘Sentiero’ (due parole per definire perfettamente il Tao, appunto).
(citazione)

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Leggiamo allora alcune pagine de  CAPIRE IL TAOISMO  di Jennifer Oldstone Moore :

“La tradizione delle lettere cinesi tiene in grande considerazione le opere del taoismo filosofico per la loro visione mistica, e le loro avvincenti immagini e la loro straordinaria bellezza letteraria.
E questo è vero in modo particolare per l’opera eponima di Chuang-tzu (circa 369-286 a.C.) il cui testo è caratterizzato da bizzarre conversazioni nonché da scherzose eppure profonde e acute osservazioni.

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Chuang-tzu sostiene l’eterno fluire della natura, con il continuo mutamento delle forme e le manifestazioni del mondo naturale che sono parte di un magnifico intero, dove niente va mai perduto e dalla cui superiore prospettiva tutte le cose devono essere considerate egualmente preziose e significative.
L’obiettivo principale per gli uomini è quello di apprendere l’imparzialità e la natura onniavvolgente del Tao e, come il Tao, di comprendere la creazione e l’esperienza da un punto di vista finale, piuttosto che da quello egoista e limitato dalla propria posizione di vantaggio.
Il brano ripreso da ‘Alluvioni d’autunno’ sta a dimostrare questa idea
Il dio del fiume non ha fatto che vantarsi della propria grandezza, fino a quando non è stato ridimensionato dal suo incontro con il vasto mare.
Il dio del mare riflette sulla prospettiva inevitabilmente limitata di ogni creatura del cosmo; abbracciando quindi la filosofia del Tao osserva che perfino il mare deve essere considerato piccolo all’interno del grande disegno del Cielo e della Terra.”

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Un passaggio da ‘ALLUVIONI D’AUTUNNO’

“Il dio del Mare del Nord disse:
*Non puoi discutere dell’oceano con una rana in un pozzo, poiché è intrappolata in uno spazio confinato.
Non puoi parlare di ghiaccio con un insetto estivo, perché è vincolato a un’unica stagione.
Non puoi parlare della Via con un allievo prevenuto, poiché è limitato dalla sua parzialità.
Sei venuto fuori passando attraverso i dirupi e le piane e hai contemplato il vasto mare e conosciuto la tua relativa insignificanza ora è possibile parlare con te del grande disegno sottostante.*
Di tutte le acque che ci sono sotto il cielo nessuna è più grande del mare.
Le miriadi di torrenti vi fanno ritorno, i fiumi continuano a scorrervi dentro, e ancora non si è riempito; defluisce sempre alla fine del mondo e tuttavia non si svuota.
La primavera e l’autunno non lo mutano: alluvioni e siccità non hanno alcun effetto su di lui; è incommensurabilmente più grande del Fiume Giallo e dello Yangtze.
Eppure non ho mai creduto che questa grandezza abbia molto a che fare con me.
Io ho preso forma del Cielo e dalla Terra e ho ricevuto il respiro vitale da yin e yang.
Il mio posto tra Cielo e Terra è simile a quello di un sassolino o di un albero su una grande montagna.
Io vedo di essere piccolo: per quale ragione dovrei considerarmi grande? “

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