la costruzione dell’identità


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2899

Il libro è :    INTERVISTA SULL’IDENTITA’     (edizione 2003)

Nella premessa, il curatore Benedetto Vecchi, tra le altre cose, scrive:

“Nella ‘modernità liquida’ si è proiettati in un mondo dove tutto è sfuggente e le ansie, i dolori, i sentimenti di insicurezza provocati dal ‘vivere in società’ hanno bisogno di un paziente e costante lavoro di interrogazione della realtà e di come i ‘singoli’ si ‘posizionano’ in essa.

2900

Cercare di acquietare il senso di spaesamento, di volatilità e precarietà dei progetti di vita di uomini e donne brandendo certezze del passato, e di conseguenza spiegare quello spaesamento facendo leva solo sui ‘testi sacri’, è come tentare di svuotare il mare con un secchiello.”

i testi del passato, i cui ‘concetti’ sono sempre validi, vanno poi e comunque contestualizzati con la cronaca dei giorni nostri, e non con un nostalgico sguardo retrospettivo.

2889

Capitolo:    LA COSTRUZIONE DELL’IDENTITA’, I MEDIA E LA GLOBLIZZAZIONE

DOMANDA: Uno dei mezzi, uno degli strumenti per giocare con l’identità è Internet. Nel World Wide Web, infatti, possiamo comunicare creando false identità. Non pensa che la la questione dell’identità, proprio nel cyberspazio, finisca disintegrata diventando solo un passa-tempo ?

2901

BAUMAN: Nel mondo fluido impegnarsi per tutta la vita nei confronti di una identità, o anche non per tutta la vita ma per un periodo molto lungo, è un’impresa rischiosa.
Le identità sono vestiti da indossare e mostrare, non da mettere da parte e tenere al sicuro…
Ma se questa è la condizione in cui tutti, volenti o nolenti, svolgiamo i nostri affari quotidiani, sarebbe sciocco dar la colpa di questo stato di cose agli strumenti elettronici, come le ‘chat line’ su Internet o le ‘reti’ di telefonia mobile.
E’ semmai vero il contrario: è perché siamo costretti a torcere e modellare senza posa le nostre identità senza poter rimanere legati saldamente a una sola di esse anche se lo volessimo, che lo strumento elettronico è sembrato comodo e utile ed è stato abbracciato con tanto entusiasmo da milioni di persone,
Lei dice ‘false identità’…
Ma ciò è vero solo se si presuppone che esista una sola e unica ‘vera identità’.
Ma si tratta di un presupposto che appare poco credibile a persone che corrono dietro ai cambiamenti della moda: sempre e soltanto mode, ma sempre obbligatorie finché sono di moda…

2902

Così, l’eroe di Henrik Ibsen, Peer Gynt, ossessionato per tutta la vita di trovare la sua ‘vera identità’ riassumeva la sua strategia di vita:
*Voler arrestare il tempo saltellando e ballando!*

2903

Tutti coloro che oggi si sentono confusi e infastiditi dall’elusività dell’identità (il che vuol dire praticamente tutti), dovrebbero leggere e riflettere sul Peer Gynt, l’opera teatrale pubblicata nel 1867.
Lì tutti i problemi dei nostri giorni sono, profeticamente, previsti ed esplorati.
[…]
Noi siamo oggi, un secolo e mezzo più tardi, consumatori in una società di consumatori.

2905

La società del consumo è una società di mercato: noi siamo tutti ‘nel’ mercato e ‘sul’ mercato, simultaneamente consumatori e beni di consumo.
Non c’è da stupirsi che l’uso/logorio delle relazioni umane e quindi, per procura, anche delle nostre identità (noi ci identifichiamo in riferimento alle persone con cui siamo in relazione) assomigli sempre più all’uso/logorio delle automobili., a imitazione di quel ciclo che comincia con l’acquisto e finisce con la discarica.
Un crescente numero di osservatori ritiene che gli amici e le amicizie ricopriranno un ruolo vitale nella nostra società completamente individualizzata.
Con le strutture dei supporti tradizionali, della coesione sociale in rapido processo di sgretolamento, le relazioni di amicizia potrebbero diventare i nostri giubbotti salvagente o le nostre scialuppe di salvataggio.

2906

In ON FRIENDSHIP, Ray Pahl (sottolineando che nella nostra epoca di scelta, l’amicizia ‘l’archetipo della relazione sociale per scelta’, è la nostra scelta naturale) chiama l’amicizia *la guardia del corpo sociale* della vita tardo-moderna.
La realtà sembra tuttavia meno lineare.
In questa vita tardo-moderna, o della modernità liquida, le relazioni sono una faccenda ambigua e tendono a essere il punto focale di un’acutissima e snervante ambivalenza: il prezzo da pagare per un sodalizio che noi tutti desideriamo ardentemente è, invariabilmente, la rinuncia almeno parziale all’indipendenza, anche se si vorrebbe a tutti i costi avere il primo senza rinunciare alla seconda…
L’ambivalenza continua sfocia in una dissonanza cognitiva, uno stato mentale notoriamente degradante, invalidante e difficile da sopportare.
Questa a sua volta sollecita il ricorso al consueto repertorio di stratagemmi lenitivi, tra i quali il più comune è deprezzare, sminuire, svalutare uno dei due valori inconciliabili.

2909

Soggetta a pressioni contraddittorie, più di una relazione (in ogni caso concepita come un rapporto ‘fino a nuovo avviso’) finisce con lo spezzarsi.
La rottura di una relazione è qualcosa che è ragionevole aspettarsi, a cui è meglio pensare in anticipo e che è bene essere pronti ad affrontare.
Con una così alta probabilità che il processo di allacciamento di legami relazionali produca prodotti di scarto, la lungimiranza e la prudenza consigliano di predisporre con largo anticipo le strutture di smaltimento dei rifiuti.
D’altronde, l’accorto costruttore edilizio non rischierebbe di cominciare i lavori di costruzione senza aver ottenuto un permesso di demolizione.
[…]
Questi rapporti ad avvio istantaneo, consumo rapido e smaltimento su richiesta hanno tuttavia anch’essi i loro effetti collaterali.
Lo spauracchio di finire nella discarica è sempre in agguato.
D’altronde, la velocità di consumo e il sistema di smaltimento sono a disposizione di entrambi i partner.
[…]

2908

Ciò che tutti apparentemente temiamo, affetti da ‘depressione da dipendenza’ o no, in piena luce del giorno o tormentati da allucinazioni notturne, è l’abbandono, l’esclusione, l’essere respinti, banditi, ripudiati, abbandonati, spogliati di ciò che siamo, il vederci rifiutare ciò che vogliamo essere.
Temiamo che ci vengano negati compagnia, amore, aiuto, temiamo di venir gettati tra i rifiuti…
Ciò di cui sentiamo più ferocemente la mancanza è la certezza che tutto questo non accadrà, non a noi.
[…]
Gli orrori dell’esclusione prendono corpo da due fonti, sebbene raramente si sia certi della loro natura, e ancor meno capaci di distinguere l’una dall’altra.
Vi sono movimenti, cambiamenti e slittamenti apparentemente casuali, fortuiti e totalmente imprevedibili di quelle che in mancanza di un termine più preciso chiamiamo ‘forze della globalizzazione’.
Esse modificano in maniera irriconoscibile e senza preavviso i paesaggi familiari dove aravamo abituati a gettare l’ancora della nostra duratura e affidabile sicurezza.

2907

Rimescolano gli individui e mandano in rovina le loro identità sociali.
Ci possono trasformare, dall’oggi al domani, in vagabondi senza casa, senza un indirizzo, o un’identità fissa, possono ritirarci i certificati di identità o invalidare le identità certificate.
E ogni giorno ci ricordano che possono farlo impunemente, gettando davanti alle nostre porte quegli individui che sono già stati respinti, costretti scappare via, a fuggire affannosamente da casa loro per cercare i mezzi per restare in vita, derubato dell’identità e dell’autostima.
Se ai giorni nostri non c’è argomento di cui si parli con maggiore solennità o con più gusto che di ‘reti’, ‘connessioni’ o ‘relazioni’, è solo perché la ‘roba autentica’(le reti strettamente intrecciate, le connessioni salde e sicure, le relazioni a tutto tondo) in pratica si è sgretolata.”

2894

Bella pagina ‘sociologica’ (oltretutto ‘premonitrice’) esattamente come le pagine di Ibsen, che ‘tutti’ si vantano di conoscere, ma che, poi e alla fine, si scopre che molto pochi hanno letto e compreso.
Tra questi, possiamo annoverare anche quelli che avendo ‘letto e compreso’, poi ‘manipolano’ secondo i loro interessi sia i problemi che le soluzioni, oppure, nascondono al ‘popolo’ le risultanze dei processi ‘conoscitivi’ che sono poi la linfa e la cifra della ‘Cultura’.
(citazione)

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