l’inefficienza è nel cuore del Capitalismo


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Armand Farrachi nel 1999 editò il libro:      LES ENNEMIS DE LA TERRE

L’INEFFICIENZA E’ NEL CUORE DEL CAPITALISMO?

“In questa gestione politica del vivente che Michel Foucault (filosofo e sociologo ndr) definisce ‘bio-politica’, i risultati dell’incitamento a comportarsi liberamente in modo sconsiderato non si faranno attendere.
Lo spreco individuale, moltiplicato per il numero di coloro che sprecano, raggiunge valori impressionanti.
Oltre la metà degli spostamenti effettuati in città al volante di un’automobile copre una distanza inferiore a 2 kilometri; ora, dato che un veicolo raggiunge il suo consumo normale dopo aver percorso 5 kilometri, si può valutare la perdita in 1,5 miliardi di litri di carburante.
I 165 miliardi di KWh consumati dai francesi per l’illuminazione corrispondono alla produzione di due centrali nucleari da 13000 megawatt.
Ne basterebbe una, se le case fossero dotate di lampadine meno voraci.
Un rubinetto che gocciola equivale ad almeno 35000 litri annui, ossia al consumo di cinquanta persone per tre anni nella savana africana.
Si potrebbe andare avanti: per esempio, sapendo che occorrono circa 200 litri per fare un bagno e 11 litri d’acqua per azionare lo sciacquone del WC ed evacuare una quantità minima di urina, si potrebbero fare confronti con altre situazioni, ottenendo risultati sbalorditivi. Si potrebbero indicare cifre del genere per le nostre azioni quotidiane apparentemente più banali.
La domanda: ‘Ma io che cosa ci posso fare?’, prelude già a un’ammissione di impotenza, tant’è vero che, smarriti di fronte alla grandezza del mondo, dove tutto avviene senza di noi, ci sentiamo entità microscopiche e trascurabili, ai piedi di mastodontiche fortezze industriali, giuridiche, statali.
Ma se si può ritenere che la nostra influenza personale sul corso delle cose sia nulla, abbiamo invece un potere assoluto sul modo in cui ci poniamo rispetto a questo corso, ossia sulla nostra capacità di non farcene coinvolgere. I fabbricanti che ci inondano di oggetti inutili e di novità opzionali non andrebbero molto avanti se non esistesse un mercato per la loro paccottiglia che i clienti approvano acquistandola.
La propaganda economica ci ha formati al principio ‘ognuno per sé’, ossia ‘ognuno contro tutti’ e una volta trasformata la nostra responsabilità in potere d’acquisto, ci spinge a rinnegare per qualche soldo quello in cui crediamo.
Tuttavia, collocando il consumatore nel cuore del suo meccanismo, l’autorità mercantile gli da anche una potente arma per costruire un contro-potere, per rifiutare ciò che disapprova, incoraggiare ciò che difende, privarsi di ciò che reputa inaccettabile e trasformarsi da ingranaggio in granello di sabbia che inceppa il meccanismo.
L’idea di cittadinanza si evolve.
Il cittadino ateniese non è quello della Rivoluzione francese, che a sua volta non è più il cittadino francese di oggi.
Il cittadino dotato di una coscienza ecologica, senza trascurare i rapporti sociali, ha ben chiara l’esigenza di comportarsi in modo responsabile verso il luogo in cui vive e verso i suoi simili.
Ed ecco che l’individuo, così spesso separato dagli altri e da se stesso, frammentato dal potere consumistico, incitato a nutrirsi, abbigliarsi, vivere in modo contrario ai suoi principi fondamentali, come un animale ammaestrato ad andare contro il suo istinto, può impegnarsi a fondo nelle sue scelte, nei suoi gesti e nelle sue azioni, trovare in se stesso il modo per ricomporsi, per riaffermare apertamente e con forza la coerenza che gli si contesta o gli si interdisce, per riconquistare quella che Rousseau definisce ‘l’inalienabile sovranità individuale’ e riconciliarsi così con se stesso.
L’Homo consummator porta in sé un principio di un Homo Ethicus.”

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In questo testo semplice, logico e di buon senso c’è, anche se non sembra, il concetto di base di un ottimo pensiero filosofico, a dimostrazione che la filosofia non è una scienza esatta o una materia scolastica ma uno dei tanti modi del pensare, del conoscere e dell’agire umano …
Sul perché, poi, non si diffondano queste semplici idee nelle popolazioni occidentali, e nostrane in particolare, sembrerebbe un mistero inspiegabile …
forse dopo una analisi meno superficiale il perché si palesa invece in tutta la sua triste realtà;
l’etica è un seme che è dentro in ognuno di noi … ma se non l’innaffiamo e lo coltiviamo come si deve non si potrà sviluppare e divenere una rigogliosa pianta sotto la cui ombra trovare riparo …
al contrario inaridisce e tale risultato ci porta a poter dire, parafrasando, ‘consumo … ergo sum’ !

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