la ‘democrazia’ in realtà …


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eccovi un altro contributo di Massimo Fini, tratto dal libro  SUDDITI  sempre sull’argomento che in questi giorni ho inflazionato perché ritengo che si faccia una gran confusione e si abbia una opinione distorta di quello che in realtà sia la ‘democrazia’ ed i suoi ‘malanni’ ovunque diffusi;

2813

“Il regime democratico, trasformato surrettiziamente in un sistema di oligarchie e di feudatari senza prestigio e senza obblighi, si presta in modo particolare alla perdita di dignità da parte del cittadino e alla sua corruzione morale e materiale.
La corruzione dei governanti si intreccia fatalmente con quella dei governati.
Che le classi dirigenti democratiche siano profondamente corrotte è universalmente riconosciuto.
Anche le dittature o le autocrazie o le aristocrazie naturalmente lo sono.

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Ma è un’eventualità, sia pur molto probabile, in democrazia invece è una necessità pressoché ineludibile dovuta proprio a quella che ne è l’essenza: la competizione.
Perché non è competizione leale fra cittadini singoli e uguali, posti sulla stessa linea di partenza, ma una feroce lotta fra gruppi organizzati per la partizione del potere, che hanno quindi bisogno di strutture, di mezzi ingenti, di uomini, di servi e, soprattutto, di denaro.
Diciamo che un tempo, prima dell’avvento degli splendori democratici, la classe dirigente si corrompeva, quando si corrompeva, perché aveva il potere, non era già corrotta prima di arrivarci o per arrivarci.
E la corruzione dei governanti si irradia a cascata sui governati, in un gioco di contro-specchi, di rimbalzi, di sinergie negative, dove la corruttibilità degli uni incoraggia e rafforza quella degli altri.
[…]

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Il fatto è che la democrazia, essendo un metodo, un contenitore, non è un valore in sé e non propone valori. E’ un sacco vuoto che andrebbe riempito.
Ma il pensiero e la pratica liberale e laica, che sono il substrato su cui è cresciuta la democrazia, mentre facevano tabula rasa dei valori preesistenti, non sono stati in grado, in due secoli, di riempire il contenitore di contenuti, se non quantitativi e mercantili.
Per qualche tempo la democrazia è vissuta sul trascinamento, per inerzia, di alcuni degli antichi valori.
Oggi non ne ha nessuno se non, tautologicamente, se stessa.
[…]

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Non è necessario che i governanti credano sul serio ai valori (di solito non ci credono affatto), importante è che ci credano i governati.
Naturalmente questi valori non esistono oggettivamente, perché non c’è nessun Assoluto che possa essere preso come punto di riferimento, da cui far discendere una gerarchia fra ciò che è Bene e ciò che è Male.
Sono solo credenze, illusioni, sono i sogni degli uomini.
Ma aiutano a vivere.
Sono bisogni profondi della natura umana, che la democrazia delle procedure, del metodo e delle formule astratte non esaudisce e non appaga.
Inoltre la democrazia, a differenza della dittatura, non consente nemmeno la nettezza, la purezza, il piacere, sia pur pagati a caro prezzo, magari con la vita, dell’opposizione, perché con la sia indefinibilità rende tutto incerto, tutto avvolge, ingloba, compromette e, alla fine, sporca.

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Non ha alcuna dimensione epica in cui l’uomo possa dimostrare che crede sul serio ai propri valori o, al contrario, la propria pochezza.
Oserei dire che non ha, nel bene e nel male, alcuna dimensione umana.
La corruzione dei governati è questione che riguarda solo loro, la loro dignità e moralità.
Ma quella dei governanti, che in democrazia avviene principalmente accettando o pretendendo soldi da altre oligarchie, quelle economiche, che in una società centrata sul mercato e il denaro hanno finito per prendere il sopravvento sulle stesse oligarchie politiche, ha riflessi rilevanti sulla credibilità dell’intero sistema e ne inficia le basi.

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Spiega Luciano Canfora (ottimo storico, saggista e filologo classico ndr):
*Il trito tema della corruzione politica è… quasi emblematico.
Non perché faccia davvero scandalo che il potere economico ‘paghi’ i partiti… ma perché ‘non si deve sapere’; quell’arcanum della democrazia parlamentare, se rivelato, può cancellare l’illusione che la democrazia parlamentare sia effettivamente una forma di democrazia.
Il disagio del ceto politico nasce dunque quando affiora questa struttura profonda, il che può avere contraccolpi sul ‘consenso’, consenso che, come sappiamo, è un pilastro del sistema.
Intanto l’elettore medio accetta di continuare a servirsi del voto per conferire una delega a dei rappresentanti in quanto ritiene che siano salve le regole di base della rappresentanza.*
(cfr. Critica della retorica democratica p. 83)

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Questo discorso introduce alla seconda premessa tradita della democrazia: la reale libertà del voto e del consenso.
Il voto non è libero e il consenso è truccato.
Noi non scegliamo i candidati alle elezioni.
Li scelgono i partiti, cioè le oligarchie.
Il popolo che teoricamente e formalmente detiene la sovranità subisce quindi una doppia o tripla espropriazione.
Prima delega la sovranità a dei rappresentanti, poi delega ai partiti la scelta dei candidati e infine, poiché gli apparati fanno blocco su chi vogliono che sia effettivamente eletto, anche dei rappresentanti.

2820

Il sistema maggioritario completa l’espropriazione e la rende sfacciata.
Se infatti col proporzionale il cittadino ha almeno l’illusione di di fare una scelta fra i candidati decisi da altri, col maggioritario a collegio uninominale la perde.
Si può votare un solo candidato, quello deciso dal partito.”

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Possibile che la democrazia si sia ridotta ad essere solo una ‘guerra tra bande’ ???

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