dell’Esperienza


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Tratto sempre dagli ESSAIS di Montaigne, ecco un altro dei ‘fondamentali’ che dovrebbero, ed uso non a caso il condizionale, accompagnare la vita di ognuno di noi, soprattutto se maturo d’età e, di conseguenza di … ‘esperienza‘ …

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Capitolo XIII
DELL’ESPERIENZA

“Non c’è desiderio più naturale del desiderio di conoscenza.
Noi saggiamo tutte le strade che possono condurci ad essa.
Quando la ragione ci fa difetto ci serviamo dell’esperienza.
*Per varios usus artem esperientia fecit, Exemplo monstrante viam*
(Attraverso varie prove dell’esperienza, nacque l’arte, l’esempio mostrandoci la via)
Astronomica – Manilio

Che è mezzo più debole e meno nobile: ma la verità è una cosa tanto grande che non dobbiamo disdegnare alcun aiuto che ad essa ci conduca.
La ragione ha tante forme che non sappiamo a quale appigliarci; l’esperienza non ne ha meno. La conseguenza che vogliamo trarre dalla somiglianza degli avvenimenti è mal sicura, poiché essi sono sempre dissimili: in quest’immagine delle cose non c’è alcuna qualità così universale come la diversità e la varietà. […]
La somiglianza non rende tanto uguale quanto la differenza rende diverso.
La natura si è obbligata a non far due cose che non fossero dissimili.
Per questo non mi piace l’opinione di quello (si riferisce a Giustiniano che fece compilare Il Codice ndr) che pensava di frenare con la moltitudine delle leggi il potere dei giudici, limitando la loro funzione: non si accorgeva che c’è tanta libertà e ampiezza nell’interpretazione delle leggi quanta nella fabbricazione di esse.
E si ingannano coloro che pensano di ridurre e arrestare le nostre discussioni richiamandosi alla precisa parola della Bibbia.
Infatti il nostro spirito non trova davanti a sé un campo meno spazioso quando verifica il sentimento altrui di quando esprime il proprio, e come se ci fosse meno animosità e asprezza nel glossare che nell’inventare.
[…]
C’è poco rapporto fra le nostre azioni, che sono in perpetuo movimento, e le leggi fisse e immobili.
Le più desiderabili sono le più rare, le più semplici e le più generali; e credo inoltre che sarebbe meglio non averne affatto che averne un tal numero come ne abbiamo noi.
Quelle che dà la natura sono sempre più felici di quelle che ci diamo noi.
Prova ne sia la descrizione dell’età dell’oro dei poeti, e la condizione in cui vediamo vivere i popoli che non ne hanno altre.
Eccone alcuni che per solo giudici si servono nelle loro cause del primo viandante che viaggia attraverso le loro montagne.
E questi altri eleggono, il giorno del mercato, qualcuno di loro che decida sul momento tutti i loro processi.
Che pericolo ci sarebbe se i più saggi decidessero in tal modo i nostri, secondo le circostanze e a occhio, senza essere legati a esempi precedenti e senza crearne per l’avvenire?
[…]
Suddividendo le divisioni, si insegna agli uomini ad accrescere i dubbi; ci si mette sulla strada di estendere e diversificare le difficoltà, le si allungano, le si disperdono.
Seminando le questioni e ritagliandole, si fa fruttificare e proliferare il mondo d’incertezza e di vertenze, come la terra si rende più fertile quanto più è sbriciolata e profondamente rimossa.
*Diffucultatem facit doctrina*
(E’ la dottrina che crea la difficolltà).
Institutio oratoria – Quintiliano

Non so che cosa dirne, ma si prova per esperienza che tante interpretazioni dissolvono la verità e la distruggono.
Aristotele ha scritto per essere compreso; se non ci è riuscito, ancor meno ci riuscirà uno meno abile e un estraneo che non tratta un’idea sua propria.
Noi apriamo la materia e la dilatiamo stemperandola; di un argomento ne facciamo mille e ricadiamo, moltiplicando e suddividendo, nell’infinità degli atomi di Epicuro.
[…]
Non è altro che debolezza personale quella che ci fa accontentare di ciò che altri o noi stessi abbiamo trovato in questa caccia alla conoscenza; uno più sottile non se ne accontenterà.
C’è sempre posto per uno che venga dopo, e anche per noi stessi e ci sono altre strade.
Non c’è fine alle nostre ricerche; il nostro fine è nell’altro mondo.
E’ segno di ristrettezza di mete quando questa si accontenta, o di stanchezza.
Nessun intelletto generoso si ferma in se stesso; aspira sempre ad altro e va al di là delle propri forze; ha slanci che oltrepassano le sue possibilità; se non avanza e non si affretta, se non indietreggia e non si urta, è vivo soltanto a metà; le sue indagini sono senza limite e senza forma; il suo alimento stupore, caccia.
[…]
C’è più da fare a interpretare le interpretazioni che a interpretare le cose, e ci sono più libri sui libri che su altri argomenti: non facciamo che commentarci a vicenda.
Tutto pullula di commenti: di autori, c’è grande penuria.
La principale e più illustre scienza dei nostri tempi, non è forse saper comprendere i sapienti?
Non è questo il fine comune e ultimo di tutti gli studi?
Le nostre opinioni si innestano una sulle altre.
La prima serve da fusto alla seconda, la seconda alla terza.
Noi saliamo così di gradino in gradino.
E da ciò accade che chi è salito più in alto ha spesso più onore che merito; poiché non è salito che di una spanna sulle palle del penultimo.”

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Direi che le ultime frasi di questo testo sono estremamente semplici, efficaci e premonitrici: descrivono la situazione attuale pur essendo state formulate circa 450 anni fa !
Non vi sembra la descrizione di quanto vi tocca subire quando assistete alle nostrane trasmissioni TV ?
Opinioni basate non sui fatti ma sulle opinioni altrui, che si accavallano e cercano il maggior ascolto sulla base del ‘maggior volume’ (chi grida di più vince …   😉   );
c’è solo una differenza , oggi al massimo si sale un solo gradino, non si ‘vola’ molto alti … costoro si ergono appena appena sopra il loro stesso ‘fango’ …
e per quanto riguarda memoria ed ‘esperienza’ … direi che ne abbiano molto poca …

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