un ‘pensiero ispirante’


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Eccovi un pensiero ‘ispirante’.
Occorre uno ‘sforzo’ per estrarre i ‘concetti’, che sembrano astratti, ma che sono le ‘basi’ per il corretto procedere dei pensieri e delle susseguenti ‘azioni’ che dovrebbero compiersi.
Il condizionale è ovviamente doveroso …
anche considerando quello che si vede in giro…

Da  AFORISMI SULLA SAGGEZZA DEL VIVERE
di  Arthur Schopnhauer

trascrivo un paragrafo…

DAL NOSTRO CONTEGNO NEI CONFRONTI DEL CORSO DEL MONDO E DEL DESTINO

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“Qualsiasi forma la vita umana assuma, gli elementi costitutivi sono
sempre i medesimi, quindi essa è sostanzialmente la stessa dovunque, in una capanna o in una corte, in un convento o in un esercito.
Per quanto possano variare le sue vicende, le sue avventure, i suoi casi fortunati o sfortunati, sarà sempre. con la vita, come con i dolci della pasticceria: le forme sono molte e svariate, per i più originali stampi e colori, ma tutti sono fatti con un’unica pasta; e quello che tocca all’uno somiglia a quello che capita all’altro
assai più di quanto quest’ultimo pensi nell’udirne il racconto.
Gli accadimenti della nostra vita si possono paragonare anche alle immagini di un caleidoscopio nel quale, ogni volta che lo facciamo ruotare, vediamo sempre qualcosa di diverso, anche se in realtà abbiamo davanti agli occhi sempre lo stesso oggetto.
Un antico saggio dice, assai giustamente, che al mondo dominano tre poteri: saggezza, forza e fortuna.
Credo che quest’ultima sia la più potente.
Infatti il corso della nostra vita è paragonabile alla rotta di una nave.
Il destino fa la parte del vento, spingendoci rapidamente in avanti oppure respingendoci all’indietro; e contro questo possono ben poco i nostri sforzi che rappresentano i remi.
[…]
Questo potere della fortuna è espresso in modo incomparabile da un proverbio spagnolo:
*Da ventura a tu hijo. y echa lo en el mar*
(Procura fortuna a tuo figlio e buttalo in mare).
Certo il caso è una potenza malvagia, alla quale bisogna affidarsi il meno possibile.
Eppure che è fra tutti i domatori l’unico che, mentre dà, ci dimostra anche chiaramente che noi non abbiamo alcun diritto ai suoi doni, e che per essi dobbiamo ringraziare non i nostri meriti, ma unicamente la sua bontà e la sua grazia, e che proprio da queste noi possiamo attingere la lieta speranza di poter ricevere anche in futuro, con umiltà, qualche altro immeritato dono?
[…]
*In vita est hominum quasi cum ludas tesseris: si illud quod maxime opus est jactu non cadit, illud quod cecidit forte, id arte ut corrigas*
– Adelphoe IV, 7, 739-40 – Terenzio –
(Nella vira degli uomini è come nel gioco dei dadi: una volta gettati, se non viene quello che dovrebbe, si corregge con l’artificio il risultato del caso)
[…]
Si dovrebbe avere sempre presente l’azione del tempo e la mutevolezza delle cose; quindi di fronte a tutto ciò che si sperimenta  nel presente, evocare subito vivide immagini del contrario: dunque nella felicità l’infelicità, nell’amicizia l’inimicizia, nel bel tempo il tempo brutto, nell’amore l’odio, nella fiducia e nella sincerità il tradimento e il rimorso, e viceversa. Questo fornirebbe una fonte perenne di vera saggezza pratica in quanto noi, costantemente avvertiti, non avremmo fatto per lo più che anticipare l’azione del tempo.
Forse, però, a nessun campo cognitivo l’esperienza è così indispensabile come alla corretta valutazione della precarietà e della mutevolezza delle cose.
Proprio perché ogni stato, per il tempo della sua durata, è necessario, e quindi ha pieno diritto di esistere, ogni anno, ogni mese, ogni giorno sembra essere quello definitivo, che dura per l’eternità.
Ma niente dura, e solo il mutamento è la legge costante.
Saggio è colui che non si lascia ingannare dalla stabilità apparente, e che inoltre prevede in quale direzione andrà il prossimo mutamento.
Che gli uomini invece ritengano durevole la condizione provvisoria delle cose, o la direzione del loro corso, deriva dal fatto che essi hanno davanti agli occhi gli effetti, ma non ne comprendono le cause, mentre sono queste che portano in sé il germe dei futuri cambiamenti; al contrario gli effetti – che è l’unica cosa considerata dagli uomini – non contengono nulla del genere.
Attenendosi agli effetti, gli uomini presuppongono ch quelle cause a loro ignote che sono riuscite a provocarli, siano anche in grado di mantenerli.
In questo hanno il vantaggio che, se sbagliano, l’errore è sempre comune a tutti per cui la calamità che ne consegue è sempre generale, mentre l’uomo assennato, quando ha sbagliato, resta per di più solo.
Tuttavia si deve ‘anticipare’ il tempo solo teoricamente, con la previsione del suo effetto, e non praticamente, ossia non prevenendolo col pretendere ‘prima’ del tempo quello che soltanto il tempo può recare.
[…]
Una tipica differenza che assai spesso emerge nella vita quotidiana tra persone comuni e persone intelligenti è che le prime, nel riflettere e calcolare possibili pericoli, si limitano a informarsi e a considerare i casi del genere che già sono accaduti, le seconde invece ponderano ciò che eventualmente ‘potrebbe accadere’; per cui pensano che, come dice un proverbio spagnolo.:
*Lo que non acaece en un ano acaece en un rato*
(Quello che non accade in un anno, accade in un baleno).
E’ una differenza che dipende, ovviamente, dalle rispettive doti naturali: infatti prospettarsi quello che può accadere richiede intelligenza e senso, invece per considerare quello che è accaduto bastano i sensi.”

Questi sono i ‘fondamentali’, secondo Schopenhauer (e non solo).
Da questi, si può costruire in ogni direzione il ‘proprio’ pensiero, e di conseguenza le idee, le proprie premonizioni e/o valutazioni.
Qualsiasi sia l’argomento che viene sottoposto.
Si chiama, anche, ‘capacità critica e analitica’, capacità che, è intuibile, in tanti hanno perso, anche nell’olimpo di ‘manovratori’ che procedono, imperterriti, armati solo dalla loro spocchia e della loro prosopopea.
Le premonizioni che si possono fare, stante le situazioni vigenti, sono che si andrà a ‘sbattere’ o a deragliare, se preferite. *
Quando e come, è già più complicato asserirlo.
Credo che la ‘Natura’ dovrà intervenire, pesantemente, considerato che costoro continuano a fare gli gnorri…
(citazione)

* si io preferisco ‘deragliare’ …
perché certamente è più assonante con la realtà;
vi starete chiedendo perché …
ma semplice … costoro per me sono una massa di asini (irresponsabili) e gli asini si sa … (de)ragliano …

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