the Full Monty


§

2719

Antonio Gramsci asseriva che la Storia insegna, ma che non ha allievi.
Che avesse pienamente ragione lo deduciamo dai tanti corsi e ricorsi storici a cui ci tocca assistere, purtroppo senza poterci (o saperci) più opporre, se non distaccandoci dal pensiero e dal sistema in corso.
Nel libro  MAONOMICS , Loretta Napoleoni ci descrive i perché, cioè le cause o le concause che, a distanza di trent’anni, continuano a incidere (negativamente) sulla vita sociale, economica, esistenziale di un mondo che si sta sempre più aggrovigliando, non avendo la volontà o la capacità di sciogliere i tanti nodi che le scelte politiche, le ideologie mummificate, gli egoismi disonesti, le mancanze di visioni prospettiche e condivisibili da tutti (tutti i pensanti, i non pensanti sono destinati ad andare a rimorchio) non hanno avuto il ‘coraggio’ o l’interesse di prendere.

2133

Secondo il mio parere il più grande dei problemi è dato dalla assoluta mancanza di ‘logica’ (a cui è stata preferita la ‘convenienza’) :
la logica vorrebbe che tutti gli esseri umani si prodigassero nella stessa direzione, quella di cooperare nell’interesse di tutti, nell’interesse della casa ‘comune’ (non ‘traslocabile’ 😉 ), nell’interesse della specie … guarda caso le regole della Natura !!!
Invece …

2720

Certamente, lor signori, non hanno avuto il tempo né la voglia, o forse anche la capacità intellettiva, di leggere testi filosofici che, da oltre 2500 anni, lasciano tracce chiare di come il pensiero umano si debba sviluppare per agire, poi, di conseguenza.
(commento a 4 mani)

2721

§

Capitolo: THE FULL MONTY

“In inglese l’espressione ‘full monty’ significa andare fino in fondo.
E’ una frase coniata durante la Seconda guerra mondiale per descrivere l’appetito famelico del generale Montgomery. soprannominato appunto Monty, che ogni mattina pare divorasse una colazione all’inglese (uova, bacon, pudding ecc ndr) senza lasciare una sola briciola nel piatto, anche nel bel mezzo della battaglia di El Alamein.

2722

The Full Monty è però anche il titolo di un film inglese di grande successo.
La storia si svolge a Sheffield, nel nord dell’Inghilterra, durante i primi anni Novanta.
Descrive le vicissitudini di alcuni disoccupati provenienti dall’industria dell’acciaio (fiore all’occhiello delle Midlands) totalmente smantellata durante gli anni Ottanta dalla politica neo-liberista della signora Thatcher.
Disperati, i sei personaggi del film decidono di diventare spogliarellisti e di andare fino in fondo, e cioè denudarsi completamente sul palcoscenico.
Ma per chi ha vissuto nel nord dell’Inghilterra durante il regime della Thatcher, ‘andare fino in fondo’ richiama il mantra guerriero della Lady di ferro: fare tabula rasa dell’industria statale.
E dato che questa si trova al nord, culla della rivoluzione industriale, lo scontro frontale tra il governo conservatore e gli operai avviene proprio nelle Midlands.

2723

La battaglia più lunga e drammatica che la Thatcher combatte è quella contro i minatori, la guardia pretoriana dei sindacati gestita da Arthur Scargill, ultima tirannosauro rex dell’estrema sinistra britannica.
Sono anni drammatici, durante i quali il governo decima il popolo operaio.
E si delinea un futuro senza più ciminiere fumanti, industrie, cantieri navali e pub stracolmi di operai, un futuro dove regna la disoccupazione e il precariato.
Tutto ciò mentre in Cina succede esattamente l’opposto: lo smantellamento dell’industria di Stato è accompagnata dalla nascita di fabbriche e laboratori privati, si aprono fornaci e l’emigrazione contadina si trasforma nella nuova classe operaia (Esattamente come l’Italia degli anni 50/60… ndr).
[…]
Ma il principale errore economico e politico della Thatcher (e di Reagan), è un altro: non aver intuito che la delocalizzazione in Asia di una grossa fetta della produzione, ormai privatizzata, avrebbe posto fine al primato dell’Occidente, e in particolare dell’Inghilterra, una posizione di primo piano che si era guadagnata grazie alla Rivoluzione industriale.
Oggi, all’inizio del 2010, il Regno Unito fatica a riprendersi dalla recessione con una contrazione del PIL nel 2009 superiore al 5% e con la disoccupazione ancora in aumento.

2724

A parte l’industria finanziaria, ancora convalescente, il Paese non possiede i muscoli industriali per risalire la china.
La vera rivoluzione doveva essere un’altra.
La risposta all’aumento del costo energetico, che dal 1973-74 volatilizza i profitti della’ industria di Stato, sarebbe dovuta essere una riconversione energetica che nel lungo periodo avrebbe aumentato la competitività occidentale.
La Lady di Ferro doveva guardare lontano, come ha fatto Den Xiaoping.
Ma Margaret Thatcher, e non solo lei, era miope, non ha capito che non basta abbattere un sistema per rivoluzionare il Paese, occorre crearne uno nuovo.
[…]

2725

La gente non sa che l’eccezionale competitività dell’industria occidentale del dopoguerra è stata un fenomeno straordinario, legato soprattutto al costo del petrolio mantenuto bassissimo, intorno ai 4 dollari al barile e rimasto invariato per trent’anni.
Nessun politico ha il coraggio di rivelare agli operai, ma anche e soprattutto agli industriali, che un tacito accordo tra Stati Uniti e Arabia Saudita è alla radice di quest’anomalia, ma poi il patto si è sfilacciato.

2718

Certo, i sindacati, come i partiti, hanno una grossa responsabilità nella crisi degli anni Settanta, e questo in tutto l’Occidente.
Anche loro hanno abusato del Welfare State continuando a mungere una mucca che non aveva più latte.
Tuttavia la soluzione del problema non era lo scontro diretto tra il ‘capitale’ e il ‘lavoro’, né la polverizzazione di uno dei canali principali di comunicazione tra operai e industriali: il sindacato.
Invece è proprio questo che accade.
Mentre in Cina Deng avvia le prime riforme e il dibattito, a volte anche violento, su come strutturarle avviene a porte chiuse, all’interno del Partito, la lotta ideologica tra conservatori e laburisti, tra repubblicani e democratici, tra destra e sinistra europee irrompe attraverso i media nelle case della gente.
Non c’è mediazione, non c’è cooperazione tra i due lati della barricata, ed è un peccato perché questo tipo di politica-propaganda non fa solo male alle nazioni, ma sgretola le istituzioni dello Stato democratico: i sindacati e i partiti.
[…]
Scompare dunque quel sistema di relazioni collettive (che la Germania ha mantenuto… ndr) che forniva al capitale e al lavoro, attraverso la rappresentanza sindacale, un sistema di regole e un linguaggio comune.

2726

Così, quando la globalizzazione ci travolge come un’onda anomala, siamo impreparati.
La nostra vera forza era la combinazione di capitalismo avanzato e e classe lavoratrice navigata, con grande esperienza.
Interrotto il dialogo, l’industria si disgrega e con essa il tessuto produttivo (e guarda caso, non in Germania… ndr).
L’Occidente diventa fornitore di servizi mentre a Oriente fumano le ciminiere delle fabbriche.
La delocalizzazione però fornisce all’impresa solo una breve pausa di respiro, dato che nel lungo periodo la espone alla concorrenza brutale di Paesi come la Cina.
Oggi ne siamo consapevoli (mah, forse… ndr), ma qualcuno ancora si illude che saranno il design e la creatività a salvarci, essendo superiori a quelli cinesi.
Non è così, e se non riusciamo a cambiare il corso della storia rischiamo di finire
a elemosinare la sussistenza dai turisti asiatici in visita alla nostre città museo (nella migliore delle ipotesi, altrimenti nelle nostre città similPompei … ndr).”

2727

A compendio:
In Europa, il primo accordo fra i paesi che, poi, diedero corso all’Unione Europea, fu il CECA, accordo sul carbone e sull’acciaio.
Sembra preistoria.

2728

Oggi, il mercato mondiale dell’acciaio è in mano ai cinesi, a casa loro, e agli indiani (leggi Mittal) a casa nostra.
Mala tempora currunt…
Alla luce di questa lucida e disincantata analisi storica, sociale, economica, la domanda è: ma cosa ce ne facciamo di questa ‘classe politica’ che non impara, oltre a non insegnare…?

§

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...