… ed ora il piatto forte sull’IPOCRISIA


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Un ‘individuo’ che non ha paura di dire quello che pensa (ed eccome se pensa …) e che esprime con lucidità quello che vede nella realtà nitida, non opacizzata dalla marea di ‘verosimiglianze’ che vengono spacciate diuturnamente da una grande moltitudine di pseudo informatori, è sicuramente Massimo Fini.

Il tema ricorrente del main stream è la manipolazione che si cerca di mettere in atto riguardo temi che sono diventati ‘drammatici’ soprattutto perché mal gestiti: immigrazione, intolleranza verso gli ‘stranieri’, integralismi ideologici, interessi sottaciuti ma lucrosi etc. etc.;
Proprio in queste ore si focalizzano sulle elezioni olandesi, presentate come il punto di non ritorno della cultura dell’accoglienza, del rispetto, della solidarietà.
Come no !
Poi, e viene da ridere, proprio con gli olandesi che sono un ‘popolo’ che i concetti su esposti li conosce più che bene.
Ma quello che sta succedendo merita una attenta analisi.

2025

Ecco allora il testo, che è sempre tratto da SUDDITI, e che vi invito a valutare con attenzione prima di giudicarlo; alcune affermazioni a prima vista appaiono insensate e paradossali ma se le si analizza un po’ ci si rende conto che, spostate da dietro la lente dell’ipocrisia imperante, assumono una immagine diversa, una veste differente e ben più accettabile, finanche condivisibile, direi quasi ‘logica’ …

Anche per questo post ‘sciopero’ delle immagini              😉                                

Gli antefatti storici di cui non si tiene mai conto, e che quindi hanno portato alla situazione critica attuale, sono più o meno questi:

“E’ in atto, da alcuni decenni, un fenomeno centrifugo, antitetico alla tendenza dominante della globalizzazione: la cosiddetta ‘riscoperta delle piccole patrie’, alle cui spalle c’è il fallimento dell’utopia illuminista e astratta, tipicamente globalista. dell’uomo come ‘cittadino del mondo’ e il riconoscimento che abbiamo bisogno di punti di riferimento, di radici, di identità.
Percorrere trasversalmente l’intero pianeta, va alla riscoperta dell’orgoglio pellerossa e indio, al separatismo del Quebec e di Terranova, alla divisione fra Boemia e Slovacchia, alla Transilvania, al Galles, alla Provenza, alla Savoia, alla frantumazione della stessa Unione Sovietica e delle Jugoslavia e, passando per i tradizionali indipendentismi europei, irlandese, basco e corso (aggiungi anche il catalano ndr) arriva fino alle leghe di casa nostra.
E’ un movimento tellurico che, mescolando indipendentismi, nazionalismi, etnicismi di varia origine e natura, non ha un’ideologia comune né consapevole, tranne, forse, che nell’ultima generazione dei separatisti corsi, gli eco-separatisti (i *terroristi gentili*, per dirla con Camus, perché fanno saltare in aria i Club Mediterranée e le case dei francesi e degli italiani, avendo però la massima cura di non spargere una sola goccia di sangue) la cui proposizione di fondo è, più o meno, la seguente:
*Anche noi vogliamo lo sviluppo, ma a modo nostro, rispettando il nostro habitat, storia, tradizioni, stili di vita.
Se questo significa uno standard inferiore ai livelli europei, noi ci stiamo.
Non ci teniamo, ma se dovesse dire rinunciare al frigorifero per tornare alla ghiacciaia, ci stiamo ugualmente*.
Corsica a parte, è comunque evidente che in ogni localismo, che già di per sé è un antiglobalismo, è insito tendenzialmente un antindustrialismo e un antimodernismo.
Perché se localismo significa ‘avere punti di riferimento comprensibili in uno spazio limitato’ per ritrovare un’identità perduta o messa gravemente in pericolo dai processi di omologazione, non ha alcun senso, se non folclorico se poi siamo tutti battezzati in un mare di Coca Cola, usiamo tutti gli stessi prodotti, vestiamo allo stesso modo, vediamo le stesse cose, mastichiamo (male ndr) la stessa cultura, adoperiamo la stessa lingua, abbiamo gli stessi costumi, obbediamo alle stesse leggi, ci diamo le stesse istituzioni, anzi una sola: la Democrazia (ricordate, la democrazia nacque ad Atene che aveva non più di trentamila abitanti Ateniesi,come San Marino ndr).
Fuori l’occidente un fenomeno interessante, come tentativo di resistere all’omologazione planetaria (e qui allacciate le cinture e cercate di ‘estrarre’ il concetto, altrimenti ci si può ‘capottare’ … ndr), è stato il movimento talebano del mullah Omar (una estremizzazione del khomeinismo) che proponeva, nell’era della modernità democratica trionfante, avanzante e conquistante, una sorta di ‘Medioevo sostenibile’ (che è comunque qualcosa di meno imbecille dello ‘Sviluppo sostenibile’ che, allo stato attuale, è già un impossibile ossimoro, un’illusione o, piuttosto, una volgare menzogna), cioè una società regolata sul piano del costume da leggi arcaiche, risalenti al VII secolo arabo, non del tutto aliena però dal far proprie alcune limitate e mirate conquiste tecnologiche.
In fondo il mullah Omar è stato l’unico, vero, No Global di questi anni ed è per questo che è stato spazzato via dalle bombe americane col pretesto di dare la caccia al fantasma di Bin Laden (che se ne stava in Pakistan ndr).
Ma il ‘bio-regionalismo’, il ‘comunitarismo’, il radicalismo ecologista, così come il paziente lavoro carsico proposto dalla Arundathi Roy, dalla Noemi Klein, dagli ‘jammers’ e lo stesso fenomeno centrifugo delle ‘piccole patrie’, anche ammesso che abbiano qualche possibilità di successo, presuppongono scenari a lunghissimo termine.
L’impressione è che manchi il tempo. che, come ci disse ancora Carlo Rubbia, il treno abbia superato il punto di ‘non ritorno’ e che andrà a sbattere prima che sia possibile innestare una qualche retromarcia.
Le crescite esponenziali, su cui si basa il modello, che ha la necessità di espandersi costantemente, sia economicamente che geograficamente, pena l’implosione, esistono solo in matematica, non in natura.
Inoltre il crollo del marxismo prelude a quello del capitalismo.
Per due secoli liberalismo e marxismo, figli della stessa madre, fratelli solo apparentemente nemici, di fatto complici, si sono sostenuti a vicenda, come due arcate di un ponte.
Il cedimento improvviso del marxismo causerà la caduta dell’industrial-capitalismo, per mancanza di opposizione, per eccesso di slancio.
Quando il ‘modello unico’ avrà conquistato l’intero pianeta crollerà su se stesso.
E’ una legge della fisica prima ancora che della sociologia politica.”

Ora, per intenderci senza fraintendimenti, questo è un testo che risale al 2004.
Non si era forse ancora sull’urgenza della cronaca attuale, ma già si tracciavano o prodromi di quello che sarebbe successo.
Ci aspetteremmo che una classe politica ‘degna’ elabori questi temi e pervenga a una equilibrata soluzione di problemi che lasciati a loro stessi producono poi quello che vediamo, con i relativi effetti collaterali, e la comparsa di ‘personaggi’ che cavalcano l’onda, e sfruculliano le pance di chi, in questo baillamme, subisce le conseguenze.
Ma, nel pensarlo, ci si rendo conto che sono riflessione ‘ingenue’ di chi non vuole piegarsi a un ‘sistema’ acefalo e profondamente ignorante, nella sua autoreferenzialità compiaciuta.
(citazione)

Quello che avete appena letto raffigura in maniera esaustiva un grande difetto della società moderna, un difetto che è sempre esistito perché è connaturato nell’animo umano, ma che negli ultimi tempi ha avuto una crescita esponenziale e non naturale;
parlo dell’ipocrisia …
quella strana ‘qualità’ che porta chi la possiede a parlare bene ma a razzolare male, anzi malissimo …

PS – spero che il ragionamento sul mullah Omar si stato da voi ben compreso perché è evidente che ne io ne Fini abbiamo inteso sostenere, difendere ed avallare le sue ‘opere’ con qualità diverse dalla sola e pura (seppur diabolica) ‘coerenza’ …

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