… ed ora il piatto forte sull’IPOCRISIA


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2713

Un ‘individuo’ che non ha paura di dire quello che pensa (ed eccome se pensa …) e che esprime con lucidità quello che vede nella realtà nitida, non opacizzata dalla marea di ‘verosimiglianze’ che vengono spacciate diuturnamente da una grande moltitudine di pseudo informatori, è sicuramente Massimo Fini.

Il tema ricorrente del main stream è la manipolazione che si cerca di mettere in atto riguardo temi che sono diventati ‘drammatici’ soprattutto perché mal gestiti: immigrazione, intolleranza verso gli ‘stranieri’, integralismi ideologici, interessi sottaciuti ma lucrosi etc. etc.;
Proprio in queste ore si focalizzano sulle elezioni olandesi, presentate come il punto di non ritorno della cultura dell’accoglienza, del rispetto, della solidarietà.
Come no !
Poi, e viene da ridere, proprio con gli olandesi che sono un ‘popolo’ che i concetti su esposti li conosce più che bene.
Ma quello che sta succedendo merita una attenta analisi.

2025

Ecco allora il testo, che è sempre tratto da SUDDITI, e che vi invito a valutare con attenzione prima di giudicarlo; alcune affermazioni a prima vista appaiono insensate e paradossali ma se le si analizza un po’ ci si rende conto che, spostate da dietro la lente dell’ipocrisia imperante, assumono una immagine diversa, una veste differente e ben più accettabile, finanche condivisibile, direi quasi ‘logica’ …

Anche per questo post ‘sciopero’ delle immagini              😉                                

Gli antefatti storici di cui non si tiene mai conto, e che quindi hanno portato alla situazione critica attuale, sono più o meno questi:

“E’ in atto, da alcuni decenni, un fenomeno centrifugo, antitetico alla tendenza dominante della globalizzazione: la cosiddetta ‘riscoperta delle piccole patrie’, alle cui spalle c’è il fallimento dell’utopia illuminista e astratta, tipicamente globalista. dell’uomo come ‘cittadino del mondo’ e il riconoscimento che abbiamo bisogno di punti di riferimento, di radici, di identità.
Percorrere trasversalmente l’intero pianeta, va alla riscoperta dell’orgoglio pellerossa e indio, al separatismo del Quebec e di Terranova, alla divisione fra Boemia e Slovacchia, alla Transilvania, al Galles, alla Provenza, alla Savoia, alla frantumazione della stessa Unione Sovietica e delle Jugoslavia e, passando per i tradizionali indipendentismi europei, irlandese, basco e corso (aggiungi anche il catalano ndr) arriva fino alle leghe di casa nostra.
E’ un movimento tellurico che, mescolando indipendentismi, nazionalismi, etnicismi di varia origine e natura, non ha un’ideologia comune né consapevole, tranne, forse, che nell’ultima generazione dei separatisti corsi, gli eco-separatisti (i *terroristi gentili*, per dirla con Camus, perché fanno saltare in aria i Club Mediterranée e le case dei francesi e degli italiani, avendo però la massima cura di non spargere una sola goccia di sangue) la cui proposizione di fondo è, più o meno, la seguente:
*Anche noi vogliamo lo sviluppo, ma a modo nostro, rispettando il nostro habitat, storia, tradizioni, stili di vita.
Se questo significa uno standard inferiore ai livelli europei, noi ci stiamo.
Non ci teniamo, ma se dovesse dire rinunciare al frigorifero per tornare alla ghiacciaia, ci stiamo ugualmente*.
Corsica a parte, è comunque evidente che in ogni localismo, che già di per sé è un antiglobalismo, è insito tendenzialmente un antindustrialismo e un antimodernismo.
Perché se localismo significa ‘avere punti di riferimento comprensibili in uno spazio limitato’ per ritrovare un’identità perduta o messa gravemente in pericolo dai processi di omologazione, non ha alcun senso, se non folclorico se poi siamo tutti battezzati in un mare di Coca Cola, usiamo tutti gli stessi prodotti, vestiamo allo stesso modo, vediamo le stesse cose, mastichiamo (male ndr) la stessa cultura, adoperiamo la stessa lingua, abbiamo gli stessi costumi, obbediamo alle stesse leggi, ci diamo le stesse istituzioni, anzi una sola: la Democrazia (ricordate, la democrazia nacque ad Atene che aveva non più di trentamila abitanti Ateniesi,come San Marino ndr).
Fuori l’occidente un fenomeno interessante, come tentativo di resistere all’omologazione planetaria (e qui allacciate le cinture e cercate di ‘estrarre’ il concetto, altrimenti ci si può ‘capottare’ … ndr), è stato il movimento talebano del mullah Omar (una estremizzazione del khomeinismo) che proponeva, nell’era della modernità democratica trionfante, avanzante e conquistante, una sorta di ‘Medioevo sostenibile’ (che è comunque qualcosa di meno imbecille dello ‘Sviluppo sostenibile’ che, allo stato attuale, è già un impossibile ossimoro, un’illusione o, piuttosto, una volgare menzogna), cioè una società regolata sul piano del costume da leggi arcaiche, risalenti al VII secolo arabo, non del tutto aliena però dal far proprie alcune limitate e mirate conquiste tecnologiche.
In fondo il mullah Omar è stato l’unico, vero, No Global di questi anni ed è per questo che è stato spazzato via dalle bombe americane col pretesto di dare la caccia al fantasma di Bin Laden (che se ne stava in Pakistan ndr).
Ma il ‘bio-regionalismo’, il ‘comunitarismo’, il radicalismo ecologista, così come il paziente lavoro carsico proposto dalla Arundathi Roy, dalla Noemi Klein, dagli ‘jammers’ e lo stesso fenomeno centrifugo delle ‘piccole patrie’, anche ammesso che abbiano qualche possibilità di successo, presuppongono scenari a lunghissimo termine.
L’impressione è che manchi il tempo. che, come ci disse ancora Carlo Rubbia, il treno abbia superato il punto di ‘non ritorno’ e che andrà a sbattere prima che sia possibile innestare una qualche retromarcia.
Le crescite esponenziali, su cui si basa il modello, che ha la necessità di espandersi costantemente, sia economicamente che geograficamente, pena l’implosione, esistono solo in matematica, non in natura.
Inoltre il crollo del marxismo prelude a quello del capitalismo.
Per due secoli liberalismo e marxismo, figli della stessa madre, fratelli solo apparentemente nemici, di fatto complici, si sono sostenuti a vicenda, come due arcate di un ponte.
Il cedimento improvviso del marxismo causerà la caduta dell’industrial-capitalismo, per mancanza di opposizione, per eccesso di slancio.
Quando il ‘modello unico’ avrà conquistato l’intero pianeta crollerà su se stesso.
E’ una legge della fisica prima ancora che della sociologia politica.”

Ora, per intenderci senza fraintendimenti, questo è un testo che risale al 2004.
Non si era forse ancora sull’urgenza della cronaca attuale, ma già si tracciavano o prodromi di quello che sarebbe successo.
Ci aspetteremmo che una classe politica ‘degna’ elabori questi temi e pervenga a una equilibrata soluzione di problemi che lasciati a loro stessi producono poi quello che vediamo, con i relativi effetti collaterali, e la comparsa di ‘personaggi’ che cavalcano l’onda, e sfruculliano le pance di chi, in questo baillamme, subisce le conseguenze.
Ma, nel pensarlo, ci si rendo conto che sono riflessione ‘ingenue’ di chi non vuole piegarsi a un ‘sistema’ acefalo e profondamente ignorante, nella sua autoreferenzialità compiaciuta.
(citazione)

Quello che avete appena letto raffigura in maniera esaustiva un grande difetto della società moderna, un difetto che è sempre esistito perché è connaturato nell’animo umano, ma che negli ultimi tempi ha avuto una crescita esponenziale e non naturale;
parlo dell’ipocrisia …
quella strana ‘qualità’ che porta chi la possiede a parlare bene ma a razzolare male, anzi malissimo …

PS – spero che il ragionamento sul mullah Omar si stato da voi ben compreso perché è evidente che ne io ne Fini abbiamo inteso sostenere, difendere ed avallare le sue ‘opere’ con qualità diverse dalla sola e pura (seppur diabolica) ‘coerenza’ …

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Zanichelli Inverso


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2707

E concludiamo il trittico di post con l’arguto e impertinente ‘amico’ matematico, che ci delizia con un suo intervento, assolutamente serio, ma in chiave ironica, sulla parola…

ZANICHELLI INVERSO

“Noi siamo così abituati all’ordine alfabetico delle parole, che non ci accorgiamo di quanto sia arbitrario.
Anzitutto, perché sono arbitrariamente ordinate le lettere dell’alfabeto ad esempio, la zeta era la sesta in quello greco, ed è finita all’ultimo posto nel nostro soltanto perché a un certo punto si era persa, e quando è stata reintrodotta risultava essere ‘l’ultima venuta’.
E poi, perché sono arbitrariamente ordinate le lettere delle parole : noi privilegiamo la direzione da sinistra a destra, ma ad esempio gli ebrei e gli arabi preferiscono quella contraria.
Fa dunque un certo effetto il dizionario ZANICHELLI INVERSO (2004), che mantiene la disposizione solita delle lettere dell’alfabeto ma inverte quella nelle parole,

2708

Lo apprezzeranno i linguisti e gli enigmisti, mentre i curiosi della lingua si divertiranno a scoprire la vicinanza della filosofia all’atrofia e alla distrofia, della matematica all’acrobatica e alla drammatica, o di Berlusconi alle elezioni e agli attaccabottoni, per non parlare degli spremilimoni e dei rompicoglioni.”

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Piergiorgio ! Sei il solito inguaribile matematico impertinente …

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la Storia è senza fine … ma ne siamo così sicuri ???


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2706

Mentire sapendo di mentire …
una consuetudine ormai di alcuni rappresentanti della classe dirigente di questo Paese, che siano Politici oppure Amministratori della ‘res publica’ non fa differenza;
ed è ovviamente collegata a certi tipi di comportamenti poco ‘ortodossi’ (nella migliore delle ipotesi);
l’ora di porsi delle domande che attengono ai tanti perché hanno prodotto le derive morali e economiche che stanno ‘devastando’ il pianeta, i tessuti sociali di quasi tutto l’occidente (che, a torto o a ragione, consideravamo la ‘culla’ della nostra civiltà) sarebbe anche giunta.
I più ‘attenti’ le ‘domande’ se le sono poste (e da tempo) ma per la solita approssimazione e ignavia di gran parte del ‘gregge’ non sono mai stati ascoltati con la dovuta attenzione.
Noam Chomsky, che è tra questi, non ha mai smesso di ‘informare’ (correttamente), con il suo pensiero ‘informato’ e ‘argomentato’.
Questo è il motivo per cui mi piace molto quello che scrive.
E per questo bellissimo suo pensiero ho deciso … niente ulteriori immagini !!!

2194

Traggo dal suo:
CAPIRE IL POTERE
un estratto del capitolo
IL FUTURO DELLA STORIA

DOMANDA: Lei personalmente crede che negli Stati Uniti il grosso della popolazione resterà emarginato per il resto della storia o ha la sensazione che ci sarà un movimento che cambierà le cose ?

CHOMSKY: A essere sincero non lo so, ma una previsione sicura posso farla: se in America la popolazione rimane emarginata non resterà molta storia di cui preoccuparci.
Non viviamo più nel XVIII secolo.
Magari i problemi sono simili ma su scala ben diversa e hanno a che fare con la sopravvivenza dell’umanità.
Quindi, se la popolazione del paese più potente del mondo resta emarginata, la storia sarà l’ultima delle preoccupazioni, perché non ci sarà più.
E non siamo molto lontani da un epilogo del genere. (sono assolutamente d’accordo, ndr)
Prendiamo l’America centrale, la zona sulla quale esercitiamo il maggior controllo da un centinaio di anni e che quindi è indicativa di quello che siamo.
E’ possibile che tra qualche decennio gran parte dell’America centrale diventi inabitabile,.
Il Nicaragua, per esempio, sta esaurendo le risorse idriche.
Perché?
Perché, dopo gli attacchi degli USA degli anni ottanta, la gente moriva di fame e ha fatto l’unica cosa che le era rimasta: andare sulle colline, disboscare per coltivare un po’ di terra e cercare di sopravvivere.
Una volta eliminata la foresta, i torrenti hanno iniziato a seccarsi, la terra non assorbiva l’acqua, i laghi si prosciugavano e inoltre è arrivata la siccità.
Così le scorte idriche potrebbero esaurirsi e il Nicaragua diventare un deserto.
Lo stesso potrebbe accade ad Haiti.
Haiti, in realtà, è una parabola della ferocia occidentale.
Fu uno dei primi posti in cui sbarcò Colombo e lo considerò un paradiso: era il luogo più ricco del mondo e forse il più densamente popolato.
E rimase così a lungo.
La Francia è oggi un paese ricco anche perché ha derubato Haiti delle sue risorse, e persino all’inizio del XX secolo (prima che, nel 1915, Woodrow Wilson inviasse i marines a invaderla e a distruggerla) gli studiosi e il governo americano descrivevano Haiti come un posto molto ricco di risorse.
Bene, se oggi vi capita di volare su Haiti, date un’occhiata dall’aereo.
L’isola è formata da Haiti e dalla Repubblica Dominicana, che noi abbiamo brutalizzato un po’ meno.
Dall’aereo si vede una metà marrone e una metà verde.
La parte marrone è Haiti, il luogo un tempo più lussureggiante del mondo.
Nel giro di qualche decennio la situazione potrebbe diventare insostenibile e Haiti letteralmente inabitabile.
Il problema continua ad estendersi e coinvolgere anche noi.
Chi è ricco e potente sopravviverà più lungo, ma gli effetto sono molto reali e peggiorano rapidamente man mano che altre gente viene emarginata perché non ha ruolo nella produzione del profitto, che viene considerato l’unico valore ‘umano’.
In proporzione, i problemi ambientali sono oggi molto più significativi di tutti quelli che abbiamo avuto in passato.
Ed esiste una concreta probabilità, una probabilità sufficientemente alta che nessuna persona razionale è in grado di escludere: che nel giro di duecento anni il livello delle acque salga fino a distruggere gran parte della vita umana.
Ebbene, se non iniziamo a occuparcene adesso, non è impossibile che accada.
Anzi, è addirittura probabile. (oh si … ndr)
Quindi, ciò che penso io è irrilevante.
La risposta alla sua domanda è: se rimarrete emarginati non ci sarà una storia di cui preoccuparsi.
La gente reagirà o no ?
Chissà.
Le lo sa?
Ognuno deve decidere che cosa vuol fare.”

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Pessimista ?
Ambientalista ?
Catastrofista ?
Realista ?

Fate voi … io vi ricordo solo che queste parole hanno già la veneranda età di un quarto di secolo; in questo periodo avete avuto la possibilità di giudicarle tramite la visione della realtà che ci circonda : pensate che ci stiamo avviando nella direzione da lui ‘predetta’ oppure in una direzione opposta ???
Di certo penso che l’umanità se lo capisse oggi sarebbe già (rispetto a lui) in ‘criminale’ ritardo …
ah già … ma sono proprio un ingenuo … perché ‘oggi’ mi pare proprio che l’idea neppure la sfiori …
la Storia siamo noi … ma pure la ‘sua’ fine …

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