La Nuova Età Imperiale


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2667

Lunedì … inizia un’altra settimana di ‘teatrino’;
ad essere sinceri occorrerebbe dire di ‘repliche’, sempre tristemente uguali, che rasentano la monotonia (almeno per i pochi italiani svegli);
i fatti che accadranno e quelli che NON accadranno,
le retoriche parole che usciranno dalle (solite) bocche degli scalcinati oratori che a volte neppure ne conoscono il significato;

ed ancora più inquietante è avere chiara, direi limpida, l’impressione (direi la certezza) della deriva intellettuale, morale, deontologica, di chi, pur fornito di conoscenze e studi, facendo finta di niente, continua a recitare la sua parte in copione, fidando molto (e purtroppo a ragione) sulla ‘ignoranza’ di chi legge, guarda, ascolta, senza una preparazione adeguata all’importanza del tema in discussione;

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‘tutto è stato scritto’, basta cercare, ed una volta trovato, ringraziare quei ‘pochi’ che, nonostante gli ostacoli, hanno avuto il ‘coraggio’ di dire quello che pensavano e sapevano, senza preoccuparsi per nulla dell’ostracismo a cui sarebbero stati sottoposti dai vari potentati che si sono succeduti, o che sono lì da tempi immemori.

Con un ‘filtro’ del genere va da sé che si restringe il numero degli autori da preferire.
Noam Chomsky che, a seguito di numerose conferenze tenutesi tra gli anni 80/90, raccolse i suoi interventi, nel libro   CAPIRE IL POTERE   è per me uno di questi.

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Nella seconda metà degli anni novanta, descrisse così la piega che stava prendendo l’economia finanziaria, rispondendo a chi gli domandava come mai il capitale anziché sul commercio, si stava indirizzando alla speculazione.
Situazione che, vent’anni dopo, è ancora in atto, nel frattempo ingigantita smisuratamente.

IL CAPITALE INTERNAZIONALE: LA NUOVA ETA’ IMPERIALE

DOMANDA: Negli ultimi anni il capitale finanziario multinazionale, piuttosto che negli investimenti e nel commercio, è stato impiegato nelle speculazioni sui mercati azionari internazionali.
Non ha più importanza chi detiene il potere politico, tanto non sono più loro a decidere le cose da fare.
Che portata ha, oggi, questo fenomeno sulla scena internazionale?

2676

CHOMSKY:
[…]
I capitali destinati alle speculazioni hanno una parte estremamente importante nelle politiche mondiali.
Lei è nel giusto quando sostiene che hanno un enorme impatto sui governi nazionali.

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Si tratta di un fenomeno molto esteso; le cifre sono di per sé impressionanti.
Intorno al 1970, circa il 90% del capitale coinvolto nelle transazioni economiche internazionali veniva utilizzato a scopi commerciali o produttivi e soltanto il 10% a scopi speculativi.
Oggi le cifre si sono invertite: nel 1990, il 90% del capitale totale era utilizzato per le speculazioni; nel 1994 si era saliti addirittura al 95%.
Inoltre, l’ammontare globale del capitale speculativo è esploso: l’ultima stima della Banca Mondiale indicava una cifra di 14.000 miliardi di dollari (sappiate che è ulteriormente aumentata, e di molto ndr).
Ciò significa che ci sono 14.000 miliardi di dollari che possono essere spostati da un’economia nazionale a un’altra: un ammontare enorme, superiore alle risorse di qualsiasi governo nazionale, e che quindi lascia ai governi possibilità estremamente limitate quando si tratta di operare scelte politiche economico-finanziarie.
Perché si è verificata una crescita tanto imponente del capitale speculativo?
I motivi chiave sono due.
Il primo ha a che fare con lo smantellamento del sistema economico mondiale del dopoguerra, che avvenne nei primi anni settanta.

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Durante la Seconda guerra mondiale gli Stati Uniti riorganizzarono e si trasformarono in una sorta di ‘banchiere globale’ (durante la Conferenza monetaria e finanziaria delle Nazioni Unite a Bretton Woods, nel 1944): il dollaro diventò la valuta mondiale, venne fissato all’oro e divenne il punto di riferimento per le valute degli altri paesi.
Questo sistema fu alla base della consistente crescita economica degli anni cinquanta e sessanta.
Ma negli anni settanta il sistema di Bretton Woods era divenuto insostenibile: gli Stati Uniti non erano più abbastanza forti economicamente da continuare ad essere il banchiere del mondo, soprattutto per gli alti costi della guerra in Vietnam.

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Così Richard Nixon prese la decisione di smantellare del tutto l’accordo: all’inizio degli anni settanta sganciò gli Stati Uniti dal sistema monetario aureo, aumentò le tasse sull’importazione, distrusse tutto il sistema.
La fine di questo sistema di regolamentazione internazionale diede l’avvio a una speculazione sulle valute senza precedenti e a una fluttuazione degli scambi finanziari, fenomeni da quel momento in costante crescita.
Il secondo fattore che ha determinato il boom del capitale speculativo è stato la rivoluzione tecnologica nelle telecomunicazioni, che avvenne nello stesso periodo e rese d’improvviso molto facile il trasferimento di valuta da un paese all’altro. Oggi, virtualmente, l’intera Borsa valori di New York si sposta a Tokyo durante la notte: il denaro è a New York di giorno, poi viene trasferito ‘via rete’ a Tokyo, e siccome il Giappone è in anticipo di quattordici ore rispetto a noi (USA ndr), lo stesso denaro viene utilizzato in entrambi i posti.
Ormai quasi mille miliardi di dollari vengono spostati quotidianamente sui mercati speculativi internazionali, con effetti enormi sui governi nazionali.
A questo punto, la comunità internazionale che gestisce questi investimenti ha un virtuale potere di veto su tutto ciò che un governo nazionale può fare.
[…]

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Le organizzazioni finanziarie come il Fondo monetario internazionale, la Banca Mondiale, la Banca Interamericana di sviluppo, l’organizzazione mondiale del commercio (WTO), i G7 che programmano gli incontri tra i grandi paesi industrializzati, tutti questo organismi sono espressione della volontà di concentrare il potere in un sistema economico mondiale che faccia sì che ‘l’amministrazione sia sganciata dalla politica’; in altre parole, che la popolazione mondiale non abbia alcun ruolo nel processo decisionale, che le scelte strategiche vengano trasferite in un empireo lontanissimo dalle possibilità di conoscenza e di comprensione della gente, così che non avrà la minima idea delle decisioni che influenzeranno la sua vita e certo non potrà modificarle.

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La Banca Mondiale ha un proprio modo di definire il fenomeno: lo chiama ‘isolamento tecnocratico’.
Quindi, se leggete gli Studi della Banca Mondiale, vedrete che parlano dell’importanza dell’ ‘isolamento tecnocratico’, alludendo alla necessità che un gruppo di tecnocrati, essenzialmente impiegati nelle grandi imprese multinazionali, operi in pieno ‘isolamento’ quando progetta le politiche perché, se la gente venisse coinvolta, potrebbe farsi venire in mente brutte idee, come un tipo di crescita economica che operi a favore di tutti invece che dei profitti e altre sciocchezze del genere.
Allora bisogna che i tecnocrati siano isolati, e una volta ottenuto lo scopo si potrà concedere tutta la ‘democrazia’ che si vuole, tanto non farà alcuna differenza.
Alla stampa economica internazionale questo quadro è stato definito con una certa franchezza come ‘la nuova età imperiale’.
E la ritengo una definizione azzeccata: di certo stiamo andando in quella direzione.”

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Un filosofo francese André Glucksmann, una volta scrisse:
“Spesso ho il torto di avere ragione troppo presto”.
Può sembrare una scherzosa ‘battuta’, invece è quello che capita a tutti quelli che, in maniera lucida e disincantata, guardano e analizzano i fatti, che non sono MAI quelli che ci raccontano.
Abitualmente questi bastian contrari, sono considerati, dai manovratori e numerosi portaborse e zerbini, dei disfattisti, populisti (vi dice niente ?), demagoghi, complottisti (idem !), anche un po’ figli di…
La Storia quella vera e non quella manipolata, ancora una volta, farà giustizia, anche se noi non ci saremo più.
E chissà se ci sarà il Mondo …
Però, sai che gusto c’è a non aver mai creduto al loro ‘dio minore’ ?

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