l’indecenza vive …


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Il teologo bocconiano Tommaso Nannicini, stratega di Matteo Renzi e incaricato di rilanciare il “brand” Pd, ultimamente non particolarmente in voga, ha giocato la carta Gramsci.

«Basta bulimia riformista, ripartiamo da Gramsci»:

questo il surreale slogan che ha lanciato.
Uno slogan che forse potrà fare presa sui “militonti” del partito, che già altre volte si sono rivelati particolarmente inclini a bersele acriticamente: ricordate quando scesero in piazza cantando Bella ciao e intanto appoggiando l’annientanento della Costituzione (“riforma”, sit venia verbo) voluto da banche, Usa e Ue?
Una scena raccapricciante.
Degna, appunto, di quella che oggi ci stanno proponendo con l’usuale impeto di stravagante indecenza.
Stanno distruggendo con successo tutto ciò in nome di cui Gramsci ha lottato (diritti sociali, dignità del lavoro, difesa dei più deboli e della dignità umana, idea di una scuola formativa e per tutti) e se ne escono, freschi freschi, con il nuovo slogan «ripartiamo da Gramsci».
Surreale è dire poco.
È chiaro come il sole che se Gramsci fosse vivo non sarebbe alla Leopolda con l’amabile compagnia di Marchionne, Serra e altri noti filantropi che giorno e notte hanno a cuore le sorti dei lavoratori e dei subalterni.
Al contrario, individuerebbe nel Pd il nemico principale, la colonna del blocco storico egemonico, per dirla con le sue grammatiche.
Aveva ragione Walter Benjamin: nemmeno i morti saranno al sicuro.

Diego Fusaro

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