‘volti bruniti’ …


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veramente un genio …
arrogante e disgustoso …

2641

i poveri non hanno creato mai posti di lavoro ma hanno ‘creato’ tanti ricchi !
Perché è grazie al loro lavoro (magari pure sottopagato) che i loro padroni hanno aumentato i loro guadagni !

Poi emerito signor ‘Billionaire’ vogliamo discuterne ?
I ricchi son tutti uguali ?
Certo che no … ci sono quelli che sono semplicemente figli di ricchi e poi ci sono coloro che lo sono diventati …
ne conosco tanti di questi ultimi e non devono certo dire GRAZIE ‘esclusivamente’ alle loro capacità; fare tanti soldi dal nulla (a parte necessitare di una gran dose di fortuna) difficilemnte riesce agli onesti, molto di più a coloro che scendono a tanti tipi di compromessi …
cose che credo non siano meritevoli di vanto.

2642

Per quelli della prima categoria poi i meriti calano ulteriormente e drasticamente, facile trovare la pappa pronta e criticare chi è stato meno fortunato …

E già che siamo in argomento vorrei ricordare a tutti loro che la ricchezza non è solo quella dovuta ai soldi, anzi che quest’ultima è la più squallida.
La ricchezza d’animo, di sentimenti, di virtù, di dignità è molto più importante e tanti cosiddetti poveri ne hanno in quantità industriale …
inoltre la dignità non si vende e non si acquista, a nessun prezzo !
E chi pensa di poterlo fare … si rassegni … o la si ha o non c’è speranza !
Un benestante che ne aveva molta si chiamava Adriano e di cognome Olivetti ma come lui ce ne sono stati ben pochi …

Ed è bene che ricordino sempre che potrebbero finire così :

2643

Buon appetito …

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Progresso & Etica


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2632

Intendo affrontare oggi (facendomi aiutare da un testo di alcuni anni fa, di un filosofo contemporaneo che riprende un concetto espresso da un politico, ancora di quelli rispettabili) un argomento noto come ‘questione morale’.
Intendiamoci sul significato da attribuire alla parola ‘morale’.
Può aver a che fare con i concetti di coscienza e responsabilità, ma in un mondo dove viviamo che presenta le più disparate varianti ed aberrazioni, compresa quella di ‘moralismo’ (che non è la moralità);
il moralismo è quell’atteggiamento (tipicamente cattolico), il più delle volte ipocrita, che censura gli ‘altri’ per cose che ‘loro’ fanno di nascosto.
Spesso tale atteggiamento può però essere assunto dagli ‘altri’ nei nostri confronti con la stessa convinzione.
Questo argomento è strettamente legato all’etica (altra parola che viene usata in ogni dove, spesso a sproposito).
La morale e l’etica sono delle ottime pietre di paragone nel tentativo di comprendere e giudicare il comportamento umano.

2633

L’uomo ‘morale’, eticamente ‘strutturato’ è la ‘base’ per l’eventuale edificazione di un mondo ‘giusto’ di cui tutti invocano la nascita, ma pochi, ben pochi poi cercano di realizzarlo.
Alla luce di questa verità è obiettivamente ipocrita, quell’atteggiamento di ‘adorazione’ che i più hanno nei confronti dei veri ‘eroi’ del mondo moderno (un esempio Gino Strada), i quali non si curano di ogni tipo di elogio, specialmente se proveniente da gente che per scaricare le proprie coscienze atrofizzate, al massimo, invia il famoso SMS solidale.

2634

Tanto è vero che il ‘marketing’ se ne è accorto e sta inondando l’etere con martellanti e lacrimevoli spot dove richiedono aiuti per tutti i derelitti e gli sfortunati del globo terracqueo.
Un amico (esperto dell’argomento) mi dice spesso che, da sempre, prima di dare, bisognerebbe richiedere copia dei bilanci delle innumerevoli ‘associazioni’ nate come funghi, dopo abbondanti piogge.
Facendolo avremmo delle sorprese… e nessuna gradevole.
(testo redatto a 4 mani)

2635

Pertanto, dal libro ETICA E POLITICA (del 1989) di Salvatore Veca:

Capitolo: E’ POSSIBILE PROGRESSO IN ETICA ?

“E’ possibile qualcosa come un progresso in etica ?
E se lo è, come lo è ?
[…]
Il mio punto è quello di suggerire le linee di una spiegazione filosofica di come sia possibile che vi sia qualcosa come un progresso in etica.
Le spiegazioni filosofiche sono del tipo: come è possibile che noi conosciamo qualcosa, dato le ricorrenti obiezioni dello scetticismo ?
Come è possibile per noi avere una capacità autonoma di scegliere qualcosa, dato che tutte le nostre azioni sono causalmente determinate come eventi nel mondo ?
[…]

2636

Convergenza e pluralità:
[…] Alisdair MacIntyre suggerisce, per avere una idea di quello che lui ritiene essere lo stato delle nostre teorie morali, di pensare a una catastrofe improvvisa che distruggesse tutti i nostri libri e le nostre riviste scientifiche, insieme a tutti i laboratori e agli istituti di ricerca.
Resterebbero solo tracce e rovine, frammenti isolati di linguaggio scientifico. Analogamente, questo sarebbe lo stato del nostro linguaggio, nell’ambito delle teorie morali, e della nostra comprensione di quale sia la natura della moralità.
E questo (e nient’altro) informerebbe la nostra risposta a domande su come dobbiamo vivere, su come dobbiamo trattarci e organizzare le nostre società (cfr. Dopo la virtù – 1988 -).
Qualche altro filosofo, potrebbe sostenere che la nostra ‘teoria’ della moralità si riduce a un grappolo di intuizioni e convenzioni in comunità tribali o parrocchiali, a forme di vita differenti e in qualche modo incommensurabili e intraducibili fra loro.
Così ogni nozione di ‘giustificazione’, di ‘valore’ o ogni ‘ragione’ per agire avrebbero il loro senso appropriato solo entro una nicchia o entro le pratiche e gli stili convenzionali di un clan (una specie di familismo amorale ndr).
Se le cose stessero così, se queste determinate cose fossero accettate, allora esse escluderebbero ‘in primis’ una certa altra cosa identificabile con una qualche nozione di progresso in etica.

2637

Sembra che potremmo al massimo parlare di raffinamenti e sviluppi di riti e miti o idiosincrasie.
Ma ci sfuggirebbe, o sarebbe escluso a prima vista, in che senso potremmo sostenere che alcune fra esse siano migliori di altre, se non per attaccamento idiosincratico alle nostre abitudini conversazionali ereditate e ai nostri stili o alle nostre forme di vita, toccate in sorte per effetto della lotteria genetica (le famose antropologie culturali eh ndr).
[…]
Il punto è che noi abbiamo già una idea di che cosa voglia dire ‘progresso’ in etica, a qualsiasi stadio di esso siamo (giunti), quest’idea sembra far parte del nostro corredo di idee correnti sulla moralità.
D’altra parte, questa idea, per quanto vaga, è una condizione essenziale del progresso morale.

2638

In altri termini, come ha sostenuto Thomas Nagel, *l’idea di possibilità di progresso morale è una condizione essenziale del progresso morale* (cfr. Uno sguardo da nessun luogo).
In qualche senso l’evoluzione di una moralità migliore che tocchi i nostri modi di vivere le nostre vite è affine alla crescita e allo sviluppo, all’approfondimento della nostra conoscenza, della nostra immagine del mondo.
[…]
Un progresso in etica è possibile se riusciamo ad attingere per le nostre vedute morali, un grado superiore di ‘unità organica’, di capacità di unificare una più ampia e ricca diversità e varietà di ragioni, di giustificazioni e valori.
Ciò può aver luogo in più direzioni:
1) con l’estensione di ciò che è nel dominio della moralità, del tipo di essere inclusi;
2) con l’approfondimento del gradi di ‘impersonalità’ del nostro punto do vista;
3) con una migliore comprensione della natura pluralistica delle nostre concezioni e dell’informazione pertinente in etica.
[…]
In questo modo, sembra che l’approfondimento di un punti di vista impersonale e la tensione verso la ‘oggettività’ ci induce a ritenere che anche il nostro è ‘un’ punto di vista, ‘come’ tanti altri e ‘fra’ tanti altri nel mondo.
Questo non vuol dire naturalmente togliere il rilievo appropriato alla ‘nostra’ prospettiva sull’universo, a come esso appare a noi e a che cosa proviamo noi a essere noi, in esso; vuol dire riconoscere ‘oggettivamente’ le nostre prospettive familiari e, al tempo stesso, essere e riconoscerci rispondenti moralmente alla varietà di prospettive non umane (o anche semplicemente, umane ma non personali) sul mondo.
Non credo sia utopistico guardare uno sviluppo graduale di una ‘maggiore universalità di rispetto morale e a un’interiorizzazione dell’oggettività morale’.
[…]
E’ naturalmente un compito terribilmente difficile convivere con una pluralità di ragioni e di disporre di un metodo che ci consenta di scegliere e agire nel mondo, Ma non è detto che un progresso che è possibile sia anche facile; né, ovviamente, che esso sia necessario.
Tuttavia, una delle condizioni della sua possibilità risiede nella direzione del pluralismo che sia in tensione con le tendenze alla convergenza.
Anzi, si potrebbe sostenere che un progresso in etica è reso possibile esattamente dal fatto che resti aperta la tensione, e il dialogo, fra le ragioni della convergenza e le ragioni della pluralità.
Forse bisogna imparare a prendere sul serio l’inevitabilità di entrambe le ragioni. L’idea che vi sia qualcosa come un equilibrio riflessivo (e provvisorio) fra i due tipi di ragione.

2639

In ogni caso, vi è in questo modo do affrontare l’intera, difficile, questione qualcosa come l’eco del recente passato del progetto dell’Illuminismo.
Ha scritto Kant: *Il costante progresso del genere umano verso il meglio è possibile: perché è un dovere dell’uomo agire in questo senso nella serie indefinita delle generazioni e in tutto l’ambito dei rapporti sociali della nostra terra*, (cfr, Scritti politici).”

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Ok, il testo non è ‘semplicissimo’; però se lo si riduce e lo si riassume concettualmente, cosa ci insegna?
Intanto che la ‘morale’ non è soggettiva ma pluralistica, sempre che alle parole corrispondano, poi, i fatti (cosa che raramente avviene).
Che il ‘giusto’ non è il proprio punto di vista, ma una ricerca inesausta e ‘impersonale’ di un qualcosa che si avvicini alla verità ‘oggettiva’, anche se non è propriamente vantaggiosa per se.
Ma, la cosa più facilmente spendibile di questo testo, anche se arriva ‘indirettamente, è la chiave ‘passepartout’ che permette di ‘individuare’ chi predica bene e razzola male.

2640

Come ben diceva Kant, con i suoi ‘imperativi categorici’, il progresso è possibile, direi doveroso, se c’è tensione morale che permetta, con il nostro miglioramento, di migliorare anche il contesto fruibile, da noi, ma soprattutto dalle generazioni che seguono.
Non è più così, ammesso e concesso che lo sia mai stato.
Alla moralità, oggi, non si è sostituita ‘solo’ con l’immoralità, ma anche con l’amoralità, dalla quale non c’è più ritorno, e al diavolo pure il kantiano:
*La legge morale dentro di me e il cielo stellato sopra di me* …
In effetti, per certa gente, a cosa serve?

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tu chiamale se vuoi … religioni …


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potrei intitolare così, parafrasando la bella canzone del post precedente …

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2631

“Come si è potuti riuscire a persuadere esseri ragionevoli che la cosa più incomprensibile era per essi la più essenziale?
Perché sono stati fortemente terrorizzati; perché, quando si ha paura, si cessa di ragionare; perché sono stati esortati soprattutto a diffidare della loro ragione; perché, quando il cervello è turbato, si crede a tutto e non si esamina più niente.”

(Paul-Henri Thiry d’Holbach)

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( tratto dalla pagina  FB  di  Realtà, inganno e manipolazione )

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tu chiamale se vuoi … emozioni …


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Seguir con gli occhi un airone sopra il fiume e poi
ritrovarsi a volare
e sdraiarsi felice sopra l’erba ad ascoltare
un sottile dispiacere
E di notte passare con lo sguardo la collina per scoprire
dove il sole va a dormire
Domandarsi perche’ quando cade la tristezza
in fondo al cuore
come la neve non fa rumore
e guidare come un pazzo a fari spenti nella notte
per vedere
se poi e’ tanto difficile morire
E stringere le mani per fermare
qualcosa che
e’ dentro me
ma nella mente tua non c’e’
Capire tu non puoi
tu chiamale se vuoi
emozioni
tu chiamale se vuoi
emozioni
Uscir dalla brughiera di mattina
dove non si vede a un passo
per ritrovar se stesso
Parlar del piu’ e del meno con un pescatore
per ore ed ore
per non sentir che dentro qualcosa muore
E ricoprir di terra una piantina verde
sperando possa
nascere un giorno una rosa rossa
E prendere a pugni un uomo solo
perche’ e’ stato un po’ scortese
sapendo che quel che brucia non son le offese
e chiudere gli occhi per fermare
qualcosa che
e’ dentro me
ma nella mente tua non c’e’
Capire tu non puoi
tu chiamale se vuoi
emozioni
tu chiamale se vuoi
emozioni …

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Informazione : dalla padella alla brace


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Alcune notizie sono incommentabili …

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2630

VERGOGNA : PER ATTACCARE IL #M5S RICORRONO ALLA MENZOGNA.

Vergognoso!
I Poteri Forti internazionali per attaccare la giunta 5 Stelle di Roma e la sindaca Virginia Raggi ricorrono alle più maldestre delle menzogne.
Il francese Express, per dimostrare falsamente che Roma è sommersa dalla spazzatura, titola “Roma e il disastro populista” e pubblica una foto del 2015, quando Roma era amministrata dalla giunta a guida PD, con Marino sindaco.
La foto fu scattata dopo il passaggio di una tifoseria olandese che devastò la zona di Piazza di Spagna, recando danni alla fontana della Barcaccia, opera Pietro e Gian Lorenzo Bernini.
La cosa che rende ancor più pericolosa (e vergognosa ndr) questa pubblicazione della foto è che l’Express e’ una delle otto testate che con le Monde, dovrebbe controllare le Fake news in Francia per Google e Facebook!!!!
Hanno messo i bufalari a controllo delle bufale!
Stronchiamo questi attacchi sbugiardandoli, date massima condivisone!!

Carla Ruocco

 

La Televisione dei Morti Viventi


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2619

Cambiamo ‘stile’.
A me piace lo stile sanguigno e garibaldino di Beppe (o’comico), uno dei pochi, oggi e l’altro ieri, capaci di una visione disincantata della realtà che, il formalismo ben individuato dal Montaigne del post precedente, indirizza nel ‘verosimigliante’ e che per lo stesso ‘formalismo’ la massa scambia per la verità.
Eh, l’hanno detto in TV … quante volte l’avrete sentito affermare con convinzione …

2629

LA TELEVISIONE DI MORTI VIVENTI

“Il successore di Ghino di Tacco ha gridato: ‘Banditi’.
Non importa se mentre lo diceva si tratteneva dal ridere.
Quest’uomo ha ragione.
La riforma Gentiloni (era in qualche modo già attivo allora, ndr) è un atto di banditismo, una porcata colossale.
Ma per eccesso di prudenza e mancanza di lungimiranza.
Due reti andranno sul digitale terrestre tra un paio d’anni (poi è stato sospeso ndr).

2628

Il digitale terrestre (come tecnologia ndr) è già morto oggi.
Tra due anni sarà una cripta in cui rinchiudere Fede e Rai 2 (poi ci hanno ripensato, ma non prima che il fratello di Silvio, ci abbia potuto vendere i decoder, prima che le industrie si attrezzassero… ndr).
Ma le altre cinque rimarranno in vitalizio agli interessi economici del gruppo Telecom (leggi Tronchetti Provera ndr), del gruppo Fininvest e degli scalcinati politici che non sanno riconoscere il Darfur dal Toblerone e Mandela da un lecca-lecca (altro che programmi culturali, per questi ci vogliono i campi di rieducazione delle Guardie Rosse di Mao).
Quindi non cambia nulla.
L’informazione sarà come è adesso.
Uno strumento di disinformazione di massa.
Le emittenti private devono diventare public company, senza proprietari di riferimento o in alternativa chiudere, domani, per decreto legge.
E se qualcuno gridasse: ‘Gaglioffi’, ‘Comunistacci’ o anche ‘Perdirindindina’, pazienza.
Non ce la prenderemo.
La Rai deve avere una sola rete, senza pubblicità, senza alcun legame con il Governo o con i partiti.
Siamo seri, ormai tranne che per la Gabanelli e pochi altri, dal televisore ci arriva in faccia solo m..da.
La pubblicità vada tutta, proprio tutta, alle reti private, senza tetti.
E’ il miglior modo per suicidarle.
La televisione è comunque moribonda, tra un po’ sarà seppellita.
Il ministro Gentiloni dia un colpo di telefono a Mark Thompson, direttore generale della BBC.

2626

Si faccia spiegare il suo programma ‘Creative Future’ per portare la BBC in rete.
Dia un’occhiata a Google video e a Youtube, che sono oggi la più grande emittente di programmi in Rete del mondo.
Porti l’Adsl in ogni casa.
Abolisca il canone.
Dimezzi le tariffe Adsl, le porti al livello di Francia e Germania dove c’è una vera concorrenza.
Denunci l’Authority, la cambi, la distrugga, se vuole la venda a Telecom con cui ha da sempre ottimi rapporti.
Ascolto dei dementi parlare in televisione, di media company, digitale terrestre come se fossero sull’Enterprise di Star Trek.

2627

Quando il futuro è invece nella produzione di massa dei contenuti, nelle connessioni veloci e nella loro diffusione, nel libero accesso alla conoscenza del WiMax.
La Rai e Mediaset faranno la fine dell’Alitalia (cioè pagheremo noi? ndr).
La rete è low cost e, per ora, senza padroni.”

14/10/2006 – Beppe Grillo

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All’epoca, si disse … il solito esagerato…
Il nostro è un paese ‘chiuso’, perché i ‘manovratori’, per poter fare
liberamente ciò che fanno, hanno l’assoluto bisogno che la gente sia obnubilata da quanto gli ammanniscono.
E, pare, che molti si accontentino di ciò che passa il convento, tutte cose con il prefisso ‘pseudo’…
pseudo informazione
pseudo libertà
pseudo democrazia …
benvenuti nel ‘pseudo’ bel paese e pure ‘pseudo’ civile !

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