la felicità e le cose


§

2618

«Sarebbe forse utile a un uomo possedere molte cose e farne molte, qualora non avesse intelligenza, o piuttosto gli converrebbe possedere e operare poche cose, con intelligenza?
Vedi un po’: operando meno non cadrebbe in meno errori?
E facendo meno errori non si troverebbe meno male?
E, stando meno male, non sarebbe meno infelice?
[…]
Finisce che tutte quelle doti che sopra dicevamo beni non è forse esatto discorrerne come se fossero per sé beni in natura ma, sembra, altrimenti sta la cosa: se loro guida è l’ignoranza sono ancor più mali dei loro contrari, di tanto quanto più potenti sono gli strumenti che mettono a disposizione della loro cattiva guida; se invece hanno a guida prudenza e sapere sono beni maggiori: in sé e per sé nessuno di essi è un valore.
E che viene fuori da tutto quel che si è detto?
Che nessuna di tutte le altre cose è buona o cattiva, mentre delle due che restano la capacità è buona, l’ignoranza cattiva: non è così?
[…]
Poiché tutti desideriamo essere felici, ed è apparso che diveniamo tali usando le cose e servendocene rettamente e che la scienza è lo strumento che procura il retto uso e la buona fortuna, bisogna, sembra, che tutti gli uomini in ogni modo s’impegnino in questo, a divenire quanto più possibile sapienti: o no?»

Platone, Eutidemo, 282a

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Un fautore della ‘Decrescita Felice’ ante litteram ???

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