l’Uomo Duplicato


§

2600

“Che cosa succederebbe se due uomini scoprissero di essere, come due elettroni i fotoni, fisicamente indistinguibili?
Se, appunto, come le particelle elementari, fosse possibile scambiarli fra loro senza che nessuno potesse notare la differenza?
Sulla base del principio si sostitutibilità degli identici essi potrebbero inscenare apertamente, senza bisogno di mascherare, quegli scambi di ruoli prefigurati da Mozart e Da Ponte nel Don Giovanni o nel Così fan tutte, riuscendo persino a ingannare le altrui mogli o amanti.
Ma non se stessi, perché l’individualità sembra paradossalmente essere, nell’era dell’uomo stereotipato e di massa, una condizione irrinunciabile della nostra vita, tanto più anelata quanto più essa diviene irraggiungibile.

2599

Il problema dell’identità è il tema de L’UOMO DUPLICATO (2003) di José Saramago, che da tempo (se non da sempre) si muove nell’ambito di una tradizione che Italo Calvino chiamava ‘letteratura deduttiva’: una lettura, cioè, che parte da un’idea iniziale che funge da assioma, e la sviluppa come nelle dimostrazioni di un teorema.
Forse per questo, a far scoccare la scintilla che accende il fuoco de
‘L’uomo duplicato’, è un professore di matematica, e le allusioni alla matematica affiorano nel corso dell’intero libro, i cui protagonisti ed eventi sono spesso paragonati ad equazioni a più incognite da risolvere.
Il protagonista del romanzo è invece un professore di storia, la quale costituisce per lui un’astrazione al cui confronto la matematica è ‘concreta come il legno di un tavolo’.

2601

Saramago, o almeno la sua creatura, vorrebbero ricostruire la storia all’indietro, dalla fine agli inizi, come nella ‘analisi retrograde’ usate dagli scacchisti (ad esempio da Nabokov in LA DIFESA), in una sorta di determinismo inverso che illumini e spieghi il presente alla luce del passato, cosa che anche i recensori amerebbero fare con le opere di un grande scrittore, se fossero da ciò le loro penne (se ne fossero capaci o all’altezza, ndr).”

§

Il nostro ‘amico matematico’ (Odifreddi che è l’autore di questo ‘capitolo’ del suo libro) ci offre un altra veduta dell’unicità dell’individuo che viene mortificata nei nostri tempi sull’altare della omologazione di massa;
il proliferare dell’opportunismo quale mezzo per ‘elevarsi’ al di sopra degli altri, e poter quindi raggiungere i propri scopi, è poi una delle sgradevoli conseguenze di questo ‘appiattimento’.

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